Romanzo di rotte commerciali e ricongiungimenti, ambientato in un'antichità immaginaria
La lanterna scende verso l’acqua
Ku Wuji · Creazione con IA · 11938 caratteri · circa 12 minuti
Quando Lu Yan scese dalla barca sul far della sera del ventunesimo giorno del settimo mese, la prima cosa che vide fu un cane.
Zampe bianche, dorso nero. Corse in fretta lungo la passerella e, appena a riva, si scrollò l’acqua di dosso, battendo la coda contro una cesta di bambù vuota. Yao Jia, in piedi dietro la cesta, fece un passo indietro per scansarsi e abbassò la testa ridendo, ma con la mano continuò a proteggere il suo flauto. Lu Yan rimase un istante imbambolato sulla passerella e per poco non si fece urtare da chi trasportava una cassa dietro di lui. Si scansò in fretta, senza riuscire a staccare gli occhi dal viso di lei.
Era venuta davvero.
Era partito da Yuepu il diciannove. Nei tre giorni di risalita aveva pensato che sarebbe andato prima al molo a consegnare il registro, poi a casa dei Yao per vedere se lei c’era. Ora Yao Jia era sulla riva ad aspettarlo, e la sua presenza gli veniva incontro prima di tutti quei passi. Lui si avvicinò e le chiese che cosa fosse venuta a ritirare. Lei lo guardò, esitò un momento e disse che era venuta ad aspettare lui. Possibile che pensasse sempre che chi stava sul molo dovesse avere una giara da ritirare?
Lu Yan rise, le prese di mano il lembo di stoffa sottile che la coda del cane aveva scompigliato e lo scosse per far cadere un po’ d’acqua. Lei gli chiese se conosceva il cane della barca. Disse di sì, che nessuno correva come lui sulla passerella e che, tra tutti, riconosceva solo chi cucinava. Yao Jia disse che la signora Zhao gliene aveva parlato e che finalmente lo vedeva. Si era chiesta da che parte sarebbe andato appena sbarcato. Lui le chiese che cosa si fosse chiesta invece dell’uomo. Lei alzò gli occhi e subito rise di nuovo. Gli disse di tenersi stretto il fagotto, prima che alla fine toccasse al cane badarglielo.
Lui si sistemò di nuovo la cinghia del bagaglio e andò a consegnare il registro al molo locale. Yao Jia aspettò un poco fuori, parlando con la venditrice di zuppa di riso di quali lastre diventassero scivolose dopo la pioggia. Essere venuta ad accoglierlo non significava pretendere che mettesse da parte ogni incombenza. Quando uscì, tornarono con calma lungo il fiume. Lu Yan le disse che in quel viaggio doveva verificare alcune ceste nuove e che per il ventiquattro avrebbe finito. Il venticinque sarebbe ripartito verso valle e a fine mese doveva occuparsi anche di una partita di recipienti vuoti alla casa commerciale.
Yao Jia ascoltò, fece un cenno e non si mise subito a contare quante notti fossero. Lui però voleva farle sapere che ci aveva pensato davvero, così aggiunse di sua iniziativa che per tutte quelle notti avrebbe dormito nella casa di famiglia. Con un accenno di sorriso negli occhi, lei chiese se la finestra fosse ancora da aprire e se il letto traballasse ancora. Lui disse di aver sistemato bene lo spessore e che nemmeno il disegno aveva preso la pioggia. Yao Jia distolse lo sguardo, ma agli angoli della bocca le rimase qualcosa che non riuscì a nascondere. Lu Yan la guardava, e quel moto che prima sentiva dentro di sé solo quando saliva in barca continuava a farsi sentire anche a terra.
La sera del ventitré tornarono alla foce. Non c’erano spettacoli, i teli erano stati ritirati e restavano solo le strisce di fango lasciate di giorno dai portatori. Yao Jia tirò fuori il flauto dalla manica e gli chiese se volesse davvero sentirla. Gli aveva già promesso tre note al massimo, che non si mettesse a contarne una di meno a metà. Lu Yan si appoggiò a una pietra asciutta sull’argine e disse che non avrebbe contato. Solo allora lei suonò.
