Romanzo d'avventura sui trasporti fluviali in un'antichità immaginaria
Il giorno in più della deviazione
Ku Wuji · Creazione con IA · 11187 caratteri · circa 11 minuti
Nell'imboccare la bocca, A-Shuan vide il palo di bambù che proprio ieri aveva riscontrato.
La tacca fresca sul palo era scoperta: l'acqua era calata ancora un poco rispetto al quattordici. Disse prima a Xun di tenersi all'esterno, senza aderire al vecchio legno di sinistra, con voce ben ferma. La nave nuova tagliò adagio tra le due vene d'acqua, l'ombra dell'albero rovesciata lunghissima sul davanti; il vento arrivava da dietro la vela, la vela non era aperta per intero, e tuttavia andava più forte di quel piccolo scafo di Lu Qi del sette.
Cen stava mezzo passo dietro di lui e chiese se questa era la via breve.
A-Shuan rispose di sì, e aggiunse che più avanti c'era un punto da prendere lento. Cen non lo incalzò; accennò a Qian Liu di non aprire per ora la vela in più, e girò egli stesso a guardare la tavola su cui giaceva Duan Qiusheng. Una cinghia, a un capo di quella tavola, s'era allentata; Duan voleva premerla con la mano, ma non la raggiungeva; il capitano si chinò a tirarla per lui, chiese da quale parte avrebbe toccato la gamba e, inteso che fu bene, passò dietro il legno a legarla di nuovo.
A-Shuan, che vide quella scena, sentì il petto alleggerirsi un poco. Prima gli pareva sempre che Cen non sapesse vedere oltre le armi; sull'acqua, invece, sembrava sapere anche che un uomo non è una cassa, e che non basta legarlo bene perché sia finita. Spinse avanti l'asta di sondaggio; un'onda bassa batteva il bambù lungo il bordo; il fondo bastava ancora, e disse a Xun di spingere oltre anche quella strettoia.
A destra, dietro le canne, l'acqua del nuovo canale era scura, ma il passaggio era stretto. Ricordava la curva presa da Lu Qi passando per Yuji il sette, e ricordava il maestro dire che per le barche pesanti occorrevano altri calcoli. Davanti a lui il vecchio canale centrale era più largo e rifletteva la luce del cielo non ancora spenta; da lontano sembrava più piano. Gli nacque così in mente una via apparentemente praticabile: passare prima di lì e spostarsi a destra all'uscita, senza dover infilare fin dall'inizio tutto lo scafo accanto alle canne.
Quella mezza frase non la riferì a chi stava dietro.
Xun chiese se mantenersi al centro o cominciare già a portare la prua verso l'esterno. Ashuan guardò quell'ampia distesa d'acqua, sollevò la pertica e disse di restare per il momento al centro. Dietro, il timone di legno girò e la prua deviò secondo quelle sue parole, separando la superficie scura dell'acqua e lasciando un breve arco luminoso.
Appena entrati nella bocca secondaria si udivano ancora voci della riva: il suono delle pietre da affilare, qualcuno che chiamava il bambino perché tornasse a casa, lo starnazzare senza posa delle galline nella gabbia, tutto arrivava attraverso l'acqua. Alla seconda curva le voci diradarono; restò soltanto un lieve struscio sul ventre della nave. A-Shuan chinò il capo ad ascoltare, credette che fossero erbe secche passate a filo; poi rialzò a cercare, sulla carta del maestro, quel trave traverso segnato una volta.
Il trave traverso non c'era più.
Sapeva che non tutte le cose aspettano al loro posto; eppure su quella distesa d'acqua indugiò con lo sguardo un respiro di più. Xun, da dietro, chiese di nuovo; lui rispose prima la fermezza, e mandò da sé l'asta verso sinistra. Questa volta il fondo dell'asta toccò il duro: il palmo avvertì subito una spinta breve; la nave camminava ancora, l'asta gli scivolò fuori della mano di mezza spanna, e la coda di bambù lo batté sul gomito, tanto che il braccio intero gli s'intorpidì un istante.
«Piano!» gridò.
Qian Liu corse primo a raccogliere la vela, Ma Jie abbracciò il piede della vela e lo tirò in giù. Il vento spingeva ancora; la prua aveva già oltrepassato quel punto, e A-Shuan, credendo bastasse far passare anche il ventre, disse a Xun un poco a destra. Il timone si era appena mosso quando sotto il ponte si trasmise un tono bassissimo, come un legno spesso a cui qualcuno, dal mezzo, avesse torto via uno strato di pelle.
Sotto le piante dei suoi piedi, tutto si fermò.
Ma di dietro si camminava ancora. Il peso dell'intera nave si spinse in avanti; A-Shuan con il ginocchio batté dentro il bordo, l'asta di sondaggio gli cadde dal braccio e si abbatté accanto ai piedi. Qualcuno gridò; la cassa degli strumenti più esterna fu trattenuta dal cavo di fissaggio, l'angolo urtò la battuta di legno, e il tonfo sordo si sommò al grido di dolore della gente.
«A raccolta, tutto!» ruggì Xun verso la vela.
