Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
La paga di mezza giornata
Ku Wuji · Creazione con IA · 11285 caratteri · circa 12 minuti
La prima volta che entrò in casa Gu, Dong Xiaoman tastò lo spago su cui si stendeva la seta prima ancora di guardare i fiori sul tavolo. Lo spago era teso tra due vecchi chiodi e alla pressione del dito si abbassò di mezzo pollice al centro. Gu Qing pensò che volesse dirle che il suo spazio di lavoro era troppo rudimentale e stava per spiegare che l’aveva appena spostato per riparare il muro, ma Xiaoman le chiese se appendesse lì anche la stoffa bagnata. Lei rispose di sì, e Xiaoman si tolse la giacca e la mise su un’altra asta più bassa, lasciando subito libero il posto per la stoffa.
Gliel’aveva presentata la signora Ji. D’inverno alla tintoria c’era poco lavoro, ma le merci per il Capodanno andavano preparate in fretta. Alcuni potevano tornare a casa a riposare, altri per ogni giorno di riposo perdevano un giorno di pasti. Quando era andata a comprare il filo, Gu Qing aveva raccontato che la bottega di Yao voleva provare altri tipi di camelie e che da sola non faceva in tempo. Da dietro mezza pezza di seta la signora Ji le aveva chiesto se cercasse una persona capace di lavorare o una che la chiamasse maestra. Gu Qing aveva trovato strana la domanda e aveva risposto che naturalmente voleva qualcuno che lavorasse bene. Solo allora la signora Ji chiamò la giovane donna che vicino alla porta stava aiutando qualcuno a legare un pacco.
Xiaoman aveva tre anni meno di lei, ma quando parlava non sorrideva per prima cosa. Saputo che si trattava di fare fiori, chiese subito chi avrebbe fornito il materiale già tinto e se poteva lavorare una giornata intera o mezza. Gu Qing rispose punto per punto e alla fine propose di cominciare con mezza giornata. Se fosse arrivata presto, avrebbe finito prima di pranzo. Quanto al compenso, stava per proporre sei wen per mezza giornata. Poi guardò il filo appena comprato e, temendo che l’altra fosse lenta, cambiò idea. Per cominciare, avrebbe rivestito gli steli e separato i petali, due wen per ogni unità finita, che per tre faceva sempre sei.
Xiaoman annuì appena. Senza dire quale compenso preferisse, chiese soltanto che cosa contasse come un pezzo. Gu Qing glielo mostrò con un fiore che aveva già pronto. Lo stelo sotto la corolla andava rivestito per bene e i petali preparati nel numero previsto per ciascun fiore. A lei non spettava rifinire il centro, la parte più delicata. Xiaoman girò lo stelo, osservò bene il verso del filo e posò il fiore al centro del tavolo. A entrambe parve di essersi spiegate a sufficienza. Non si chiesero che cosa sarebbe successo se un pezzo fosse venuto male o come si sarebbe contato il tempo perso a cambiare il modello.
Shen Su uscì dalla stanza e, quando sentì che si chiamava Dong, le chiese se venisse dalla tintoria del ponte sud. Xiaoman disse di sì e la salutò chiamandola nonna Shen. La nonna fece un cenno con la mano e indicò uno sgabello accanto al tavolo perché si sedesse, senza cederle il proprio posto. Gu Qing, andando a prendere i materiali, si accorse che in tre attorno al tavolo spostato all'interno si intralciavano un po' con le gambe. Portò una vecchia asse di porta per allungare l'altra estremità. Xiaoman disse che non serviva tutta quella larghezza, le bastava un palmo di spazio accanto alla mano.
La prima porzione di lavoro fu pronta in fretta. Xiaoman aveva una mano meno fine di Gu Qing, ma ferma. Avvolgendo il filo non tirava di traverso lo stelo di bambù per la fretta. Dispose i petali bianchi già separati dal più largo al più stretto, senza lasciare i due più piccoli schiacciati sotto quelli grandi. Sembrava che facesse come in tintoria, quando per stendere la seta si guarda per prima cosa da che parte prenderà più colore. Gu Qing la osservava, molto soddisfatta, ma riluttante a dirlo troppo apertamente fin dall’inizio, per paura che poi Xiaoman non volesse più sentire le sue correzioni.
Dalla seconda partita Gu Qing scartò due petali, dicendo che erano un po' troppo sottili ai bordi. Xiaoman li prese e li guardò in controluce, poi chiese se la stoffa fosse già sottile o se toccasse a lei rifilare i bordi. Gu Qing disse che contavano entrambe le cose. Se un cliente trovava un bordo sfilacciato, la colpa ricadeva comunque su chi faceva il fiore. Xiaoman lasciò cadere la frase, sostituì i due petali e mise quelli originali nel piattino degli scarti, separati dal vassoio ordinato. A quel gesto Gu Qing non poté fare a meno di chiedere se non potessero tenerli per fare dei fiorellini. Xiaoman disse di sì, purché li mettesse da parte e non lasciasse che la volta dopo lei li riprendesse per contarli fra quelli buoni.
