Romanzo d'avventura sui trasporti fluviali in un'antichità immaginaria
Il gilè rosso tutto fango
Ku Wuji · Creazione con IA · 10147 caratteri · circa 10 minuti
L'asta lunga fu calata dal bordo, e toccò per prima l'intelaiatura di bambù della lanterna di carta.
Lo zio He la riparò con la mano; la lanterna ondeggiò, il fuoco non si spense. Girò l'asta dall'altra parte, vide bene che la coda non era fessurata, e solo allora la ricevette nel palmo. A-Shuan stava ancora chino sul bordo, il braccio destro ritratto a proteggere quel gomito battuto dal bambù, la sinistra che stringeva la corda corta: come se, bastando lui a non mollare, potesse legare in una volta quella barrottina davanti ai suoi occhi e tutte le cose giunte in ritardo.
«Allenta prima un poco.» disse lo zio He.
Il giovane non capì. Lui indicò la corda e spiegò che non doveva lasciarla andare, soltanto evitare che stringesse la prua contro la grande nave: se il legno oscillava, oscillavano anche le persone da entrambe le parti. A Shuan lasciò scorrere un breve tratto, come gli era stato detto, e sotto i piedi dell’anziano ci fu finalmente spazio per scansarsi da sé.
Cen Guantai venne a guardare dal filo di poppa. L'orlo della vecchia corazza era bagnato, un gran tratto di fango sul ginocchio; fissò lo zio He e chiese prima se non si poteva tirare indietro la nave. Lo zio He mandò l'asta dietro il ventre della nave: la punta non fece che trascinarsi nel fango, senza trovare un punto da cui la forza potesse riguadagnare, spingendo, l'intera nave all'indietro. Non rispose; spostò la poppa della barca verso l'esterno, e andò a provare quella vena d'acqua scura sulla destra.
A destra l’acqua era davvero ancora profonda.
Il bambù scese un tratto; l'acqua spingeva sul corpo dell'asta, e la forza veniva dal davanti destro, non come la vecchia linea mediana che investe diritta il ventre. Lo zio He contrastò la coda dell'asta con la spalla; la destra guidava soltanto la direzione, e non stringeva l'intera forza dentro le dita. La prua della barca riguadagnò mezza spanna; la luce della lanterna di carta spazzò lo scoglio nero: il dorso della pietra era bagnato e lucente, e il corpo di legno della nave militare poggiava proprio su quella spalla che sale in obliquo.
A-Shuan, dall'alto, disse che prima s'era urtato una volta, che lui aveva creduto di poter passare, poi s'era rimesso in assetto, e allora s'era addentato. Nel dire il rimettersi in assetto, la voce gli scese; dietro sembrava ancora nascosto molto da dire. Lo zio He gli disse di tenere prima il lume a illuminare sotto il ventre, che lui guardava il punto dove legno e pietra si congiungono; e che non lasciasse troppo lunga la fune del lume: se il piede della lanterna striscia nell'acqua, per quanto sia chiara, non illumina.
I due fuochi ondeggiavano, l'uno contro l'altro, ai lati del fasciame.
Lo squarcio non era nella pelle più esterna: era dove un'orda incontra l'ossatura, schiuso d'un filo dalla pressione; fuori se ne vedeva soltanto un breve tratto d'acqua che non finiva di alzare minutissime bollicine. Nella stiva tela e puntelli corti reggevano per il momento, e diminuivano la infiltrazione; ma il punto d'appoggio era angusto, e se la nave s'inclinava ancora, il capo che preme verrebbe a caricare diversamente: nessuno poteva garantirle di restare sempre al suo posto.
Il vecchio He allungò la mano fino a toccare il bordo del legno immerso nell’acqua. La ritrasse di scatto per il freddo e il punto del palmo dove aveva premuto il cerchio del secchio tornò a fargli male. Passò alla sinistra e tastò solo lungo il margine superiore. I polpastrelli incontrarono una ruvidità nuova, dalle schegge sottilissime. Tirò indietro la mano, indicò piano il punto ad A Shuan con l’asta e disse a chi stava nella stiva di usare più di un puntello. Se l’ordinata laterale teneva ancora, ne mettessero un altro lì, così che la spinta si scaricasse sul legno sano.
A-Shuan si levò subito; Qian Liu rispose dall'interno, che aveva udito, e che non c'era bisogno che tutti si calassero di nuovo a premere. Dopo un poco, colpi di legno vennero dal mezzo della nave: due forti, uno leggero; Xun chiese quale tavola risuonava, e Qian Liu rispose che erano le sue proprie mani, non un'altra fessura. Solo allora il cerchio di gente sul ponte lasciò andare, ciascuno, un poco del fiato trattenuto.
