Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica
Riparare la porta per chi la usa
Ku Wuji · Creazione con IA · 11711 caratteri · circa 12 minuti
Wei Ce venne a ritirare i salvapalmi il diciassettesimo giorno del quarto mese e portava un involto di carta oliata. Dentro c’erano due focacce per il suo pranzo, anziché dolci per A-Sui. Posò l’involto accanto alla porta e provò prima un salvapalmo. Ci infilò le dita, sentì che la fascia al polso stringeva il giusto e, quando afferrò lo scalpello, aveva uno strato morbido in più sul palmo che lasciava libere le articolazioni.
A-Sui aspettò che li provasse tre volte, poi gli chiese se fossero troppo spessi. Wei Ce disse di no. Il bordo duro della vecchia tela era stato tagliato via e le cuciture erano robuste. Pagò dodici wen, tre l’uno come aveva detto quando gli avevano mostrato il campione, e mise via tutti e quattro i parapalmi senza restituirgliene uno perché lo tenesse per sé. Per cucire a lei non serviva niente di così spesso. Non c’era bisogno di continuare a passarsi indietro qualcosa solo perché ci si sentiva in debito.
Chiese se ci fosse Xu Shen. Xu Shen si avvicinò dal pozzo, pensando che Ren Quan avesse un altro lavoretto da affidargli. Wei Ce gli disse invece che l’incarico l’aveva preso lui. I Nie, a nord della città, volevano riparare una porta sul retro. Il telaio era storto e ci volevano due persone per smontarlo. Aveva già preso le misure e temeva che in mezza giornata, da solo, non avrebbe fatto un lavoro sicuro. Gli offrì venticinque wen per aiutarlo, nel corso della giornata, a smontare la porta, tenerla su e rimontarla.
Xu Shen non accettò subito. Chiese prima chi avrebbe preparato il legname e dove fosse la parte storta. Wei Ce tirò fuori un pezzetto di carta di scarto su cui aveva disegnato lo stipite inclinato e la base del muro. Disse che il muro aveva già ceduto in passato e che la riparazione doveva seguirne l’andamento, senza forzarlo a tornare dritto come in origine. Ren Quan aveva controllato e la parte portante era ancora salda. Gli aveva detto di non promettere lavori sul muro di terra che non sapeva fare. Xu Shen ascoltò fino in fondo, disse che andava bene e chiese a che ora dovesse arrivare l’indomani mattina.
All’alba si incontrarono a nord della città. Il padrone di casa dei Nie, un intrecciatore di stuoie sulla cinquantina passata, ci vedeva poco e spesso lavorava sotto la gronda riconoscendo i giunchi al tatto. La porta sul retro si apriva di sbieco e, per uscire, bisognava prima scansare una giara d’acqua. Temendo di urtarla, da qualche tempo lui apriva sempre a spallate. La nuora non voleva più che facesse così, ma il vecchio Nie diceva che la spingeva da più di dieci anni e che figurarsi se si rompeva proprio adesso.
Wei Ce chiese per prima cosa al padrone di mostrare dove mettesse abitualmente le mani. Il vecchio Nie, impaziente, fece comunque come richiesto: toccò prima lo stipite, poi scese seguendo la venatura orizzontale fino al punto del vecchio chiavistello. Il chiavistello era lento e gli sfuggiva spesso sotto le dita, così lui spingeva la porta verso l'interno con la spalla. Xu Shen si accovacciò a osservare il blocco di sostegno del perno. Il vecchio legno era annerito dall'acqua, ma non era tutto marcio: mancava soltanto un pezzo dell'angolo esterno.
