Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
L’ombra estiva del pruno
Ku Wuji · Creazione con IA · 11039 caratteri · circa 11 minuti
La mattina del settimo giorno del sesto mese, Gu Qing si fermò all’imbocco del vicolo e la prima cosa che vide fu il carico di fagioli di nonna Liu. Aveva una stanga nuova, di legno chiaro, appoggiata di traverso al muro. Quella vecchia, annerita dall’uso, ora serviva a reggere la tettoia. Nonna Liu alzò gli occhi e le salutò ad alta voce, «Siete tornate», mentre con le mani continuava a servire i fagioli ai clienti. Nessuno si era preparato ad aspettarle in piedi davanti alla porta e nessuno chiese quante filze di monete valesse, alla fine, quel viaggio.
Gu Qing portò il rotolo delle coperte per la nonna. Arrivata davanti a casa, vide che l'erba accanto alla porta era cresciuta un poco. La chiave girò nella mano, la porta non si incastrò e dal cortile venne un odore di pietra umida e legno vecchio. Era più stretto di quanto ricordasse, eppure più familiare di ogni stanza delle locande. Shen Su non entrò subito: si fermò accanto al pozzo a guardare l'albero, sollevando la tesa del cappello e cercando le foglie del susino come, prima della partenza, aveva cercato il rosso dei loti.
Le foglie c'erano ancora, rosicchiate dagli insetti, e su un rametto vicino al muro tendevano al giallo. La nonna aggrottò di colpo la fronte e anche Gu Qing si irrigidì. Cognata Ma passava con il cibo, sentì del movimento e si avvicinò col carretto. Disse che il giardiniere Qiu aveva già guardato quel punto e che per ora era meglio non tagliare a casaccio. Con il caldo gli avevano dato poca acqua due volte, poi ne avevano aggiunta come aveva spiegato lui e il germoglio era ancora lì. Lo indicò a entrambe. In punta al rametto si distendeva una foglia nuova e lucida. Non era bella come i fiori d'inverno, ma era viva.
Shen Su si avvicinò e tese la mano verso le foglie gialle, ma si fermò prima di toccarle; sfiorò soltanto quella non rosicchiata dagli insetti. Non chiese chi avesse saltato un giorno e la signora Ma non si affrettò a scusarsi per ogni foglia rovinata. Gu Qing riportò al suo posto il vecchio secchio che aveva ai piedi e si chinò a guardare il fosso. Il canale era pulito e accanto alle due pietre sottili dello sbocco si vedevano i segni di una spazzata recente. Si raddrizzò e ringraziò la signora Ma. Stavolta ringraziava quelle mani per tutti i giorni trascorsi, non una frase che le avesse permesso di partire.
Zia Chen arrivò solo a mezzogiorno. Era tornata da casa della figlia da pochi giorni, aveva il viso un po’ più scuro per il sole e sorrideva con aria vivace. Prima ancora di chiedere come fossero fioriti i loti si lamentò che comare Ma, troppo energica nello stendere il bucato, le avesse allungato un vecchio telo. Comare Ma, lì accanto, negò e disse che era già storto. Si scambiarono due battute e risero. Gu Qing aspettò che finissero, poi chiese se fosse stato saldato quel che restava da pagare per la cura delle piante. Zia Chen disse che avevano già diviso i soldi in base ai giorni, senza aspettare il suo ritorno, e le mostrò i trattini che aveva segnato. Gu Qing li guardò e ripose il foglio, senza pagare di nuovo.
La nonna tirò fuori la scatola del loto grigio e le tre si raccolsero alla finestra per guardare. Il fiore si era schiacciato e non stava più disteso come alla locanda. Una punta si era piegata. La zia Chen chiese ridendo come mai, dopo aver fatto tanta strada, avessero riportato indietro un coso grigio del genere. Shen Su, punta sul vivo, mostrò con le mani quanto fosse grande un fiore vero. Disse che quelli veri erano molto più chiari e che anche sul bordo dell’acqua mica era tutto rosso. Arrivata al fiore mezzo aperto, tacque all’improvviso per un momento. Guardò fuori dalla finestra, come se dietro i rami del pruno restasse ancora un po’ di quella distesa d’acqua.
La signora Chen capì che non le stava mostrando un campione da vendere, smise di rigirare quel loto grigio fra le dita e si portò uno sgabello per ascoltare. Gu Qing mise l’acqua a bollire, senza colmare i vuoti nel racconto della nonna. Da dietro la porta della cucina la sentì dire quanto fossero buone le focaccine di riso e quanto ballassero le assi della barca. Solo il tempo che lei stessa era rimasta immobile sulla passerella lo ridusse della metà. Gu Qing sorrise senza correggerla davanti agli altri. Solo la sera, chiudendo la porta, le chiese se per caso quella passerella si fosse fatta stabile tutt’a un tratto. Shen Su la fulminò con lo sguardo e disse che a una vecchia bisognava pur lasciarle un po’ di coraggio.