Lo zio He condusse la barca dietro la poppa.
Da lì l’acqua si divideva in due correnti. Una girava attorno allo scoglio nero verso il basso fondale fangoso a sinistra, l’altra piegava nel canale a destra. Il rumore veniva sempre da sotto lo scafo, come se qualcosa venisse tirato fuori lentamente. Si avvicinò alla murata sinistra, quella più bassa, e vide che il bordo di legno di uno scarico era già a poca distanza dall’acqua. Il corto capo di corda appeso lì da prima era immerso per metà, nero di acqua, che ne cadeva goccia a goccia.
La poppa, dunque, galleggiava ancora. Lo scafo si era incastrato sulla roccia, ma prua e poppa non poggiavano entrambe sul fondo solido. Quando quello strato d’acqua sotto la poppa si fosse ritirato, ci sarebbe stato meno sostegno e il peso del cannone e delle casse avrebbe continuato a tirare giù il lato sinistro. Il vecchio He guardò lungo la murata e disse a Cen di non lasciar venire tutti a fare domande dal lato più basso. Se proprio doveva venire qualcuno, ne venisse uno solo e, finito di chiedere, tornasse al suo posto.
Cen volse il capo e comandò con un grido; quelli dietro si mossero, ma non subito tutti ubbidirono. Tian Jiu voleva trascinare di là la propria coperta; un angolo era ancora premuto sotto i piedi altrui, ed egli tirò: un altro ferito per poco non rovinò seduto oltre il bordo della tavola. Shi Jing fermò la coperta con la sinistra e lo investì: aprisse prima la bocca a parlare, e non pretendesse che ogni cosa andasse avanti affidata a quel gomitolo di panno.
Duan Qiusheng disse ad A-Shuan di tornare a dare un'occhiata alla propria fila.
Il giovane guardò da un capo e dall'altro, e alla fine andò prima al bordo della tavola. Lo zio He, seduto nella piccola barca, udiva le loro contese e le domande; nel naso, tutto il sentore di panno bagnato e di legno nuovo. Se su una nave restassero soltanto voci pronte a ubbidire, lui, al contrario, avrebbe paura; ora, invece, c'era ancora chi sapeva che la propria coperta era premuta, che la propria gamba non si può voltare — almeno, erano tutti ancora davanti ai suoi occhi.
Mandò l'asta di bambù a tastare quel dorso duro vicino alla riva.
La punta toccò la pietra: non si poteva conficcare in giù. Non la lasciò ritta a vuoto nell'acqua; misurò prima col metro sottile quattro dita, strappò il bordo asciutto del suo panno per le mani e ne avvolse quattro anelli stretti, distanti un dito l'uno dall'altro, con la coda dell'anello ferma contro l'asta, senza lasciare liste lunghe a oscillare nell'acqua. L'anello più alto doveva stare già sotto il pelo: non si può, al primo cavallone che arriva, dare per compiuto il primo dito.
A-Shuan, dall'alto, chiese per chi misurava. Lui rispose che era per tutti da vedere; gli disse prima di prendere un pezzo di corda sottile, che legasse ai due capi, e non di arrangiarsi con la grossa fune di carico appena sciolta. Il giovane la portò giù, e volle scendere anche lui nella barca; lo zio He gli disse di aspettare un poco: nella barca non c'era ancora, per un secondo piede frettoloso, un posto preparato.
Incastrò l'estremità bassa dell'asta in una fessura stretta sul bordo della pietra, premette col dorso del coltello il fango frantumato all'intorno, provò a scoterla: si muoveva ancora. Dovette accostare la barca un poco di più; col remo trattenne l'acqua che tornava, stese la mano dietro la pietra e trovò a tentoni un tratto di radice grossa; la corda passò sopra la radice, l'altro capo fu assicurato all'asta, e dal lato opposto fu stretta un'altra volta. Lasciata la mano, l'asta rimase dritta, e non s'inclinò insieme con la piccola barca.
Lo zio He, col remo, fece scostare la barca; l'asta rimase al suo posto.
Guardò due volte: l'anello più alto appariva sotto l'acqua a tratti, un'onda passava e lo copriva; non ne riferì. Aspettò ancora un pezzo; sulla pietra nera il musco minuto scoperse a poco a poco un filo di più, e solo allora il pelo dell'acqua sull'asta si fermò davvero un poco più in basso. Cen, dall'alto, non si tenne e chiese fino a quando si dovesse aspettare; lui levò il capo, e vide che la mano del capitano premeva la sciabola al fianco, con un cerchio bianco alle nocche.