Il vecchio Nie continuava a brontolare che sua nuora faceva un dramma per niente. Lei stava lì accanto a stendere i giunchi al sole e d’un tratto disse che a forza di spingere la porta con la spalla si era già fatto male due volte. Ogni volta si lamentava di notte e lo si sentiva bene anche a due stanze di distanza. Il vecchio Nie negò subito e disse che era la trave a scricchiolare. Il nipote si mise subito a imitare i suoi gemiti notturni, così bene che perfino Wei Ce non riuscì a trattenersi. Stizzito, il vecchio Nie allungò una mano per cercare la testa del bambino, ma trovò solo una manciata di anelli d’erba. Li buttò di nuovo a terra e disse che quel bambino non aveva per niente le mani buone.
Dopo aver riso un po’, la donna disse ai due falegnami di non montare il chiavistello troppo in basso. A volte tornava con l’acqua e aveva entrambe le mani occupate. Voleva poterlo spingere almeno un poco anche col gomito. Wei Ce prese la misura su di lei e poi invitò il vecchio Nie ad avvicinarsi e provare a tastare. Alla fine scelse una posizione comoda per entrambi. Xu Shen tenne fermo il legno perché Wei Ce potesse inciderlo. Intanto sentì la nuora raccontare che da ragazza sapeva intrecciare stuoie, mentre adesso passava spesso il tempo a raccogliere erba per tutta la famiglia. Quando il lavoro fosse calato in autunno, voleva intrecciarne un’altra da vendere, con un disegno diverso.
Un tempo avrebbe pensato a rifare tutta la porta, bella liscia, perché i padroni di casa capissero a colpo d’occhio se valeva la spesa. Stavolta chiese prima a Wei Ce quanto ci fosse da sostituire. Wei Ce disse che il battente poteva restare, che alla parte bassa del perno ne andava giuntata una nuova e che il chiavistello andava avvicinato. Sotto serviva un piccolo riscontro che si riconoscesse al tatto. Guardarono ciascuno per un po’, poi decisero di smontare la porta e di aspettare di vedere com’era fatta dentro prima di stabilire quali pezzi si potessero ancora usare.
A metà del lavoro cadde un pezzo d’intonaco da una fessura del muro. Wei Ce disse subito di fermarsi. Xu Shen reggeva il battente e il braccio gli si tese di colpo. Il vecchio Nie disse che non era niente, succedeva anche gli altri anni. Wei Ce non gli diede retta. Prima fece appoggiare bene il battente a Xu Shen, poi sondò la fessura con un listello. Si era staccato del vecchio intonaco e dietro era duro, ma loro girarono comunque il battente perché non premesse più su quel punto.
La spalla di Xu Shen gli doleva fino a intorpidirsi. Dentro di sé provava un po’ di risentimento. Se gli avessero dato retta un po’ prima, non avrebbero dovuto spostare di nuovo la porta. Aprì bocca per dirlo, ma Wei Ce gli chiese per primo se riusciva a tenerla ferma da quel lato o se voleva dargli il cambio. Rispose di sì, poi aggiunse subito che prima aveva bisogno di una pausa. Wei Ce annuì, puntellò la porta con un sostegno corto, aspettò che lui lasciasse la presa e solo allora riprese il lavoro.
Lì accanto, il nipotino dei Nie intrecciava un anello d’erba, infilando apposta qualche filo verde in mezzo a quelli giallo-bruni. A metà del lavoro l’anello si disfece e l’erba finì dappertutto. Il bambino si accovacciò per raccoglierla e Wei Ce gli tenne fermo l’intreccio con un ritaglio di bambù. Il piccolo pensava che il falegname glielo avrebbe finito. Vedendolo tornare al lavoro, fece il broncio. Alla fine strinse da solo l’anello, un poco alla volta.
Nel pomeriggio rimontarono la porta. Il vecchio Nie tastò nel punto di prima e al primo tentativo cercò ancora il vecchio chiavistello. Xu Shen avrebbe voluto guidargli la mano, ma Wei Ce gli disse di farlo provare ancora. La seconda volta le dita del vecchio trovarono il nuovo fermo e, risalendo lungo il pezzetto di legno, incontrarono l’impugnatura del chiavistello. Spinse e il chiavistello scorse. Il battente non risuonò più cupamente sotto il colpo della spalla.
