Romanzo di rotte commerciali e ricongiungimenti, ambientato in un'antichità immaginaria
Restituire un fascio alla volta
Ku Wuji · Creazione con IA · 11359 caratteri · circa 12 minuti
Il tre del sesto mese, nel magazzino fresco c’erano cinque involti di foglie appena raccolte. Il loro profumo era così limpido che Lu Yan si fermò un istante sulla soglia.
Yu Erniang mise le foglie campione del nuovo compratore accanto alle proprie. Il compratore voleva farne fagottini di riso più stretti, con foglie sottili e uniformi. Scegliere solo quelle grandi non serviva. Le sfogliò per un po’, poi, d’un tratto spazientita, ne scostò una troppo larga. Una volta si lamentavano che erano piccole, ora che erano grandi. Se dalle bocche della gente potessero crescere foglie, le risparmierebbero tutta quella fatica, stagione dopo stagione.
Liang Baishun sedeva accanto al supporto, scegliendo gli spaghi con la sinistra. A sentirla rise e disse che, se davvero diventassero foglie, lei sarebbe la prima a non volerle vendere. Yu Erniang indicò il mucchio accanto a lui e gli disse di non approfittare della chiacchiera per infilarci di nuovo gli spaghi corti. Quel giorno i fasci avrebbero anche tenuto, ma se all’apertura si fossero allentati tutti, sarebbe toccato rifarli. Lu Yan posò il registro, prese uno degli spaghi e sentì la giunta. In effetti, fra gli spaghi vecchi c’erano dei pezzi corti. Liang non ce li aveva messi apposta. Con la spalla destra che gli dava impaccio, non riusciva a raggiungere il mucchio posato di lato.
Scambiò di posto i due mucchi, quello delle corde lunghe e quello delle corte. Liang Baishun ci diede un’occhiata e disse che bastava farlo prima, lui era lì a scegliere come se dovesse trovare la strada per le formiche. Lu Yan rise, passò la mano sul vecchio telaio da trasporto e ricordò il piede che lui stesso aveva sorretto quella notte del quarto mese. Anche adesso nel magazzino c’era chi lo chiamava responsabile Lu, ma il registro alle sue spalle gli consentiva di annotare soltanto le quantità effettive, secondo quanto verificato dalla ditta. Il piano originario era in mano all’addetto Yan e ciascuno aveva già confermato il proprio posto a bordo per il carico.
I cinque pacchi sarebbero scesi lungo il fiume a una bottega di riso avvolto nelle foglie con cui si erano appena accordati. Per le consegne successive la bottega Gao si era già rivolta ad altri. Nel parlarne, Yu Erniang si lamentò solo che il nuovo addetto agli acquisti fosse tornato a proporle il vecchio prezzo, come se, smettendo di servirsi del suo lavoro per un po’, potesse poi ricominciare da capo a tirare sul prezzo. L’arrivo di un nuovo cliente non le fece dire che il vecchio accordo contasse poco, e non diede già per sue tutte le future ordinazioni del nuovo cliente.
Lu Yan controllò prima gli involucri. Quando stava per aprire il secondo, Yu Erniang gli disse di aspettare, ci avrebbe pensato lei. Lo spago era stretto e il nodo tratteneva un po’ d’umidità. Sollevato l’involucro, si videro davvero delle pieghe bianche sui bordi delle prime foglie. Lui allungò la mano per separarle, senza farle passare nel mucchio di quelle buone. Lì accanto Liang Baishun sibilò che il giorno prima le aveva pur detto di non usare quello spago sottile, che a stringere così sembrava una fascina.
Yu Erniang arrossì un poco. Disse che il giorno prima si era fatto tardi e aveva pensato che, con un involucro così spesso, stringere di più avrebbe reso il pacco più facile da portare. Scartò i fogli rovinati dalle pieghe senza chiedere a Lu Yan di segnare sul registro che si erano schiacciati durante il viaggio. Dei cinque pacchi sciolsero solo quello e stesero di nuovo delle foglie morbide e più larghe per avvolgerlo. Lu Yan tenne fermo un capo, lei lisciò dall’altro e, solo quando ebbe tutto ben allineato sotto le mani, fece rifare il nodo a Liang Baishun.
