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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

Forbici al chiaro di luna

Ku Wuji · Creazione con IA · 11918 caratteri · circa 12 minuti

Di prima mattina Gu Qing tirò fuori un vaso dal collo sottile, lo sciacquò con acqua tiepida e lo mise a scolare capovolto accanto alla finestra. Era un vecchio oggetto che le aveva lasciato la nonna. Aveva una piccola sbeccatura sull’orlo che coi fiori di seta non si vedeva, ma d’acqua ne teneva solo fino a metà. Gu Qing cercò poi alcuni stracci umidi nel cesto di bambù. Pensava che, se avesse tagliato un solo ramo, con un po’ d’acqua per i boccioli, al momento di spostare l’albero non sarebbe rimasta a mani vuote.

Shen Su lo vide e le chiese che cosa volesse lavare. Gu Qing disse che i fiori caduti il giorno prima erano sporchi di fango e voleva risciacquarli ancora. La nonna gettò un’occhiata all’imboccatura del vaso senza smascherarla e le disse soltanto di non mettere i panni bagnati sotto la seta bianca. Il pezzo di seta più bianco della casa non era ancora stato tagliato. Quando l’aveva comprato, Gu Qing aveva sentito molto il peso della spesa e si lavava le mani prima di toccarlo, come se anche un buon tessuto potesse capire se chi lo possedeva fosse povero.

Uscì con il vaso in mano, pensando di chiedere a chi vendeva fiori come tenere in vita i rami recisi. Al mercato occidentale c’erano più verdurai che fiorai. Sui banchi invernali le foglie delle verdure avevano i bordi arricciati, ma ai ravanelli era ancora attaccata la terra. Trovò la vecchia Qi, che vendeva spesso rami di pino. La donna sollevò un ramo dall’acqua e disse che i clienti volevano che facesse bella figura lì per lì, per un giorno o due. Se si aspettavano che dopo Capodanno fosse ancora come sull’albero, lei non sapeva fare quel miracolo.

Gu Qing le chiese se cambiasse qualcosa quando sul ramo c’erano molti boccioli. La vecchia Qi le chiese a sua volta che cosa pensasse di guadagnarci. Prima o poi l’acqua di un ramo finiva comunque. Il tono non era dei più cortesi, ma le mani si mossero svelte. Tirò fuori dalla cesta delle verdure un pezzetto di canna di bambù spezzata e glielo diede, dicendole di metterci il ramo, se ne aveva uno, così non avrebbe rotto la bottiglia buona. Gu Qing lo prese e solo allora si accorse di quanto stretta avesse tenuto la bottiglia dal collo sottile. Il fondo, premuto contro il palmo, si era già scaldato.

Prima di tornare nel vicolo, fece un giro per il lato orientale del mercato. Ding Fengquan stava scrivendo un listino per un venditore d'olio. Accanto al banco c'era una tavoletta di legno con un angolo spaccato e due caratteri, di cui lei ne riconosceva uno. Si avvicinò e chiese se l'altro fosse «换» (scambiare) o «借» (prendere in prestito). Il maestro Ding le rispose che era «还» (restituire), poi alzò lo sguardo sul vaso che teneva in mano e chiese se Shen Su volesse di nuovo mandargli dei fiori. Da piccola Gu Qing era venuta a casa sua a portare i rami di pruno tagliati dalla nonna. Ora arrossì e disse di no.

Rimase in piedi ad aspettare che finisse di scrivere. Il venditore d’olio allungava ogni tanto la mano per indicare una cifra che andava aumentata o diminuita e il signor Ding sollevava il pennello per lasciargli spazio. Dopo averli guardati a lungo, Gu Qing capì che anche per un cartello non bastava sedersi e scriverlo da cima a fondo. Su quei pochi caratteri che tutti credevano chiari c’era ancora da farsi domande avanti e indietro. Quando il venditore d’olio se ne andò, provò a dire che voleva leggere un documento di vendita di una casa, ma aveva paura di non riconoscere tutti i caratteri. Gli chiese se poteva accompagnarla.

