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Un volume tra le mani

Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica

Lo sgabello su cui nessuno si sedette

Ku Wuji · Creazione con IA · 9795 caratteri · circa 10 minuti

Al mercato Xu Shen si fermò davanti a una pezza di stoffa color malva pallido. Il venditore lo riconobbe e gli chiese se gli servisse un’altra casacca primaverile per sua madre. Lui disse di no e sfiorò la cimosa. La stoffa era morbida, ma il colore era un po’ più chiaro di quella di Du Yin che si era bagnata quel giorno. Chiese il prezzo e ritirò la mano. Il venditore credette che gli sembrasse caro e gli gridò dietro un’altra cifra, ma Xu Shen era già al banco del riparatore di ombrelli e fingeva di guardare un ombrello a cui mancava una stecca.

Il riparatore di ombrelli era proprio l’uomo che aveva chiesto a Wei Ce di intagliargli un manico. Teneva il manico nuovo sulle gambe. Le estremità erano ben arrotondate e all’impugnatura c’era un leggero incavo. L’uomo lodò il giovane apprendista dei Ren, che ormai aveva imparato il mestiere. Xu Shen sorrise e disse che quelle cosette le sapeva fare da un pezzo. Si pentì appena lo disse, come se avesse avuto bisogno di quel diminutivo per sembrare ancora di gran lunga superiore.

«Me l’ha fatto provare due volte» disse il venditore di ombrelli. «La prima gli ho detto che era troppo grosso e lui me l’ha assottigliato. La seconda non ne ha voluto sapere. Mi ha detto di stringerlo davvero in mano, fare un tratto di strada e poi tornare.» Xu Shen prese il manico dell’ombrello. Il lieve incavo gli cadeva proprio alla base del palmo e la curva era così ben fatta che non c’era nulla da ridire. Comprò un sacchettino di albicocche secche. Tornato a casa, lo posò davanti alla porta della stanza a est, bussò e disse che erano per Du Yin, perché le assaggiasse.

C’era qualcuno dentro, ma la risata non era di Du Yin. Un vecchio in giubba corta di tela ruvida sedeva sul bordo del letto riscaldato e si avvolgeva le pezze ai piedi. Accanto alla gamba aveva uno stivale mezzo scucito. Du Yin lo chiamò papà, prese le albicocche secche e gliene mise subito due in mano. Xu Shen, sulla soglia, si sentì d’un tratto impacciato. Prima lo salutò con un «zio Du», poi gli chiese se fosse venuto a fermarsi qualche giorno, con l’aria di chi lo stesse invitando a casa propria.

Du Ji alzò gli occhi su di lui, scoprendo una fila di denti un po’ storti. Disse che sua figlia aveva preso lo stivale come modello e voleva modificarlo perché si potesse portare d’estate come d’inverno. Lui abitava lì vicino, nel vicolo del Pozzo dei Salici, e l’indomani mattina doveva sorvegliare il portone dei carri alla distilleria. Quel giorno doveva tornare a casa, volente o nolente. Così dicendo tastò lo stivale che aveva sulle gambe e si lamentò che Du Yin gli avesse allargato troppo il gambale. A camminare svelto, pareva che ci si infilasse tutto il vento. Du Yin disse che doveva allargarlo proprio perché ogni volta che lui si accovacciava faceva saltare i bottoni.

Xu Shen rise e allungò la mano per valutare le misure del gambale. Il vecchio si strinse lo stivale al petto e disse che il regolo del falegname stesse alla larga dal suo piede, altrimenti, una volta prese le misure, gli avrebbe presentato il conto. Du Yin si piegò in due dal ridere. Solo allora Xu Shen capì che lo stava prendendo in giro. Spostò la borsa degli attrezzi fuori dalla porta per lasciar entrare quel poco di luce.

Uscì anche A Sui. Vedendo che c’era un anziano, si affrettò a scaldare l’acqua. Tirò fuori la sua scodella più pulita, la portò a Du Ji, gli chiese quanti anni avesse e poi chi altro ci fosse in famiglia. Du Ji disse che c’erano anche due galline. Una bianca che non voleva fare le uova e una pezzata che non faceva che montare in groppa alla bianca. A Sui non si accorse che svicolava e chiese ancora se il matrimonio di Du Yin fosse già combinato. Du Yin prese l’acqua e disse che suo padre quel giorno era venuto a provare gli stivali.

Xu Shen si affrettò a parlare dei manici d’ombrello che si vedevano per strada. Anche Du Ji sapeva fare qualche lavoretto col bambù, così i due sedettero in cortile a parlare di stecche. Preso dal discorso, Du Ji prese un rametto per mostrare le diverse lunghezze e Xu Shen rise, dicendo che un ombrello fatto così avrebbe riparato solo metà testa. Il vecchio si tolse il cappello e se lo calcò su una metà della testa, dicendo che l’altra la lasciava al sole. Stavolta rise forte anche A Sui, nella stanza a sud.

