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Un volume tra le mani

Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica

Da chi prendere il bilanciere

Ku Wuji · Creazione con IA · 11291 caratteri · circa 11 minuti

Il decimo giorno del quarto mese Chen Sheng arrivò a Qinglan con un’imbottitura pulita sul bilanciere. La cognata l’aveva fatta sovrapponendo due pezzi di una vecchia casacca e cucendovi sopra uno strato di stoffa sottile. All’inizio l’aveva trovata troppo spessa, ma al ponte di pietra ne capì il vantaggio. La curva del bilanciere non gli sfregava più direttamente sulla vecchia ferita. Nel vento c’era già odore d’erba scaldata dal sole. Attraversando il ponte vide la propria ombra nell’acqua. La cassetta non era gonfia come un tempo e lui pareva un poco più alto.

Anche questa volta il capitale per aghi e fili era di sessanta wen. La merce precedente era stata venduta tutta, un poco alla volta, ricavandone novanta. Reinvestì sessanta nella merce e mise da parte gli altri trenta. Vitto e alloggio lungo la strada dovevano ancora essere pagati con il compenso per il trasporto: non poteva considerare il valore di una cassa venduta come tutto guadagno. Suo fratello maggiore lo ascoltò fare i conti con calma e gli chiese quando avrebbe comprato un asino. Lui rispose che prima voleva equilibrare i due capi del bilanciere.

La panca stretta nel corridoio posteriore della farmacia era ancora lì, ma ormai Chen Sheng non vi posava più il carico appena arrivato. Chiese prima dove potesse metterlo quel giorno. L'aiutante gli indicò il muro: avevano liberato uno spazio, purché non schiacciasse i setacci delle erbe. Spazzolò il fango dal fondo delle casse, sistemò il pacco di sale e sollevò il telo per mostrare a Zhou Tong che le lamelle di bambù riportate erano tutte asciutte. Le consegnò nel numero originario e soltanto allora aprì la propria cassetta di aghi e fili.

Dei quattro pacchetti di erbe medicinali che Zhou Tong voleva far portare a Gaopu, uno recava soltanto la scritta «Per zia Zhang». Chen Sheng chiese quale zia Zhang. Il garzone disse che era quella che vendeva focacce al ponte. Chen Sheng scosse la testa. Vicino al ponte di Gaopu c’erano già due donne di cognome Zhang e poi era arrivata un’altra famiglia. Se avesse dovuto indovinare lui e avesse sbagliato, gli sarebbe toccato rifare tutta la strada.

Il garzone, seccato, voleva prendere il pacco e aggiungerci un carattere grande. Zhou Tong lo fermò, si fece dire il nome del marito della donna e a quale estremità di quale ponte abitasse, lo scrisse sulla carta esterna e poi lo ripeté a voce. Chen Sheng ripeté le indicazioni tali e quali. Non aprì il pacco interno e non chiese a che cosa servisse. Poteva trasportare le erbe medicinali, ma non sapeva leggere le prescrizioni e tanto meno si sarebbe messo a indovinare quanti qian dovesse prendere una persona che non era lì.

Restavano due fagotti di abiti vecchi e un orcio di terracotta ben avvolto nella paglia, tutti affidati da conoscenti della bottega dei medicinali. Se avesse preso tutto, un lato del carico sarebbe diventato troppo pesante e avrebbe dovuto mettere la cassetta degli aghi sopra, dove sarebbe stato più difficile ripararla dalla pioggia. Chen Sheng soppesò ogni pezzo e tenne i fagotti e le erbe medicinali. L’orcio lo lasciò. Il garzone offrì dieci wen in più, ma lui scosse la testa. Zhou Tong alzò gli occhi su di lui e gli chiese d’un tratto se avesse poi recuperato i quarantotto wen che gli erano stati detratti per i dodici barattoli rotti quell’inverno.

Chen Sheng disse di averli recuperati, trasportando casse lì e poi continuando a camminare. Non disse che, per come aveva sofferto quella notte a causa della porta, ora avrebbe dovuto trasportare tutto gratis. Zhou Tong annuì e disse all'aiutante di cercare qualcuno con un carretto. La giara rimase dov'era, senza che questo dimostrasse chi fosse più avaro dell'altro.