Ding Fengquan non accettò subito. Prima chiese di chi fosse l’atto e se chi lo teneva fosse disposto a mostrarlo a un estraneo. Altrimenti, anche andando, sarebbe rimasto fuori dalla porta. Gu Qing disse che non aveva ancora chiesto. Il maestro passò il pennello sul bordo del piattino e le disse di chiedere prima, e che sarebbe andato una volta avuto il consenso. Sapeva leggere i caratteri, ma non poteva dare ordini a chi aveva comprato la casa. Le disse che prendeva cinque wen, compreso il viaggio di andata e ritorno entro mezza giornata. Se poi ci fosse stato da scrivere, avrebbero concordato il prezzo a parte.

Gu Qing aveva temuto una lunga predica. Sentire che costava cinque wen la tranquillizzò. Strinse al petto il tubo di bambù e lo portò fuori, dicendo che l’indomani sarebbe andata prima a chiedere. Fatti due passi, si voltò per domandare se la dicitura «il muro di cinta fa da confine» volesse dire che tutto ciò che stava da questa parte del muro apparteneva a chi abitava da questa parte. Ding Fengquan riportò la tavoletta di legno al centro del tavolo e disse che bisognava vedere come fosse scritto di preciso sulla carta e di che muro si trattasse sul posto. Gu Qing guardò il pennello e alla fine si trattenne dal chiedere ancora se avesse modo di spuntarla.

Nel pomeriggio Shen Su divise i fiori caduti in tre fagottini. Uno era per zia Chen, da mettere nella cassapanca per profumare il bucato, uno lo mise accanto al proprio cuscino e l'ultimo lo legò molto lasco con un filo. Gu Qing disse che i fiori erano già caduti e il profumo non sarebbe durato che pochi giorni. Non era uno spreco di filo farne tutti quei fagotti? La nonna pareggiò i capi del filo e disse che l'ultima volta la figlia dei Chen li aveva annusati e le erano piaciuti. Anche pochi giorni di piacere erano pur sempre qualche giorno.

Gu Qing riconosceva quel modo di legare, due giri di filo e nessun nodo stretto. Da bambina apriva spesso i pacchettini di fiori restituiti dai vicini. Dentro i petali erano già bruni, ma la stoffa era stata lavata per bene e sua nonna la usava per rattoppare il sacchetto successivo. All’epoca le pareva che la nonna fosse disposta a regalare qualsiasi cosa. Eppure una volta un fioraio era venuto a offrirle un prezzo più alto di quello di mercato per tagliare una cesta di rami in fiore, e la nonna non gli aveva lasciato posare in cortile neanche la cesta.

«Davvero non possiamo tenerne neanche un ramo?» chiese infine, dopo essersi trattenuta per un pezzo.

Shen Su non guardò il vaso che teneva in mano e le chiese prima di tutto a che le servisse conservare un ramo. Gu Qing disse che, se avessero sradicato l'albero, non voleva che in casa sparisse perfino il profumo. La nonna annuì come davanti a una tristezza che aveva davvero una ragione. Disse che giorni prima aveva già potato i rami secchi, tutti quelli che si potevano tagliare. Se ora ne voleva un altro, bisognava prenderlo tra i rami sani, e questo non era più dare una sistemata.

Gu Qing non discusse più. Stese il panno umido ad asciugare, versò nella bottiglia mezza ciotola d’acqua e la portò sotto la finestra, accanto al primo ramo di pruno di seta. Quel ramo finto era uscito di casa con lei nei giorni precedenti e lo aveva ritoccato più volte. Il bordo dei petali si era un po’ sfilacciato, ma bisognava avvicinarsi molto per accorgersene. Tirò fuori un ago sottile e sistemò il bordo, quando di colpo le arrivò di nuovo al naso il profumo dei fiori oltre il muro. La mano le scivolò e la punta dell’ago le entrò nel polpastrello. Premette il panno su quel puntino rosso e le venne ancor meno voglia di guardare l’unico petalo di fiore finto che era riuscita a sistemare in tutta la giornata.