«Se cala ancora quattro dita,» disse lo zio He «sotto la poppa non c'è più appoggio, e a sinistra l'acqua entra prima. Non è roba che quel mestolo di stiva possa sgottare fino in fondo.»
Cen guardò l'asta e chiese quanto tempo. Lo zio He non rispose subito; guardò un'altra volta il musco minuto, confrontando l'orma di umido scorta quando era giunto alla nave con quella di adesso. L'acqua del fiume non è la clessidra di nessuno: stanotte il vento viene da fuori, questo braccio ne riceve poco e lo restituisce in fretta; lui sapeva soltanto che già calava, e non poteva garantirgli che calasse uguale a ogni momento.
«Circa quattro ore.» disse. «Forse anche più presto. Fate prima ciò che si può fare, e non prendete questo numero per aspettare l'alba.»
Il capitano lo fissava, come se da quella frase udisse altro. Se fosse solo un incaglio, all'alba si può interrogare la gente; ma se anche quest'acqua sotto la poppa non può aspettare, allora ogni cosa davanti agli occhi pareva scegliere chi debba esser portato via prima. Cen guardò indietro: il cannone stava nel mezzo del ponte; un angolo del grosso involucro di tela sollevato dal vento scopriva la bocca di bronzo nero, tranquilla come il sei, quando era stato appena montato.
«Portate giù prima i feriti.» disse.
Lo zio He gettò uno sguardo alla propria barca. Il ventre era stretto, i punti dove posare il piede erano tutti in luce, il paniere vuoto del sale era già stato tolto: nessuno avrebbe potuto spremere da sotto un'ulteriore tavola di fondo. Chiese dove si portavano prima; Cen accennò verso la riva sinistra, e il vecchio spinse di nuovo l'asta lunga verso il fango giallo: l'asta affondò, e quella viscidezza sulla mano non lo lasciò finché non l'ebbe ritirata.
Quelli di sopra videro.
Le labbra di Cen si mossero, ma non ne uscì la frase che avrebbe fatto provare un piede. Voltò il capo, ordinò di seguitare a sgottare, e di dividere prima verso l'alto i qualche fagottino allentati lì accanto, che non rotolassero tutti giù al primo rollio. Ma Jie rispose tenendosi al palo, scese egli stesso a sollevare i fagotti: al primo tentativo non li staccò — sotto era premuta la mano di qualcuno — e subito vennero le imprecazioni.
Anche lo zio He andò a riprendere la sua corda corta, e si accorse che le dita, dal freddo, già ubbidivano poco. Poco prima, tastando lo squarcio s'era bagnato, e il bagnato s'era fatto asciugare dal vento; impugnò il remo, e il manico gli girò di mezzo giro nel palmo. A-Shuan se ne avvide, venne a porgergli un piccolo tratto di vela asciutta, gli disse di asciugarsi, con una voce più lieve di prima.
Si asciugò, pose l'angolo di vela sul ginocchio, e non disse che non occorreva.
Cen, d'un tratto, chiese dall'alto: se si trascinasse la prua a forza in avanti, a destra non c'era forse acqua? Lo zio He rispose che, senza prima alleggerirla e farla galleggiare un poco più alta, si trascinerebbe l'intero squarcio sotto il ventre, non il dritto di prua che lui oggi voleva far camminare. Detto questo, accennò ancora con l'asta alla spalla obliqua dello scoglio, perché l'altro vedesse dove il legno premeva davvero; e il capitano, questa volta, non gli mise fretta con un si può o non si può: soltanto si chinò più in basso, e il lume scese un poco anch'esso.
A-Shuan, che guardava dall'altro lato, alla fine chiese al maestro se non voleva salire.
Il vecchio He rispose di aspettare ancora un po’. Da lì, fuori bordo, vedeva ciò che dal ponte restava nascosto. A prendere quel che doveva impugnare lassù sarebbe andato al momento giusto. Posò il remo in piano e per prima cosa ormeggiò saldamente la barchetta, perché tutte le mani tese dall’alto non la tirassero ciascuna da una parte. La pertica di bambù era ritta accanto alla pietra di riva. Gran parte delle quattro fasce sottili di stoffa era ancora sommersa nell’acqua scura, ma quella più in alto si distingueva ormai meglio di prima.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《江汉》 di Du Fu e il racconto originale di questo sito «Il vecchio cavallo riconosce le secche nascoste». Personaggi, cronologia, tratti fluviali, tipologie di imbarcazioni e regolamenti militari sono interamente inventati; non è una riscrittura della poesia né una biografia del poeta.
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