Una volta chiuso il sacco, Zhou Tong maneggiava ancora la corda con fatica con la destra. Chen Sheng allungò la mano per prenderla, ma Zhou Tong la tenne ferma con la sinistra e provò a fare il primo giro. Il capo della corda cadde. Chen Sheng lo raccolse e glielo porse senza fare il nodo al posto suo, e il secondo giro venne su piano piano. Zhou Tong riprese fiato e disse che, se qualcuno gli avesse messo fretta, quel nodo non sarebbe riuscito a farlo. Chen Sheng sorrise e disse che quel giorno era in anticipo sull’ora concordata e poteva aspettare un po’.

Uscì dalla bottega per comprare una focaccia e incontrò Xu Shen sul ciglio della strada, intento a riparare il manico di legno di un carretto per l’acqua. Il padrone del carro si lamentava che il manico fosse troppo grosso. Xu Shen gli disse di provare davvero a spingere il carretto, poi ne avrebbero riparlato. Dopo la prova il padrone lo trovò ancora grosso, e Xu Shen lo assottigliò un poco, secondo la misura che gli chiedeva. Chen Sheng rimase ad aspettare lì accanto. Xu Shen alzò la testa, lo riconobbe e lo salutò senza chiamarlo a dargli una mano.

Dopo che il padrone del carro se ne fu andato, i due si sedettero ai piedi del muro a mangiare le focacce. Chen Sheng raccontò che suo fratello maggiore sperava che comprasse un asino. Xu Shen disse che un asino mangia più spesso di una persona. Fecero i conti sulle dita e, arrivati al costo del foraggio, scoppiarono entrambi a ridere. Chen Sheng disse che per il momento non l’avrebbe comprato, poi chiese a Xu Shen se pensasse di aprire una bottega sua. Lui guardò la borsa degli attrezzi e, dopo una pausa, disse che per il momento riusciva a finire i lavori che aveva e la sera riusciva ancora a dormire. Per ora avrebbe fatto quelli.

Ripensò alle vanterie dei suoi primi giorni in città, e all’improvviso la focaccia gli parve secca in bocca. Xu Shen gli chiese invece se la nuova coppia di corde fosse ancora buona. Chen Sheng ne sciolse un’estremità per mostrargliela: le fibre di canapa erano state lavate e non erano più così bianche, ma i nodi tenevano ancora. Xu Shen le tastò, disse che erano buone e domandò dove le avesse comprate: il giorno dopo anche lui voleva sostituire una vecchia corda per trasportare materiali. Non trasformò la cosa in una grande lezione.

Nel pomeriggio aprì la cassetta degli aghi accanto alla porta della città. Proprio davanti c’era un albero di fiori bianchi. Un petalo cadde fra i fili scuri, ravvivandone il colore. Gridò due volte, ma aveva una voce sottile e nessuno si fermò. Il vecchio che vendeva pettini lì accanto rise e disse che vendeva filo come se avesse paura che il filo lo sentisse. Provò a tirare più a lungo il richiamo. La voce gli si spezzò sul finale e fece voltare una donna che teneva in braccio una gallina. Anche la gallina fece un verso e tutti si misero a ridere. Lui arrossì e rise con loro.

La donna cercava del filo blu, ma tutte le matassine le sembravano dello stesso colore. Chen Sheng mise sotto un ritaglio di stoffa grigia e finalmente si distinsero i toni più chiari da quelli più scuri. Lei scelse la matassina di mezzo e chiese di provare un ago. La punta attraversò senza fatica due strati del vestito vecchio e la donna ne comprò due. Per la prima volta a Chen Sheng parve utile quel pacchetto di ritagli che aveva sempre trovato ingombrante. Ripiegò la stoffa nella cassetta, la sistemò in cima e aspettò il prossimo cliente.

