Le quattro stagioni
Dinastie Wei e Jin・Tao Yuanming
Dinastie Wei e Jin・Tao Yuanming
春水满四泽,夏云多奇峰。 Le acque primaverili colmano le paludi tutt’intorno; le nubi estive formano tante cime bizzarre.
La luna d'autunno diffonde un chiarore brillante, sui crinali invernali risaltano i pini nel gelo.
L'animazione mantiene la versione originale cinese.
L’animazione è pronta.
L'acqua primaverile colma stagni e paludi ovunque, le nuvole estive si ammassano in molte cime bizzarre. La luna d'autunno diffonde una luce brillante, e sui monti invernali i pini verdi appaiono particolarmente belli nel gelo.
四时: le quattro stagioni, primavera, estate, autunno e inverno. 四泽: le distese d’acqua nelle quattro direzioni. 奇峰: vette dalle forme insolite, cui sono paragonate le nuvole estive. 扬: diffondere. 晖: splendore.
秀: levarsi elegante, mostrare bellezza. 寒松: «pino nel freddo», lezione adottata in questa pagina; esistono anche versioni con “孤松”, «pino solitario».
L’attribuzione è controversa: la poesia fu inclusa nella raccolta di Tao Yuanming, ma Xu Yi, dei Song, nello Xu Yanzhou shihua la ritiene opera di Gu Changkang, cioè Gu Kaizhi, entrata per errore nella raccolta di Tao. Questa pagina mantiene l’attribuzione originaria e segnala quella a Gu Kaizhi; la sola presenza in una raccolta non consente di stabilirne con certezza l’autore.
Guida alla lettura: questa breve poesia in versi di cinque caratteri riassume in quattro versi i paesaggi delle quattro stagioni. Esistono due tradizioni di attribuzione, a Tao Yuanming e a Gu Kaizhi: per leggerne le immagini non occorre prima stabilire un unico autore. Qui il testo è presentato secondo la versione della pagina che riporta “寒松”, «pini nel freddo».
Ogni verso sceglie un solo tratto particolarmente riconoscibile: la pienezza delle acque primaverili, la bizzarria delle nubi estive, la luminosità della luna autunnale, l’eleganza dei pini invernali. Le quattro stagioni restano così distinte, conservando tutte vitalità e bellezza.
Le nubi estive somigliano a vette, cui i monti invernali rispondono con montagne reali, creando un sottile richiamo tra immaginazione e realtà. L’intero componimento rinuncia a dichiarazioni liriche e riflessioni esplicite, lasciando che quattro immagini essenziali compongano da sole il ciclo completo delle stagioni.
Dalla poesia, entra nella storia
A Cen prende in prestito dal tempio di montagna una notte d'inverno, desiderando soltanto che la madre febbricitante dorma tranquilla. Dopo il canto del gallo, chiede ancora di tenerla per un'altra notte; al settantatreesimo giorno d'autunno, il pesco rifiorisce, mentre pesci e cereali cominciano a mostrare strane anomalie. La stanza è ancora fresca, e il tempio si trova appena dieci li a nord del villaggio, ma lui non osa dire alla madre da dove venga davvero quella mezza ciotola d'acqua fresca che le porta ogni giorno.
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