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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

Due piccole filze di monete

Ku Wuji · Creazione con IA · 11773 caratteri · circa 12 minuti

Una volta rovesciati sul tavolo, i soldi sembravano meno di quando erano nella cassapanca dei vestiti. C’erano sei filze da cinquanta monete e quindici monete sciolte sul fondo della ciotola. Gu Qing contò due volte. I cinque wen del signor Ding erano stati spesi davvero e da nessuna piega rotolò fuori una moneta in più. Shen Su, seduta accanto a lei, piegava e distendeva piano le dita sulle ginocchia senza metterle fretta di dire la somma.

Gu Qing spinse due delle filze a sinistra. Se avesse tirato fuori cento monete, ne sarebbero rimaste duecentoquindici. Cento andavano messe da parte come riserva per riso, verdure e combustibile, e in inverno non avrebbe più potuto usarle per far fronte al prezzo dei materiali. Con quel che restava avrebbe comprato seta, filo, appretto e steli di bambù, e ogni cosa doveva cominciare a rendere. Il banco coperto che pensava di affittare per duecento monete era sparito sotto i suoi occhi, preso da un altro insieme all’idea di spendere quei soldi. A ripensarci ora, le sembrava una cosa di tanto tempo prima.

Shen Su le chiese che cosa sarebbe successo ai soldi rimasti se avesse rovinato una partita di fiori. Gu Qing rispose che in quei mesi non ne aveva mai rovinata una grossa. Appena finito di dirlo, scorse il ramo di susino di seta invenduto sotto la finestra e si corresse. Per il momento avrebbe evitato i colori troppo difficili. La nonna non approfittò di quell’occhiata per darle una lezione. Posò solo una piccola matassa di filo vecchio al centro del tavolo e disse che quel filo era vecchio, ma sarebbe stato sbagliato considerarlo gratuito solo perché era già lì e non avevano dovuto pagarlo quel giorno.

Gu Qing prese il pennello e scrisse sul retro del foglio alcuni caratteri che conosceva: albero, muro, fiori. Quando arrivò al prezzo accanto ai fiori, esitò di nuovo. Un rametto comune si vendeva a otto wen, i materiali ne costavano circa due e, contando il lavoro minuzioso, se ne andava anche metà di un’intera giornata. Se avesse fatto qualche ramo in più per i Wen, ciò che avrebbe potuto scontare non era denaro appena entrato nel borsellino, ma il tempo di parecchi giorni a venire, nei quali avrebbe potuto vendere altri tipi di fiori.

Non rimase a fare i conti fino a notte fonda. La mattina presto del ventuno andò dai vicini con un ramo di fiori di pruno di seta appena fatto e due piccole stringhe di monete. Le altre quattro le lasciò a casa. Wen Jichang la guardò posare il denaro in una ciotola vuota, più serio del giorno prima, quando aveva tracciato la posizione del portone. Disse che mastro He aveva fatto il preventivo. Il tratto di muro accanto all’albero, compresi la protezione del canale e il lavoro per dargli la curva, veniva quattrocentoventi wen. La soglia del portone a sud, la riparazione dell’architrave e il raccordo della tettoia erano a parte. Rispetto al progetto iniziale, la spesa non scendeva dappertutto. In diversi punti, anzi, saliva.

Gu Qing disse che l’architrave serviva all’ingresso del magazzino e che la famiglia Gu non poteva comprare una porta per i carri della merce. Wen Jichang rispose che neppure conservare l’albero rientrava negli obblighi del magazzino. Lei disse che lo sapeva, e che per questo quel giorno non era venuta a mani vuote. Si fermarono un istante, senza inasprire ulteriormente la discussione. Al tavolo, Xu Tan rivoltava un sacchetto di seta. Aspettò che avessero finito di parlare e solo allora indicò al marito la cucitura scucita. Se avessero continuato a mettere merce pregiata in sacchetti vecchi come quello, disse, ci avrebbero rimesso ben più di un sacchetto.

Wen Jichang le chiese quanto potesse offrire in concreto. Gu Qing spinse verso di lui le due stringhe di monete nella ciotola e disse che poteva dare cento wen in contanti e altri cento in venti rami di pruno di seta. Li avrebbe fatti sul modello che aveva portato. I rami non dovevano essere lunghi, ma avrebbe curato fino in fondo i colori e i nodi del filo e consegnato tutto prima del dodici del dodicesimo mese. Se lui voleva soltanto denaro, al momento non aveva duecento wen. Non poteva impegnarsi lì per lì e poi tornare a casa e svuotare tutto quello che le serviva per vivere.

Xu Tan prese il fiore e, prima di chiedere se fosse bello, piegò delicatamente all’indietro un petalo, poi lo lasciò andare per vedere se tornava al suo posto. Gu Qing si allarmò e stava per dirle di non piegarlo troppo, ma prima che aprisse bocca Xu Tan le aveva già restituito il fiore. Disse che il capo del filo andava nascosto bene. I fiori erano per le donne delle famiglie dei clienti che venivano a ritirare la merce. Se si fossero impigliati nei vestiti, per quanto belli, ci sarebbero state lamentele. Era disposta a prenderli a cinque wen l’uno, escludendo il rosso troppo carico. I venti steli andavano consegnati in tre volte, così da evitare che arrivassero tutti insieme per poi scoprire che non erano adatti.