In piedi sulla soglia chiese perché non fosse più bella come prima. La nuora rise per prima: lei voleva rendergli le cose più comode e lui si lamentava invece che il legno aggiunto fosse troppo chiaro. Anche Xu Shen, guardando quella giuntura così netta fra nuovo e vecchio, sentì un certo prurito alle mani e pensò di intagliare un motivo floreale per raccordarne i segni. Wei Ce disse che col sole, dopo un po’ di tempo, i colori si sarebbero avvicinati; se non volevano aspettare si poteva anche dare una mano di colore, bastava accordarsi a parte. Per oggi, prima di tutto, bisognava renderla utilizzabile.
Il vecchio Nie tastò ancora due volte il chiavistello, poi d’un tratto chiamò il nipote e gli disse di portargli l’anellino d’erba da infilare sul nuovo manico, così l’avrebbe riconosciuto meglio. Il bambino era contento. L’anellino pendeva storto e, con quella cosa fatta da lui, copriva a metà la giuntura tra i due colori del legno. Xu Shen guardò, ripose il coltello da intaglio che stava per tirar fuori di nuovo e spazzò via per loro le schegge da terra.
L’anellino d’erba, appena infilato, si allentò in poco tempo. Quando il vecchio Nie tastò il chiavistello, ne staccò un filo. Il nipote pensò che l’avrebbe sgridato e si nascose dietro sua madre, ma il vecchio raccolse a tastoni quel filo d’erba e lo chiamò perché lo intrecciasse di nuovo. Il bambino chiese se poteva aggiungerci un po’ di rosso. Il vecchio gli disse di sì, così sua madre avrebbe smesso di dire che lui non aveva occhi che per il giallo di una volta. La donna rise e tirò fuori dalla tasca un pezzetto di filo rosso. Era corto e si misero tutti insieme a studiare se legarlo all’inizio o alla fine.
I Nie pagarono Wei Ce, che consegnò a Xu Shen venticinque wen lì davanti a loro, senza lasciare che fosse il compagno più anziano a riscuotere e dividere. Xu Shen contò le monete e le ripose nel sacchetto. Poi ciascuno si mise in spalla i propri attrezzi. Al crocevia Wei Ce gli chiese se in futuro, per altri lavori da fare in due, potesse ancora venire a chiamarlo. Xu Shen disse di sì e aggiunse che, se avesse avuto lui un lavoro, glielo avrebbe detto per primo. Non c’era bisogno che Wei Ce venisse ogni volta ad aspettare.
Non andarono a bere insieme. Wei Ce doveva comprare un mazzetto di filo rosso per la sorella, Xu Shen tornava al vicolo Nanhuai a posare gli attrezzi, e si separarono al bivio. La farmacia lungo la strada, con le finestre appena montate per la primavera, era particolarmente luminosa. Passandoci davanti, Xu Shen rallentò per un attimo. La porta era aperta e il supporto del perno riparato era asciutto. Sulle finestre all’interno mancavano le foglie che aveva disegnato allora, ma la luce entrava abbondante.
Al banco, Zhou Tong finì di avvolgere un cordino. Le dita della destra riuscivano già a tenerlo fermo, ma non ancora ad afferrare un lembo di carta molto piccolo. Quando vide Xu Shen, gli fece un cenno e chiese se quel giorno avessero riparato la porta dei Nie. Xu Shen disse di sì, che il vecchio adesso riusciva ad aprirla da solo. Zhou Tong fece un verso d’assenso, porse al cliente la medicina appena pesata sulla carta e non chiese altro. Xu Shen fece un paio di passi e lo sentì chiamare il cliente successivo con la voce di sempre.
