Canto del figlio lontano
Dinastia Tang・Meng Jiao
Dinastia Tang・Meng Jiao
Il filo nelle mani della madre amorevole, la veste sul corpo del figlio in viaggio.
临行密密缝,意恐迟迟归。 Prima della partenza cuce con punti fitti e fitti, temendo in cuor suo che il ritorno tardi a lungo.
谁言寸草心,报得三春晖。(Chi può dire che il cuore di un filo d’erba sappia ricambiare la luce di tutta la primavera?)
L'animazione mantiene la versione originale cinese.
L’animazione è pronta.
La madre amorevole tiene ago e filo tra le mani e cuce l’abito che indosserà il figlio in procinto di partire per un lungo viaggio.
Prima che lui uscisse di casa, lei cuciva fitto, un punto dopo l’altro, temendo in cuor suo che il figlio tardasse molto a tornare.
Chi può dire che il piccolo affetto dei figli, simile a un filo d’erba, basti a ricambiare la benevolenza materna, vasta come la luce di tutta la primavera?
游子: persona che lascia casa per viaggiare lontano. 吟: nome di una forma poetica e parte del titolo. Questo componimento viene spesso letto fra le poesie yuefu.
临行: quando si sta per partire. 密密缝: cucire con punti fitti e resistenti, mostrando la cura scrupolosa della madre per gli abiti di chi parte lontano.
意恐: temere in cuor proprio. 迟迟归: tornare soltanto dopo molto tempo; le due forme raddoppiate 迟迟 e 密密 esprimono rispettivamente la durata dell’apprensione e il gesto del cucire fitto.
谁言: «chi può dire?», domanda retorica. 寸草心: il sentimento dei figli, paragonato al minuscolo cuore di un filo d'erba; non significa che l'erba possa davvero parlare.
三春: i tre mesi della primavera, ossia il primo, il secondo e l’ultimo; qui indica l’intera primavera, non soltanto il terzo mese lunare e neppure tre anni primaverili. 晖: luce del sole. 三春晖 paragona la profonda benevolenza materna al chiarore primaverile che scalda e nutre.
Guida alla lettura: la poesia racchiude l'inesauribile premura fra madre e figlio in un filo, una veste e il lavoro febbrile prima della partenza. I primi quattro versi non raccontano diffusamente le loro vite; solo gli ultimi due passano dalla scena domestica alla metafora dell'erba e della luce primaverile. 三春 indica l'intera primavera: il centro della poesia è il calore ampio e avvolgente dell'amore materno, perciò non se ne può dedurre che la veste fosse cucita precisamente nel terzo mese lunare.
Il primo distico non dice direttamente quanto fatichi la madre, ma distribuisce filo e veste in due versi: il filo è nelle sue mani, la veste sarà sul corpo del figlio lontano; fra i due oggetti si compie il passaggio della premura dall’una all’altro. La madre non deve pronunciare alcuna supplica perché resti: i punti che continuano fino alla partenza hanno già affidato i suoi sentimenti all’abito. 密密, «fitti fitti», ha un ritmo minuto e continuo; 迟迟, «tardi, lentamente», dilata invece il tempo. L’accostamento delle due reduplicazioni rende percepibili insieme l’operosità presente e l’attesa che deve ancora iniziare.
Il distico finale passa da gesti concreti a una metafora, senza ridurre l’amore materno a un conto saldabile voce per voce. Il filo d’erba è minuscolo, mentre il sole dell’intera primavera continua a nutrirlo: la distanza fra grande e piccolo, fra ricevere e ricambiare, dà forza alla domanda retorica. Una simile scrittura non richiede un ultimo addio sul letto di morte né una sciagura improvvisa per suscitare lacrime: le cure quotidiane possiedono già sufficiente profondità. Nei sei versi il linguaggio è vicino al parlato, ma la struttura è serrata: dagli oggetti ai gesti, dai gesti alla preoccupazione inespressa, infine alle immagini naturali che accolgono il sentimento dei figli, desiderosi di ricambiare ma consapevoli di quanto sia difficile farlo pienamente.
Dalla poesia, entra nella storia
Dal fodero della sciabola di Tao Chuan cadde un ago infilato con del filo rosso, e il volto di sua madre, Lu Qiniang, si fece più cupo che alla vista di una lama spezzata. Per metà della vita aveva retto l'agenzia di scorte e aspettava che il figlio prendesse in mano i convogli; lui, dopo otto anni di scorte su brevi tratte, desiderava soprattutto un lavoro da sarto. Il mese seguente dodici carri di merci dovevano partire puntuali, mentre la manica della giacca da cavallerizza di sua madre, rammendata sei volte, si era scucita ancora. Lui la portò di nascosto sotto la lampada, senza sapere quale punto disfare per primo.
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