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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

La vigilia di Capodanno in casa d’altri

Ku Wuji · Creazione con IA · 11334 caratteri · circa 12 minuti

Xu Tan li invitò al pranzo di Capodanno il cinque del primo mese. Disse che la sera dell’ultimo dell’anno dalla porta a sud entrava ancora vento, i garzoni erano di guardia alla merce e non erano riusciti a sedersi tutti insieme. L’anno nuovo li avrebbe riconosciuti anche con qualche giorno di ritardo, tanto valeva recuperare il pranzo. All’inizio Wen Jichang ebbe da ridire sull’idea di imbandire la tavola prima ancora di aprire il magazzino nuovo. Ma prima di finire la frase vide due garzoni mettere vicino al fornello le focacce secche che si erano portati. Mandò giù il resto e andò a farsi prestare un tavolo da sei o sette posti.

Gu Qing e la nonna avevano promesso soltanto di portare un piattino di salsa, perché non volevano essere contate tra gli invitati veri e propri. Sentendolo, Xu Tan disse a Gu Qing di lasciar perdere tutte quelle distinzioni. Se erano ospiti, potevano sedersi, e se volevano aiutare, bastava che si lavassero le mani. Ognuna poteva scegliere per sé. Shen Su consegnò il vasetto di salsa e si diresse per prima in cucina, chiedendo se ci fosse qualcosa da fare che non affaticasse la vista. Gu Qing si affrettò a dirle di sedersi ad aspettare, ma la nonna aveva già preso una bacinella di verdure pulite a metà e spostato uno sgabello accanto alla finestra, dove non intralciava nessuno.

Il magazzino era diverso da come l’aveva immaginato. Davanti erano ammucchiati i materiali. Dietro, in una stanza dormivano provvisoriamente i garzoni, mentre l’altra serviva per metà da alloggio e per metà da deposito per i sacchi di merce appena arrivati. La cassapanca di Xu Tan era aperta solo a metà. Sul coperchio erano stesi vecchi abiti ormai piccoli per i bambini, da disfare per avvolgere le porcellane. Gu Qing si vergognava a guardarli e fece per aiutarla a piegarli per bene, ma Xu Tan le disse di non affaticarsi, perché il giorno dopo avrebbe dovuto rovistarci di nuovo. Sollevò lei stessa il primo abito della pila, trovò un’apertura già rammendata e ne ritagliò un pezzo di stoffa grande giusto quanto il palmo.

«Tagli anche un bordo così bello?» chiese Gu Qing.

Xu Tan girò la stoffa perché la vedesse. Sul diritto il colore sembrava ancora nuovo, ma all’interno era ormai consumata e sottile. Disse che a Capodanno, appesa fuori, faceva una bella figura, ma a usarla per avvolgere le ciotole si sarebbe strappata al primo urto. Bisognava capire in che senso fosse buona. A Gu Qing tornò in mente il colletto della giacca comprata per la nonna. Sorrise con un po’ d’imbarazzo e passò a disporre le ciotole di terracotta grezza. Due delle sei erano di misure diverse. Xu Tan disse di lasciarle e di versare solo un po’ meno zuppa, così nessuno si sarebbe scottato le mani nel portarle.

In cucina c’era molto fumo. Tornava dentro dal foro che ancora non tirava bene e Wen Jichang, chino a chiudere la fessura dall’altro lato, quando rialzò il capo aveva già la fronte nera. Zia Chen venne a portare un piatto di fagioli in salamoia e, appena lo vide, si mise a ridere. Disse che il padrone aveva sistemato la porta nuova, ma il fornello ancora non gli ubbidiva. Lui si strofinò con uno straccio umido e più strofinava più pareva spalmarsi il nero in uno strato uniforme. Alla fine Xu Tan gli disse di smetterla e di andarsi a lavare le mani, ché gli ospiti erano tutti in piedi fuori dalla porta.

Anche Gu Qing rise. Poi si accorse all’improvviso che seduta a quel tavolo poteva smettere di chiedersi quanto dovesse parlare di affari per essere presa sul serio. Shen Su finì di mondare la verdura, lasciò stare il coltello più sottile e si mise invece a parlare nella parlata del sud con il giovane garzone Achun, con una ciotola vuota in mano. Achun veniva da Nanpu. Quando l’anziana gli chiese se a Heze ci fosse ancora il vecchio traghetto, prese due bacchette e tracciò il percorso all’angolo del tavolo. Una era il ponte, l’altra la riva a cui accostava la barca.

Shen Su seguiva con grande attenzione. Quando le bacchette arrivarono in mezzo all'acqua, chiese se là i loti crescessero ancora fitti. A-Chun rispose di sì. A volte, passando lungo la riva con le merci, si sentivano gridare quelli che raccoglievano le capsule dei loti, ma le foglie li nascondevano interamente. Gu Qing stava per chiedergli di smetterla con i gesti, visto che ciotole e bacchette non erano ancora tutte in tavola. Poi vide che la nonna, con la ciotola vuota tra le mani, si era messa addirittura seduta ben dritta ad ascoltare e lasciò le due bacchette dov'erano.

