Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica
Caratteri neri al bivio
Ku Wuji · Creazione con IA · 11316 caratteri · circa 12 minuti
Si fece chiaro. Fuori dalla porta non cadeva più neve fresca. Quando Xu Shen aprì gli occhi, A-Sui stava cercando le scarpe con la schiena curva. Appoggiò la mano al montante della porta appena montato la sera prima, lo provò con una spinta leggera e aprì. Lui non si era ancora messo a sedere che la madre si voltò a dirgli che sulla strada c’erano impronte, doveva essere passato qualcuno da valle.
Chen Sheng scese dal tavolaccio. Per prima cosa controllò la tela di cotone, poi guardò i piedi. Ricucì ben stretto il laccio di paglia che si era strappato all’imboccatura della scarpa. Stava per spezzare il filo con i denti quando A-Sui gli porse le forbicine. Prese le forbici e vide che attorno all’impugnatura c’era una striscia di vecchia stoffa. A forza di usarle, negli incavi era rimasta la forma delle dita. Di colpo non osò più maneggiarle con la disinvoltura che avrebbe avuto a casa sua. Tagliò il filo e gliele restituì tenendole con entrambe le mani.
A-Sui gli disse di posarle sul tavolo e gli spinse davanti i tre aghi rimasti inutilizzati la sera prima. Chen Sheng disse che gliene aveva già dati sette, che altri tre non cambiavano nulla, ma lei ripiegò ugualmente gli angoli dell’involto. Lo fece piano, premendo con l’unghia dopo ogni piega, come se anche quel poco di mercanzia meritasse una simile cura. Lui se lo rimise in seno e non disse più che valeva appena qualche moneta.
A colazione c’era ancora pappa di riso e rafano, con un piattino di verdure in salamoia affettate. Xu Shen mangiò in fretta. Dopo il lavoro alla porta, appena si sedeva sentiva tirare la schiena. Voleva soltanto portare fuori le ultime cose prima che arrivasse Shi Yan. Chen Sheng invece ogni tanto guardava verso la porta. A Sui pensò che fosse in pensiero per quel pacco di cotone e gli disse di stare tranquillo. La porta teneva e il cane non avrebbe morso la stoffa pulita.
«Pensavo a quel cartello.» disse. «Se ieri avessi visto la freccia, non sarei arrivato fin qui.»
A sentirlo sembrava quasi che si fosse pentito di aver chiesto ospitalità, e appena ebbe parlato si sentì in imbarazzo. A Sui gli mise nella ciotola un boccone di verdure in salamoia con le bacchette e gli disse di parlare chiaro e di smetterla di rimestare la pappa di riso. Solo allora Chen Sheng spiegò che il vecchio cartello al valico era troppo basso, che la neve ne copriva la metà e che il legno inclinato puntava proprio in mezzo alle due strade. Di lì avrebbe dovuto passare ancora. Si poteva avvertire il capovillaggio? Qualcuno doveva pur saperlo.
Xu Shen trovò contro il muro un’asse sottile. Era il retro della vecchia credenza, un po’ imbarcato, ma dalla parte posteriore era liscio. Con il fondo dello scalpello raschiò via la polvere, prese un pezzo di carbone freddo dal focolare e scrisse prima la direzione del capoluogo, poi dove si trovavano il mercato di Shikou e la loro casa. Chen Sheng vide la riga «vecchia casa dei Lin» e chiese che cosa sarebbe successo se in futuro qualcuno fosse venuto ancora a bussare. Xu Shen si fermò un momento, poi sotto aggiunse poche parole. «Dal nove nessun abitante fisso.»
Quella riga era scritta un po’ più in piccolo delle altre. Non gli piaceva trasformare la porta della vecchia casa in un rifiuto messo per iscritto. Ma senza quella riga qualcuno avrebbe seguito il cartello fin lì, sua madre non ci sarebbe stata e avrebbe fatto quattro li nella neve per niente. A-Sui, lì accanto, lesse i pochi caratteri che conosceva. Non gli chiese di cancellarli. Domandò solo se nella vecchia tettoia del tè ci si potesse ancora riparare dal vento. Xu Shen chiese della chiave e, saputo che l’aveva zia Liu, lasciò uno spazio vuoto. Disse che avrebbe aggiunto l’indicazione dopo averle chiesto il permesso. Non bastava scrivere il nome di qualcuno per obbligarlo ad aprire la porta.
Porse la tavola a Chen Sheng, dicendogli di andare avanti a segnalare la strada mentre lui andava a vedere il chiosco del tè. Chen Sheng disse che l’avrebbe aspettato, ma Xu Shen scosse la testa. Più tardi avesse fatto la consegna in città, neppure un wen gli avrebbero risparmiato sulla trattenuta per le giare. Entrambi sapevano che non stava cercando di mandarlo via, eppure si fermarono ancora un momento sulla soglia. Alla fine Chen Sheng si limitò a inchinarsi verso A-Sui, rifare il nodo della corda del bilanciere e sollevare la cesta di giare, che ormai faceva molto meno rumore.