La prima nota fu ancora acuta, la seconda si legò più piana, la terza appena si levò e il vento la disperse. Lei abbassò il flauto e rise per prima. Ecco, disse, hai sentito tutto. Lu Yan le fece cenno di suonare ancora. Yao Jia gli guardò il viso e, stavolta, senza cercare di nascondersi come l’altra volta, portò di nuovo il flauto alle labbra. Il suono fu breve, ma stavolta fece davvero una voluta. Lui la sentì e il suo sguardo si mosse appena, come se anche quel poco vento della notte d’estate avesse trovato un punto da cui proseguire.
Quando ebbe finito di suonare, lei si sedette accanto a lui con il flauto di traverso sulle ginocchia. Lu Yan aveva molte cose da dire, ma sul momento le chiese soltanto se le facesse male la mano. Lei rispose che tre note non potevano averle fatto venire chissà che male. Anche a lui parve una domanda sciocca e rise a capo chino. Sul fiume, una piccola luce scendeva verso il pelo dell’acqua. Qualcuno sulla riva la teneva sollevata mentre scendeva i gradini. Da lontano la persona non si vedeva, si vedeva soltanto la luce scendere piano sotto il livello dell’acqua.
Glielo indicò. Lei riconobbe quella gradinata di pietra e disse che da bambina credeva sempre che le luci potessero camminare nell’acqua. Sua madre le diceva di non scendere dietro di loro, perché laggiù c’era meno posto per mettere i piedi di quanto immaginasse. Lui le chiese se poi fosse scesa davvero. Lei alzò gli occhi e gli domandò come mai, già da ragazzino, facesse le stesse domande di sua madre. Non le lasciava finire neanche mezza storia che già voleva sapere se ne avesse combinata una.
Lu Yan rise, poi appoggiò la mano accanto al ginocchio e disse all’improvviso che il ventisette, dopo che lei gli aveva tolto la polvere dal viso ed era andata via, a notte fonda sembrava esserci ancora qualcuno nella stanza. Finito di parlare, sentì scaldarsi le orecchie. Se avesse aggiunto che si era soltanto dimenticato di appendere bene il panno, pensò, avrebbe finito per riprendersi anche quel poco che aveva appena lasciato affiorare fra loro. Così non aggiunse nulla e ascoltò il proprio cuore battere con grande chiarezza.
Le dita di Yao Jia si fermarono sul flauto. Guardò il fiume senza voltarsi subito verso di lui. Dopo un po’ disse che quel giorno il letto non era poi così pesante e lei l’aveva tenuto con più forza di lui, eppure al ritorno non le dolevano affatto le mani. Lui la guardò e alla fine lei si voltò. Negli occhi le brillava un sorriso, insieme a un po’ di quello stesso calore che nemmeno lui sapeva dove posare.
Lu Yan disse piano che gli era mancata.
Quelle due parole uscirono dirette, senza che una giara o un foglio potessero far loro da schermo. Yao Jia lo guardò, come se dapprima non avesse sentito bene; poi la luce nei suoi occhi cambiò lentamente. Allungò la mano e posò le dita sul dorso della sua. Lui non la strinse subito: aspettò che il palmo di lei lo coprisse davvero, poi girò piano la mano, palmo contro palmo, con un calore tale che nessuno dei due volle più guardare il fiume.
Fu lei ad avvicinarsi per prima. Lui sentì il proprio respiro fermarsi per un istante, poi le labbra di lei lo sfiorarono, un tocco così lieve e breve che quasi non seppe come muoversi. Quando Yao Jia si scostò era già arrossita, ma continuò a guardarlo, come se anche lei volesse sapere che espressione avrebbe avuto l’altro dopo un gesto così. Lui chinò di nuovo il capo verso di lei. Yao Jia non si ritrasse e le sue dita si chiusero piano sull’orlo della sua manica. In quel poco di calore che ancora non si era disperso, si avvicinarono un’altra volta.