Arrivate al terzo lotto, Shen Su cominciò a infilare il filo sottile per Gu Qing. Provò in un punto ben illuminato, avvicinando e allontanando l’ago finché, dopo un bel po’, il filo passò. Gu Qing stava per dirle di lasciar perdere, ma Xiaoman abbassò prima il sacchetto degli aghi e disse che con una cruna un po’ più larga l’estremità del filo grosso si sarebbe sfilacciata meno facilmente. La nonna alzò gli occhi e disse che un ago grosso lasciava buchi nella seta fine. Xiaoman annuì e rimise l’ago dov’era, senza insistere per dimostrare che se ne intendeva anche lei.
Gu Qing avvertì un po' di freddezza tra loro e si affrettò a prendere la camelia nuova per chiedere un parere a Xiaoman. Il modello veniva dalla bottega degli Yao. I petali esterni dovevano essere folti e il centro meno rado di quello dei fiori di pruno. Dopo averla guardata, Xiaoman arricciò di colpo un petalo verso l'esterno e lo sostenne di sbieco, come se il fiore, appena dischiuso, si fosse voltato incontro al vento. A prima vista Gu Qing lo trovò bello. A guardarlo una seconda volta le parve diverso dal modello degli Yao e le disse di posarlo e di attenersi, per ora, all'originale.
Xiaoman fece un sorriso, se di sorriso si trattava, e si infilò il petalo arricciato accanto al vecchio spillone di legno, dietro la testa. Non aveva i capelli raccolti molto stretti e contro il nero della chioma il petalo pareva così leggero da poter cadere da un momento all'altro, eppure rimase dov'era. Gu Qing stava per dirle di toglierlo. Era un pezzetto di stoffa, ma non per questo poteva portarselo via tra i capelli. Aveva già le parole sulla punta della lingua quando la nonna osservò che così almeno il fiore non le copriva il viso. Gu Qing si trattenne, prese un altro petalo per Xiaoman e disse che non intendeva scalarle il costo della stoffa. Temeva soltanto che ne mancasse uno per l'ordine.
Xiaoman si tolse il fiore, lo rimise sul bordo del tavolo e disse che quel petalo se lo contava come una prova venuta male, da lasciare fuori dalla quantità da consegnare. Lo disse in tono piano, ma Gu Qing si sentì a disagio senza saperne il motivo, come se, prima ancora di diventare una persona capace di dare da mangiare a qualcuno, avesse già imparato a contare con gli occhi ogni movimento delle mani altrui. Tirò fuori sei monete, aspettò che Xiaoman mettesse in ordine le tre partite e le posò sul bordo più esterno del tavolo. Non mancava nemmeno una moneta.
Xiaoman non prese subito i soldi. Chiese se dovesse venire anche l’indomani. Gu Qing le disse di sì, alla stessa ora. Se fosse dovuta uscire, avrebbe chiesto alla nonna di dare un’occhiata. Xiaoman guardò Shen Su e solo allora mise il denaro nel borsellino alla cintura. Disse che forse l’indomani avrebbe tardato un po’, perché in tintoria doveva prima dare una mano a sollevare il materiale dell’ultima vasca da finire. Gu Qing disse che andava bene. Dentro di sé calcolava già quanto lavoro si sarebbe perso per quel ritardo, ma non chiese a Xiaoman se per quella vasca la pagassero a cottimo o a mezza giornata.
Dopo che Xiaoman se ne fu andata, la nonna riprese il petalo arricciato che aveva lasciato e disse a Gu Qing di guardare il rovescio. Non era stato ricavato con la vecchia sagoma di casa loro. Il bordo era appena obliquo, così una volta rivoltato non sembrava arricciato apposta per tutto il giro. Gu Qing disse che era bello, ma che alla bottega di Yao volevano altro. Shen Su rispose che neanche lei le aveva chiesto di cambiare il modello del cliente, e rimise a posto il petalo. D'un tratto Gu Qing ebbe l'impressione che sullo stesso tavolo ci fossero due modi diversi di dire «è bello», solo che al momento non poteva occuparsi del secondo.
Non riuscì ad aspettare i cinque giorni pattuiti e già il pomeriggio seguente andò al mercato orientale a vedere gli otto fiori. Yao Liao disse che ne aveva venduti cinque e ne restavano tre. Il prezzo era di sei wen al pezzo, quindi quel giorno poteva liquidargliene trenta. Gu Qing prese il denaro. La somma era più ordinata di quelle che metteva insieme anni prima vendendo un fiore alla volta sul ciglio della strada, eppure non si sentiva sollevata come aveva immaginato. Aveva già comprato i materiali nuovi e pagato Xiaoman, e doveva ancora riportare a casa i tre fiori invenduti per cambiarne il modello. Avere in mano quella fila di monete non significava poterla spendere tutta per altro.