Dopo che fu calata la notte, Shen Su tardò a coricarsi. Sedeva accanto al braciere e rigirava tra le dita il vecchio modello di carta di cui aveva chiesto la signora Ji. Un angolo era ritagliato a forma di falce di luna appena accennata. Gu Qing riconobbe la forma. La nonna le aveva detto che, arrotolandola, si otteneva il petalo che aderiva meglio. Le venne da chiedere se quella partita di fiori, tanti anni prima, l’avesse fatta insieme alla signora Ji. Shen Su girò il foglio e disse prima che in casa Ji ci tenevano sempre a ricordare chi avesse messo mano per primo. Poi aggiunse che all’epoca il compratore riconosceva solo lei e che, se non se ne fosse fatta garante, forse non avrebbero neppure potuto ritirare la stoffa.

Gu Qing sentì che nella risposta c’era ancora qualcosa da dire, ma proprio allora la nonna prese la tazza e si lamentò che il tè fosse freddo. Lei andò ad aggiungere acqua calda. Quando tornò, il vecchio modello di carta era già in fondo alla cassapanca e ne spuntava solo un lembo ingiallito. Gu Qing lasciò cadere il discorso. Anche lei, fuori casa, parlava spesso dei fiori della famiglia Gu senza spiegare ogni volta chi avesse tinto la seta o da chi avesse imparato a rifinire la base. Come se quelle mani, ormai difficili da distinguere, col passare degli anni di lavoro finissero naturalmente per appartenere tutte alla stessa famiglia.

Dopo che la nonna si fu addormentata, nella stanza tornò finalmente il silenzio. La luna stava emergendo da sopra la gronda rotta della vecchia casa e illuminava il parapetto del pozzo, metà bianco e metà grigio. Per paura che il vento della notte spegnesse le braci del focolare, Gu Qing accostò prima lo sportello della stufa e poi aprì la porta del cortile. Aveva le forbici nella manica e il vaso dal collo sottile sotto la finestra, mezzo pieno d’acqua limpida in cui si rifletteva un poco di luce della lampada. Aveva creduto che sarebbe stata svelta come quando prendeva un rotolo di seta. Arrivata sotto il ramo, la prima cosa che sentì fu un velo di brina spezzarsi sotto la suola.

Gu Qing aveva pensato di tagliare di nascosto il ramo di pruno. Arrivata la notte, sollevò le forbici a mezz'aria e le abbassò. Era un bel ramo, con più di dieci boccioli ancora chiusi in punta. D'un tratto capì perché in tutti quegli anni la nonna avesse sempre dato ai vicini i rami che tagliava, senza mai volerne recidere uno in più per venderlo.

In una notte di luna, accanto al muro del cortile, una giovane artigiana dei fiori di seta si ferma con le forbici sollevate davanti a un ramo di pruno ancora carico di boccioli. Nell'ombra oltre il muro si scorge la vecchia casa da riparare.
Al chiaro di luna, le forbici restano sospese

Non tornò subito in casa. La mano sinistra sosteneva ancora la punta del ramo e ne sentiva la durezza, maggiore di quella dei rami di seta; il pollice sfiorava un bocciolo, dove c’era un poco di freddo umido. Se l’avesse tagliato, i fiori si sarebbero aperti nel suo vaso e almeno quel ramo il proprietario della casa accanto non avrebbe potuto portarlo via. Ma la punta avrebbe potuto continuare a crescere; che l’anno dopo, in quel periodo, fosse ancora lì non era qualcosa che mezza ciotola d’acqua in un vaso potesse promettere. Tolse la mano che lo sosteneva e il ramo scattò leggermente verso l’alto; i boccioli toccarono il chiaro di luna, poi tornarono immobili.

Le forbici non si chiusero sul ramo, ma la mano le doleva per il freddo. Gu Qing si accovacciò accanto al pozzo e posò le forbici in piano sulle ginocchia. D’un tratto si sentì come una cliente che aveva già pagato senza ricevere la merce e ora aspettava invano che gli altri la risarcissero anche di tutto il resto. Quel pensiero non le piacque e alzò la testa verso la finestra. Il letto della nonna era proprio lì dietro. Lo stoppino era abbassato al minimo e sulla tenda non si disegnava ombra di persona.