D’un tratto, da sotto l’argine, qualcuno gridò che c’era una barca. Yao Jia trasalì per prima e si tirò indietro. Lu Yan allungò la mano per sorreggerla. Lei rise a testa bassa e chiese come mai, visto che nessuno chiamava loro due, sembrava che avessero fatto qualcosa di male. Rise anche lui, tenendole ancora il gomito finché non si fu rimessa a sedere bene da sola. Lei raccolse il flauto che le era caduto tra le ginocchia, con l’imboccatura rivolta in alto. Non suonò più nemmeno una nota, ma continuò a stringere tra le dita quell’estremità di bambù ancora tiepida.
Poi camminarono a lungo sull’argine. Lu Yan si ricordava di aver detto quale strada fosse più illuminata, ma non quante volte. Yao Jia a volte gli rispondeva, a volte sorrideva soltanto. Quando si avvicinavano, le maniche si sfioravano. Poi si separavano di mezzo passo ciascuno. Arrivati a un tratto di riva con l’erba che galleggiava sull’acqua, a lui venne d’un tratto voglia di invitarla a Yuepu, a vedere la sua stanza e la finestra sul muro bianco grazie alla quale il pomeriggio poteva fare a meno di accendere la lampada.
Quando lo disse, lei rispose subito che ci aveva pensato anche lei. Lu Yan si fermò. Yao Jia, credendo che non le credesse, raccontò che un giorno di pioggia, mentre mangiava con Gao Jiang e la zia, aveva davvero chiesto chi avrebbe potuto badare alla bottega. La zia aveva risposto che sapeva ritirare i setacci e chiudere la casa, ma che non le chiedesse di riconoscere quale giara contenesse quale aceto. Allora lei aveva riso, ma dopo aveva continuato a domandarsi che strada fosse, quella che si trovava dopo due giorni di viaggio sull’acqua.
Lu Yan ascoltò con grande calma, mentre dentro di sé correva. Voleva dirle che, se veniva, poteva stare da lui, poi pensò che nella stanza laterale c’era appena un letto e che in ditta c’era un gran via vai. Le chiese dunque in che tipo di stanza volesse stare. Yao Jia rispose che voleva una finestra, un posto dove lavarsi il viso e la possibilità di mettere lei stessa il chiavistello di notte. Lo disse in poche parole. Lui se le segnò una per una. Gli sembravano più concrete dell’intera casa di famiglia che un tempo aveva immaginato per lei.
Disse che al ritorno si sarebbe informato sulle locande vicino al magazzino. Per dire che un posto andava bene, non poteva basarsi soltanto sulle sue abitudini di viaggiatore stipato in barca. Yao Jia annuì e aggiunse che, se fosse partita il due e tornata l’otto, la bottega sarebbe rimasta chiusa sette giorni. Il giorno prima avrebbe consegnato tutta la merce promessa. La zia avrebbe dato un’occhiata alla casa e alla bottega, senza vendere al posto suo. Le sarebbe dispiaciuto perdere quegli incassi, perciò avrebbe portato abbastanza denaro suo, lasciando da parte i due gruzzoli per comprare gli ingredienti e restituire le cauzioni dei recipienti.
Lu Yan le chiese se stavolta ci fosse un posto dove poteva andare insieme a lei. Yao Jia lo guardò e disse che certo che c’era, altrimenti perché sarebbe andata sulla sua riva? Ma voleva anche vedere da sola la via delle spezie e assaggiare la zuppa di uno sconosciuto, senza che lui a ogni sosta le dicesse prima che cosa andava bene. Lui sorrise e rispose che, se l’avesse accompagnata, avrebbe aspettato prima di levarle i cipollotti dalla ciotola. Lei colse il riferimento alla lettera di sua madre, rise tanto che le tremarono appena le spalle, lo indicò con un dito e disse «appunto».
L’indomani andarono davvero all’approdo locale a chiedere dei posti passeggeri per scendere il fiume. Ce n’erano sulla corsa del secondo giorno del mese, con arrivo a Yuepu la sera del terzo. Sessanta monete a passeggero, a bordo davano solo acqua calda, per mangiare bisognava portarsi qualcosa o comprare agli approdi lungo il fiume. Yao Jia fece segnare il proprio nome al barcaiolo e pagò dieci monete per tenere il posto, con le altre cinquanta da dare alla partenza. Lu Yan era lì accanto e la guardò posare il denaro con le sue mani. Solo allora gli parve d’un tratto che, quando fosse tornato a Yuepu, anche l’attesa di vederla scendere dalla barca avesse ormai una data.