Quando Du Ji se ne andò, Xu Shen lo accompagnò all’imbocco del vicolo. Il vecchio portava sulle spalle la veste che la figlia gli aveva cucito e ai piedi aveva ancora il vecchio stivale, non del tutto sistemato e un po’ storto. Disse che da bambina Du Yin adorava tener testa agli altri. Se qualcuno le prendeva una caramella, lo inseguiva da un capo all’altro della strada, ma se le chiedevano di badare un po’ a qualcuno, spesso diceva di sì troppo in fretta. Xu Shen stava per dire che era una brava persona, ma il vecchio si era già voltato a chiedere al venditore di tofu di quanti wen costassero meno i ritagli quel giorno, senza aspettare che lui rispondesse.

Quella sera Du Yin restituì mezzo involto di albicocche secche dicendo che da sola non sarebbe riuscita a finirle. Anche A Sui ne aveva assaggiata qualcuna, eppure Xu Shen sentì soltanto quel «da sola». Si infilò sotto la veste il mezzo involto e provò per un po’ un calore dentro. Il giorno dopo, mentre portava l’acqua a Du Yin, le chiese se avesse consegnato quelle fodere alla farmacia e se la mano del signor Zhou andasse un po’ meglio.

Du Yin disse di averle consegnate e che la mano era ancora impacciata. Posò il secchio sul ripiano e, prima di portarlo in casa, pulì il fango dal fondo. Xu Shen restava lì senza andarsene. Lei alzò gli occhi verso di lui e alla fine lui le chiese se, qualora si fosse tornati a parlare di porte o finestre, potesse dire per lui che per quella porta nuova non intendeva chiedere altri soldi. Du Yin piegò il panno con cui aveva pulito il secchio e lo rimise a posto.

«La vuole ancora, quella porta?» chiese. Xu Shen disse che la vecchia, pur riparata e resa stabile, era stata comunque piallata sotto e non aveva più un aspetto regolare. Du Yin gli chiese ancora se Zhou Tong gli avesse chiesto di rifarla. Lui non rispose. Disse invece che aveva già restituito il saldo e comprato a parte il legname. Una volta finita, l’avrebbe lasciata lì e quelli della farmacia l’avrebbero pur vista.

Fuori dalla finestra Huangdou starnutì e batté il muso contro la staccionata. Du Yin guardò lo sgabellino fuori dalla porta. Sul sedile, esposto a lungo al sole e alla pioggia, le venature del legno si erano sollevate una a una. Xu Shen ci era salito quando le aveva fissato la pertica per stendere. Quel giorno, mentre lui teneva fermo un piede dello sgabello, lei aveva quasi allungato la mano per posargliela sulla spalla. Ora lui era così vicino, eppure non trovava una frase con cui invitarlo a sedersi.

«Vado a consegnare i vestiti. Non voglio approfittarne per chiedergli di darti il lavoro della porta» disse lei. «Quando compra vestiti, sa che cosa compra.» Sentendo la parola «compra», Xu Shen ebbe l’impressione che lei avesse freddamente dato un prezzo a lui e al pensiero che aveva avuto per lei. Raccolse gli attrezzi appoggiati accanto all’ingresso e le chiese se anche lei avesse sentito quello che diceva Wei Ce. Du Yin non ribatté subito con una domanda. Gli disse invece di dire tutto fino in fondo.

Disse che il gradino di pietra, a quel punto, era troppo alto, che si erano accavallati molti lavori e che in bottega sapevano tutti dei cunei messi lì provvisoriamente. A metà del discorso si fermò di colpo. Du Yin non gli venne incontro con la frase successiva come avrebbe fatto sua madre, né gli indicò il passaggio sbagliato come avrebbe fatto Ren Quan. Nella stanza si sentiva soltanto il lieve rumore dell’ago che passava attraverso la stoffa spessa. Xu Shen risentì quel «tutti» che aveva appena pronunciato, tanto leggero da poter schiacciare ciascuno di loro.

«Wei Ce era andato solo a vedere se lo scalpellino se n’era già andato» disse. «Sono stato io, dopo, a lasciare che la gente pensasse che avesse sbagliato le misure.» Parlò molto lentamente e, verso la fine, sembrava che stesse cercando di spremere fuori una scheggia invisibile da sotto l’unghia. L’ago di Du Yin si fermò un istante. Lei gli chiese se avesse detto la stessa cosa davanti a Zhou Tong. Lui rispose di no.

Du Yin puntò l’ago sul bordo della stoffa e disse che quel giorno aveva del lavoro urgente. Xu Shen rimase in piedi ancora un istante, poi uscì dalla stanza. Il mezzo involto di albicocche secche era ancora sotto la veste. Arrivato al pozzo, ne pescò una e se la mise in bocca. Era tanto aspra da intorpidirgli le radici dei denti. Aveva pensato di rientrare in quella stanza con le albicocche secche. Finì per tenere a lungo in bocca un nocciolo, senza trovare dove sputarlo.

