Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica
La mano sotto la porta
Ku Wuji · Creazione con IA · 11582 caratteri · circa 12 minuti
Alla fine Xu Shen, il nono giorno, non andò a dare quell’occhiata. Al mattino A Sui disse che i gomitoli continuavano a rotolare via da sotto la finestra. Lui prese il trapano nuovo, fece due fori in più sul piccolo ripiano di legno accanto al letto e intagliò un piolino attraverso cui far passare il filo. La punta lunga entrava nel legno più facilmente del vecchio scalpello. Sua madre lo guardava e ogni tanto raccoglieva un ricciolo di truciolo, lo stringeva fra le dita e diceva che quello sarebbe servito per accendere il fuoco. Quando ebbe finito e alzò la testa, l’ora in cui aveva pensato di andare alla farmacia era già passata.
Pensò di poterci andare nel pomeriggio. Nel pomeriggio però venne alla bottega di Ren un vecchio cliente che aveva bisogno di cambiare con urgenza la carta delle finestre. Il maestro, sapendo che aveva già consegnato la porta, gli disse di andarci con Wei Ce. A Xu Shen non andava di rifiutare un incarico della bottega appena ottenuto il primo lavoro in proprio. Ci andò e al ritorno era di nuovo buio. Per tutta la notte la bottega dei medicinali non mandò nessuno, come se la porta avesse risposto per lui che andava ancora tutto bene.
La mattina del decimo giorno, Chen Sheng stava spostando in farmacia una cassa di vecchi vassoi di bambù. Nel dodicesimo mese aveva fatto un altro giro ed era arrivato il nono giorno. Avevano contato i recipienti prima dell’altra volta e per la notte gli avevano prestato come al solito un posto su una stuoia nel portico sul retro. Da vicino, l’intaglio della porta nuova era poco profondo. Lo sfiorò con la mano e ripensò alla signora che diceva quanto fosse sicura la mano del figlio. Ne fu contento anche lui, ma non si chinò a vedere che cosa si nascondesse sotto la porta.
Nel passare dalla porta, uno spigolo della cassa urtò accanto al supporto del battente. Lui e il commesso cambiarono ciascuno la presa di una mano, senza accorgersi che il piccolo cuneo di legno, a quel movimento, scivolava verso l’esterno. La pietra nuova era ancora bagnata. Da sotto la cassa venne un breve stridio. Zhou Tong si avvicinò per reggere la porta e disse loro di ruotare verso l’esterno prima l’estremità lunga. Proprio mentre premeva la mano contro il telaio, il battente cedette di colpo verso il basso. In alto parve sfuggire un piccolo sospiro e tutta la porta cadde di sbieco da una parte.
Il grido di Zhou Tong fu breve, come se avesse subito ingoiato il dolore. Chen Sheng lasciò la cassa per reggere la porta. Un traverso lo colpì alla spalla, lasciandogliela intorpidita, e anche il garzone si precipitò a sorreggerla. In due riuscivano appena a impedirle di scendere ancora e nessuno dei due osava mollare. La mano con cui Zhou Tong aveva tenuto il telaio era stretta contro il bordo della porta. Lui si abbassò seguendo il movimento e disse soltanto: «Non tirate, non tirate».
Chen Sheng spinse con un calcio sotto la porta la cassa appena posata. Le tavole scricchiolarono sotto il peso, ma riuscirono finalmente a sostenere un angolo. Wei Ce stava portando un pezzo di materiale avanzato e vide per caso la scena dall'imbocco del vicolo. Gettò ciò che aveva in mano e corse da loro, dicendo subito di non sollevare di colpo: se la porta avesse ruotato, la mano avrebbe subito un'altra pressione. Sostenne l'altro lato e i tre spostarono la traversa un cun alla volta, finché Zhou Tong non riuscì a estrarre la mano dalla fessura.
Due dita si gonfiarono in fretta, piegate all’altezza delle nocche. Sul dorso della mano la polvere di legno si mescolava a un po’ di sangue. Il medico Qi uscì dal retro e disse di aiutare Zhou Tong a mettersi alla luce. Prima bisognava esaminare la ferita, senza che tutti gli tirassero la mano. Non gli bastò un’occhiata per dire che non era niente. Si fece spiegare come fosse avvenuto lo schiacciamento, riparò per il momento la mano con un panno pulito e disse a Zhou Tong di restare seduto, senza pensare di rialzarsi per fare l’inventario.
Zhou Tong non riusciva a star fermo e continuava a voltarsi verso la porta. Non era che gli importasse del legno più che della propria mano. Nell’armadio c’erano ancora le carte per avvolgere i medicinali, la bilancia e i registri. Con la porta esterna a terra, nessuno poteva pensare soltanto a ritirarsi all’interno. Solo quando sentì il garzone dire che per il momento avrebbero chiuso il passaggio con delle assi, chiuse un istante gli occhi. Il sudore gli colava lungo le tempie.