A-Shuan per primo afferrò il bordo, e volse il capo a guardare. La prua era trattenuta in traverso, il fianco sinistro scendeva piano, la luce del cielo si piegò obliqua davanti agli occhi. Aveva ben udito Xun gridare di non spingere più; eppure la sua mano accennò prima all'indietro un gesto di raddrizzare, come se, tornando all'attimo di prima, quel duro che non doveva esserci sotto la chiglia potesse ritirarsi dal punto dov'era.
Xun, seguendo il gesto, tornò un poco indietro; sotto il ventre, un altro tonfo.
Questa volta la nave si fermò più salda. Il ponte s'inclinò; il mastello dell'acqua scivolò contro la battuta di legno, e l'acqua ne irruppe fuori per metà; Tian Jiu, spaventato, tese la mano dal palo ad afferrare la tenda, la fettuccia gli passò rasente il collo e tirò la tela che fasciava la ferita; il giovane aprì la bocca, e non riuscì a gridare una frase intera. Shi Jing con la sinistra strappò via la fettuccia, e cadde avanti lui stesso: la spalla urtò l'angolo d'una cassa lì accanto, e quel poco di colore che aveva in viso subito si ritirò tutto.
Le gambe di Duan Qiusheng non potevano muoversi per prime, eppure il corpo seguitò la tavola ad affondare da un lato. Con una mano s'aggrappò disperatamente all'orlo della tavola, con l'altra respinse uno lì accanto che voleva alzarsi, gridando che non si stringessero tutti verso il basso. Anche Cen Guantai, passando, scivolò; cadde col ginocchio a terra e fermò per primo quell'altro capo con la spalla, e ordinò a Qian Liu di tenere fermo il mastello che ancora si muoveva.
La vela infine scese.
La tela sventolò nell'aria con un colpo, coprì mezzo cielo, e sulla nave fu d'un tratto buio. Qian Liu, senza curarsi dell'acqua presa ai piedi, legò per primo la vela accanto all'albero; Ma Jie avvolse le funi, le dita in fretta: il primo giro non prese, il secondo soltanto s'agganciò. Qian Liu accese accanto al palo una lanterna di carta, l'ombra della tela ondeggiò ai piedi; fuori, il lume della luna arrivava giusto alle cime dei giunchi. Nessun vento spingeva più avanti, il corpo della nave non era pari, e l'acqua al fianco sinistro era già molto più vicina: così vicina che la mano pendente di A-Shuan, a stenderla, parve poterla toccare.
Da dietro il timone, Xun chiese se si fossero incagliati su un sasso. A Shuan si accovacciò con una mano sul bordo della barca. Sotto la murata si vedeva una sagoma nera a metà. La parte che prima sporgeva dall’acqua ora aderiva al legno e la corrente le girava intorno in un filo bianco sottilissimo. Sondò il fondo con la pertica. A sinistra affondò nel fango molle, a destra c’era più fondo. Quando provò sotto la pancia dello scafo, la punta di bambù parve urtare un dorso che non voleva mollare la presa.
Gli tornò in mente il punto interrotto sulla mappa del sette e di colpo gli si gelò il palmo.
Cen si avvicinò e chiese se si potesse tornare indietro. A Shuan disse che prima bisognava vedere. Si chinò per cercare, lungo il fianco esterno dello scafo, il punto da cui veniva il rumore del legno. Xun lo afferrò per la vita da dietro e gli disse di non sporgersi per metà fuori bordo. La barca era inclinata e, se fosse finito giù, a quelli rimasti sarebbe toccato fare un altro salvataggio. A Shuan si raddrizzò e solo allora vide che le punte dei piedi erano già contro il bordo bagnato.
«A destra c'è ancora acqua.» disse.
«E quanto è profonda?»
Non seppe rispondere. Quell'asta di prima era andata a fondo, ma ciò non significava che il fondo durasse fino all'uscita; e quella via di piccola barca che lui aveva percorso non equivaleva al ventre dell'intera nave di oggi. Guardò a destra: sotto i giunchi restava un filo di luce; in lontananza il dorso d'una pietra scura sporgeva dall'acqua proprio un poco, come se fosse sempre stato lì, e non aspettasse che lui infine lo vedesse.
Ma Jie chiamò dalla cabina di prua: entrava acqua.
A-Shuan scese; sul fondo della stiva, lungo la fessura del legno a sinistra, filtrava acqua: un rigagnolo sottile correva rasente la tavola, si raccoglieva nel punto basso, e già vi si era formata una lastra. Si accovacciò a premere con la mano; l'acqua usciva tra le dita, e per quanto il palmo premesse stretto, non copriva tutta la fessura. Xun, da dietro, portò un angolo di vecchia vela e gli disse di non turare con le dita: prima i filacci di tela a comprimere, poi il legno corto a puntellare, e quando la nave fosse stata ferma si sarebbe visto.
