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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

Il luogo cerchiato di calce bianca

Ku Wuji · Creazione con IA · 11539 caratteri · circa 12 minuti

La calce bianca cadde dapprima accanto al pozzo dei Gu. Non una manciata intera, soltanto un po’ di polvere portata dal vento, che sui mattoni umidi lasciò una chiazza bianca appena visibile. Shen Su stava tirando su la corda del pozzo quando Gu Qing le prese il secchio e sentì qualcuno dire, oltre il muro, di misurare un altro chi verso ovest. Prima ancora di posare bene il secchio, salì sullo sgabello di legno su cui di solito stendevano le coperte e sporse la testa oltre il muro.

Intorno al pruno c’erano tre persone. L’uomo in giubba corta che il giorno prima aveva preso le misure della porta tracciava un cerchio con la malta di calce. La linea passava ai piedi del vecchio muro e in alto attorno al tronco era legata una grossa corda di canapa. L’albero era piccolo, ma i rami sapevano spingersi lontano. Uno scavalcava il muro, un altro entrava di sbieco nel vecchio portico, come se l’albero si fosse riservato un posto per parlare in ciascuna delle due case. Una volta racchiusi nel cerchio bianco, quei rametti sparsi parvero all’improvviso molto soli.

«Che cosa volete fare?» chiese Gu Qing.

L’uomo col secchio di calce alzò la testa e disse che spostavano l’albero. L’altro le disse di scendere. L’intonaco si era già staccato sotto la superficie e, se lo rompeva a calpestarlo, chi ne avrebbe risposto? Gu Qing aveva sotto i piedi soltanto lo sgabello di casa sua e stava per ribattere, ma udì la nonna chiamarla da dietro e scese a terra. Uscì dalla propria porta con mezzo secchio d’acqua e fece il giro fino all’ingresso spalancato della casa abbandonata. In linea diretta le separava soltanto un muro, ma aggirare il vicolo lastricato a est allungava il tragitto di un bel pezzo e per strada dovette anche cedere il passo a un carro di ceste vuote.

In cortile stavano sgomberando la roba vecchia. Due battenti rotti erano accatastati contro il muro a nord e la cenere del vecchio focolare era stata spazzata in un mucchietto. Da bambina Gu Qing aveva trovato quel posto enorme. Ora, in piedi fra le linee d’inchiostro appena tirate, si accorgeva che un carro messo di traverso avrebbe occupato più di metà cortile. Fuori dal portone a est il vicolo lastricato era stretto e una volta entrato un carro faceva fatica a girarsi. Chi portava il legname aspettava fuori e per l’impazienza gridò tre volte di fare largo.

Dalla stanza principale uscì un uomo sulla quarantina, con una ciotola d’acqua vuota in mano, e le chiese se fosse la vicina a ovest. Indossava una comune veste bruna e aveva i bordi delle scarpe coperti di fango. Non sembrava affatto, come Gu Qing aveva immaginato, uno che solo perché aveva comprato una casa potesse farsi evitare dagli altri ogni posto sporco. Prima che lei rispondesse, si presentò: di cognome Wen, di nome Jichang, e voleva chiedere in prestito un secchio d’acqua pulita. I familiari sarebbero arrivati più tardi, il servizio da tè e gli utensili da cucina non erano ancora tutti sistemati e gli uomini lavoravano già da mezza giornata.

Gu Qing guardò verso il pozzo e disse che a casa avevano dell’acqua, ma l’albero non si poteva spostare così, solo perché qualcuno l’aveva deciso. Wen Jichang seguì il suo sguardo fino al pruno e dopo un istante disse che l’albero sarebbe andato fuori città, senza essere fatto a legna. Nell’altra proprietà c’era posto per lasciargli tutto intorno uno spazio libero. Lì invece le radici premevano contro il muro e non passava nemmeno un carro. Lo disse con molta calma, come se con quelle parole avesse già dissipato le loro preoccupazioni.

«Dove lo spostate?» chiese Gu Qing.

«Dieci li fuori città, a sud-est. Basta seguire la strada maestra.»

«Chi se ne occupa?»

«Chiameremo naturalmente qualcuno che sappia prendersi cura degli alberi.»

Gu Qing chiese ancora che cosa sarebbe successo se quella persona avesse detto di poterlo tenere in vita e l’albero, una volta trasferito, non avesse attecchito. Wen Jichang strinse le labbra. Lei sapeva che la sua insistenza era sgradevole, ma non riusciva a trattenersi. Seguì con lo sguardo il cerchio di calce bianca. La radice più grossa spariva ai piedi del muro. Dall’altra parte c’era proprio il punto dove la nonna ogni anno smuoveva la terra con la paletta. Se chi sapeva curare gli alberi guardava soltanto dentro il cerchio, come avrebbe fatto a sapere che dietro il muro c’era anche tutto questo?

