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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

Dopo la fioritura

Ku Wuji · Creazione con IA · 12177 caratteri · circa 12 minuti

Il giorno in cui aprì il magazzino, sul susino restavano solo pochi fiori sul ramo a est. Gli altri erano appassiti in momenti diversi. Alcuni erano ancora un po’ bianchi, ma così sottili da lasciar passare la luce e bastava un alito di vento più forte a staccarli. Al mattino presto Gu Qing raccolse i fiori caduti. Prima di offrirli a qualcuno, stese fuori dalla soglia un pezzo di stoffa asciutta per far seccare quelli umidi. Dall’altra parte del muro i Wen appesero l’insegna nuova. La stoffa era così vivace che tutto quel trambusto sembrò coprire il poco colore pallido rimasto sull’albero.

Wen Jichang mostrava agli ospiti il portone nuovo, i posti in magazzino e lo spazio per far entrare e uscire i carri senza intoppi. Sull'insegna non aveva messo i fiori del pruno. Fra i visitatori, però, c'era sempre qualcuno che aveva sentito dire che l'albero era stato risparmiato e voleva fare un giro nel cortile. Xu Tan li accompagnava e, arrivata accanto alle merci, diceva loro di tenersi strette le maniche per non impigliarle nelle imboccature dei sacchi nuovi e aprirli. Gu Qing guardava dallo spiraglio del suo portone. Le pareva che l'albero che vedevano gli altri e quello che lei annaffiava ogni giorno fossero solo in parte la stessa cosa.

Dopo la visita un cliente disse che c’erano pochi fiori e sarebbe stato meglio mettere sotto il portico un vaso di camelia in piena fioritura. Wen Jichang assentì: se il cortile doveva restare vuoto, che restasse vuoto; il piacere dei fiori non dipendeva tutto da quell’unico albero. Gu Qing lo sentì da oltre il muro. All’inizio fu un poco contrariata, poi provò sollievo. Se lui avesse presentato la conservazione dell’albero come un vantaggio capace di attirare clienti ogni giorno, probabilmente anche lei avrebbe dovuto scusarsi con ogni deluso per conto della stagione dei fiori.

Dopo le feste le merci arrivavano al mercato orientale più lentamente che prima di capodanno. Gu Qing divise la carta da imballaggio avanzata in diverse ceste, pensando di farla asciugare prima di rimetterla sullo scaffale. In casa non c’era abbastanza posto e il tavolo appena spostato all’interno ne occupava una parte. Mise perciò provvisoriamente la cesta più esterna sotto la pedana di legno vicino al pozzo, con l’intenzione di tirarla fuori l’indomani mattina. Restava mezzo palmo tra la cesta e l’imbocco del canale di scolo. Aveva controllato e si disse che non era come accatastare legna contro il muro, e che la carta non toccava direttamente il fango. In cuor suo si era già assolta.

Tre giorni prima dell'apertura del magazzino, la notte del tredici, cominciò a piovere. La pioggia non era forte e al mattino cadeva ancora. Gu Qing andò a controllare il cesto e, vedendo il bordo esterno del ripiano di legno tutto schizzato di fango, spinse il cesto più in dentro e gli mise davanti una vecchia asse. Shen Su la chiamò da dentro perché le portasse acqua calda. Era un po' roca e Gu Qing non si chinò più a guardare il canale. Quando la colazione fu pronta, il primo carro di riso dei Wen era già arrivato. Le ruote passarono dalla porta sud e l'acqua fangosa, trascinando fili di paglia dagli angoli dei sacchi di canapa, scorse lentamente nel vicolo lungo la soglia appena abbassata.

Gu Qing stava arrotolando i petali vicino alla finestra quando sentì chiamare zia Chen. All’inizio pensò che bisognasse di nuovo far passare un carro. Posò il petalo che teneva in mano, spinse la porta e uscì. Zia Chen stava togliendo l’acqua con un mestolo di legno. L’acqua saliva ai piedi dei muri delle due case. Non arrivava al bordo del pozzo, ma si era già stesa in uno strato sottile lungo le fughe dei mattoni asciutti. Gu Qing la provò con la mano. Era così fredda che ritrasse le dita e la prima cosa che chiese fu se la porta nuova dei Wen avesse deviato tutta la pioggia da quella parte.