Si riposarono per due giorni e lasciarono per il momento dov’erano i trecento wen di casa, senza cambiarli in una pezza intera di seta nuova. Rifatti i conti del viaggio, ne restavano centosessantatré. Anche alcune cose che avevano portato con sé avevano bisogno di cure. Il rotolo delle coperte aveva preso umidità e andava steso ad asciugare, le suole si erano aperte per l’usura e andavano ricucite. Anche questo era ciò che il viaggio aveva lasciato loro tra le mani. Gu Qing destinò una parte del denaro avanzato alle spese di casa e mise da parte il resto per affrontare con calma il prossimo imprevisto, senza infilarlo di nuovo tutto in una fila da mostrare agli altri.
La seconda notte a casa Shen Su si svegliò di soprassalto e chiamò Gu Qing. Lei rispose mettendosi a sedere, convinta che dovesse di nuovo scaldarle il ginocchio. L’anziana disse soltanto che aveva sentito muoversi la corda del pozzo, come se qualcuno stesse attingendo acqua. Gu Qing si mise qualcosa addosso e andò a vedere. Era il vento che aveva spinto il piccolo mestolo appeso contro il secchio. Lo sistemò perché non si muovesse e tornò a dirglielo. La nonna fece un lieve cenno di assenso e si sdraiò di nuovo. Dopo un po’ disse che le notti a casa erano proprio silenziose. Gu Qing sorrise, perché dai Wen si sentiva ancora qualche carro.
«Il silenzio di qui lo conosco.» disse Shen Su.
Gu Qing non rispose e tornò a sdraiarsi piano al suo posto. Ora il fruscio delle foglie sull'acqua le era lontano, di una lontananza diversa da quella di un suono mai udito. Alzò la mano a cercare il nastro dei capelli. Quello nuovo, color albicocca chiaro, era già stato lavato e steso accanto alla finestra, e le dita incontrarono solo i capelli sciolti. Avrebbe tanto voluto chiedere alla nonna se le andasse di visitare un altro posto. Temeva che bastasse chiederlo per scacciare quel viaggio che non aveva ancora trovato il suo posto dentro di lei, e alla fine rimandò la domanda. Il mattino dopo la nonna, appena sveglia, preparò due scodelle di pappa di fagioli un po' insipida e si lamentò che mancasse quel pizzico di verdura secca di Nanpu. Gu Qing andò a chiedere un po' di verdura sotto sale ai vicini. Al ritorno ne aggiunsero mezzo boccone a testa e, finito di mangiare, si rimisero a letto per un breve sonnellino.
Il dieci andò alla bottega Yao, sperando soltanto di trovare un momento per parlare dei motivi a cui lavorava. Yao Liao stava controllando la merce della signora Meng. Quei fiori di melograno dai rossi e verdi intensi si vendevano davvero bene: dopo l'esposizione dei campioni era arrivato un altro ordine. Gu Qing rimase accanto a loro, stringendo involontariamente un angolo del fagotto: pensava che quei quattrocento avrebbero dunque fruttato ancora altro. La signora Meng alzò la testa per salutarla e le chiese se il sud fosse bello. Lei rispose di sì; dopo una pausa aggiunse che aveva visto veri fiori di loto.
Yao Liao le mostrò alcuni cappelli appena arrivati. Se fossero serviti altri fiorellini, avrebbe potuto chiederle se voleva occuparsene, ma il cliente che Gu Qing conosceva bene, quello che aveva sempre fretta, era già passato alla signora Meng. Non poteva sostituirla adesso che Gu Qing era tornata. Gu Qing rispose di sì, con un filo di voce più basso di quanto si aspettasse. Fece tutta la strada di malumore e riuscì a dirlo soltanto quando arrivò a casa e vide la nonna sulla soglia a sgranare fagioli. Shen Su la ascoltò e le chiese se, senza quel viaggio, oggi sarebbe stata lì seduta a rammaricarsi che fosse passata un'altra estate. Gu Qing prese una manciata di fagioli, li sgranò per un bel po' e disse che sì, si sarebbe rammaricata anche di quello.
Quella sera non disse che allora non c'era di che rammaricarsi. Il rosso del fiore di melograno della signora Meng le brillava ancora dentro, e brillava anche il colore tenue del loto in mezzo all'acqua. Nessuno dei due aveva scacciato l'altro. Scartò un fagiolo che aveva rovinato sgranandolo e continuò. L'indomani andò comunque a comprare un po' di filo nuovo, senza andare a informarsi su quanto si potesse guadagnare con la commessa altrui.
