Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
La primavera che vogliono i clienti
Ku Wuji · Creazione con IA · 11473 caratteri · circa 12 minuti
Dieci giorni prima della festa dei fiori primaverili, Yao Liao accompagnò Gu Qing in una sede di corporazione al mercato orientale per vedere i tavoli. Vi si sarebbero tenute tre giornate di esposizione dei campioni: mercanti di stoffe, botteghe di ciprie profumate e artigiani di copricapi e cinture avrebbero avuto ciascuno un angolo. Liaohuaji aveva affittato due tavoli vicino alla finestra. Prima, Gu Qing aveva immaginato che quei ricevimenti fossero tutti come il pranzo di Capodanno tardivo dei Wen, con persone sedute a mangiare. Solo arrivata vide che ai tavoli si dedicava più attenzione che agli ospiti: il bordo delle tende, la luce delle finestre e il punto da cui entrava il vento avrebbero cambiato gli occhi davanti ai quali i fiori avrebbero brillato per primi.
Indossava una gonna blu scolorita dai lavaggi e aveva ripiegato all’interno il rammendo della vecchia manica. Quando sollevò la cassa, però, ne spuntò ancora un poco. Una donna addetta al tè la fermò alla porta e le chiese perché fosse venuta di lì, visto che le consegne si lasciavano nel cortile sul retro. Gu Qing disse che era con la titolare Yao. Solo dopo essersi voltata a guardare Yao Liao, la donna le fece strada. Gu Qing varcò la soglia con la cassa fra le braccia. Un angolo urtò con un tonfo sordo e la vergogna le cadde in cuore come una goccia d’olio bollente.
Yao Liao sentì il colpo e si voltò per aiutarla a reggere il fondo della cassa. Non fece commenti sulla grettezza della donna di prima, le disse solo di stare attenta a non rovinare i fiori. A Gu Qing parve che persino quelle parole la sminuissero, e per il resto del tragitto camminò più dritta che mai. Alla finestra un cliente chiese da quale bottega venissero quei fiori. Lei anticipò Yao Liao e disse che li aveva fatti Gu Qing. Quando vide che il cliente si limitava ad annuire e passava a chiedere il prezzo, capì che pronunciare il proprio nome non faceva scoppiare il tuono.
Provarono a esporre i venti rami del modello a petali arrotolati, sistemando la variante a petali piatti sul lato esterno. Uno dei fiori coi petali ripiegati all’esterno si sporgeva nella luce della finestra. Qualcuno disse che sembrava selvatico e qualcun altro lo trovò troppo scomposto. Yao Liao scambiò di posto i due modelli e invitò la gente a guardarli da vicino. All’inizio Gu Qing contava di nascosto quale dei due venisse preso in mano più spesso. Al nono giro di conto se ne stancò, lasciò perdere la gara e badò a quale parte i clienti toccassero per prima una volta sollevato il fiore.
Quel diciassette venne anche Luo Yi. Aveva già aperto la nuova bottega a Shixian e cercava a Yunjin qualcuno che potesse rifornirla regolarmente di piccoli lotti di fiori, otto o dodici steli per volta. Le servivano per le scatole di profumi in esposizione e per piccoli fermagli da dare in omaggio ai clienti. Questa volta chiese due colori, azzurro chiaro e verde germoglio, e un modello più semplice dei fiori su stelo, che si potesse staccare dalla scatola dei profumi e appuntare alla cintura. Se il campione fosse andato bene, ne avrebbe voluti cinquanta in tutto entro la fine del quarto mese, in cinque consegne, a venti wen l’uno. I materiali e i fermagli staccabili dovevano seguire specifiche proprie, e nessuno era tenuto a finire tutto in una notte.
Sentendo mille wen, gli occhi di Gu Qing si illuminarono per un istante, poi passarono subito alle cinque scadenze. Dieci fiori a partita, ogni otto o dieci giorni. Xiaoman poteva fare le prime lavorazioni e lei decidere i colori e occuparsi delle rifiniture. Per il fermaglio potevano tenere il modello già provato, risparmiandosi una prova per ogni fiore. Mancavano ancora quaranta rami per la bottega di Yao, da consegnare il venticinque. Solo dopo avrebbe avuto giorni liberi su cui potesse impegnarsi. Luo Yi la vide calcolare il tempo, prese una scatola vuota e le disse che avrebbe aspettato tre giorni per vedere il primo campione finito. L’accordo sarebbe rimasto in sospeso fino ad allora.
Gu Qing la accompagnò sotto il portico. Una giovane donna vestita di cremisi le porse due tazze di tè e le disse di portarle ai tavoli. Gu Qing reggeva fra le braccia i campioni dei fiori e il rammendo del polsino era di nuovo in vista. L’olio bollente di poco prima tornò a schizzarle addosso. Disse che non era lì per servire il tè, con un tono così duro che alcune persone sotto il portico si voltarono. La donna rimase interdetta, si affrettò a dire che l’aveva scambiata per un’altra e stava per riprendersi le tazze, ma Gu Qing aggiunse: «Chi fa fiori non è mica a disposizione del primo che chiama.»