Il venticinque scese lungo il fiume, arrivò alla compagnia la sera del ventisei e l’indomani andò a chiedere alla locanda. Si chiamava Donghuai ed era a una strada di distanza dal magazzino. La locandiera si chiamava Qiu. Controllò le tre notti che chiedeva e lo condusse di sopra, in una stanza che dava sul cortile. La finestra si apriva, il letto era stabile, il chiavistello teneva bene e ciascuno poteva prendersi un catino per lavarsi il viso. Di notte c’era qualcuno in cortile, e una volta entrati gli ospiti non si ritrovavano chiusi in un vicolo buio che non conoscevano.
Il prezzo era di diciotto monete a notte. Per la terza, la quarta e la quinta notte del mese erano cinquantaquattro in tutto. Cinque in anticipo per tenere la stanza e quarantanove da saldare al soggiorno. Lu Yan pagò di tasca sua quelle cinque monete e chiese alla locandiera di mettere via la coperta spessa già piegata accanto alla finestra, perché in una notte d’estate non si soffocasse dal caldo. La locandiera gli disse di aspettare che arrivasse l’ospite e lasciarla scegliere da sé. C’erano anche donne freddolose. Lui sorrise, disse che andava bene e lasciò la coperta dov’era.
Quel giorno partiva una barca diretta a monte. Scrisse all’Acetaia Yao il prezzo della stanza, il nome della via e gli ottanta wen per la barca di ritorno del sei. La lettera poteva arrivare al più presto la sera del ventinove. In fondo scrisse che i cinque wen della prenotazione glieli offriva lui e che, se una volta arrivata la stanza non le fosse piaciuta, non doveva restarci per quei cinque wen, né rinunciare a dormire bene una notte per riguardo a lui. Dopo aver scritto questo, il pennello si fermò di nuovo. Alla fine aggiunse che l’avrebbe aspettata all’approdo la sera del tre e che, se la barca avesse tardato, avrebbe aspettato un po’ di più. Lei guardasse bene la passerella, prima di venire a cercarlo.
La sera del primo giorno dell'ottavo mese arrivò la breve risposta che lei aveva mandato il trenta con la barca diretta a valle. Yao Jia diceva che il posto era prenotato e che restavano confermati la partenza il due e il ritorno l'otto. Aveva tenuto in tutto trecentoventi wen per il viaggio, compresi i dieci già anticipati, e la cauzione per gli utensili della bottega rimaneva com'era. La zia aveva accettato di riporre il setaccio e badare alla chiave, senza aprire le sue giare. I cinque wen per prenotare la stanza glieli lasciava offrire e, una volta laggiù, lei gli avrebbe offerto un pasto. Che non cominciasse a indovinare al posto suo che cosa volesse mangiare.
Finito di leggere, Lu Yan sorrise a lungo. In un angolo del foglio lei aveva disegnato un flautino e accanto aveva scritto soltanto «tre note in più dell’ultima volta», senza disegnare altri omini a testa in giù. Lui ripose la lettera separatamente da quella con l’omino di legno e dalla finestra sentì l’ultimo carro della casa commerciale passare sulle lastre di pietra con un lungo fragore. Lei sarebbe partita l’indomani e arrivata il giorno seguente. D’improvviso, ogni punto di quel tratto di fiume che conosceva così bene sembrava custodire un colore che lui non aveva ancora visto.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《长干行二首》 di Li Bai e il racconto originale di questo sito «Vecchi conti tra le prugne verdi». Personaggi, ditte commerciali, prezzi, geografia e cronologia sono interamente inventati; conserva il nucleo dell'opera originale: chiarire i vecchi debiti, restituire visibilità alla maestria artigiana e al lavoro, e ridefinire da adulti i termini dei rapporti. Non è una biografia del poeta.
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