Fuori passò un venditore ambulante con focaccine calde. Il loro profumo si mescolò all’odore delle foglie. Liang Baishun stava per chiamarlo, ma Yu Erniang gli chiese se non avesse già mangiato la mattina. Lui si tastò la pancia e rispose che aver mangiato era una cosa, sentire adesso quel buon profumo era un’altra. Lu Yan rise mentre teneva premuto il collo. Appena allentò la sinistra, un angolo delle foglie si sollevò. Yu Erniang gli disse di ridere dopo e intanto di tenerlo giù. Lui si affrettò a premerlo di nuovo e continuò a ridere, pensando che stavolta perfino un collo di foglie sapesse scegliere il momento per metterglisi contro.
Dopo aver rifatto il collo, Liang Baishun allargò l’asola e mostrò a Lu Yan dove afferrarla. Il nodo faceva un giro in più da un lato rispetto al solito, così il peso si distribuiva su due tratti di corda larga senza stringere tutto in un punto. Lu Yan provò a imitarlo. Al primo giro gli uscì un intreccio di troppo. Liang gli disse che aveva girato la corda al contrario. Lui disfece tutto e riprovò da solo. Era abituato a insegnare agli altri come abbracciare un orcio per sollevarlo e come fermarlo con un pezzo di legno, ma con i bordi di un collo di foglie era Liang a saperci fare. Gli bastava allentare e stringere le dita perché tutto scorresse molto meglio di quando provava Lu Yan.
Yu Erniang li guardò per un po’, poi portò davanti alcune foglie campione per farle esaminare al garzone Yan, senza restare a sorvegliare ogni loro gesto. Lu Yan e Liang Baishun si sedettero ai piedi del telaio e aggiunsero una fascia larga a ciascuno degli altri quattro pacchi. Liang non riusciva ad alzare molto il braccio destro. Quando doveva raggiungere il lato più lontano, chiedeva a Lu Yan di girargli il pacco. Non si ostinava più a protendersi fino a farsi male alla spalla pur di risparmiarsi una domanda. A forza di girare i pacchi, si ritrovarono con i piedi coperti delle foglie sparse che erano a terra.
«Quella signorina Yao che conosci, anche adesso prende solo roba aspra?» chiese d’un tratto Liang Baishun.
Lu Yan teneva fra le dita lo spago e, al sentire il cognome Yao, rallentò il gesto. Rispose che anche lei aggiungeva zucchero di suo. Liang Baishun rise e disse che da giovani tutti volevano fare i forti. Una volta, quando mangiava piccante, lui non vedeva l’ora di far vedere agli altri quanto ne reggesse, e la sera, quando tornava a casa, doveva bere di nascosto. Aveva abbassato la voce. Lu Yan gli chiese se Yu Erniang lo sapesse. Liang lanciò un’occhiata alla porta, chinò la testa e gli disse di parlare piano.
Anche Lu Yan guardò in quella direzione. Yu Erniang era lì a pochi passi, con due focacce calde appena comprate in mano, e di sicuro aveva sentito almeno metà del discorso. Ne posò una accanto al marito e gli chiese se credeva davvero che, quando lui mandava giù l’acqua di nascosto, lei non si alzasse nel cuore della notte a metterla a bollire. Lui rimase di stucco, poi scoppiò a ridere così forte da scuotere la spalla. Subito tirò il fiato e se la tenne con la sinistra, prima che gli altri gli si facessero attorno a domandargli come stava.
