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Un volume tra le mani

Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica

Daxiu ha portato via la pentola

Ku Wuji · Creazione con IA · 11198 caratteri · circa 12 minuti

Il diciassette del secondo mese Liu Lan si alzò prima del gallo. Macinò i fagioli messi a bagno la sera prima, filtrò il liquido bianco e unse il fondo della pentola con un velo d’olio. Il cielo era ancora grigio, ma già si distingueva bene il legname sotto la tettoia esterna. Ogni pezzo stava di traverso proprio dove lei voleva mettere uno sgabello. Si girò di fianco per tirarne fuori uno. Una gamba si impigliò nella vecchia stuoia coperta di trucioli, che frusciarono spargendosi per terra.

Non chiamò Xu Shen. Lui era passato il giorno prima e aveva detto che restavano alcune mortase da scavare finché durava il tempo asciutto. Lei gli aveva chiesto quanti giorni servissero. Lui aveva guardato il cielo e risposto che ne occorrevano altri quattro o cinque. La porta non era ancora fatta, eppure quando ne parlava sembrava sempre che mancasse un ultimo colpo. Liu Lan pensò a quando, il decimo mese dell’anno prima, aveva riparato il tetto. Mancavano un po’ di tegole, un po’ di paglia e un po’ di denaro per pagare il lavoro. Solo quando si era trovata a vivere sotto la pioggia aveva capito quanto tempo richiedesse ciascuna di quelle piccole cose.

Daxiu entrò con le ceste di verdura al bilanciere e batté due volte i sandali di paglia sulla soglia. Portava una giacca lunga color blu ardesia, con i polsini appena rivoltati, ma gli orli dei pantaloni erano quelli vecchi. Si erano accordate che quel giorno avrebbe provato a vendere la colazione al chiosco, una pentola di zuppa di pasta di farine miste. Finita la zuppa, sarebbe tornata a sud della città a badare al suo banchetto. Aveva preparato anche venti focaccine alle verdure, avvolte in carta oleata e ben coperte nella cesta.

«La pentola ci sta ancora solo per metà?» chiese. Liu Lan tirò fuori un pentolino e disse di cuocerne meno, per cominciare. Da Xiu sollevò la sua grande pentola di ferro e cercò il punto in cui sporgeva un angolo del fornello. La girò due volte, ma il fondo restava sospeso. Di fornelli piccoli ne aveva già visti, ma quella era la prima pentola che avesse comprato con i suoi soldi, e poteva farci la zuppa per sei persone in una volta sola. Prima, quando si faceva prestare una pentola, c’era sempre qualcuno che veniva a sollevare il coperchio per vedere quanto gliene toccava.

A Sui era arrivata con il primo carro. Aveva riposato la gamba qualche giorno in città e quella mattina si era messa apposta le scarpe pulite. Aveva portato un pacchettino di rafano in salamoia per fare gli auguri a Liu Lan per l’apertura. Xu Shen le aveva detto di aspettare altri due giorni. Appena aveva sentito la parola «apertura», però, non era più riuscita a stare seduta, come se gli anni di un tempo non potessero tornare davvero senza che lei passasse almeno un momento in piedi in quel chiosco.

Vedendo Daxiu darsi da fare intorno alla pentola, le disse che a fuoco basso, cuocendo piano, veniva più saporito. Daxiu sollevò la pentola per mostrarle il vuoto sul fornello. «Il fuoco può essere alto o basso, il bordo della pentola non fa presa.» A Sui tastò il fornello, si ritrovò la mano coperta di nero e rise come per dissimulare l’imbarazzo. Suo figlio, con tutto il suo lavoro di falegname, di quelle cose non capiva. Avrebbero dovuto chiamare da subito un muratore. Daxiu chiese: «Allora non aveva detto che sarebbe bastato far venire lui?»

Da fuori arrivò un carico di aghi di pino. Il portatore conosceva A Sui da tempo e appena la vide la chiamò signora Lin e le chiese se quel giorno ci fosse della zuppa calda. Lei si affrettò a dire di sì, lo invitò ad accomodarsi e disse a Daxiu di buttare in pentola un po’ più di tagliatelle. Liu Lan stava dando il resto. Daxiu rimase ferma con il mestolo dell’acqua in mano e non rispose. Solo allora A Sui si accorse di aver parlato con lo stesso tono di un tempo, come se fosse ancora seduta davanti al focolare di casa sua.