Gu Qing non si aspettava che Xu Tan avesse davvero già in mente a chi destinare i fiori. Si sentì sollevata per un istante e subito precisò che non si poteva cambiare il modello a ogni fiore. Xu Tan la guardò e le disse di farne prima di due tipi. Scelto quello giusto, avrebbe continuato su quel modello. Meglio chiarirlo subito che scegliere un colore quando fossero arrivati tutti e venti. Solo allora Gu Qing rilassò le spalle, riprese il fiore campione e si preparò a nascondere meglio il capo del filo.

Quando si parlò di quel tratto di muro, Wen Jichang insistette perché la famiglia Gu si accollasse la metà della spesa. Su quattrocentoventi wen, disse, duecentodieci a testa era il conto più semplice. Gu Qing contò le due filze di monete nella ciotola e di colpo sentì che non poteva lasciar correre nemmeno quei dieci wen in più. Disse che ne aveva proposti duecento e che a ogni nuova voce non avrebbe aggiunto la sua parte. Il muro accanto al pozzo e all’albero era in comune, ma i lavori vicino all’ingresso del magazzino non riguardavano il cortile dei Gu. Wen Jichang stava per replicare, ma Xu Tan chiese per prima se nel preventivo del muratore fosse stata conteggiata a parte la tettoia da raccordare al portico a sud.

I tre tornarono da He Fengqiu. Il muratore usò un vecchio tratto di corda per segnare di nuovo dove cominciava e finiva la curva del muro, poi spiegò come si divideva quella mezza giornata di lavoro su cui c’era disaccordo. Da una parte bisognava aggirare l’albero, dall’altra decidere dove far defluire la pioggia dal nuovo ingresso. Non bastava dividere a metà a tavolino. Gu Qing ascoltò con attenzione. Prima aveva pensato che, a chiedere il prezzo, sembrasse tirchia solo perché era povera. Ora che neanche He Fengqiu voleva far sparire quella mezza giornata dal conto, nemmeno lei lasciò correre sui dieci wen.

Alla fine stabilirono che la famiglia Gu avrebbe contribuito con duecento wen: cento pagati subito e cento compensati con venti rami di fiori; la famiglia Wen avrebbe sostenuto gli altri duecentoventi wen per la parte accanto all'albero, mentre per la porta sud avrebbe fatto i propri conti a parte. He Fengqiu aveva l'agenda piena fino a fine anno e non poteva venire prima del quattro del dodicesimo mese. I Wen avrebbero intanto sgomberato il vecchio focolare e riparato la stanza a nord, senza dover aspettare inutilmente quei dieci e più giorni. Soltanto sentendo quella data Gu Qing capì che la decisione di conservare l'albero aveva per il momento preso piede: averne parlato non significava che ci fosse già un muro nuovo a proteggerlo.

La signora Chen e nonna Liu non avevano partecipato alla discussione sulle spese del muro, ma volevano entrambe vedere dove sarebbe stata la nuova porta. La signora Chen portò un vecchio telo già messo ad asciugare e lo lasciò ricadere, per vedere se avrebbe sfiorato il carro. Nonna Liu ritrasse i piedi anteriori del banco dei fagioli e chiese se, quando pioveva, sotto la tettoia all'ingresso ci sarebbe stato ancora un posticino per lei. Wen Jichang disse che non poteva tenere il banco tutto il giorno sul passaggio dei carri. Al mattino e alla sera, quando non ne passavano, poteva tenersi un angolo. Se arrivava la merce, doveva dare la precedenza. A nonna Liu parve che la facesse troppo lunga. Non rispose, ma girò ugualmente i piedi del banco nella direzione che lui le aveva indicato.

Anche Gu Qing doveva cedere qualcosa. I carri del magazzino non sarebbero più passati vicino al pruno, ma a casa sua non avrebbero più potuto accatastare la legna per l’inverno contro quel tratto di muro. Il vecchio fosso ai piedi del muro doveva restare libero, senza foglie secche né carta ad ammucchiarsi sopra. Gu Qing disse dapprima che il fosso lo puliva sempre. Shen Su, che chissà da quando era sulla soglia di casa, le gridò da oltre il muro che si era intasato anche l’inverno di due anni prima e che era meglio non parlare con tanta sicurezza. Gu Qing sentì il viso scaldarsi e dovette annuire. Disse che d’ora in poi, quando pioveva, avrebbe controllato subito e, se si fosse intasato davvero, l’avrebbero ripulito insieme.

Il mediatore prese la carta da un baule della vecchia casa. I bordi erano un po' umidi e Ding Fengquan, venuto a esaminarla, disse che quel foglio non si sarebbe conservato a lungo e che andava sostituito con uno asciutto. Mise per iscritto, punto per punto, i confini delle due proprietà, il mantenimento dell'albero e del canale e la ripartizione delle spese del muro. Lasciò indeterminato a quale famiglia appartenesse d'ora in poi l'intero albero, e anche se sarebbe sopravvissuto fino all'anno seguente. Quando lesse che la famiglia Gu non poteva accatastare legna, Gu Qing si sentì ancora a disagio e non poté fare a meno di guardare la nonna. Shen Su ascoltava in piedi, come se in quelle parole non ci fosse nulla di cui vergognarsi.

