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Un volume tra le mani

Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica

La stanza ancora da lasciare

Ku Wuji · Creazione con IA · 11295 caratteri · circa 12 minuti

Il giorno in cui Du Yin tornò in città, A Sui stava cercando di spostare il letto. Il legname sotto intralciava le gambe. Per quanto si sforzasse, riuscì soltanto a spostare di mezzo chi la testata, lasciandola di traverso. Il materassino di Huangdou era schiacciato contro il muro. Il cane voleva leccare la ciotola ma non riusciva a girarsi e mandò un guaito pieno di sconforto. Du Yin posò il fagotto, le tenne fermo il bordo del letto e chiese se avesse ancora intenzione di tornare a vivere sui monti.

A Sui non rispose e chiese subito dove fosse Xu Shen. Quando seppe che era rimasto al chiosco del tè, spalancò gli occhi e domandò se la porta non fosse ancora finita. Du Yin raccontò della pioggia della notte prima e, quando arrivò al punto in cui avevano segato i listelli lunghi, evitò di guardarla. Le dita di A Sui si misero senza pensarci a contare le teste dei chiodi lungo il bordo del letto. Arrivata alla settima, dimenticò di colpo dove fosse la sesta. Quei seicento wen dovevano tirare fuori dai guai suo figlio. Adesso erano stati segati in più pezzi e messi sotto i piedi della gente.

«Sui monti ci sono tutte le assi vecchie che vuoi.» disse. Du Yin rispose che la notte prima quelle assi non erano lì. Lasciò cadere il discorso e andò a prendere dell’acqua per pulire il fagotto. Seduta sul bordo del letto storto, A Sui la guardò disfare l’involto e stendere il panno ad asciugare. La stoffa color malva chiaro che c’era dentro era ancora morbida, come se non avesse preso pioggia. Voleva sgridare Xu Shen perché aveva sprecato il legno e temeva che Du Yin le desse ragione. Quando Xu Shen rientrò, che era ormai buio, gli chiese soltanto se avesse freddo.

Le sue scarpe erano già mezze asciutte, ma la pelle sul collo del piede si era escoriata. A Sui gli mise l’acqua calda accanto ai piedi e lo vide ritrarsi appena mentre si sfilava le calze. La mano andò subito in cerca di un rimedio. Solo dopo aver cercato a lungo ricordò che in casa c’erano soltanto le erbe per gli impacchi al ginocchio e che non poteva metterle così su una ferita. Richiuse il cestino da cucito, prese uno straccio vecchio ma pulito e aspettò che lui si lavasse i piedi da sé prima di posarglielo accanto alla mano.

Xu Shen disse che avevano già sgombrato il chiosco e che, una volta asciutto il legno, avrebbero usato quello ancora buono per fare un ripiano basso. A Sui gli chiese a quanto ammontasse il danno e lui non seppe dirlo. Per quella porta non c’era mai stato un compratore certo nemmeno per il lavoro. Calcolare adesso soltanto il costo del legno gli pareva come cancellare la cura che ci aveva messo per tutto l’inverno. Alla fine disse che non aveva ancora fatto i conti. A Sui rimase a lungo in silenzio e non tirò più fuori la borsa dei soldi.

Il terzo giorno tornò il sereno e A Sui, senza dirlo al figlio, prese il carro del mattino per il chiosco del tè. I sedici wen di andata e ritorno li prese dai suoi duecentotrenta. Portò anche un po’ di rafano secco, ma lasciò a casa i sandali di paglia. Al ponte di pietra le venne un dolore sordo al ginocchio. Una donna seduta davanti si fece un po’ da parte perché potesse distendere la gamba. Le sembrava poco decoroso tenerla allungata e resistette un po’. Alla fine la distese.

Scese dal carro davanti al chiosco. Il carrettiere le chiese se volesse che le tenesse un posto per il ritorno e stavolta disse di sì. Poi si ricordò che prima, quando usciva, non rispondeva mai così. Temeva sempre che a casa saltasse fuori un’altra cosa da fare, che passasse qualcuno in visita, che tornando tardi non ci fosse acqua da scaldare. Il carrettiere incise una tacca sulla stanga e le disse di venire all’ora wei, nel primo pomeriggio. Quella tacca era brevissima, eppure le diede la sensazione che quel tratto della giornata l’avesse davvero riservato a sé.