Wen Jichang consegnò la ciotola vuota al garzone e disse che sarebbe passato di là. Gu Qing credette che volesse venire a vedere le radici e si affrettò a fargli strada. Arrivato nel cortile dei Gu, salutò per prima Shen Su e le chiese se fosse lei ad aver sempre accudito il pruno. Shen Su era seduta sotto il portico e spargeva una manciata di fiori caduti su un vecchio panno blu. I petali erano bagnati, quasi trasparenti ai bordi. Non disse di averlo accudito da sempre. Disse solo che, se c'era un ramo secco, lo toglieva e, quando non pioveva, gli dava una mestolata d'acqua.

«Ve ne siete prese cura per molti anni», disse Wen Jichang. Tirò fuori dalla manica venti wen e li posò all’angolo del tavolo. «Ora che cambierà posto, in futuro sarete sollevate da questa fatica. È giusto riconoscervela in qualche modo. Non possiamo averne goduto gratis.»

Gu Qing sentì il suono secco delle venti monete che si urtavano. Sapeva meglio di chiunque altro quanto carbone o quanta seta si potesse comprare con quella cifra. Eppure, a guardarle in quel momento, le parvero così poche da darle fastidio agli occhi. Shen Su congiunse i due angoli del vecchio panno e non toccò i soldi. Disse che avevano un albero accanto al pozzo di casa e che d’estate ci si sedeva al fresco. Non c’era da parlare di favori fatti o ricevuti. Wen Jichang ritrasse la mano, ma lasciò i soldi sul tavolo.

Da fuori del cortile qualcuno chiamò di nuovo il signor Wen. Era una donna con un mantello blu scuro un po’ logoro. In una mano stringeva una custodia di stoffa piena di fogli e nell’altra portava due tazze di terracotta grezza. Entrando chiese per prima cosa se poteva avere un po’ d’acqua e Gu Qing rispose subito di sì. La donna la ringraziò, posò le tazze vuote accanto al pozzo e solo allora si voltò verso il marito per dirgli che il carro non poteva più restare davanti alla porta. Bloccava il passaggio a chi tornava nel vicolo dopo aver lavato le tele.

La donna non intervenne per convincere Shen Su a prendere le monete. Quando sollevò il mantello, Gu Qing notò un punto del polsino che era stato rammendato di nuovo. I punti erano fini, ma il colore non era proprio lo stesso. Wen Jichang sembrava un po’ infastidito che fosse arrivata così di corsa e le disse di chiedere al carrettiere di scaricare prima il legname. Lei chiese dove dovesse scaricarlo. Bisognava pur scegliere un posto, senza fare portare tutto dentro e poi di nuovo fuori. Per risparmiare sulla manodopera non bastava gridare qualche ordine. Solo allora Wen Jichang uscì con lei, lasciando a metà una frase sul muro di cinta.

Gu Qing portò l’acqua alla porta e sentì che la donna si chiamava Xu e che la chiamavano signora Xu. Nel versare l’acqua ne fece cadere un po’ fuori dalla tazza. La signora Xu allungò la mano, col palmo all’insù, e la raccolse prima che gocciolasse sulle carte che teneva sotto il braccio. Era un gesto esperto, come se ogni giorno trovasse un appoggio per le cose che gli altri non avevano ancora afferrato bene. Gu Qing voleva chiederle di mettere una buona parola per l’albero, ma quando fu sul punto di parlare le chiese quando avrebbero fatto il trasloco.

«Non abbiamo ancora fissato i lavori», rispose la signora Xu. «Prima facciamo sgomberare il posto. Il sedici del primo mese il magazzino deve aprire. Scade l’affitto di quello a est, non possiamo rimandare neanche di un giorno.»

Il sedici del primo mese. Gu Qing fece un rapido conto a mente. Non mancava molto. Pensò che quella mattina ancora se la prendeva per un posticino al mercato, mentre quei due dovevano sistemare una casa intera entro la fine dell’anno. Sul momento non seppe se tutta quella fretta fosse un bene o un male. Forse non avrebbero avuto tempo di ascoltarle parlare di fiori. O forse, pur di risparmiare tempo, avrebbero accettato di lasciare qualcosa al suo posto.

Quando i coniugi Wen se ne furono andati, Shen Su spinse le monete dall’angolo del tavolo verso il lato della porta. Gu Qing disse che le avrebbero restituite al suo ritorno. La nonna rispose che non occorreva fermargli la mano per così poco. Erano venuti a chiedere dell’acqua, mica a farsi interrogare. Gu Qing sentì avvampare il viso e chiese se dunque li avrebbero lasciati spostare l’albero a loro piacimento. Shen Su non rispose. Si alzò per raccogliere le ciotole vuote e, appena le si piegò un ginocchio, appoggiò la mano al bordo del tavolo.

Gu Qing si affrettò a sorreggerla, ma la nonna spostò appena il braccio verso l'esterno. Afferrò bene la scodella e disse che le faceva male la gamba, ma aveva ancora forza. Gu Qing rimase lì accanto, con la sensazione che quel giorno, dovunque si voltasse, nessuno la lasciasse finire di parlare. Per ripicca andò a riordinare il tavolo dei materiali e staccò dalla parete, prendendole tra le braccia, alcune lunghe bacchette di bambù per legare i fiori. Vi era rimasto impigliato un bocciolo di pruno, caduto chissà quando.