Wen Jichang entrò, sentì parlare di Heze e chiese a zia Shen se ci fosse già stata. La nonna esitò un istante, poi disse che da quelle parti era sempre stato così e che dopo la pioggia l’acqua si allargava più che mai. Achun annuì e raccontò di quella volta che, da piccolo, aveva allungato la mano per staccare una foglia di loto e sua madre gli aveva dato un colpo sul dorso della mano con una foglia bagnata. Tutti risero. Gu Qing rise con loro, ma ricordava benissimo che la nonna aveva detto di non essere mai arrivata davvero nel Jiangnan e di conoscere persino le vie di Nanpu solo per sentito dire.

Non glielo chiese lì per lì. Quando arrivò la zuppa, riempì a metà la scodella vuota della nonna prima di ridargliela. Shen Su allungò la mano per prenderla, si fermò un momento con le dita sull'orlo e abbassò il capo per bere, come se inghiottisse piano insieme alla zuppa anche le parole di poco prima. Gu Qing vide che il fiore di pruno di seta tra i capelli della nonna, bianco solo in parte, era un po' storto. Avrebbe voluto raddrizzarglielo, ma a tavola c'era tanta gente e non allungò subito la mano.

A metà della cena arrivò un cugino maggiore dei Wen, del ramo paterno. Non veniva a contendere un posto a tavola. Portava un pacchettino di germogli di bambù freschi e per prima cosa si scusò con tutti per il ritardo. Wen Jichang lo invitò a farsi sulla porta e i due si dissero qualcosa su quando restituire il denaro. Non abbassavano apposta la voce, ma nemmeno parlavano a tutta la tavolata. Gu Qing, mentre ritirava le scodelle della minestra, sentì che bisognava sgomberare il vecchio magazzino, che nella nuova casa c'erano più lavori del previsto e che il capitale preso in prestito sarebbe rimasto impegnato ancora un mese.

Rallentò un poco il passo. Wen Jichang, comprata la casa, non aveva certo un’altra cassa di denaro da aprire a piacimento. Anche i fondi per i materiali della vecchia botteguccia di Xu Tan erano finiti lì, e dopo Capodanno ci sarebbero stati altri clienti in attesa della merce. Il cugino sospirò e disse che, se davvero voleva lasciare libera una parte del cortile interno, doveva anche tener conto che quello spazio non gli avrebbe fruttato denaro come altrettanti sacchi di iuta. Wen Jichang si voltò a guardare per un attimo il pruno. Disse che lo sapeva. Aveva già dato la sua parola e non intendeva riaprire il discorso proprio allora.

Per un istante Gu Qing pensò di andare a spiegare cos’altro si potesse sistemare sotto l’albero, come per ricavare qualcosa da quello spazio che aveva voluto lasciare vuoto e non sembrare in debito con i Wen. Arrivò alla porta, poi si fermò. Erano soldi di cui dovevano discutere in casa loro. Lei non doveva colmare ogni difficoltà che sentiva nominare con venti rami fioriti. Impilò bene le ciotole vuote e chiese a Xu Tan dove fosse l’acqua per lavarle, senza sporgersi ad ascoltare la frase successiva.

Dopo cena Achun tirò fuori un pezzetto di dolce al miele da dividere con i compagni. L’aveva portato da casa e per tutto il viaggio non aveva avuto cuore di mangiarlo; ormai ne restava soltanto il bordo duro. Wen Jichang disse di non sforzarsi, se era duro, ma lui lo spezzò comunque in più parti e disse ridendo che, anche duro, aveva il sapore di casa. Gu Qing ne assaggiò un boccone; le briciole di zucchero le si attaccarono ai denti e lei ricordò come al mercato occidentale si fosse sentita offesa quando qualcuno le aveva chiesto del profumo. Certi sapori, dunque, non potevano davvero essere sostituiti da altri; non era soltanto questione di vendere i fiori a un prezzo alto o basso.

Non disse ad alta voce quello che aveva pensato. La nonna stava ammorbidendo la focaccia dura nell'acqua tiepida quando Wen Jichang le chiese se, in tanti decenni passati a fare fiori, avesse trovato qualche tipo particolarmente difficile. Disse che la parte difficile era il centro. Da giovane voleva sempre stringerlo più degli altri, perché credeva che a stringerlo bene si vedesse la bravura. A quel punto un angolo di focaccia le si sbriciolò nell'acqua. Lei raccolse piano i pezzi col cucchiaio e aggiunse che solo più tardi aveva capito che certi fiori non si potevano stringere così.

Xu Tan sorrise e chiese se per caso fossero i fiori blu di pruno che faceva adesso Gu Qing. La nonna guardò la nipote e disse che Xiao Man ci aveva messo del suo, che non era tutto opera di Gu Qing. A Gu Qing si scaldò il viso, poi ricordò che lei stessa lo aveva già detto a Luo Yi. Se ora non era disposta a sentirselo ripetere da qualcun altro, quella frase di prima sarebbe stata solo una cortesia per gli ospiti. Raccontò allora dell’ala storta dell’uccellino di carta. Non fece il nome di Zhou Jiping. Disse solo che c’è chi sa fare decine di intelaiature d’ombrello tutte uguali e poi non riesce a piegare come si deve un uccellino di carta. A tavola risero ancora.