Dentro il chiosco c’era odore di legno umido lasciato al sole. Il nuovo ripiano basso era montato solo a metà. Alcuni bordi appena segati erano già stati arrotondati con la pialla e al posto delle pietre tonde, sotto, c’erano corti blocchi di legno squadrati che non si spostavano a spingerli. Liu Lan mondava la senape accanto al ripiano, con il dorso delle mani sporco di polline giallo. Quando vide A Sui non si alzò. Le disse di cercarsi uno sgabello e sedersi. La sua voce non era aspra, ma un tempo, prima ancora che A Sui aprisse bocca, le avrebbe chiesto se voleva qualcosa di caldo.

A Sui gettò un’occhiata al focolare: la pentola era piccola e la bocca del forno vuota. Disse allora che, ora che Daxiu era partita, poteva tornare ancora per un periodo, accenderle il fuoco per l’acqua al mattino, rientrare a casa a mezzogiorno e non fermarsi di guardia la notte. Ne parlava con tanta leggerezza, come se quel tratto di quattro li al bivio si percorresse in un attimo e le ginocchia non le avessero mai fatto male. Liu Lan le chiese che cosa ne avrebbe fatto della stanza in città. Lei rispose che avrebbe lasciato l’affitto per risparmiare e sarebbe tornata a vivere in montagna come prima.

«Che cosa vuoi rimediare per tuo figlio?» Liu Lan radunò gli scarti delle verdure in un mucchietto. A-Sui si affrettò a dire che non era solo per lui. Anche a lei piaceva stare alla tettoia. Un tempo non mandavano avanti tutto loro due? Che bisogno c’era di chiamare proprio Daxiu? Liu Lan fermò le mani e alzò la testa a guardarla. «Daxiu non è una persona di troppo. Sono andata a chiederglielo apposta.»

A Sui chinò il capo e si tolse i residui del medicamento fra le dita. Prima di venire aveva preparato tante parole. Ai Liu mancavano braccia, a lei mancava un modo per tornare senza perdere la faccia. Se si fosse sobbarcata un po’ di fatica, qualcosa avrebbe pur potuto recuperare. Ora, sotto lo sguardo di Liu Lan, capì che ancora una volta aveva disposto le difficoltà altrui in fila come pietre di un sentiero, contando di passarci sopra per tornare.

Accanto al focolare c’era una vecchia mestola di zucca che lei aveva regalato molti anni prima. Un pezzo del manico si era spezzato e Liu Lan l’aveva avvolto con filo di canapa e la usava ancora. Asui la prese per guardarla e pensò di dirle di comprarne una nuova, poi ricordò che allora era proprio lei a dire sempre a Liu Lan di non disprezzare le cose vecchie. Quando Xu Bo, dopo la malattia, non riusciva a mangiare, loro due sedevano davanti al fuoco a cuocere una pappa di riso finissima. Aggiungevano un mestolo d’acqua in tre volte e Liu Lan teneva vicino al fuoco le mani screpolate dal gelo, senza dire che le facevano male. Tra loro c’erano stati anche momenti buoni, solo che quel poco di buono non poteva continuare a finire come aggiunta nella pentola di oggi.

Da fuori arrivò un’anziana appoggiata a un bastone. Liu Lan riconobbe la signora Sun, che abitava lì vicino, e la invitò a sedersi. Sentito che A Sui viveva in città, l’anziana le disse dapprima che fortuna. Poi aggiunse che ora non c’era nessuno a badare alla tettoia del tè e che per una persona anziana l’ideale era starsene seduta a vegliare sul fuoco. Il figlio sarebbe stato tranquillo e l’amica avrebbe risparmiato i soldi per pagare qualcuno. A Sui aveva detto in passato quasi le stesse parole. Questa volta, sentendole dalla bocca di un’altra, il dolore sordo in quel punto del ginocchio divenne di colpo pungente.