Luo Yi non si affrettò a coprire l'accaduto con una risata. Aspettò che venisse chi serviva il tè a prendere le tazze e solo allora le chiese a bassa voce se l'avesse irritata portare il tè o essere presa per una persona senza nome. Gu Qing, ancora più in imbarazzo, disse che l'avevano irritata entrambe le cose. Luo Yi rispose che allora non avrebbe dovuto far indietreggiare quella donna dopo che aveva ammesso di essersi sbagliata. Era venuta a vedere i fiori per conto della famiglia, non conosceva Gu Qing e non aveva detto che chi faceva fiori valesse meno.
Gu Qing si voltò e vide la donna in cremisi seduta su uno sgabello basso vicino alla porta, intenta a discutere con una donna più anziana del fiore da mettere su un cappello. I suoi abiti erano meno pregiati di quelli di alcune persone ai tavoli. Teneva in mano due camelie piccole del prezzo più basso e sembrava ancora indecisa. Gu Qing ripensò all’istante in cui aveva toccato le tazze con la punta delle dita e a quella voglia di far sapere a tutta la sala chi fosse. Si avvicinò come se avesse un peso sulle ginocchia.
Per prima cosa disse che poco prima aveva parlato con troppa durezza. La donna rispose che non c’era problema e tornò ad abbassare gli occhi sui fiori. Gu Qing non le chiese se volesse comprare. Le spiegò soltanto che lo spillo sottile sul retro tendeva a sollevarsi se infilato troppo poco e che, per il cappello di una persona anziana, due passanti di filo in più l’avrebbero tenuto più fermo. La donna più anziana sollevò la tesa, scoprendo i capelli grigi, e chiese se poi si potesse staccare per lavare il cappello. Gu Qing le mostrò come fare con un avanzo di filo e glielo lasciò sciogliere da sé. Dopo essersi consultate, le due comprarono un solo fiore da otto wen.
Gu Qing tornò al banco con il viso ancora caldo. Yao Liao non le disse che anche una piccola vendita meritava tanta cura. Le porse solo una tazza di tè, che la donna di poco prima aveva fatto portare. Gu Qing prese la tazza, senza fretta di bere, e prima ne tastò la parete. Dopo un po' tolse la mano che teneva sulla manica rammendata e spostò un fiore di seta dalla finestra a un punto dove i clienti potessero arrivarci senza alzarsi in punta di piedi.
I tre giorni di esposizione dei campioni non valevano come tre giorni di produzione. Gu Qing passava al banco solo quattro ore al giorno. Il resto del tempo vendeva il personale della bottega di Yao e lei tornava a fare il lavoro che le spettava. Quando un nuovo cliente chiedeva qualcosa di complicato, annotava l'uso e la data senza farsi pagare tutto in anticipo. Una famiglia voleva dodici fiori per l'indomani. Fatti i conti col lavoro che aveva per le mani, poté prometterne soltanto quattro. Quelli si voltarono per cercare un'altra bottega e lei li seguì fino alla porta senza cambiare la risposta. Tornata a casa, si rigirò nel letto per mezza serata a rimpiangere quegli otto fiori prima di addormentarsi.
Il campione definitivo di Luo Yi era verde germoglio d'inizio primavera. Xiaoman rese meno accentuati i petali rivolti all'esterno, bordandoli con un filo appena più scuro, senza aggiungere perline difficili da sostituire. Insieme ne rovinarono due; solo quando il terzo fiore, riposto nella scatola dei profumi e poi estratto, si lasciò ancora appuntare, andarono a portarglielo. Luo Yi lo tenne con sé tutto il pomeriggio; tornando, chiese di accorciare la punta dietro il fermaglio, perché non pungesse la veste. Gu Qing eseguì la modifica e soltanto allora fu confermato l'ordine di cinquanta fiori: ogni lotto di dieci sarebbe stato controllato e pagato duecento wen, senza anticipo. Le venti applicazioni del modello originario non rientravano nell'ordine; a Xiaoman sarebbero spettati inoltre dieci wen per lotto per il modello e due wen a fiore per la lavorazione iniziale.
Gu Qing aveva fatto i conti. Mille wen per cinquanta fiori erano una bella somma. Con la stoffa a circa cinque wen l’uno, anche pagando a Xiaoman il lavoro e il modello le restavano più di dieci wen a fiore per la propria manodopera e il guadagno. Non erano rami interi e si risparmiava lo stelo lungo. Il difficile era la chiusura sul bordo e la rifinitura. Da capo a fondo ci volevano comunque quasi quattro ore, di cui una circa a Xiaoman e tre ancora a lei. Fissò la prima partita per la fine del mese. Non poteva impegnarsi a fare nello stesso periodo altre due partite grandi di fiori con lo stelo.