Il carico di aghi di pino fu posato a bordo strada e subito dopo arrivarono due venditrici di uova. Una, vedendo il legname, chiese se il chiosco fosse ancora in riparazione. L’altra sollevò il panno della propria cesta per mostrare ad A-Sui il primo uovo a doppio tuorlo. A-Sui le invitò tutte e due a entrare. Liu Lan spostò vicino all’ingresso l’unico tavolino ancora sgombro. Due persone si sedettero, e la terza dovette stringersi al margine della catasta di legna.

Quando arrivò la zuppa calda, Xu Shen varcò la soglia con gli attrezzi in spalla. Due giorni prima aveva passato mezza giornata a riparare la serratura di un armadio e solo quella mattina aveva riscosso venti wen. La sera prima non aveva osato presentarsi da zia Liu a mani vuote. Vedendo quattro persone strette all’ingresso del capanno, andò subito a spostare i pezzi lunghi. In quello più esterno era già stata scavata la scanalatura. Appena fece forza, anche la mezza porta appesa al sostegno s’inclinò. Corse a sorreggerla, ma ormai metà della zuppa era uscita dalle scodelle.

La venditrice di uova si alzò, sbatté il ginocchio contro il banco da pialla e fece una smorfia di dolore. Daxiu passò uno straccio bagnato sul tavolo. Le focacce alle verdure si coprirono di trucioli appena scartate. Xu Shen disse che ci sarebbe voluto ancora un momento, con una voce che coprì il ribollire dell’acqua sotto il coperchio. Liu Lan gli posò una mano sulla spalla e gli disse di lasciar stare per ora e far mangiare fuori i clienti. Alla fine tutte e quattro le ciotole finirono sulle pietre a bordo strada, e al vento la zuppa si raffreddò in fretta.

Finito di mangiare, l’uomo dagli abiti di fibra di pino si diede una spolverata sul davanti e fece per andarsene. Credeva che quella volta fosse il solito ritrovo al caldo tra vecchie conoscenze. A-Sui non aveva parlato di denaro e lui non aveva chiesto. Daxiu lo fermò e gli disse che la zuppa costava quattro wen e la focaccia altri due. L’uomo rimase interdetto, poi si voltò a guardare A-Sui. Lei si sentì avvampare e disse che certo, c’era da pagare, ma la sua mano stava già cercando il borsello per pagare al posto suo.

Daxiu non prese i soldi di A-Sui. Continuò a guardare l’uomo. Alla fine il venditore di aghi di pino tirò fuori sei wen, borbottando che una volta, quando la signora Lin gli dava un po’ di zuppa di riso, non si facevano tanti discorsi. A-Sui cercò di rispondere con un sorriso, ma Liu Lan gli portò fuori la corda del bilanciere che aveva dimenticato accanto al tavolo e gli disse che quella zuppa era di un altro tempo e che ora Daxiu doveva viverci. Appena lo disse, Liu Lan sentì la gola seccarsi.

La venditrice di uova, invece, aveva tenuto da parte l’uovo con due tuorli e volle che Liu Lan lo aprisse lì davanti a tutti. Si aspettava lo stupore generale, ma, rotto il guscio, dentro c’era un solo tuorlo grande. Un’altra donna si piegò in due dal ridere e disse che a forza di vantarsi aveva insegnato alla gallina a fare i giochi di prestigio. Rise anche A-Sui. Poi raccolse tutto l’albume con la punta delle bacchette e disse che oggi la gallina non aveva sentito, magari domani avrebbe fatto due tuorli. Daxiu le prestò il padellino e le cucinò l’uovo. Per un momento il profumo dell’uovo coprì quello del legno. La venditrice lo divise tra tutti, tenendosi apposta il pezzo più abbrustolito.