Zia Chen disse di pensare prima a trovare un recipiente, poi a stabilire da che casa venisse l’acqua. Gu Qing rientrò a prendere una tinozza e, mentre la prendeva, si convinse sempre più di avere ragione: prima non era così bagnato, e rifare il portone e compattare il terreno doveva per forza aver cambiato il percorso dell’acqua. Quando posò la tinozza, arrivò anche Wen Jichang, con i pantaloni infangati all’orlo. Nel cortile dei Wen stavano sollevando il fondo di un sacco di canapa mettendogli sotto un rialzo. Evidentemente nemmeno lui se n’era rimasto tranquillo all’asciutto in casa ad aspettare che si bagnassero gli altri.

Quasi nello stesso momento ognuno dei due indicò il lato dell’altro. Wen Jichang disse che, se il canale fosse stato libero, quel po’ d’acqua fuori dalla soglia non avrebbe dovuto raccogliersi lì. Gu Qing rispose che chissà se rifacendo il muro non ci avessero buttato dentro dei calcinacci. Lui si rabbuiò di colpo e le chiese se adesso volesse che smontassero anche quello che avevano appena finito di murare per controllare. Una volta che le parole le furono uscite di bocca, Gu Qing non se la sentì di fare marcia indietro. Disse anzi che, se avevano promesso di lasciare un canale, non potevano lasciarne soltanto la linea sulla carta.

Xu Tan arrivò subito dopo con una sottile stecca di legno, senza rispondere a quell'ultima battuta. Infilò la stecca nello scolo poco profondo, si fermò quando incontrò un ostacolo e disse a Gu Qing di sollevare prima la vecchia tavola accanto al pozzo. Mentre Gu Qing la alzava, un pezzo di carta bagnata dal fondo del cestino rimase attaccato alla tavola, poi affondò di nuovo. Vedendolo, Gu Qing sentì una stretta, ma subito pensò che fosse solo un pezzo esterno raggiunto dagli schizzi e che la vera ostruzione dovesse essere ancora più dentro. Altrimenti come poteva essersi accumulata tanta acqua?

A venir fuori non fu solo carta. Residui di malta vecchi e nuovi, foglie secche, paglia caduta dai carri e un po’ di fango nero di vecchia data si erano mescolati. Una volta bagnato il tutto, nessuno poteva tirarlo su con una mano e dire quanta parte spettasse a ciascuna famiglia. La piccola apertura che He Fengqiu aveva lasciato per pulire il canale tornò utile. Xu Tan passò la stecca di legno a Wen Jichang, la zia Chen andò a vuotare la bacinella e Gu Qing, accovacciata accanto al pozzo, sgombrò a manciate i detriti che galleggiavano all’imbocco.

L'acqua defluì a poco a poco e presto affiorò mezzo mattone. Gu Qing aveva i polsini fradici e le ginocchia sulla terra fredda. Sentì Wen Jichang dire dall'altra parte che per ora bastava liberare quel tratto, mentre per guardare bene dentro avrebbero aspettato che smettesse di piovere. Lui non le chiese da quale cestino fosse caduto il pezzo di carta e lei non ne parlò per prima. Solo che, quando andò a rimettere via la bacinella, portò in casa tutto il cestino della carta. Il fondo bagnato lasciò una striscia scura sulla soglia. A vederla, era difficile credere che fosse bastata la distanza di mezzo palmo per evitare tutto.

Shen Su le cercò un paio di pantaloni asciutti. Al tatto sentì del fango sul ginocchio di quelli bagnati e le chiese perché prima avesse gridato così forte. Gu Qing disse che temeva che l’acqua finisse nel pozzo. La nonna le rispose che il bordo del pozzo era alto e l’acqua non era arrivata a tanto, e che anche a essere in pensiero non c’era bisogno di liquidare con una frase tutto il lavoro degli altri. Gu Qing stava per dire che non si era spaventata senza motivo, ma vide la mano della nonna frugare lentamente nel mucchio dei vestiti. Alla fine si limitò a riprendere i pantaloni bagnati e disse che l’indomani sarebbe andata lei a ripulire di nuovo l’interno del canale.