Cerchiò quei giorni e lasciò gli spazi rimasti solo per i piccoli ordini e per le camelie che vendeva di solito al mercato occidentale. Luo Yi non le aveva comprato tutto il tempo a venire: se in bottega i fiori non si vendevano, a maggio si fermavano le consegne. Quelli difettosi sarebbero stati restituiti come al solito. Guardando i cinque cerchi, per la prima volta Gu Qing vide negli ordini cinque pietre su cui posare il piede per attraversare, al posto di un muro da far salire sempre più in alto.
Quando Yao Liao seppe che Gu Qing aveva preso un ordine direttamente da Luo Yi, il suo viso non espresse soltanto gioia. Le ricordò che, se i quaranta fiori fossero saltati per far posto al nuovo lavoro, a Gu Qing non sarebbe bastato scusarsi. Gu Qing rispose che avrebbe finito di consegnare quella partita alla bottega di Yao prima di cominciare la prima partita di fiori in scatola. Rimasero in silenzio per un momento nel cortile sul retro. Poi Yao Liao disse all’improvviso che da giovane anche lei voleva che ogni cliente si ricordasse di lei. Più tardi, con tre persone al lavoro in bottega, le bastava che i clienti ricordassero la fioreria, e il nome andava condiviso anche con chi stava dietro il banco.
Detto questo, andò a prendere le misure del banco appena affittato, senza fermarsi ad aspettare la comprensione di Gu Qing. Gu Qing la seguì per reggere l’altro capo del metro di cuoio e vide quante tacche si erano scurite a forza di sfregare contro l’unto. Quel metro non era stato tirato fuori apposta per tracciare la strada a qualcun altro. La strada di Yao Liao continuava a snodarsi lì. Mentre misuravano vicino alla porta, una lavorante disse che quella sera aveva ospiti a casa e doveva uscire presto. Yao Liao aggrottò le sopracciglia e alla fine si tirò davanti il lavoro più urgente. Gu Qing raccolse in silenzio il metro, lo riavvolse seguendo le vecchie pieghe consumate e lo rimise nel cassetto da cui Yao Liao lo prendeva di solito. Si accorse che il fatto che la padrona potesse decidere non liberava nessuno in bottega dai pensieri.
Il ventuno un altro cliente, che faceva copricapi e cinture, chiese una partita di fiori color albicocca da appuntare alla cintura. Ne voleva venti, in due consegne da dieci nel quarto mese. Lei chiese ventidue wen a fiore. L’uomo trovò il prezzo alto e, preso in mano un campione, le chiese di spiegarglielo. Gu Qing non si limitò più a dire che i materiali erano buoni e il lavoro accurato. Gli spiegò il fermaglio removibile, il bordo resistente allo sfregamento e il lavoro necessario nelle varie fasi. Alla fine ammise anche che quel modello non era adatto a restare a lungo schiacciato in una scatolina col coperchio. Il cliente tornò a casa a misurare le confezioni da regalo e l’indomani tornò di persona per far togliere uno strato di petali. Il prezzo restò di ventidue wen e chiese che i fiori fossero più robusti. Gu Qing accettò quell’ordine indipendente dalla bottega Yao, ma scrisse il proprio nome e quello di Xiaoman su due righe.
Se avesse consegnato entrambi gli ordini in tempo, avrebbe potuto pagare gran parte del viaggio. I millequattrocentoquaranta wen non le erano certo già entrati in tasca. Non portò a casa i fogli per sventolarli davanti alla nonna. Prima ricontrollò la data di consegna dei quaranta fiori a cui stava lavorando e la sera, arrivata l’ora di smettere, smise. La nonna le chiese se alla sede della corporazione si fosse divertita. Per un bel po’ non le venne in mente nulla di divertente, poi disse che accanto alla finestra c’era una bellissima luce e che una persona portava un cappello fiorito come se si fosse messa in testa le verdure di primavera.
Shen Su scoppiò a ridere e chiese di che colore fosse. Gu Qing trovò qualche ritaglio di seta e li sovrappose per mostrarglieli. L’anziana si mise davvero in testa la stoffa verde. Si guardarono nello specchio di bronzo, strette una davanti all’altra nella sua superficie angusta. Lo specchio era scuro e scuro era anche il verde, ma a Gu Qing quel riflesso in ombra sembrò un po’ più bello di tutti quegli abiti luminosi visti nella sala della corporazione.
Il ventitré, quando Gu Qing uscì dalla sede della corporazione, la donna vestita di cremisi stava aiutando l’anziana a salire sul carro. Sul cappello era ben fissata la piccola camelia da otto wen. Il vento rovesciò un petalo e la donna lo rimise a posto con la mano, senza pretendere che rimanesse fermo per tutta la vita. Gu Qing diede un’occhiata dall’altra parte della strada e andò a comprare i fagioli per cena, poi passò dalla signora Ji a pagare in contanti una piccola partita di stoffa. Non si era vestita come un’ospite della corporazione e non nascondeva più dietro la schiena l’involto di stoffa che teneva in mano. Da un angolo spuntava un filo di verde chiaro che, a ogni passo, le sfiorava il polsino rammendato.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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