Prima di mezzogiorno, Liu Ting portò mezza cesta di verdure comprate a poco prezzo. Al negozio d’olio aveva dovuto scambiare il turno con un altro per poter uscire. Vide che il legno per cui aveva preso in prestito il carretto e perso una giornata era ancora lì. Non disse niente, posò la cesta e fece per andarsene. Liu Lan gli disse di mangiare un pezzo d’uovo. Lui si accovacciò fuori dal chiosco e masticò in fretta, con le mani che odoravano ancora d’olio nonostante le avesse lavate. Sua madre gli chiese se sua moglie stesse meglio. Lui disse che di notte tossiva e che a pettinare la figlia ci aveva pensato lui, solo che le aveva fatto una treccia grossa e una sottile. Liu Lan gli mostrò con le mani come dividere i capelli. Lui prese un mezzo filo d’erba secca e provò a imitarla. Poi gli parve buffo, e si misero a ridere tutti e due.

Nel pomeriggio non arrivarono altri clienti. Il legname ingombrava l’ingresso del capanno, che sembrava il posto di lavoro di un falegname. I passanti lo vedevano da lontano e preferivano andare da Zhou Qiao a mangiare le focacce di frumento già pronte. Da Xiu incartò di nuovo le undici focacce di verdura rimaste. La zuppa nel pentolino si era addensata tanto che si poteva prendere col mestolo, ma non versare. Ne assaggiò un po’, non se la sentì di buttarla e la divise in due vasi di terracotta, pronta a portarli a sud della città per venderla.

Xu Shen si accovacciò accanto al focolare per misurarne la larghezza, pensando di rialzare per il momento la pentola con un sostegno di legno. Daxiu gli sfilò il regolo e lo posò sulla borsa degli attrezzi. «Non usare la mia pentola per fare prove. Se il sostegno prende fuoco, tu mi ripaghi la pentola e io devo comunque fermarmi per altri giorni.» A quelle parole impallidì. Si ricordò che anche lui, a suo tempo, aveva chiamato provvisorio il cuneo di legno, e non rimise mano al lavoro.

A-Sui non riusciva a stare seduta. Appoggiandosi alle ginocchia, fece per andare a buttare l’acqua di scarto. Daxiu la portò via di persona. Al ritorno strofinò la pentola fino a farla brillare, si tolse lo spillone dai capelli e con la punta tolse la cenere accumulata nel forellino del manico. A Liu Lan bastò quel gesto per capire che quel giorno Daxiu non avrebbe lasciato lì la pentola. Chi, come loro, preparava cibo da vendere, quando lasciava un fornello metteva via per prima la propria pentola.

«Oggi a sud della città ho tenuto chiuso per mezza giornata», disse Daxiu. Non chiese un risarcimento a Liu Lan e non disse che sarebbe tornata un altro giorno. Sollevò il bilanciere, con la pentola a un’estremità e la cesta delle verdure all’altra. Lo aggiustò due volte, ma un capo pesava sempre più dell’altro. Liu Lan la aiutò portando a mano un vaso di minestra densa e la accompagnò fino al bivio. Lungo la strada Daxiu le raccontò che vicino al suo banco era arrivato un venditore di dolci e che alcuni dei suoi vecchi clienti avevano già cominciato a sedersi da lui.

Quando tornò alla tettoia, A-Sui stava dicendo a Xu Shen che Daxiu aveva un carattere impaziente. Liu Lan la sentì e si fermò di colpo. Prese la teiera vuota rimasta vicino all’ingresso e la mise sul tavolo. Parlò a voce bassa. «Non è lei a essere impaziente. Le ho chiesto io di venire a lavorare e non le ho nemmeno trovato un posto per la pentola.» A-Sui disse che anche lei voleva dare una mano, chi poteva immaginare che il legname di Xu Shen avrebbe causato quel ritardo? Xu Shen si affrettò a dire che avrebbe tirato avanti senza fermarsi a pranzo.

«Se salti un pasto, saltano fuori tre panche in più?» chiese Liu Lan.

A Sui non l’aveva mai sentita parlare così a Xu Shen e si sentì rimproverata in faccia anche lei. Strinse l’involto di rafano in salamoia e disse che, se dava tanto fastidio, non sarebbe dovuta venire. Liu Lan la fermò e non le permise di portar via il rafano. Poi si voltò e prese dalla trave un paio di sandali di paglia, proprio quelli che d’inverno Xu Shen aveva mandato tramite Liu Ting. Un velo di polvere copriva le tomaie, ma i nodi erano ancora stretti e ordinati.