Pensò di andare dopo un po’ a dire alla nonna che non aveva tagliato il ramo. Come se bastasse dirglielo perché si tranquillizzasse e le affidasse la faccenda di salvare l’albero. Rimase invece seduta finché le si addormentarono i piedi. Quando si alzò, si limitò a riportare in casa il panno bagnato e a riversare l’acqua della bottiglia nella bacinella per innaffiare i fiori. La sbeccatura sull’imboccatura le graffiò il dorso della mano. La tastò, senza cercarle un altro ramo fiorito che la nascondesse.

Shen Su non dormiva profondamente. Sentendo l’acqua, chiese se fuori facesse freddo. Gu Qing disse di sì. La nonna le disse di asciugare le forbici, altrimenti il filo avrebbe fatto la ruggine. Lei rimase per un istante immobile accanto al tavolo; la nonna si era già girata dall’altra parte, come se non avesse altro da dire. Gu Qing asciugò le forbici e le rimise nel sacchetto da cucito che usavano entrambe; con le dita non ancora del tutto riscaldate premette su metà della cucitura, lasciando un’impronta lieve.

La luna della quindicesima notte restò luminosa fino a tardi. Le assi rotte della porta che avevano sgombrato nella casa accanto proiettavano la loro ombra sul muro. Anche dopo essersi coricata, Gu Qing distingueva ancora la sagoma del ramo di pruno. Non l’aveva portato via, eppure non sembrava per questo più al sicuro. Ripensò al maestro Ding, che aveva detto di saper leggere i caratteri senza poter dare ordini a nessuno. Ripensò a Wen Jichang, che aveva detto quanto fosse difficile far girare un carro, e alle sopracciglia aggrottate di zia Chen mentre strofinava via le macchie di fango dalla stoffa di una cliente. In tutti quegli anni, la cosa che aveva imparato a fare meglio era tagliare la stoffa nella forma voluta. Ma per le esigenze delle persone che aveva davanti non esistevano forbici capaci di pareggiarle tutte con un taglio solo.

Prima che facesse del tutto giorno si alzò a scaldare l’acqua. Shen Su era ancora seduta sotto le coperte. Gu Qing mise per prima cosa vicino al braciere le scarpe che la nonna portava più spesso, senza dirle di non uscire quel giorno. Raccolse nella cesta i tre pacchettini di fiori caduti che aveva messo da parte la sera prima. Voleva portarli alla zia Chen lungo la strada, poi passare a cercare i Wen. I pacchetti erano tanto leggeri che quasi non si sentivano. Il vaso dal collo sottile invece lo lasciò sul ripiano.

Mentre usciva, Shen Su la fermò e le disse di spostare sul fondo del cesto il fiore di pruno in seta più esterno, perché la corolla non urtasse contro i muri lungo il tragitto. Gu Qing lo spostò e disse anche che quel giorno andava soltanto a chiedere del documento: se avessero accettato di prestarlo, l’avrebbe fatto leggere al signor Ding; altrimenti avrebbe prima ascoltato bene le ragioni. La nonna annuì, piegò in un quadratino la vecchia sagoma di carta richiesta da cognata Ji e la posò accanto al cesto. Disse che, se passava dalla bottega della seta, doveva restituire prima quella, così nessuno avrebbe pensato che le rincrescesse separarsi da un vecchio foglio.

Gu Qing prese il foglio e lo trovò più spesso di quanto immaginasse. Sul retro si vedevano ancora le tracce sbiadite di altri modelli di fiori che vi erano stati sovrapposti. Non disse a che cosa aveva pensato la notte prima, né se secondo lei il foglio della nonna andasse restituito. Tenne le due cose separate: il fiore caduto nel cesto, il cartamodello nella manica. Dall’altra parte del muro qualcuno aprì il portone del cortile appena spazzato. Il perno di legno cigolò e lei seguì quel rumore verso la casa accanto.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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