Vedendola fissare le monete, Yao Liao le chiese se volesse smettere di fare i fiori. Gu Qing scosse la testa e si affrettò a dire che il prezzo le andava bene. Era la prima volta che qualcuno l’aiutava e voleva calcolare come organizzarsi per stare al passo. Yao Liao disse che anche lei faceva ogni giorno conti del genere. Una delle tre donne che lavoravano per lei doveva presto tornare a casa ad assistere un malato, ma di fiori per le feste ne servivano comunque. Se Gu Qing poteva davvero fornirgliene di più, avrebbe preso sia camelie sia fiori di pruno, a patto di concordare ogni volta il modello in anticipo, così da evitare che a lavoro finito si lamentasse che i clienti non lo apprezzavano.
Gu Qing rimise a posto i tre rami invenduti. Uno era corto e, a stare tanto tempo premuto contro il bordo del banco, si era un po’ storto. Quando allungò la mano per raddrizzarlo, la donna dietro il banco le porse un pezzetto di filo e le disse di non forzarlo. Gu Qing la ringraziò sorridendo e anche l’altra sorrise. Le chiese se la ragazzina appena arrivata a lavorare da lei si chiamasse Dong di cognome. Avevano lavorato insieme in tintoria. Sapere che Xiaoman aveva trascorso altrove giorni per cui qualcuno ancora la riconosceva la colse, chissà perché, un po’ di sorpresa, come se la persona che aveva preso per mezza giornata dovesse appartenere tutto il giorno al suo tavolo.
Il quindici Xiaoman arrivò infatti con un quarto d’ora di ritardo. Quando entrò, aveva una macchia blu scuro sulla manica, ancora umida dopo averla lavata. Gu Qing le chiese per prima cosa se avesse macchiato la sua stoffa bianca. Xiaoman disse che non l’aveva toccata e andò di sua iniziativa a lavarsi le mani. Quando tornò, Gu Qing le spinse davanti un gruppo di steli di bambù preparati l’altro giorno. Disse che in due il filo era troppo lento e bisognava rifarli. Xiaoman li tastò senza discutere, svolse il filo vecchio in un piattino e ricominciò ad avvolgerli per bene.
In quella mezza giornata consegnò soltanto due lotti. Gu Qing contò quattro wen in base alla quantità. Xiaoman tese la mano, poi esitò e chiese se i due steli smontati non contassero come lavoro. Gu Qing disse che all’inizio non erano stati fatti bene; anche a lei la bottega Yao faceva lo stesso conto e, quando qualcosa veniva respinto, bisognava rifarlo. Xiaoman alzò il capo e la guardò, come se avesse una frase molto lunga da dire, ma alla fine rispose soltanto che aveva capito. Ripose i quattro wen e pulì comunque il tavolo prima di andarsene, senza sbattere la porta né esibire il proprio dispiacere davanti alla nonna.
Shen Su non era mai intervenuta. Aspettò che Gu Qing cominciasse a fare il centro dei fiori e le chiese se quei due steli potessero essere venuti male perché l’altro giorno non aveva spiegato con chiarezza in che verso avvolgere il filo. Gu Qing disse che aveva mostrato un modello. La nonna le chiese allora se alla base di quel modello non ci fosse un giro di filo nascosto e se avesse smontato il fiore che aveva mostrato a Xiaoman la prima volta. La mano di Gu Qing si fermò. All’improvviso ricordò di averle mostrato solo l’esterno, senza sciogliere il nodo sotto il centro del fiore. Voleva rincorrerla per darle i due wen mancanti. Poi vide che all’imbocco del vicolo c’era già più gente e si disse che parlarne domani sarebbe stato lo stesso.
L’indomani arrivarono altri materiali e altri clienti a chiedere dei fiori. Gu Qing mise i due wen insieme agli spiccioli per gli aghi e, mentre spostava i materiali, dimenticò a che conto appartenessero. Xiaoman continuò a venire puntuale. Ogni tanto cambiava verso allo spillone di legno dietro i capelli, ma non si appuntava più a caso un petalo nuovo. Il fiore di prova dai petali ripiegati all’esterno rimase schiacciato sotto una ciotola vuota a un lato del tavolo. Quando Gu Qing se ne ricordò, non si vedeva più quella leggerezza che all’inizio pareva fatta di vento.
La sera del diciassette, Gu Qing scoprì che la nonna aveva sistemato sei centri di fiori mentre lei era fuori. I punti erano stati fatti lentamente e in uno c'era un passaggio sbagliato. Appena lo vide, Gu Qing volle disfarlo. Shen Su sedeva accanto al braciere col dorso delle mani arrossato, senza dire quanto avesse fatto. Alla fine Gu Qing non prese le forbici. Mise quel fiore da parte e chiese prima alla nonna se avesse mangiato. La nonna rispose che aveva mangiato mezza scodella di pappa, e lei andò al focolare a scaldare la metà rimasta. Non voleva guardare quei sei centri né ammettere da quando avesse cominciato a lamentarsi dell'aiuto fatto male e, al tempo stesso, a sperare che al tavolo ci fosse sempre qualcuno a finire ciò che le restava da fare.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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