A-Sui vide sul fianco della scarpa il nodo di paglia rifatto, quello che tempo addietro aveva insegnato a Xu Shen. Allora gli aveva detto che aveva le mani goffe. I suoi nodi erano sempre più gonfi di quelli degli altri e sfregavano contro il piede. Ora che le scarpe erano lì, quasi sperò che Liu Lan trovasse da ridire sul nodo, così avrebbe ancora potuto prendere la scarpa, disfarlo e intrecciarlo di nuovo. Liu Lan non guardò il nodo. Guardò lei, con una raggiera di rughe sottili agli angoli degli occhi per la stanchezza.

«Questo paio non l’ha ancora usato nessuno, riportalo a casa», disse Liu Lan. «L’altro qualcuno se l’è messo ai piedi e se n’è andato. Quello ormai non posso ridartelo.» A Sui non le prese, e Xu Shen non osò prenderle. Le scarpe di paglia erano in mezzo al tavolo, accanto alla brocca vuota. Nessuna delle due cose valeva granché, eppure nessuno poteva far finta di non vederle.

Quel giorno Xu Shen lavorò fino al tramonto. I trucioli tolti con lo scalpello riempivano mezzo sacco e la porta ancora non si poteva montare. Per ricavare un pezzo sano dalla trave lunga che si era spaccata a un angolo nel bosco di bambù, bisognava cambiare le misure iniziali. Xu Shen non parlò più di quattro o cinque giorni, e Liu Lan non glielo chiese più. Quando chiuse la porta del focolare interno, tenne la chiave in pugno per un po’, poi se la portò a casa.

Tornata in città, A-Sui nascose le scarpe di paglia sotto il letto. Huangdou sentì l’odore della paglia, abbassò il muso e le spinse. I talloni spuntarono fuori, come se sotto il letto ci fosse qualcuno in piedi. Nel cuore della notte A-Sui si svegliò assetata e cercò da sé la brocca a tentoni. Xu Shen sentì il rumore e fece per alzarsi, ma lei disse che non serviva. Lui restò seduto un momento dall’altra parte della tenda e, mentre sua madre beveva, udì un singhiozzo appena percettibile salirle dalla gola.

La legna rimasta al chiosco quel giorno la spaccò poi Liu Lan da sola. Sgombrò il posto che Daxiu aveva lasciato senza pentola. Era ancora più vuoto di quanto avesse immaginato. L’indomani un passante chiese se ci fosse della zuppa calda. Lei disse che c’era soltanto tè. Lui ne comprò una ciotola per due wen, la bevve e se ne andò. Liu Lan non dovette spiegare a nessuno perché quel giorno non fosse ancora riuscita a mettere insieme un pasto.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Quella stanza esposta a sud
  2. La neve fino alla soglia
  3. La terza scodella
  4. Prima che il battente cadesse
  5. Caratteri neri al bivio
  6. Alla porta della città, nel pomeriggio
  7. Il fuoco preso in prestito in cortile
  8. Una porta di pari valore
  9. Nessuno bussò alla porta a mezzogiorno
  10. Il cartello voltato dall’altra parte
  11. Due mani accanto al cesto da cucito
  12. L’acqua della neve s’infiltra nella parete sud
  13. Un posto al ritorno al villaggio
  14. Una tacca saltata sul righello
  15. La mano sotto la porta
  16. Le parole che sua madre disse per lui
  17. Il legname per le porte accatastato nella tettoia del tè
  18. La scorciatoia dove il carro non passa
  19. Il cortile di chi?
  20. Un carico, due corde
  21. Daxiu ha portato via la pentola
  22. Lo sgabello su cui nessuno si sedette
  23. Chi aveva promesso la vecchia casa
  24. Mettere la porta nuova sotto la pioggia
  25. La stanza ancora da lasciare
  26. Il pettine rimasto in falegnameria
  27. Sul cartello non c'è il nome di nessuno
  28. Una stanza calda non è una medicina
  29. Quell’invito prima della Festa delle barche drago
  30. Il cestino da cucito che non fu venduto
  31. Il chiosco del tè trova il suo ritmo
  32. Quel conto di legname in montagna
  33. Da chi prendere il bilanciere
  34. Una pentola di riso da mangiare ancora caldo
  35. Riparare la porta per chi la usa
  36. Fin dove è sceso il sole

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