Wen Jichang pagò sei wen per carta, inchiostro e scrittura; Gu Qing non insistette più per pagare quella piccola somma al posto suo. Sapeva scrivere il proprio nome, ma il tratto orizzontale inferiore di 青, Qing, le venne troppo lungo, quasi a toccare la firma accanto. Voleva cancellarlo e ricominciare, ma Ding Fengquan la fermò: bastava che lo riconoscesse di persona, che l'avesse scritto lei; non occorreva rifinire anche il nome come un fiore di seta. Con il pennello tra le dita, lei sorrise appena e solo allora allentò la presa.

Quando incassò il denaro, Wen Jichang non rilasciò una ricevuta fittizia per i venti rami di pruno di seta come se fossero già in magazzino. Annotò a parte quantità e scadenze e disse che le avrebbe spuntate a ogni consegna. Gu Qing chiese al maestro di rileggerle quel passo e, una volta verificato, piegò la sua copia. La carta era più leggera del denaro, eppure, una volta infilata nella manica, se ne sentiva un angolo rigido. Capì finalmente che il foglio conteneva, oltre alla promessa altrui di non farle un torto, anche cose che da quel momento spettava a lei fare.

Una volta a casa, Shen Su le chiese prima dove pensasse di spostare la legna per l’inverno, lasciando stare i soldi rimasti. Gu Qing rispose subito che l’avrebbe messa dietro la cucina. Soltanto quando andò a vedere scoprì che lì c’erano ancora mezza cesta di vecchie stecche di bambù e un secchio rotto. Spostarono roba per un bel pezzo prima di liberare per la legna uno spazio che lasciasse aprire la porta. Un pezzo di corteccia tirò un filo al polsino di Gu Qing, proprio dove lo aveva rammendato il giorno prima, e la cucitura si aprì di nuovo. Lei si arrabbiò e diede un calcio al secchio rotto. Il secchio rotolò e rovesciò il piattino in cui la nonna teneva la cenere di carbone.

Shen Su non disse che, visto che l'albero era rimasto, dovevano essere contente. Si appoggiò allo stipite e scoppiò a ridere. Gu Qing si voltò a fulminarla con lo sguardo, ma la nonna disse che ogni anno dicevano di dover buttare quel secchio e ogni anno nessuno lo buttava. Ora sembrava che il secchio avesse deciso per loro. Gu Qing pensò di dargli un altro calcio, poi vide che in mezzo alla cenere del piattino c'era un piccolo ago che le era caduto. Alla fine si accovacciò a cercarlo con calma. Anche la nonna portò uno sgabello basso e prese un vecchio cesto per setacciare la cenere. Il vento passò tra loro e tutte e due si ritrovarono con la punta del naso nera.

Quel pomeriggio non fecero fiori. Infilarono di nuovo su una cordicella i duecentoquindici wen rimasti sul tavolo, e Gu Qing avvolse a parte in un pezzo di stoffa la somma destinata ai materiali. La nonna le chiese perché non chiamasse ancora quei risparmi ricavati dai fiori i soldi per partire; lei rispose che per il momento non era ancora il turno di quello. Shen Su annuì, poi si voltò e spinse rapidamente nella fodera della propria cassa dei vestiti un fagottino di stoffa. Gu Qing la vide, ma non fece domande, pensando che fosse ancora filo vecchio conservato senza avere il cuore di usarlo.

Il terzo giorno i Wen cominciarono col demolire il vecchio focolare. La cenere si levò oltre il muro e Gu Qing raccolse uno per uno i pezzi di seta bianca, con un po' d'impazienza. L'albero era rimasto, ma la vita non era tornata tranquilla di colpo. Portò dell'acqua e la sparse a terra. Sentì qualcuno chiamare la signora Xu dall'altra parte e dirle che i mattoni smontati dal focolare non si potevano riutilizzare tutti. Xu Tan gli rispose a voce alta di mettere da parte quelli crepati, perché quello che risparmiavano oggi non crollasse domani. Gu Qing inghiottì il lamento che stava per uscire. Anche lei scartò tre steli incrinati dal cesto di bambù, senza cercare di tenerli insieme con l'appretto.

Più tardi, Shen Su allontanò un po' dalla finestra il primo rametto di pruno di seta rimasto invenduto, dicendo che lì, esposta alla corrente, la corolla avrebbe patito il sole. Gu Qing stava per dirle che i fiori di seta non temevano il vento, ma vide che il bordo dei petali chiari era già cambiato appena e si limitò a spostare il vaso più all'interno. Da fuori continuava ad arrivare il profumo del pruno, ora più intenso, ora più tenue. Con quello non si poteva fare come con i venti rametti promessi, stabilendo quanti al giorno. Distese della seta nuova sul tavolo, fermò da un lato la sagoma di carta del primo fiore e cominciò ritagliando due petali.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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