Qualcuno lo chiamò dal cortile. Wei Ce passava davanti al vicolo ed era entrato per restituire uno scalpello corto che aveva preso in prestito. Aveva già accettato un lavoretto a sud della città, una finestra da riparare. Ci volevano poco legno e poca fatica, ma tutte le misure le aveva prese lui. Xu Shen vide il regolo che spuntava dalla sua borsa e fu sul punto di dirgli di ricordarsi di misurare di nuovo i gradini di pietra. Quelle parole alla fine non uscirono. Gli chiese soltanto se gli servisse un trapano lungo.

Wei Ce disse che stavolta non serviva. La finestra era vecchia e fissarla con i chiodi era più sicuro che praticare un foro profondo. Passò lo scalpello corto sul polsino e lo posò a portata di mano di Xu Shen. La lama era stata appena riaffilata e luccicava come acqua. Xu Shen gli chiese quanto ci avesse messo a fare quell’ombrello. Wei Ce rispose che c’era voluto un giorno per farlo e un’altra mezza giornata per rifinirlo. Non era stato veloce. I due rimasero accanto al pozzo. Era tutto ciò che riuscivano a dirsi.

A cena A Sui domandò che cosa pensasse di Xu Shen il vecchio di casa Du. Lui stava spezzando una focaccia dura e non capì. La madre passò allora all'età di Du Yin, aggiungendo che una donna, per vivere, doveva pur avere qualcuno su cui contare. Xu Shen posò la focaccia e disse, con voce un poco più alta del solito: «Suo padre non è venuto a valutare me». A Sui lo fissò, incapace di capire che cosa avesse di nuovo detto di sbagliato, per una ciotola d'acqua e una focaccia.

Xu Shen uscì e rimase sotto la sofora finché non fece buio. Sui rami non erano ancora spuntate le foglie. Fra i rametti sottili si vedeva una stretta fetta di cielo. Dal cortile sentì Du Yin spiegare a Fang Xiao di lasciare sulla stoffa un cappio un po’ più largo, altrimenti, stringendolo, non sarebbe più riuscita a tirar fuori il filo. Fang Xiao chiese se più largo non venisse brutto. Lei rispose che prima doveva riuscire a passarci e poi si sarebbe pensato a farlo bello. D’un tratto Xu Shen si premette il dorso della mano sugli occhi.

Al suo ritorno, la madre aveva già messo la focaccia fredda ad ammorbidirsi nel brodo caldo. Non gli chiese altro dei Du. Disse soltanto che voleva tornare alla vecchia casa a vedere se sul retro pioveva ancora dentro. La mano di Xu Shen si fermò sull’orlo della scodella. Due giorni prima il mercante Hong di Shikou gli aveva mandato a chiedere quando potesse andare a prendere la trave posteriore. Lui aveva preso tempo dicendo di aspettare il caldo. A sentirne parlare ora sua madre, gli parve che in quel cortile neppure il buio offrisse un posto dove nascondersi.

Disse che l’avrebbe accompagnata e scelse il ventisettesimo giorno. A Sui si informò sugli orari dei carri alla porta della città, poi tirò fuori la chiave della vecchia casa e ne pulì con cura i denti. Del mezzo pacchetto di albicocche secche di Du Yin ne restavano quattro. Xu Shen le mise davanti a sua madre senza dire chi le avesse restituite. A Sui ne mangiò una, la trovò troppo aspra eppure non volle posarla. La assaporò piano con la punta della lingua e le rughe le si raccolsero tutte insieme sul viso.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Quella stanza esposta a sud
  2. La neve fino alla soglia
  3. La terza scodella
  4. Prima che il battente cadesse
  5. Caratteri neri al bivio
  6. Alla porta della città, nel pomeriggio
  7. Il fuoco preso in prestito in cortile
  8. Una porta di pari valore
  9. Nessuno bussò alla porta a mezzogiorno
  10. Il cartello voltato dall’altra parte
  11. Due mani accanto al cesto da cucito
  12. L’acqua della neve s’infiltra nella parete sud
  13. Un posto al ritorno al villaggio
  14. Una tacca saltata sul righello
  15. La mano sotto la porta
  16. Le parole che sua madre disse per lui
  17. Il legname per le porte accatastato nella tettoia del tè
  18. La scorciatoia dove il carro non passa
  19. Il cortile di chi?
  20. Un carico, due corde
  21. Daxiu ha portato via la pentola
  22. Lo sgabello su cui nessuno si sedette
  23. Chi aveva promesso la vecchia casa
  24. Mettere la porta nuova sotto la pioggia
  25. La stanza ancora da lasciare
  26. Il pettine rimasto in falegnameria
  27. Sul cartello non c'è il nome di nessuno
  28. Una stanza calda non è una medicina
  29. Quell’invito prima della Festa delle barche drago
  30. Il cestino da cucito che non fu venduto
  31. Il chiosco del tè trova il suo ritmo
  32. Quel conto di legname in montagna
  33. Da chi prendere il bilanciere
  34. Una pentola di riso da mangiare ancora caldo
  35. Riparare la porta per chi la usa
  36. Fin dove è sceso il sole

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