Cen trasse dal fagotto delle vesti una giacca tolta e la porse giù. La veste vecchia non era pulita, e Xun tuttavia la prese, la strappò in più bande, le cacciò nella fessura a premere per primo, e le consolidò col puntello corto passato dal ponte. L'acqua stillava un poco di meno; nessuno osò dire che fosse già fermata. Qian Liu e Ma Jie si davano il turno a sgottare; il mestolo batteva il bordo del mastello un colpo dopo l'altro, e Tian Jiu, che stava su, a ogni suono sentiva la spalla ritrarsi leggera.
“Di’ qualcosa,” gli disse all’improvviso Shi Jing.
Il giovane volse lo sguardo, le labbra bianche. Shi Jing gli chiese se quella focaccia di prima non ci avesse nascosto del pepe: lui tossì due volte, e ancora non lo confessava. Tian Jiu lo investì con una parola — ancora a pensare al mangiare, in un momento come questo —; la voce era sottile, ma alla fine era venuta fuori. Duan, coricato sulla tavola, raccolse la battuta: se in questa vita gli fosse riuscito, una volta sola, di dimenticare di mangiare, allora sì che si dovrebbe mandare qualcuno a cercare la medicina; alcuni risero, di un riso corto; finito di ridere, ciascuno tornò a guardare verso il rumore dell'acqua.
A-Shuan risalì sul ponte; Cen stava per andare a toccare quella fune di fissaggio allentata dell'affusto. Il cannone non era scivolato fuori, la battuta di legno grosso reggeva ancora; ma più la nave s'inclinava a sinistra, più quelle milleduecento libbre parevano anch'esse accostarsi verso il basso. Il capitano, stretta che ebbe la fune, soltanto allora gli chiese quanto distava la riva, e se non si potesse far scendere prima alcuni di quelli senza ferite gravi.
A-Shuan vide, sulla riva sinistra, un tratto di fango giallo chiaro.
Dalla nave non si vedeva lontano; e in basso non c'era, di seguito, un suolo che collegasse tutto il percorso. Si ricordava che il sette l'asta era entrata profonda; non osò rispondere che si poteva camminare; e temeva che, a non saper rispondere una volta, nessuno avrebbe più ascoltato la sua voce. Prese l'asta lunga a provare ancora dal lato vicino: il fango aderiva al bambù, e a estrarre si portava dietro un tratto di nero; se un piede vi entrava, dove l'acqua sotto lo tratterrebbe, nemmeno lui poteva vedere davvero.
«Qui non si può scendere.» disse.
Cen lo fissò, con le labbra tese in una linea sottile. Non sguainò la lama; chiese soltanto che cosa dovessero fare allora. Appena finito, guardò lui stesso verso il corso principale: era buio fitto, la via da cui erano arrivati girava dietro due gruppi di canne e anche le luci più lontane erano nascoste. Lo scafo vibrò ancora leggermente. Tutti tacquero, come aspettando che quel rumore diventasse un altro suono, peggiore.
A-Shuan andò accanto all'albero e staccò il gong di rame appeso dietro il palo.
Conosceva ogni segnale: chiamare gente, accostare, chiedere il fuoco; quale suono, ascoltato nei giorni normali, sarebbe parso chiassoso, oggi non tornava nessuno. Prese il battente: il primo colpo venne troppo impaziente, corto; si costrinse a fermarsi, aspettò che la coda del suono si aprisse sull'acqua, e di nuovo batté tre lunghi e uno corto.
Xun, da dietro, gridò di battere ancora.
Batté ancora. Il suono del gong uscì dai canneti e parve svanire dopo appena mezzo giro sull'acqua vicina. A Shuan non aveva mai pensato che tre li di fiume potessero separare così tanto. Alla terza volta aveva già il braccio destro indolenzito e il battente di bronzo gli scivolava nella mano. Lo passò a sinistra e vide l'asta da scandaglio che aveva lasciato sul ponte, con la punta rivolta verso la cassa della barca. Sul foglietto dentro la cassa aveva disegnato soltanto le radici dei salici del porto esterno, mai quello scoglio nero.
Cen si avvicinò, gli prese il gong dalle mani e gli disse di continuare a misurare per vedere se l’acqua stesse ancora calando. A Shuan annuì e tornò al bordo con l’asta. Sulle rocce nere presso la riva era emerso un altro tratto della striscia di muschio che prima sfiorava l’acqua, ma il bordo di legno a sinistra della barca si era abbassato, avvicinandosi alla superficie. Fra i soldati feriti, qualcuno domandò se l’acqua sarebbe tornata all’alba.
Lui guardò quel vello di muschio di pietra venuto allora allo scoperto, e dopo un poco rispose che l'acqua seguitava a calare.
I tre lunghi e uno corto che Cen batté erano più bassi dei suoi, ma di forza più grave. A-Shuan, ascoltando, strinse in pugno quel bambù, e finalmente verso quell'acqua dove nessuno stava in piedi gridò una volta: maestro. Finito di chiamare, serrò la bocca, e tornò a protendere l'asta verso la destra che ancora non aveva misurato bene.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《江汉》 di Du Fu e il racconto originale di questo sito «Il vecchio cavallo riconosce le secche nascoste». Personaggi, cronologia, tratti fluviali, tipologie di imbarcazioni e regolamenti militari sono interamente inventati; non è una riscrittura della poesia né una biografia del poeta.
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