La focaccia scottava. Yu Erniang ne spezzò metà per Lu Yan, che aveva le mani occupate. Liang le indicò un posto asciutto dove appoggiarla. Lei la posò e tornò davanti, senza farne il compenso per un altro lavoro su qualche collo. Lu Yan finì il giro di corda e soltanto allora cominciò a mangiare piano. Dal primo morso affiorò un po’ di salsa, così dolce che gli tornò in mente il piattino di prugne del ventisette. Yao Jia, in realtà, ci aveva messo mezzo cucchiaio di zucchero meno di lui.
Il quattro la bottega di riso avvolto nelle foglie mandò un addetto agli acquisti che conosceva bene il tragitto. Esaminò di persona i cinque pacchi e confermò il ritiro con la partenza successiva a quella del cinque, fissata in origine. Era più anziano di quanto Yu Erniang si aspettasse e aveva un occhio acuto. Sfogliando i campioni, mise apposta da parte quelli troppo larghi. Lei non cercò di decantarglieli a tutti i costi. Disse che quelle foglie erano per gli usi sfusi e che, per la sua partita, si sarebbe attenuta alla larghezza del campione. L’uomo annuì e chiese quante altre partite ci sarebbero state dopo il sesto mese. Lei rispose che prima avrebbe guardato i campioni della prossima raccolta. Quel giorno gli confermava soltanto quei cinque pacchi.
Lu Yan mise per iscritto quanto avevano concordato, poi lo lesse ad alta voce e chiuse il registro solo quando entrambi ebbero confermato. L’incaricato degli acquisti aveva anche un carico di tubi di bambù vuoti da portare e chiese se si potesse contare tutto insieme. Dalla porta, il commesso Yan rispose che i tubi andavano contati a parte. La merce già sui telai non poteva diventare un solo collo per il semplice fatto di appartenere alla stessa persona. Lu Yan voltò pagina e aspettò che i tubi fossero effettivamente contati prima di registrarli, senza affrettarsi a promettere anche un posto a nome di Yan.
All’alba del cinque caricarono la merce sulla barca. I cinque colli erano leggeri, ma ingombranti. Per ogni collo, i due che lo sollevavano dovevano attraversare la passerella di sbieco. Liang Baishun indicava da riva le cinghie da afferrare, lasciando il carico sulle spalle dei più giovani. Quando vide un collo inclinarsi verso il basso, chiamò Lu Yan e gli disse di fermarsi. Lu Yan cambiò mano per sostenerlo e scoprì che un’estremità del suo vecchio telaio si era impigliata in un anello di ferro sul fianco della barca. Arretrò di mezzo passo e solo allora il collo si liberò, prima che uno strattone lacerasse le foglie insieme alla corda.
Yin Shunqing quella volta non era al comando. L’addetto rimasto al molo registrò il carico effettivo e fece sistemare prima i cinque colli, poi diede via libera alla gabbia di legno che veniva dietro. Lu Yan sentì un rumore nella gabbia e si voltò. Una gallina aveva cacciato fuori mezza testa e fissava con occhio acuto il filo d’erba accanto al suo piede. L’uomo che portava la gabbia si affrettò a ricacciarla dentro. Rise dicendo che quella mattina aveva mangiato più di lui e che, una volta sul fiume, avrebbe ancora chiesto da mangiare. Risero anche gli altri lì accanto, e la barca prese ugualmente il largo.
Il registro di carico fu consegnato al commesso Yan e Lu Yan tenne a parte una copia con i propri conteggi di verifica. Mancavano ancora due giorni a Yuepu e anche la conferma del ricevimento avrebbe dovuto fare il suo viaggio per acqua. Mise per iscritto soltanto la sigillatura e il carico di quel giorno, senza attestare che fosse tutto in ordine là dove la merce non era ancora arrivata. Yu Erniang ripose la copia per il proprietario della merce e guardò la vela alzarsi. Le spalle le si abbassarono piano. Poi si voltò verso il marito e gli chiese se, a casa, quell’omino di legno stesse finalmente in piedi o no.