L’indomani la pioggia cessò e lei andò davvero a controllare. All’imbocco il canale era pulito in superficie e anche la stecca di legno avanzava quando la infilava. Decise così di rimandare il lavoro previsto per l’indomani a quando avesse avuto davvero più tempo. Per il momento, in fondo, l’acqua era defluita. Il cesto della carta rimase in casa e al tavolo da lavoro c’era ancora meno spazio. Ogni volta che si sedeva doveva prima girare le ginocchia da una parte. Xiaoman entrò, vide la situazione e si spostò la veste sulle gambe senza chiedere di nuovo da dove venisse quell’odore fresco di umido.

Nei primi giorni di apertura del magazzino entrava e usciva gente d’ogni genere, più che durante le feste. Gu Qing aveva creduto di essere ormai in confidenza con i vicini di casa Wen, e invece, quando stava sulla porta, i garzoni le chiedevano spesso di spostarsi un po’. Sapeva bene che da lì passava la merce e che nessuno voleva mancarle di riguardo. Eppure ogni volta che le chiedevano di farsi da parte le tornava in mente che al mercato occidentale i clienti le chiedevano per prima cosa di quale bottega fosse. Tornò in cortile con la cesta vuota tra le braccia, con un desiderio ancora più urgente di avere un’attività davvero sua.

Yao Liao passò una volta a portare due fiori da acconciatura alle donne di casa Wen e ne approfittò per vedere il nuovo modello blu di Gu Qing. Non si trattenne sotto il pruno e si raschiò il fango dalle scarpe prima di entrare. Xiaoman stava facendo un petalo arricciato che si discostava dal vecchio modello. Yao Liao lo prese, gli fece fare mezzo giro controluce e disse che, in un colore caldo, quella forma forse si sarebbe venduta bene come ornamento per le acconciature alla festa dei fiori di primavera. Gu Qing disse subito che avevano già usato il blu per i fiori di pruno e che si poteva cambiare il colore, ma bisognava vedere in che quantità.

Yao Liao non le disse lì per lì quanti pezzi le servissero. Le chiese se nel secondo mese fosse ancora disposta ad accettare il lavoro. In quel caso, le avrebbe portato lei stessa un campione di lì a qualche giorno. Non accettasse solo perché sentiva parlare di un grosso ordine. Gu Qing disse che con l’aiuto di Xiaoman avrebbe fatto in tempo. Dall’altra parte del tavolo, Xiaoman fermò per un istante il filo che teneva in mano, senza obiettare subito né annuire. Mise da parte il petalo appena fatto nel suo cartoccetto e continuò a ritagliare i petali comuni su cui si erano già accordate.

Soltanto dopo che Xiaoman se ne fu andata, Gu Qing ricordò che, se avesse accettato il nuovo modello, avrebbe dovuto conservare quel petalo arricciato come riferimento. La inseguì con una scatola piegata a metà, ma all'imbocco del vicolo vide che Xiaoman non era tornata subito alla tintoria: stava davanti a una bancarella di guarnizioni per cappelli. Il venditore le porse un berretto morbido. Lei lo prese, allentò prima il fiore troppo regolare sul lato, poi estrasse dalla manica il piccolo pacchetto di carta e vi sistemò il contenuto provando l'angolazione.

Gu Qing rallentò il passo. Quel lembo azzurro, visto sul tavolo di casa Gu, sembrava solo un ritaglio avanzato da un modello sbagliato. Adesso, accostato al bordo grigio scuro del cappello, aveva una bellezza che lei non avrebbe immaginato. Xiaoman se lo mise per provarlo. Sotto il cappello i capelli, che prima non erano raccolti ben stretti, le incorniciavano il viso con nettezza. Per sorridere non aveva neppure bisogno di controllare prima se Gu Qing approvasse. Il venditore diceva qualcosa. Lei allungò la mano per abbassare ancora un poco la tesa e una cliente lì accanto fece altrettanto, toccando l’orlo di seta ripiegato all’infuori.

