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Un volume tra le mani

Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica

Il legname per le porte accatastato nella tettoia del tè

Ku Wuji · Creazione con IA · 11045 caratteri · circa 11 minuti

Alla fine di quell’anno A Sui attaccò un pezzetto di carta rossa nella casa nuova. Se l’era fatto dare dagli scampoli che Fang Guiniang aveva ritagliato, e qualcuno nel cortile che sapeva scrivere ci aveva tracciato sopra qualche carattere. Non erano molto regolari, ma lei premette la carta con cura quando l’attaccò. Huangdou si avvicinò per vedere e un angolo arricciato della carta rossa gli sfiorò il naso. Si ritrasse di scatto e A Sui rise da sola per un bel po’.

Xu Shen venne a mangiare la sera della vigilia di Capodanno. Aveva portato meno carne di quando gli altri anni tornava in montagna, e la madre non gli chiese nulla. Per prima cosa le affilò le forbicine e, quando ebbe finito, le chiese d’un tratto se i duecentotrenta wen fossero al sicuro. A Sui rispose subito di sì, come se i soldi resistessero al freddo meglio delle persone. Lui stava per dirle di spenderne meno d’ora in poi, ma gli tornò in mente che il primo a mettere mano ai soldi di lei era stato lui. Si limitò a restituirle le forbici, senza aggiungere un secondo silenzio alla cena di Capodanno.

Dopo mangiato, Fang Guiniang chiamò qualcuno in cortile perché badasse alla pentola. Du Yin tornò a prendere una veste. La porta rimase aperta un poco, poi si richiuse. Xu Shen cambiò l’acqua calda alla madre e, uscito in cortile, vide passare Wei Ce con un paio di protezioni di cotone grezzo sui palmi. Il giovane lo vide, fece a sua volta un cenno del capo e disse che gliele aveva cucite la sorella. Poi proseguì, senza fermarsi come un tempo per mostrargli i punti.

Nel primo mese Xu Shen fece qualche lavoro occasionale. Riparò sgabelli, rattoppò traverse di porte e aggiunse a un vecchio armadio un listello di battuta che quasi non si vedeva. Alcuni lavori glieli passò Ren Quan, altri vennero da vecchi clienti che si ricordavano della sua abilità. Ogni lavoro andava prima esaminato e nessun compenso era tale da potersene vantare. A Sui voleva chiedere quando avrebbe fatto la porta nuova, ma temeva che il figlio prendesse quei suoi seicento wen per un sollecito. Così a tavola la prese alla larga, osservando che in quei giorni l’aria era asciutta e chiedendo se il legname si conservasse bene.

La vecchia porta della farmacia era rimasta stabile per un mese intero. Quando passava di lì, Xu Shen guardava ancora il sostegno in basso. A vederlo diritto si sentiva subito sollevato, ma poi scorgeva Zhou Tong nel negozio, intento a tenere ferma la carta con la sinistra, e non riusciva più a rilassarsi davvero. Nessun cliente gli stava alle calcagna perché facesse una porta nuova. Era lui che, ogni volta che varcava la soglia, sentiva che gli altri non avevano ancora visto quanto valeva.

Il terzo giorno del secondo mese andò prima al capanno del tè. Era il giorno che aveva promesso di persona l’anno prima e non poteva rimandare ancora. Anche all’esterno della bottega dei Ren, nell’angolo dove teneva i suoi pezzi, sarebbe arrivato legname nuovo e doveva portarli via. Chiese a Shi Yan di fare il trasporto per sessanta wen. Avrebbero portato al capanno le tavole e i pezzi del telaio che entravano sul carro. Al deposito di legname di Shikou ne restavano altri, lunghi, che sarebbe andato a prendere di persona.

Come al solito, Shi Yan non volle che il legname lungo sporgesse dal retro del carro. Disse che in curva poteva oscillare e prendere qualcuno. Meglio fare due viaggi che risparmiare quel poco e ritrovarsi bloccati in mezzo alla strada. Xu Shen disse che lo sapeva e sentì il viso avvampare. Ormai ogni volta che diceva «lo so» era come se qualcuno gli chiedesse di nuovo che cosa avesse saputo, in effetti, fino ad allora. A Sui andò avanti con la chiave del chiosco esterno. Voleva sgombrare un po’ il posto, così suo figlio non si sarebbe trovato subito a doverci pensare.