Liang Baishun disse che stava in piedi, ma gli mancava ancora un po’ per fare la capriola. Lei rispose che gli aveva chiesto se stava in piedi, e che per oggi vedesse di non levigargli via un altro piede. Lu Yan li seguiva e, a sentirli, gli venne all’improvviso voglia di vedere quell’affare che da tanti giorni doveva fare una capriola e ancora non ci riusciva. Liang Baishun lo vide sorridere e gli disse di passare il pomeriggio del sei, se era da quelle parti, a dare un’occhiata. Il pezzo di legno del falegname He era servito davvero, e ora aveva capito che non bastava intagliare gambe più lunghe.
Quando andò da lui il sei, l’omino di legno era già montato tra due cordicelle. Liang Baishun diede uno strattone con la sinistra e quello si ribaltò davvero per metà. La testa passò per prima, ma i piedi si incastrarono e rimase lì come uno appeso a testa in giù che si rifiutasse di darsi per vinto. C’era anche Xiao Geng, accovacciato più in basso degli adulti. Guardò a lungo col naso all’insù, poi disse d’un tratto che anche così andava bene, almeno il cibo non gli sarebbe finito nello stomaco.
Gao Jiang gli diede una pacca sulla schiena e gli chiese chi gli avesse insegnato quelle sciocchezze. Lui rispose che se l’era inventata da sé. Nella stanza risero in parecchi. Liang Baishun volle riprovare. Regolò la tensione delle due cordicelle e fece un altro tentativo. Stavolta l’omino fece davvero la capriola e ricadde dall’altro lato, ma le ginocchia gli si piegarono di nuovo in una direzione strana. Yu Erniang rise coprendosi la bocca con il fazzoletto e disse che, se mai fosse diventato un uomo in carne e ossa, per prima cosa sarebbe venuto da Liang Baishun a esigere un paio di gambe.
Seduto accanto alla porta, Lu Yan guardava quel pezzetto di legno cambiare verso sulle linee del palmo. Di solito, appena vedeva del legno, pensava a quanto peso dovesse sostenere o a quale punto dovesse proteggere dagli urti. Stavolta una sottile striscia di legno serviva soltanto a far ridere un po’ di gente, eppure riusciva a tenerli seduti lì per mezza giornata senza voglia di alzarsi. Liang Baishun gli chiese se il cavallino di bambù che un tempo era dei Lu ci fosse ancora. Lui rispose che era dietro la porta di casa Yao e che ormai non ci si poteva più montare. Appena lo sentì, Xiao Geng disse che con le ruote sarebbe andato bene, poi tornò a fissare l’omino appeso a testa in giù.
Faceva caldo. Yu Erniang aprì di più la porta e il vento entrò dall’imbocco del vicolo portando un po’ dell’umidità dei panni lavati nella via di là. Lu Yan non aveva ancora avvolto la cordicella come si doveva. Quando provò, l’omino cadde subito a pancia in giù. Liang Baishun lo prese in giro, dicendo che sapeva far di conto ma non le capriole. Lui rise a sua volta, disfece i giri e tese di nuovo la corda fra le dita. Da fuori del cortile qualcuno sollecitò il ritiro delle ceste più tardi. Yu Erniang rispose e si alzò per andare al lavoro. Nella stanza l’omino di legno continuò a fare una capriola dopo l’altra, finché una scaglietta della parte assottigliata accanto all’orecchio cadde sulle ginocchia di Lu Yan e gli si posò lieve sull’abito appena lavato.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《长干行二首》 di Li Bai e il racconto originale di questo sito «Vecchi conti tra le prugne verdi». Personaggi, ditte commerciali, prezzi, geografia e cronologia sono interamente inventati; conserva il nucleo dell'opera originale: chiarire i vecchi debiti, restituire visibilità alla maestria artigiana e al lavoro, e ridefinire da adulti i termini dei rapporti. Non è una biografia del poeta.
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