Huangdou lo seguì fino al limite del cortile. Chen Sheng si voltò e gli disse che non aveva più carne secca e che forse non ne avrebbe avuta nemmeno la volta successiva. Il cane, come se non capisse, fece ancora qualche passo nelle orme fresche che lui aveva lasciato. A-Sui lo richiamò e solo allora Chen Sheng si voltò per andarsene. Sulla strada innevata davanti a lui nessuno aveva lasciato impronte da seguire. Puntò a terra la tavola per trovare un appoggio sicuro e si avviò piano.
Quando Xu Shen lasciò la strada maestra e arrivò a mani vuote dai Liu, zia Liu stava spaccando della legna umida. Appena lo vide, gli chiese se sua madre avesse cambiato idea. Saputo che non era così, l’ascia le si fece più leggera in mano. Chiamò il figlio Liu Ting a badare al fuoco, prese la chiave e andò al capanno con Xu Shen. Liu Ting rispose dall’interno e uscì solo dopo un bel po’, con la veste ancora mezza infilata. Quando sentì che andavano a vedere il capanno, gli sparì dal volto ogni traccia di sonno.
La vecchia tettoia si accovacciava lungo la strada, con gronde basse e un sottile strato di neve sulle tegole. Le riparazioni avevano un colore più nuovo e dentro non gocciolava. Xu Shen tastò prima la trave, poi guardò la finestra. A un angolo mancava un tenone e il vento entrava dalla fessura. La schermò con il palmo: bastava proprio a far raffreddare in fretta una ciotola di tè. Disse che non era difficile da riparare; in primavera avrebbe portato una lunga trivella e sostituito due pezzi di legno asciutto.
Liu Ting li seguiva e chiese quanto avrebbe potuto rendere la tettoia una volta sistemata la finestra. Zia Liu non rispose. Per prima cosa portò nella stanza interna la legna sparsa che ingombrava l’ingresso. Non era la prima volta che pensava di riaprire. La pentola, le panche, il denaro per comprare il tè, ne avrebbe fatto un conto approssimativo a occhi chiusi. Ma ora che glielo chiedeva suo figlio, non voleva sembrare in cerca di un permesso. Indicò soltanto la traversa dove un tempo pendeva l’insegna del tè e disse di pulire bene lì per prima cosa, senza mettersi a temere che non venisse nessuno quando ancora non avevano fatto niente.
Xu Shen non le promise che gli affari sarebbero andati bene. Si limitò a capovolgere la panca che aveva a portata di mano. Una gamba era un po’ più corta, ma sarebbe bastato un pezzetto di legno per stabilizzarla. In piedi nel capanno, zia Liu arrotolò più in alto la vecchia stuoia di paglia appesa e nel vano della finestra comparve la strada. Anche senza preparare il tè, si poteva entrare a ripararsi dal vento per un po’. La cucina, però, andava chiusa a chiave a parte. Legna e pentola non potevano restare a disposizione di chiunque.
Mentre lo diceva guardò il figlio, e Liu Ting voltò la faccia. Due giorni prima un viandante aveva acceso di notte un fuocherello sotto la gronda del chiosco, troppo vicino alla legna secca. Al ritorno zia Liu si era presa un bello spavento. Xu Shen si accovacciò a guardare la cenere nera e si guardò dal dare per scontato che le poche righe che voleva scrivere risolvessero ogni cosa. Prese nota di dove ci si poteva riposare e di dove non si poteva accendere il fuoco. Poi disse che non tutti avrebbero saputo leggere il cartello e che, tornato il bel tempo, bisognava pensare a un altro modo di disegnarlo.
Fissarono la riparazione della finestra per il terzo giorno del secondo mese. Zia Liu disse che prima di Qingming l’affluenza al mercato cresceva a poco a poco e che qualche giorno di anticipo avrebbe fatto comodo. Xu Shen acconsentì e, per timore che restasse solo una promessa a voce, scrisse col carbone il mese e il giorno all’interno della porta del capanno. Liu Ting fissò quelle poche parole come se non gli piacesse che qualcuno avesse già fissato la cosa, ma aiutò comunque la madre a portar via dalla porta la fascina di legna bagnata.
Al momento di salutarsi, zia Liu chiese se A Sui si sarebbe abituata laggiù. Xu Shen rispose che non ci aveva ancora abitato e che per saperlo bisognava prima viverci. Lei rise e disse che almeno lui non le assicurava che sarebbe stato tutto meraviglioso. Xu Shen sentì il viso scaldarsi. Gli tornò in mente quanto a sua madre piacesse vantarsi di lui, e si domandò di quali finestre e di quali porte avesse parlato stavolta. Lasciò cadere la domanda e disse a zia Liu che il carro era già prenotato e che quel giorno sarebbe venuto di sicuro a prendere sua madre. Saputo che il grande armadio degli Xu sarebbe rimasto lì, Liu Ting pensò che al negozio d’olio ne mancava proprio uno e seguì Xu Shen per vederlo.