La vecchia se ne andò appena finito di parlare, senza averle mai sollevato una sola brocca d’acqua. Asui la guardò allontanarsi e pensò al piccolo banco di Gu Qin lungo il fiume in città. Quando la venditrice era troppo occupata per parlare con lei, poteva comunque passeggiare da sola lungo il ponte, vedere una barca con la stiva piena d’aglio verde e sentire il profumo del riso che cuoceva a poppa. Erano cose che non servivano a nessuno, ma per la prima volta poteva vederle senza dover aspettare che qualcuno tornasse a casa.

Allungò una mano verso le verdure e Liu Lan gliene porse un altro mazzo, senza fermarla più. Le mondarono per un po' fianco a fianco. A Sui spezzò male due gambi e Liu Lan le disse di mettere da un'altra parte quelli duri, senza buttare tutto. Alla fine si misero a parlare di orti, del perché in città le foglie dei cipollotti venissero sempre tagliate alla base, e del bastone di Sun Sao, che sapeva spaventare la gente perfino meglio di lei: quando attraversava il ponte lo alzava tanto da sembrare intenzionata a scacciare anche i pesci dal fiume. A Sui rise una volta e, finita la risata, le si inumidirono gli occhi.

Tirò fuori dalla veste la chiave di riserva e la posò nella cesta di bambù ai piedi di Liu Lan. L’aveva avuta in prestito, quando era tornata al paese, per fermarsi a riposare. Non cercò più di spiegare come fosse diventata la chiave per depositare il legname. Liu Lan la raccolse, pulì una goccia di succo di verdura, se la riappese alla cintura e continuò a mondare le verdure. Alla cintura si aggiunse il lieve tintinnio di due denti di metallo che si urtavano. Lo sentirono entrambe.

«Il giorno che abbiamo aperto, ho fatto entrare la gente senza chiedertelo.» disse A Sui. «E non ho nemmeno chiesto a Daxiu a quanto vendeva la zuppa.» Liu Lan fece un verso d’assenso. Solo dopo un momento disse che a farla arrabbiare più di tutto erano stati meno quei pochi wen della zuppa che l’essersi fidata anche lei quando A Sui aveva detto, per conto di Xu Shen, che sarebbero bastati quattro o cinque giorni. Da allora ogni volta che era tornata a chiedere sembrava che mettesse fretta e quella che non voleva venirgli incontro era diventata lei.

A Sui avrebbe voluto dire, in difesa del figlio, che anche per lui era difficile. Aveva già mosso le labbra, quando vide il nuovo segno di sega accanto al basso banco. Trattenne le parole e disse che fra qualche giorno sarebbe andata a cercare Daxiu, senza persuaderla a tornare: le avrebbe soltanto chiesto se la pentola fosse sistemata bene. Liu Lan non disse né sì né no; si alzò a lavare le verdure e le chiese se a mezzogiorno volesse del riso con verdure: cinque monete a ciotola, con la carne a pezzetti comprata il giorno prima.

A Sui stava per dire che aveva portato del cibo secco, poi tirò fuori cinque wen e li posò sull'angolo del banco. Liu Lan li prese e le servì la stessa porzione degli altri, senza scegliere apposta la carne per la sua ciotola. Il primo boccone le parve un po' aspro; al secondo sentì la dolcezza delle foglie di senape. Alla fine raccolse persino tutti i chicchi rimasti attaccati al bordo.

Sul carro del ritorno incontrò di nuovo la giovane donna che le aveva fatto spazio per le gambe, e si fecero posto a vicenda. La donna le chiese se in montagna fosse andato tutto bene. A Sui ci pensò un momento e disse che aveva mangiato una scodella di riso. L’altra rise che aveva fatto tutta quella strada per mangiare. Rise anche lei e disse che in effetti era un po’ lontano. Il sole cadeva sulle ginocchia di entrambe da una fessura del telone. Questa volta A Sui distese prima le gambe, poi cedette a un’altra persona metà del telo su cui sedeva.

Prima di tornare nel vicolo, deviò verso la porta della città per vedere le piantine appena arrivate. Il venditore ne aveva avvolto le radichette nel fango umido e le foglie verdi erano tutte strette insieme, come se i campi di montagna si fossero rimpiccioliti fino a entrare in due ceste. Chiese il prezzo, ma non comprò niente. A casa non aveva ancora deciso dove mettere i vasi e non poteva occupare tutta la luce sotto la finestra, che serviva a Huangdou per stare al sole. Raccolse solo una foglia di cipollotto caduta a terra, la sfregò tra le dita e la annusò. Pensò che l’indomani mattina poteva andare con calma al fiume. Non doveva tenersi stretta a ogni costo nemmeno una foglia di cipollotto.