Quando arrivò Xu Shen, la porta era già appoggiata di sbieco nel cortile. Vide prima lo spigolo scheggiato della cassa, poi i due cunei rovesciati sulla pietra, e gli si strinse il cuore. La sera prima quella cosa esisteva ancora soltanto nella sua testa. Ora invece era lì alla luce del giorno, insieme alle tracce di sangue, ai frammenti di erbe medicinali e agli occhi di chi lo guardava. Non poteva più coprirla con la frase «ha retto tutta la notte».
“Chi ha spostato qualcosa là sotto?” domandò.
Appena lo disse, si accorse anche lui che la domanda suonava male. Chen Sheng si teneva la spalla e sul momento non rispose. Il garzone disse che lo spigolo della cassa aveva dato un colpo. Xu Shen si accovacciò a esaminare i cunei e passò la mano tutt’intorno sulla pietra, in cerca di una causa più immediata del proprio colpo di scalpello: l’acqua, il fango, il piede di qualcun altro, chissà chi aveva mosso per primo la cassa. In realtà non aveva bisogno di cercare. Già la sera prima sapeva che tutte quelle cose potevano capitare davanti alla porta di una farmacia.
Zhou Tong udì le voci e lo chiamò dall’interno. Xu Shen si alzò e andò accanto allo sgabello delle visite. La mano che di solito contava così in fretta le monete era ora sorretta da una fasciatura. L’altra stringeva forte il ginocchio. Zhou Tong gli chiese se fosse quella la porta che aveva detto di aver messo in sicurezza. Xu Shen si sentì come con un truciolo in gola e disse che contava ancora di tornare a dare un’ultima sistemata. Zhou Tong gli chiese a che cosa, visto che il giorno prima l’aveva già consegnata.
Guardò fuori dalla porta. Voleva chiamare Wei Ce e ricostruire con lui, ancora una volta, che cosa si fossero detti e in quale giorno. Il ragazzo era accovacciato a raccogliere schegge di legno. Al sentire il suo nome si alzò lentamente, senza la minima intenzione di compiacerlo. Xu Shen distolse lo sguardo e disse invece che prima bisognava vedere la ferita, che la porta l’avrebbe rifatta. Zhou Tong lasciò cadere quella promessa. Si limitò a chinare il capo sulla propria mano. Come prima non aveva voluto soffermarsi sui motivi ornamentali, ora non voleva prestare attenzione a parole su quel che sarebbe accaduto.
Poco dopo arrivò Ren Quan. Gli bastò un’occhiata al perno superiore per chiedere se non avessero sostituito il supporto inferiore. Prima che Xu Shen rispondesse, Wei Ce disse di no, c’erano sempre stati due cunei mobili. Ren Quan si rabbuiò e afferrò il moncone del perno troppo corto. Aveva voglia di sgridarli, ma prima doveva fare in modo che si potesse chiudere la bottega. Il fatto che maestro e apprendista potessero chiarirsi litigando non avrebbe risparmiato alla farmacia neppure una folata di vento freddo.
Mandò qualcuno alla bottega di Ren a prendere le due ante di riserva ancora senza ferramenta, per chiudere provvisoriamente l’ingresso e far passare la gente di lato. Le ante erano piccole e sotto serviva ancora un’asse. Non erano granché a vedersi, ma almeno non occorreva correre di nuovo il rischio con quegli stessi due cunei mobili. Xu Shen li seguì per dare una mano. Wei Ce non gli cedette la sua estremità e chiamò invece un garzone. I tre gli passarono accanto. Nessuno disse che non poteva aiutare, eppure lui si sentì come fuori da una porta attraverso la quale non riusciva nemmeno a infilare una mano.
Andò a prendere i soldi nel vicolo del Soforo del Sud. A Sui stava provando il nuovo perno per il filo accanto alla finestra. Vedendolo pallido, gli chiese subito se si fosse ammalato per il freddo. Lui disse che era successo qualcosa con la porta. Sua madre si alzò di scatto e il gomitolo le cadde, rotolando fino ai piedi del letto. Lui non lo raccolse. Aprì la borsa degli attrezzi, prese quel che restava del saldo e aggiunse il necessario dai suoi vecchi risparmi. Contò due volte e solo allora si accorse che le dita non avevano smesso di tremare.
Sua madre insistette per sapere chi si fosse fatto male. Lui disse che era la mano di Zhou, il responsabile della farmacia. A quel punto non poteva più cavarsela dicendo che la porta era stata montata male. Asui serrò le labbra e, dopo un po’, chiese se fosse stato il ragazzo che lavorava sotto di lui a non fare bene il suo lavoro. Poco prima stava ancora usando il portafilo fatto con le mani di suo figlio. Le era molto più facile pensare a un ragazzo distratto che immaginare che anche suo figlio potesse sbagliare. Xu Shen non la contraddisse subito. Prese il borsello e uscì.
Posò milleduecento wen davanti a Zhou Tong. Aveva pensato di dirgli che intanto restituiva il saldo, poi si sarebbe fatto carico delle cure e avrebbe rimesso a posto la porta. Quando aprì bocca, aggiunse che non c’era bisogno di rinviare il lavoro delle finestre sul retro. Appena la mano fosse andata un po’ meglio, avrebbe ancora potuto fare in tempo. Solo alla fine si sentì mettere le due faccende sullo stesso banco, come se bastasse rimetterci sopra abbastanza monete perché tutto il resto tornasse come prima.