Chen Sheng, intanto, era già arrivato al bivio della Sofora. Il capo villaggio Tao abitava poco a sud della strada. Davanti alla porta aveva ammucchiato della paglia che qualcuno doveva venire a trasportare. Chen Sheng entrò con la tavola fra le mani e raccontò del cartello. Tao gli chiese prima se conoscesse chi aveva scritto quelle parole e se la casa dei Lin indicata lì sarebbe rimasta vuota. Chen Sheng disse che quel giorno si trasferivano in città. Il vecchio sorrise e gli chiese allora a chi spettasse occuparsi della strada di posta là fuori.
Il capovillaggio Tao indicò il fango che aveva sulle scarpe e disse che già i pochi pozzi e le poche famiglie del villaggio gli davano più da fare di quanto riuscisse a sbrigare. Il cartello della strada ufficiale non l’aveva piantato lui e, anche avvertendo chi di dovere, non era detto che qualcuno venisse quello stesso giorno. Chen Sheng rimase un po’ deluso. Il vecchio, però, sfilò dal mucchio di paglia un pezzo di legno corto mai usato e gli disse di inchiodarlo un po’ più in basso, dove chi portava carichi a spalla potesse vederlo, senza metterlo sopra la testa di chi passava con carri e cavalli. Del vecchio cartello avrebbe riferito lui. Quanto al sentiero indicato sulla tavola, chi arrivava avrebbe dovuto comunque riconoscerlo da sé. Badassero a non scrivere sulla tavola nuova indicazioni ancora più confuse di quelle vecchie.
Chen Sheng provò due volte a leggere il cartello dalla strada prima di appenderlo diritto. Zhou Qiao uscì dalla piccola rivendita lì accanto con una ciotola vuota in mano e chiese perché non avesse indicato la via dietro casa sua, di solito molto più corta. Chen Sheng disse che non l’aveva fatta con la neve e non se la sentiva di indicarla. Zhou Qiao storse la bocca. Con la via lunga era facile non sbagliarsi, disse, senza nemmeno chiedere a chi andasse di fare tre li in più. Comunque non lo ostacolò. Gli porse dell’acqua calda per lavarsi la polvere di carbone dalle mani e non sporcare la stoffa dei clienti.
Quando Xu Shen tornò alla vecchia casa, il carro di Shi Yan era già arrivato. Liu Ting andò per prima cosa a vedere l’armadio. Scoprì che era perfino più largo della porta della bottega dell’olio e che tutti i calcoli fatti per strada erano stati inutili. Diede allora una mano a spostare due casse leggere, per non essere venuto a vuoto. A Sui sedeva accanto al carro senza mettere fretta a nessuno, ma diceva al carrettiere a quale cesta fare attenzione e quale angolo non schiacciare per via dell’orcio del sale. Non se ne stava lì ad aspettare che il figlio tornasse a fare tutto per lei. Il cassetto del vecchio armadio era già sistemato fra le coperte arrotolate e davanti alla porta aveva spazzato la neve per aprire un passaggio fino al carro. Huangdou girava attorno al carro. Il suo vecchio naso fiutò l’erba e lui infilò la testa sotto il pianale, come se pensasse che gli avessero preparato una nuova cuccia.
Asui tirò fuori due paia di sandali di paglia e chiese a Liu Ting di portarli a sua madre, già che era di strada, perché li lasciasse nella tettoia per chi fosse arrivato con le scarpe bagnate. Xu Shen ricordò come il giorno prima avesse detto che in città quelle scarpe non servivano, e stavolta non chiese se fossero di troppo. Liu Ting prese i sandali, se li infilò sotto il braccio e tornò per la stessa strada. Xu Shen piegò il panno in cui sua madre li aveva avvolti, ormai vuoto, e lo infilò su un lato della propria borsa degli attrezzi.
Sul punto di uscire, c’erano ancora alcune cose su cui non aveva deciso. Portò il barattolo del sale incrinato e lasciò il vecchio armadio grande. La corda a inchiostro del marito defunto rimase sul ripiano alto e asciutto, mentre il porta-aghi e filo che le era venuto male finì accanto allo specchio di bronzo. Xu Shen rimase in cortile, senza decidere al posto suo cosa per cosa. Alla fine lei passò ancora una volta la mano sul focolare ormai freddo, poi la portò al chiavistello, lo spinse e lo tirò indietro per provarlo. Il legno scivolò nell’incavo con uno scatto così nitido che anche lei alzò gli occhi.
Mentre il carro scendeva, la casa di montagna si allontanò piano alle loro spalle. Xu Shen si voltò a guardarla una volta. Sua madre invece, aggrappata alla sponda, guardava avanti. Gli fece le domande che non aveva fatto in tempo a fargli la sera prima. Fino a che ora batteva il sole nella stanza in città? Da che parte si girava per comprare il riso? Lui rispose prima sul sole. Poi pensò al bottegaio un po’ sordo e non sapeva se dirle che era stato Chen Sheng a parlargliene. A-Sui intanto aveva già mandato a memoria destra e sinistra e dondolava piano i piedi sotto la coperta imbottita, come per provare una strada che non aveva ancora fatto.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.
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