Sotto l’albero un giovane vendeva ventagli dipinti con pesci, i cui occhi erano sempre più grandi della testa. Vedendo che Chen Sheng guardava, gli spiegò che per vendere qualcosa bisognava prima far fermare la gente. Chen Sheng chiese se qualcuno comprasse davvero quei pesci dagli occhi grandi. Il giovane disse che li compravano i bambini e anche i vecchi, perché a sentir loro i pesci ci vedevano bene. Verso l’ora di chiudere un anziano scelse davvero il ventaglio più grande. Lo aprì coprendosi metà della faccia e sopra il ventaglio gli rimasero due occhietti a guardare la strada. Il venditore strizzò l’occhio a Chen Sheng, che sorrise e lo aiutò a fermare la carta sollevata dal vento.

Al tramonto Chen Sheng trovò una piccola locanda appena dentro la porta occidentale. Per prima cosa spazzolò via il fango dal fondo della cassetta. Il locandiere se ne accorse e gli indicò un posto accanto alla porta, vicino al letto in muratura riscaldato. Disse che per quella notte poteva lasciarla contro il muro, senza portarla in cortile. Chen Sheng ne fu felice, persino più che se qualcuno l’avesse lodato per la sua generosità. Quella sera a russare nella stanza accanto era un altro, ma il rumore era forte uguale. Chen Sheng si girò su un fianco, rise e finalmente dormì di gusto.

Il giorno prima di lasciare la città andò a trovare A-Sui nel vicolo Nanhuai. Huangdou sentì l’odore delle sue scarpe da dietro il cancelletto. Spazzò il pavimento con la coda e si sollevò solo con la parte davanti del corpo, mentre le zampe posteriori tardavano a seguirlo. A-Sui disse che ricordava ancora quelle scarpe di paglia della notte di neve. Chen Sheng si accovacciò per accarezzargli un orecchio. Huangdou gli spinse il muso nel palmo. Non aveva più la forza di saltargli addosso e non si era dimenticato di lui.

Il bordo del cestino da cucito sotto la finestra era stato rivestito di nuove strisce di bambù e non impigliava più il filo. Chen Sheng chiese se occorresse infilare gli aghi. A Sui gli porse il panno con gli aghi e disse che quel giorno ne servivano soltanto due sottili, quelli grossi riusciva a infilarli da sola. Lui prese il primo: la mano non era più rigida come nelle notti d’inverno, ma il filo era morbido e si sfilacciava appena lo avvicinava. Dovette ancora provare tre volte. A Sui sedeva lì accanto, senza deriderlo dicendo che sapeva infilare bene gli aghi soltanto per una notte.

Quando Xu Shen entrò più tardi e vide che in tavola c’era di nuovo una terza ciotola, chiese subito a Chen Sheng dove avrebbe dormito. Chen Sheng disse che aveva già pagato la locanda e vi sarebbe tornato dopo cena. Asui non gli chiese di farsi restituire i soldi. Gli servì una ciotola di zuppa di germogli di bambù e gli chiese se quell’anno l’acqua a Gaopu fosse salita. A tavola parlarono dell’acqua, del prezzo del bambù e di come sua nipote avesse finalmente delle suole per le scarpe. La prima volta, invece, ciascuno aveva sentito il bisogno di trovare subito qualcosa con cui sdebitarsi con l’altro.

Al ritorno a Gaopu, il pacco di erbe medicinali con il nome scritto chiaramente fu consegnato a est del ponte, non a ovest. La donna che lo ricevette riconobbe il nome del marito sulla carta e si affrettò ad aprirlo. Chen Sheng le disse di controllare prima il numero degli involti e se ne andò solo dopo il riscontro. La donna rilesse le parole sulla carta esterna prima di fargli un cenno con la mano. Lui si sistemò il bilanciere sulle spalle e si avviò verso la casa successiva.

Chen Da era a casa a spaccare il bambù in listelli. Vedendo che il fratello aveva di nuovo la cassetta mezza vuota, gli chiese se degli aghi così sottili potessero davvero dar da vivere. Chen Sheng separò prima la parte del compenso dei trasporti di quel mese che spettava al fratello, poi mise il resto nella propria borsa di stoffa. L’imboccatura si era logorata. Prese uno degli aghi appena comprati e ci fece due cuciture da sé, così storte che nessuno l’avrebbe preso per un venditore di aghi. La cognata, che non poteva stare a guardare, allungò la mano per prendere la borsa. Lui la tenne stretta ridendo e le disse di guardare la seconda metà, già più dritta della prima.