D’un tratto Gu Qing ebbe una gran voglia di andare a chiedere di chi fosse la stoffa usata per quel fiore. Strinse la scatola fino a lasciarci il segno delle dita e fece per muoversi, poi si fermò. Xiaoman aveva detto fin dall’inizio che le prove venute male restavano a carico suo e non rientravano nel numero pattuito. Se fosse andata a chiedere, forse avrebbe soltanto reso spiacevole una piccola faccenda che all’inizio non avevano chiarito. Da due passi di distanza guardò la cliente inclinare il cappello dall’altra parte. Poi tornò nel vicolo con la scatola fra le braccia, prima che Xiaoman si accorgesse di lei.

Tornata al tavolo, riprese il fiore azzurro che aveva guardato nel catino d’acqua. Gli fece fare mezzo giro, ma ancora non riusciva a renderlo leggero come quello sul bordo del cappello. Lo rimise al suo posto senza disfarlo e passò il polpastrello sulla scatola di carta per spianare il segno che ci aveva lasciato stringendola. Il segno rimase in parte visibile. Voltò la scatola in modo che il fondo non guardasse verso la porta.

Quel pomeriggio la nonna non tornò a sedersi al tavolo da cucito e uscì a stendere i panni con la zia Chen. Strizzarono le stoffe bagnate fino all’ultimo filo d’acqua, poi le misero sulle pertiche. Al soffio del vento parevano tante porte bianche che si aprivano e si chiudevano nel vicolo. Gu Qing uscì a portare il tè e sentì la zia Chen chiedere a Shen Su se le sue gambe fossero abituate a camminare abbastanza per andare davvero a sud. Shen Su disse che, se non poteva fare molta strada a piedi, poteva prendere una barca. Non poteva darsi per vinta ancor prima di arrivare alla riva. Gu Qing stava per dire che non avevano nemmeno messo da parte tutti i soldi per la barca. Alla fine posò soltanto il tè.

Quando rientrò, rimise in fila i modelli azzurri e scelse quelli che potevano andare alla fiera dei fiori di primavera. Quei fiori ripiegati verso l’esterno erano opera di più mani, eppure, disposti insieme, parevano proprio una vetrina nuova. Provò a stendere un foglio bianco sotto di loro e scrisse 顾. Arrivata a metà di 青, temette che l’inchiostro gocciolasse sui fiori e posò il pennello. Fuori dalla finestra la nonna e la zia Chen ridevano ancora. Le tele stese smorzavano un po’ le loro voci, che arrivavano nella stanza appena percettibili.

La mattina del diciotto del primo mese cadde l’ultimo fiore di susino dal lato più vicino. Finì proprio nella curva del muro nuovo, fuori dal cortile dei Gu. Shen Su lo guardò da oltre il muro per un po’ senza chiedere a nessuno di raccoglierlo. A Gu Qing parve che le dispiacesse e le chiese se volesse andare di là. La nonna scosse la testa e disse che i fiori di là potevano cadere dove crescevano. Poi ripose il vecchio panno. I petali caduti nei giorni precedenti si erano seccati al suo interno in un piccolo involto. In origine le tinte avevano intensità diverse, ora erano tutte sbiadite più o meno allo stesso modo.

Gu Qing tastò il muro nuovo. Sui mattoni restava ancora un po' del fresco della pioggia. Il muro aveva fatto una curva per lasciare spazio all'albero, senza trattenere i fiori un solo giorno in più. Gu Qing non riusciva ancora a ricavarne altro. Tornò semplicemente in casa, completò sulla carta bianca il carattere 青, «Qing», voltò il foglio e cominciò a calcolare quanti vassoi al massimo sarebbero entrati accanto al tavolo se Yao Liao avesse portato un modello grande.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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