La signora Chen doveva andarsene per prima. Sua figlia sarebbe tornata a casa il sesto giorno del mese e quel giorno le restava da mettere al sole la biancheria del letto. Gu Qing pensava di chiederle di passare la mattina dopo per aiutare la nonna a provare la giacca imbottita. A sentire questo, si tenne la domanda per sé. Shen Su invece le propose di andare insieme dopo qualche giorno a comprare il riso al ponte sud. La signora Chen sapeva sceglierlo, disse, mentre lei ormai riusciva solo a tastare gli angoli dei sacchi. Gu Qing stava per dire che anche lei sapeva comprare il riso, ma quando aprì bocca chiese invece se dovesse portare il carrettino. La nonna scosse la testa. Sarebbero andate a dare un'occhiata lì vicino, senza bisogno di comprare ogni volta tutto quel che serviva alla famiglia.

Il settimo giorno del mese, le due uscirono davvero. Gu Qing rimase a casa a fare i fiori. Dapprima si godette la quiete, poi cominciò ad alzare la testa ogni poco per guardare nel vicolo. La nonna tornò con un pacchettino di frutta secca e appena mezzo dou di riso. Disse di aver incontrato lungo la strada una vecchia conoscenza e di essersi fermata un po’ di più. Vedendole tirar fuori i soldi dalla tasca della veste, Gu Qing si accorse che non era la solita borsetta di casa per gli spiccioli. Gli angoli della stoffa erano lustri dall’uso e anche il nodo era fatto diversamente dal suo.

Avrebbe voluto chiedere quanto ci fosse dentro, ma temeva di sembrare una che perquisiva qualcuno sospettato di aver preso soldi di nascosto. Chiese soltanto per chi fosse la frutta secca. La nonna disse che aveva voglia di mangiarla lei. Gu Qing rimase interdetta, poi versò la frutta in un piattino. Perché valesse la pena comprare quel poco di dolce e aspro, in fondo, non occorreva che venissero prima un cliente o dei fiori da vendere. Ne assaggiò un pezzetto e l'aspro le fece stringere gli occhi. Accanto a lei la nonna rise di nuovo e le chiese come mai una che faceva fiori non reggesse nemmeno quello.

Fu soltanto la sera del nove che Gu Qing tornò a parlare di Heze. Chiese alla nonna come mai a tavola avesse dato l’impressione di esserci stata. La mano di Shen Su si fermò sul portaghi. Disse prima che gliel’avevano chiesto così, per dire, e che lei non aveva mai raccontato di aver preso una barca o un’altra. Gu Qing stava per chiederle perché allora non l’avesse detto chiaro, quando vide che la nonna si era già tolta il fiore dalla tempia e i capelli le si erano allentati. Capì di colpo che certe cose sono difficili da dire anche per chi ha una certa età. Decenni di lavoro non rendono più facile ammettere che di un posto si è soltanto sentito parlare.

Shen Su raccontò piano che da giovane qualcuno l’aveva invitata al sud ad aiutare per una stagione nella lavorazione dei fiori, con vitto e alloggio. Il giorno della partenza si avvicinava quando in famiglia era arrivata una persona in più di cui occuparsi. Più tardi ci fu un’altra occasione. Si guadagnava poco e il viaggio costava caro, così aveva pensato di aspettare l’anno successivo. Non fece a Gu Qing i nomi di quelle persone uno per uno, né disse che qualcuno le avesse fatto sprecare una vita. Tracciò soltanto col dito sul tavolo una larga foglia di loto e disse che i fiori veri sull’acqua probabilmente non erano uguali a quelli fatti di seta.

Gu Qing disse che l'avrebbe portata non appena gli affari della stagione si fossero assestati. Parlò in fretta, come se potesse già disporre una dopo l'altra, lungo la strada per Heze, tutte le entrate dei fiori dopo Capodanno. Shen Su non disse subito di sì. Chiese chi avrebbe lavorato nel quinto mese e chi avrebbe badato alla casa. Gu Qing disse che al momento opportuno avrebbero trovato il modo. La nonna accennò un sorriso, ma non si raddrizzò come poco prima, quando A-Chun aveva descritto il percorso in mezzo all'acqua. Si limitò a legare il porta-aghi e a dire che era tardi e che per il momento bisognava buttare l'acqua di quella bacinella.

Gu Qing uscì a gettare l’acqua e vide che oltre il muro nuovo erano caduti altri fiori di pruno. Li raccolse piano con la scopa, ancora bagnati, e alzò lo sguardo verso sud. Non si vedevano né il fiume né i loti. Quel «quando gli affari si saranno assestati» aveva suonato così sicuro dentro casa. Fuori sembrava uno stelo lungo e sottile, ancora mal fasciato, che per il momento non si sapeva in quale vaso infilare.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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