Quella sera aprì la scatola di legno. I cinquecentoventi wen già messi da parte li teneva ancora il fratello maggiore. Lui aggiunse i quindici che aveva accantonato quel mese, non i novanta di tutta la cassetta. Il resto, fra compensi, spese di trasporto e spese quotidiane, era già stato ripartito, e non si poteva contare tutto in blocco come risparmio. Finito di contare, Chen Da prese una moneta, la rigirò fra le dita e disse che, a quel ritmo, l’asino sarebbe arrivato quando ormai sarebbe stato vecchio.

Chen Sheng stava per ribattere che anche il fratello metteva insieme i soldi un poco per volta. Vedendogli fasciata la pelle fra pollice e indice, tacque. Tirò fuori dalla borsa di stoffa un uccellino di legno comprato a Shikou per tre wen e lo diede alla nipotina. L’uccello non aveva gli occhi intagliati, ma le ali si potevano muovere. La bambina le aprì e le richiuse. Dopo averle sentite scattare due volte non ebbe più cuore di muoverle e posò l’uccellino accanto alle scarpe nuove, facendo attenzione che le punte non lo schiacciassero.

La bambina continuò a chiedere perché l’uccellino non avesse gli occhi. Chen Sheng disse che chi li intagliava aveva paura che l’uccellino vedesse le montagne e volasse via da solo. Lei non ci credette, prese un granello di cenere dal focolare e fece per segnargli un occhio. Sua madre le disse di non toccarsi gli occhi con le mani sporche. Lei strinse a sé l’uccellino e disse che allora per il momento gliene avrebbe fatto uno e avrebbe aspettato l’indomani che gli crescesse l’altro. Chen Da teneva la testa bassa e gli ridevano le spalle. Intinse nell’inchiostro il suo stecchino sottile di bambù, glielo porse e le mostrò a gesti come tenere ferma la mano.

La cognata disse ridendo che adesso il fratello minore sapeva comprare qualche cosetta per far contenta la gente. Anche la bocca di Chen Da si distese. Per aver messo da parte quindici wen in più non ammazzarono una gallina. Portarono soltanto in tavola la zuppa di verdure del focolare e si divisero una ciotola in tre. Alla bambina diedero il brodo limpido in superficie. Seduto sulla soglia, Chen Sheng tastò i punti storti della sua borsa. Pensò che la prossima volta li avrebbe dovuti rifare, eppure sentì che, oltre alla corda del bilanciere, c’era finalmente anche qualcosa che aveva cucito ben saldo con le proprie mani.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Quella stanza esposta a sud
  2. La neve fino alla soglia
  3. La terza scodella
  4. Prima che il battente cadesse
  5. Caratteri neri al bivio
  6. Alla porta della città, nel pomeriggio
  7. Il fuoco preso in prestito in cortile
  8. Una porta di pari valore
  9. Nessuno bussò alla porta a mezzogiorno
  10. Il cartello voltato dall’altra parte
  11. Due mani accanto al cesto da cucito
  12. L’acqua della neve s’infiltra nella parete sud
  13. Un posto al ritorno al villaggio
  14. Una tacca saltata sul righello
  15. La mano sotto la porta
  16. Le parole che sua madre disse per lui
  17. Il legname per le porte accatastato nella tettoia del tè
  18. La scorciatoia dove il carro non passa
  19. Il cortile di chi?
  20. Un carico, due corde
  21. Daxiu ha portato via la pentola
  22. Lo sgabello su cui nessuno si sedette
  23. Chi aveva promesso la vecchia casa
  24. Mettere la porta nuova sotto la pioggia
  25. La stanza ancora da lasciare
  26. Il pettine rimasto in falegnameria
  27. Sul cartello non c'è il nome di nessuno
  28. Una stanza calda non è una medicina
  29. Quell’invito prima della Festa delle barche drago
  30. Il cestino da cucito che non fu venduto
  31. Il chiosco del tè trova il suo ritmo
  32. Quel conto di legname in montagna
  33. Da chi prendere il bilanciere
  34. Una pentola di riso da mangiare ancora caldo
  35. Riparare la porta per chi la usa
  36. Fin dove è sceso il sole

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