«Quella gente ha comprato la casa.» disse infine Shen Su. «Il fatto che io annaffi l'albero non vuol dire che debba darmi retta.»

«Neanch’io ho detto che deve darmi retta.»

«E domani che pensi di fare?»

Gu Qing disse che sarebbe andata a chiedere al mediatore, a vedere che cosa avessero comprato e a cercare qualcuno che avesse autorità su quelle faccende. Alla terza cosa esitò anche lei. Non era mai stata negli uffici del magistrato e tanto meno sapeva chi si occupasse di un pruno che gravava su un muro. Shen Su le lanciò un’occhiata senza ridere e le porse le forbicine, dicendo che, se davvero intendeva andare a chiedere, prima doveva rimettere dentro il pezzo di filo che sporgeva dalla manica, perché la gente non vedesse soltanto quel punto scucito.

Gu Qing strinse le forbici, con la voglia di ribattere che la nonna poteva anche smetterla di trovarle sempre un difetto. Abbassò gli occhi sul polsino. In effetti un tratto di cucitura aveva ceduto e si vedeva la stoffa vecchia all’interno. Una volta, quando faceva fiori, la nonna si metteva sempre la veste migliore per ricevere i clienti. Se qualcuno la chiamava la vecchia delle cuciture, lì per lì non batteva ciglio, ma dopo che se n’era andato poteva tenere il muso per tutto il pomeriggio. Da bambina Gu Qing non capiva. Ora capiva un po’ di più, ma con l’albero sul punto di essere sradicato non aveva voglia di occuparsi prima di quel dito di filo.

Sul far della sera, il garzone che aveva misurato l’ingresso tornò a rendere il secchio e ne approfittò per riprendersi i venti wen. Temeva che i Gu avessero frainteso e disse che il padrone aveva agito per gentilezza, senza voler comprare quei pochi petali. Gu Qing sentì che cercava di salvare la faccia al padrone, così disse di aver capito e chiese se quello che quel giorno aveva tracciato il cerchio di calce attorno all’albero fosse un giardiniere. Il garzone scosse il capo e disse che lui lavorava il legno. Per estirpare davvero l’albero bisognava chiamare a parte il maestro Qiu. Lui non si azzardava a stabilire quanto fossero grosse le radici e dove bisognasse tagliarle.

La signora Chen tornava dall'imbocco del vicolo, con dei teli ancora umidi sul braccio, e camminando li scuoteva per far cadere l'acqua a terra. Fermò il garzone e gli chiese se l'indomani avrebbero bloccato ancora il passaggio. Lui rispose che finché non avessero finito di scaricare ci sarebbero state altre consegne. La signora Chen gli mise davanti il telo più esterno e gli disse di guardare il fango lasciato dalla ruota. Doveva riconsegnare il telo pulito al cliente e quella sera le sarebbe toccato attingere al pozzo un'altra volta.

Gu Qing disse che il nuovo proprietario voleva aprire un magazzino e che probabilmente da allora ci sarebbe stato spesso un via vai di carri. La signora Chen si voltò a guardarla. «Sapevi che ci sarebbero stati spesso dei carri e hai pensato solo a chiedere dell'albero?»

Il tono di zia Chen era pacato, eppure Gu Qing non seppe rispondere. Le due famiglie si frequentavano da anni. Zia Chen portava spesso del sale a sua nonna, e Gu Qing aveva rammendato per sua figlia i fiori di uno spillone. Quel giorno aveva pensato soltanto al pruno, tanto da non vedere che all’imbocco del vicolo tutti i panni bagnati dello stenditoio erano stati spostati a terra. Prese una bacinella, preparò dell’acqua tiepida per zia Chen e l’aiutò a strofinare via gli schizzi di fango. Più strofinava, più capiva che sotto quell’albero si svolgeva anche la vita di altre persone oltre a loro due.

L’ansia di Gu Qing si allentò appena. Dunque quel cerchio di calce bianca non era ancora il colpo di vanga dell’indomani. Lo disse alla nonna, che rispose con un mormorio e continuò ad aggiungere fiori alla vecchia stoffa. Gu Qing allungò di colpo la mano, le strinse le nocche sporgenti e le disse che avrebbe trovato di sicuro una soluzione. Shen Su la guardò senza darle ragione né scoraggiarla. Solo dopo un bel po’ ritirò la mano e disse che l’acqua era ancora sul fuoco e che poteva anche smettere di fissarla.

Di notte il vento passò tra le pareti delle due case, portando l’odore acre della malta fresca. Gu Qing ravvivò lo stoppino e diede qualche punto al polsino, alla luce della lampada; erano punti molto più grossolani di quelli con cui faceva i fiori. A metà rammendo aprì di nuovo la finestra per guardare il susino. Una grossa corda di canapa pendeva fra i rami, e nella notte il cerchio di calce appariva pallido. All’improvviso pensò che, tagliando prima un ramo, almeno una cosa non sarebbe stata portata via interamente dagli altri. Appena nato, quel pensiero le si strinse nel palmo insieme alle forbici, senza volerla più lasciare.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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