Zhou Tong non toccò il denaro. Gli chiese quando pensava che gli sarebbe guarita la mano. Xu Shen non seppe rispondere. L’altro gli chiese allora chi avrebbe usato quelle due dita al suo posto, l’indomani per prendere la bilancia e il giorno dopo per sollevare una cassa. Xu Shen chinò il capo e il sudore gli inzuppò la schiena. Avrebbe preferito sentirsi dare dell’avido piuttosto che ammettere che, un momento prima, aveva cercato di ricomprare molto più di quel sacchetto con il saldo.
Il medico Qi, lì accanto, disse che bisognava continuare a osservare la ferita e che era presto per parlare di tempi. Solo allora Zhou Tong spinse con la mano sana il denaro verso l’interno del banco. Disse che la porta andava comunque sistemata e che per ora le finestre di primavera restavano in sospeso. «Signor Zhou», lo chiamò Xu Shen. L’altro non alzò lo sguardo. Quelle dodici finestre gli si erano disposte nella mente in bell’ordine. Ora, dopo quel «per ora lasciamo stare», rialzarle da terra sembrava ancora più difficile che rialzare l’anta caduta.
Era stato lui a offrire di restituire l’intero saldo. Zhou Tong non gli aveva chiesto quella somma. Il denaro era stato restituito, ma la rabbia non era passata e la mano ferita non si era certo raddrizzata all’istante perché lui si era offerto di pagare. Rimase un po’ accanto al banco e ripensò a quando Ren Quan gli aveva chiesto che cosa avrebbe fatto se il lavoro fosse venuto male, e lui aveva risposto che si sarebbe preso la sua parte di responsabilità. Solo allora capì quanto fosse facile dirlo tutto d’un fiato. Quando poi il guaio ti sta davanti, il primo pensiero può essere ancora come salvare un po’ la faccia.
Una volta sbarrata alla meglio l’entrata della farmacia, Ren Quan lo richiamò in bottega e volle sapere con precisione come avesse fatto il perno superiore e il supporto inferiore. Xu Shen cominciò col ripetere che l’aveva vista reggere per una notte. Il maestro allora posò il perno corto sul banco e gli disse di smetterla di rispondere del momento in cui era caduta con la notte in cui era rimasta in piedi. Alla fine confessò che non aveva voluto sacrificare il fregio e aveva creduto che i cunei l’avrebbero tenuta ferma. A quel punto la voce gli si fece roca. Wei Ce sentì da fuori e continuò a restare dov’era.
Ren Quan non lo mandò via su due piedi. Disse solo che, fino a quando la porta non fosse stata rifatta, Xu Shen non avrebbe potuto prendere altri lavori a nome della bottega e che la bottega non lo avrebbe pagato mentre rimediava al proprio errore. Quando si era parlato di lasciarlo lavorare in autonomia, a tutti era parso facile distinguere le responsabilità. Quando qualcosa andò storto, il cliente cercò comunque per prima la falegnameria dei Ren. Anche Ren Quan doveva presentarsi a rispondere di quella brutta figura. Non poteva liquidare la faccenda dicendo di aver prestato solo lo spazio.
Quasi al buio, Wei Ce venne a prendere la paga di sei giorni, centoventi wen. Xu Shen tastò la borsa. Non gli restava molto e doveva ancora comprare il legname per rifare il lavoro. Voleva dargliene metà subito, ma quel che gli uscì di bocca fu che non aveva mica detto che non l’avrebbe pagato. Wei Ce rimase ben dritto e disse che questo era vero, ma che avrebbe dovuto saldarlo il giorno prima. Xu Shen guardò le mani del ragazzo, ancora sporche della polvere della porta, e finì per chiedergli altri due giorni.
Wei Ce non fece storie. Ripiegò il sacchetto di tela rimasto vuoto, se lo rimise sotto la veste e si voltò a raccogliere gli attrezzi. Non tirò più fuori il pettinino per la sorella e non disse più a Xu Shen quale venatura del legno sembrasse un uccello. Xu Shen sedeva al banco con davanti il lungo trapano appena comprato. Il tagliente luccicava. Aveva desiderato per anni un attrezzo tutto suo, e ora quel luccichio gli impediva perfino di allungare la mano per toccarlo.
A-Sui arrivò di notte con un vaso di riso ancora tiepido. All’ingresso della bottega non gli fece domande. Davanti agli altri disse solo che suo figlio non mangiava da tutto il giorno e che prima di tutto doveva mangiare. Xu Shen prese il vaso. Gli si scaldarono le mani e per poco non gli si scaldarono anche gli occhi. Sua madre si sedette al suo fianco e gli disse sottovoce di non aver paura, che a casa era rimasto ancora qualcosa. A quelle parole, «a casa», avrebbe voluto appoggiarsi a lei. Alla fine si limitò a togliere il coperchio. Sopra il riso c’era ancora quel ciuffetto di verdura da cui lei aveva tolto le radici grosse. Passò un bel po’ prima che prendesse il primo boccone.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.
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