Quando rientrò, la madre gli chiese se con Wei Ce il lavoro fosse filato liscio. Xu Shen disse di sì, ci pensò e aggiunse che anche a lui, a tratti, era venuta voglia di ribattere. A Sui rise e disse che parlava come un bambino, poi chiese se si fossero divisi i soldi. Le mostrò i venticinque wen, ne tirò fuori dieci e li posò a parte in una scodellina. Disse che era un primo acconto sui seicento. Avrebbe restituito il resto a poco a poco quando avesse avuto qualcosa da parte, senza promettere una scadenza mensile che non poteva rispettare.
A Sui stava per rifiutare, per dire che tra madre e figlio non si facevano quei conti. Le tornò davanti agli occhi il giorno della trave sul retro, quando aveva chiesto dove fossero i soldi e suo figlio aveva abbassato il capo. Mise i dieci wen nella solita borsetta. Non ne fece una prova della devozione del figlio e non glieli rimise nel borsello. Ce n’erano già centottanta. Con i dodici guadagnati quel giorno per le protezioni da palmo e i dieci restituiti dal figlio, la borsetta era un po’ più gonfia di qualche giorno prima.
Sul far della sera Du Yin venne a prendere in prestito un pezzo di pietra abrasiva a grana fine per affilare gli aghi e sentì madre e figlio parlare della porta. Prese la pietra nel palmo e chiese anzitutto se avessero toccato quel muro storto e se Wei Ce fosse riuscito a valutarlo con precisione. Xu Shen le raccontò come avevano smontato la porta e come era caduto l’intonaco. Lei ascoltò attentamente e gli chiese se in quel momento gli facesse male la spalla. Lui disse di sì e che era stato lui a proporre una pausa. Lei allungò la mano e gli premette una volta sulla spalla.
Fu un tocco leggero, eppure lui si irrigidì per un istante. A-Sui, lì accanto, chinò il capo per infilare l’ago e disse apposta che quel giorno il lume faceva poca luce. Du Yin ritirò la mano, anche lei con il viso caldo, e si avviò verso la sua stanza con la pietra abrasiva. Sulla soglia si voltò e disse che, se d’estate fosse arrivata un’altra partita di stoffa, avrebbe voluto chiedergli di farle un telaio che si potesse spostare, senza inchiodarlo in camera sua. Xu Shen disse di sì, l’avrebbe fatto quando lei avesse deciso le misure.
Partita Du Yin, A Sui non resistette e domandò se d’estate ci fosse qualcun altro a darle una mano. Xu Shen disse di non saperlo. La madre disse che era solo una domanda e mancò ancora una volta la cruna. Lui allungò una mano per prendere l’ago, ma lei gliela scostò con un colpetto, ridendo. I suoi occhi non erano ancora tanto vecchi da non riuscire nemmeno a fare quello. Dopo un po’ disse piano che, se Du Yin doveva partire, era meglio lasciarla andare a fare il suo lavoro e non parlare per lei con la famiglia Lu come l’ultima volta. Xu Shen assentì. A Sui non aggiunse altri consigli. In realtà nemmeno lei riusciva a immaginare dove avrebbe messo le sue cose se un giorno in casa ci fosse davvero stata una persona in più.
Di notte riordinò gli attrezzi da solo. Nella sacca mancava il trapano lungo e ora al suo posto c’erano alcuni puntelli corti. I fori grandi non poteva farli, perciò evitava di prometterli alla leggera. Chiariva in anticipo quali attrezzi avrebbe dovuto prendere in prestito, senza vantare capacità che andassero oltre ciò che le sue mani potevano fare. Mise nel barattolino del ferro vecchio un chiodo che aveva piegato quel giorno e ne scelse due diritti da tenere per l’indomani.
La madre era già a letto. I dodici wen guadagnati con le protezioni da palmo erano accanto al cestino da cucito, nella solita borsa, senza che li avesse nascosti troppo bene. Xu Shen aggiunse un po’ d’olio alla lampada. La fiamma crebbe quieta e illuminò il legno della soglia lucidato dalle suole. Una scarpa della madre era ancora contro il bordo del letto. Lui si alzò, tolse un po’ di segatura dal bordo della scarpa e la spinse piano sotto il letto.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.
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