Xiaoman venne due giorni dopo, con un cappello a cui cambiare il fermaglio e un pacchetto di dolcetti freddi fatti in casa. Gu Qing le raccontò per prima cosa di aver visto il fiore grigioazzurro sulla barca del ritorno. A Xiaoman si illuminarono gli occhi. Chiese subito se stesse diritto e se col vento pendesse troppo. Gu Qing rispose che stava diritto, e che anche l’etichetta dietro il fermaglio era al suo posto. Le era bastato voltarlo per vederla. Risero entrambe e poi Xiaoman tirò fuori un modello nuovo, con i petali arricciati ancora più aperti e spazi vuoti più audaci. Questa volta Gu Qing lasciò vuoti quegli spazi.
Disegnò sulla carta le nervature del rovescio di una foglia di loto. Senza stabilire che si dovesse fare proprio così, chiese prima a Xiaoman quale parte potesse diventare il bordo di un cappello. Xiaoman prolungò uno degli archi. Gu Qing provò a schermarlo con la mano, le parve che sporgesse troppo e che fosse difficile farlo rientrare, e disse che non le piaceva. Xiaoman prese quel foglio di scarto e lo girò in un’altra direzione. All’improvviso sembrò una foglia che si voltava. Discussero fino a quando la nonna venne a chiamarle per mangiare. Non ebbero fretta di stabilire chi l’avesse spuntata. Fermarono ciascuna la propria versione con una molletta e si accordarono per fare altre prove, senza affrettarsi a venderle quella sera stessa.
La sera dell’undici Gu Qing andò alla nuova bottega dei Zhou. La tettoia era stata riparata e all’ingresso gli ombrelli pendevano su più file. Per la prima volta entrò dalla porta davanti invece che da quella sul retro, usata per le consegne. Lu Ying stava facendo il conto delle entrate e delle uscite della giornata. Accennò verso l’interno col mento, senza chiamare nessuno. Zhou Jiping stava inchiodando il manico di un ombrello vicino alla finestra. Al rumore dei passi alzò il viso e rimase per un po’ col chiodo fermo in mano, poi lo posò lentamente.
Gu Qing tirò fuori l’ombrello leggero. Durante il viaggio un pezzo di legno grezzo gli aveva fatto un piccolo strappo sul bordo. Per prima cosa chiese se si potesse riparare, senza mettersi a raccontare quante volte l’avesse usato. Zhou Jiping lo aprì e, indicando lo strappo, disse di sì. Dopo la riparazione sarebbe rimasta una chiazza un po’ più scura. Lei rispose di lasciarla pure e di non cambiare tutta la copertura, poi chiese quanto costava. Due wen. Lei pagò e lui, davanti a lei, ritagliò una toppa, la spalmò di colla, la applicò sul rovescio e la lisciò premendo piano.
Lei rimase lì a guardargli le mani e d’un tratto ricordò tutte le volte in cui aveva desiderato tornare prima. Lui le chiese quanti loti avesse visto. Disse che non erano molti e che ce n’era uno di cui non riusciva a contare tutti i petali. Lui sorrise e le chiese di raccontare. Lei cominciò a parlare aiutandosi con le mani, dal fiore più grande del loto grigio alla nonna che dopo mezza giornata si era addormentata. A forza di raccontare si mise a ridere anche lei e si dimenticò di fare prima il bilancio di quanto ci avesse guadagnato e rimesso in quel viaggio.
Zhou Jiping la ascoltò fino in fondo, poi mise l'ombrello riparato sotto la finestra ad asciugare. Non ritirò subito la mano: la lasciò sul bordo del tavolo, col palmo verso l'alto. Gu Qing la vide e vi posò la propria, sporcandosi le punte delle dita della polvere di legno rimasta sulla sua mano. Da quella mano non passarono a parlare di un angolo di bottega, di una vita insieme o di matrimonio. Fuori Lu Ying disse di chiudere mezza porta per fermare il vento; lui non la lasciò subito, ma usò l'altra mano per chiudere.
Il quattordici Gu Qing allineò il filo appena comprato su metà del tavolo dei materiali. Accanto al tavolo c’era ancora lo spazio lasciato libero per il vecchio canale di scolo. Dietro la tenda di bambù, la nonna avvolgeva il filo attorno a tre steli grossi. Finito quello, avrebbe riposto tutto, perché nel pomeriggio doveva andare a parlare di fiori di loto alla bottega della signora Ji. Gu Qing non la trattenne per farsi aiutare a ritirare un vassoio di foglie nuove. Le disse solo di portare l’ombrello. L’anziana indicò da sé quello vecchio dietro la porta e disse che lo sapeva.
Da sola in cortile provò il grigioverde più chiaro. Una punta di colore si diffuse piano nella bacinella, come l’uccello sul vaso del melograno che la pioggia di Nanpu aveva lavato fino a farlo brillare. Sapeva che le vere foglie di loto non avevano quel colore e che questo non avrebbe dato al fiore il profumo dell’acqua. Sollevò la stoffa, la guardò controluce e l’appese al ripiano più alto, senza farci stare a forza un altro vassoio. L’ombra dell’albero cadde nello spazio lasciato libero e Gu Qing si sedette ad aspettare che si asciugasse prima quel pezzo.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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