Fang Guiniang stava mostrando a un nuovo cliente la stanzetta a nord. Appena la vide entrare, si affrettò a dirle che la stanza a sud non l’aveva ancora data a nessuno. A Sui ripose il borsellino e disse che per il momento la teneva. Fang Guiniang rispose che, se dopodomani avesse deciso di andarsene di nuovo, avrebbe dovuto chiederglielo un’altra volta. Lei annuì e aspettò che finissero di parlare del prezzo della stanza a nord prima di chiedere se, dopo il quarto mese, il suo affitto sarebbe rimasto quello di prima.

Quando lo sentì, verso sera, Xu Shen alzò di scatto la testa. Sua madre ripiegò la vecchia giacca che aveva lavato durante il giorno e disse che avrebbero rimesso il letto dov’era prima. Lei non si trasferiva più. Lui posò gli attrezzi, sul punto di dirle che sarebbe andato a prenderla ovunque avesse deciso di abitare. A-Sui lo precedette chiedendogli di togliere tutto il legno da sotto il letto, così almeno Huangdou avrebbe avuto lo spazio per girarsi.

Rimisero il letto dov’era e la luce della finestra cadde proprio sulla testata. A-Sui mise il cestino da cucito sul tavolino e le scarpe di paglia che le avevano restituito accanto alla porta, senza più nasconderle sotto il letto. Xu Shen le chiese che cosa volesse per cena. Disse che voleva i tagliolini in brodo caldo con l’uovo, come l’altra volta, e che non le bastava un po’ di minestra di riso fredda di casa allungata con acqua. Lui rimase un attimo interdetto, poi uscì a comprare i tagliolini e tornò con due uova in più.

La madre mangiava molto piano e il figlio non le chiese dove fosse stata durante il giorno. Lei non gli raccontò ciò che si era detto alla tettoia del tè, come se dovesse mettergli in mano un altro peso. Sentendo l’odore dell’uovo, Huangdou alzò la testa. A Sui staccò col dorso delle bacchette un pezzetto di uovo cotto e glielo diede. Solo dopo che il cane l’ebbe inghiottito finì la propria metà, un boccone alla volta. Sotto la finestra non aveva acceso la lampada. La luce della sera bastava ancora a farle vedere un fiorellino blu sul fondo della ciotola.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Quella stanza esposta a sud
  2. La neve fino alla soglia
  3. La terza scodella
  4. Prima che il battente cadesse
  5. Caratteri neri al bivio
  6. Alla porta della città, nel pomeriggio
  7. Il fuoco preso in prestito in cortile
  8. Una porta di pari valore
  9. Nessuno bussò alla porta a mezzogiorno
  10. Il cartello voltato dall’altra parte
  11. Due mani accanto al cesto da cucito
  12. L’acqua della neve s’infiltra nella parete sud
  13. Un posto al ritorno al villaggio
  14. Una tacca saltata sul righello
  15. La mano sotto la porta
  16. Le parole che sua madre disse per lui
  17. Il legname per le porte accatastato nella tettoia del tè
  18. La scorciatoia dove il carro non passa
  19. Il cortile di chi?
  20. Un carico, due corde
  21. Daxiu ha portato via la pentola
  22. Lo sgabello su cui nessuno si sedette
  23. Chi aveva promesso la vecchia casa
  24. Mettere la porta nuova sotto la pioggia
  25. La stanza ancora da lasciare
  26. Il pettine rimasto in falegnameria
  27. Sul cartello non c'è il nome di nessuno
  28. Una stanza calda non è una medicina
  29. Quell’invito prima della Festa delle barche drago
  30. Il cestino da cucito che non fu venduto
  31. Il chiosco del tè trova il suo ritmo
  32. Quel conto di legname in montagna
  33. Da chi prendere il bilanciere
  34. Una pentola di riso da mangiare ancora caldo
  35. Riparare la porta per chi la usa
  36. Fin dove è sceso il sole

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