Quando arrivò zia Liu, la porta era già aperta. Asui reggeva una pila di stuoie vecchie e in casa cercava di capire dove fosse asciutto e dove ci fosse posto per le assi lunghe. Appena la vide sorrise e disse che Shen sarebbe arrivato di lì a poco e che il prestito della chiave veniva proprio a proposito. Zia Liu vide i pezzi di legno in più per terra, li credette materiale per riparare la finestra e aiutò a spostare la panca da un lato. Le pareva tutto semplice: c’era da riparare la finestra, quindi era naturale portare il materiale, e che un’amica arrivasse prima non aveva nulla di strano.

Il carro si fermò davanti alla tettoia. Man mano che portavano dentro le assi, si vide che erano troppe per una finestrella. Daxiu stava provando la pentola con dell’acqua. Alzò la testa e chiese se con tutta quella roba volessero smontare mezza tettoia. Xu Shen si affrettò a dire che per la finestra ne serviva solo una parte. Doveva rifare anche una porta e gli occorreva un posto dove lasciare il legname per qualche giorno. A-Sui intervenne ancora più svelta. Quella della farmacia andava fatta come si deve, e accatastare tutto in città sarebbe stato d’impiccio al maestro.

La signora Liu capì che il cliente aspettava ancora una buona porta e sul suo viso il malumore si attenuò un poco. Sapeva dell’incidente alla farmacia, ma ignorava che la porta originale fosse già stata riparata a fondo, e ancor più che quella di adesso fosse un’idea aggiuntiva cui Xu Shen non voleva rinunciare. Sentendo sua madre dire che bisognava comunque farla bene, Xu Shen sapeva anche che non stava dicendo tutto. Eppure si limitò ad appoggiare saldamente l’asse che aveva in mano, senza chiarire subito la questione.

La finestra, invece, si riparò in fretta. Xu Shen ripulì l’incastro nell’angolo danneggiato, inserì un tassello di legno asciutto e montò una traversa nuova. Il vento smise di infilarsi dritto da quella fessura. In quel lavoro familiare le sue mani parvero finalmente ritrovare, in mezzo alla confusione, un posto che conoscevano. La pialla sollevava un ricciolo sottile, lo lasciava cadere e ne sollevava un altro, senza che a ogni passata lui dovesse pensare a come l’avrebbero giudicata gli altri. Zia Liu provò a spingere. Il battente combaciò bene e anche il suo viso si illuminò.

Lei tirò fuori trenta wen per il lavoro e Xu Shen li rifiutò. Quando aveva detto che sarebbe venuto a fare la riparazione all’inizio della primavera, non l’aveva intesa come un nuovo lavoro a pagamento. Ora poi si faceva prestare anche lo spazio, e gli sembrava ancora meno opportuno prendere quel piccolo filo di monete. La zia Liu glielo porse due volte. Vedendo che lui non lo prendeva, disse di lasciarlo lì e fare i conti più avanti. A Sui guardava e pensava che suo figlio aveva comunque fatto del lavoro vero. Se sotto la tettoia tenevano qualche pezzo di legno in più, non le sarebbe sembrato ogni volta che la sua famiglia approfittasse degli altri.

Quel conto, che nessuno aveva chiarito fino in fondo con gli altri, non fu messo sul tavolo. Xu Shen rifiutava i soldi per un suo imbarazzo. A-Sui credeva che il lavoro avesse già pagato l’uso dello spazio. Zia Liu, da parte sua, per il momento aveva solo smesso di insistere. La finestra chiudeva bene, ma quei pensieri rimasti a metà non combaciarono con la stessa facilità. A tutti, semmai, parve che si potesse aspettare ancora un po’ prima di chiedere da dove venisse quel piccolo disagio.

Daxiu però non poteva aspettare. Sul vecchio focolare il bordo della sua pentola grande poggiava solo per metà e dall’altra parte occorreva sostenerla provvisoriamente con un mattone. Chiese a Xu Shen di dare un’occhiata con la stessa naturalezza con cui gli avevano chiesto di riparare la finestra. Lui si accovacciò a guardare a lungo. Disse che poteva cambiare il manico di legno, ma per l’anello del focolare serviva un muratore. Non bastava piallare un pezzo di legno e infilarcelo sotto.

Daxiu alzò la testa a guardare A-Sui. A-Sui ricordò di aver detto quel giorno che non c’era da preoccuparsi per un focolare così piccolo. Arrossì e si affrettò a dire che aveva promesso solo di dare un’occhiata. Quando mai aveva detto che non serviva chiamare qualcun altro? A lei sembrava solo di aver lasciato un po’ più di margine alle sue parole. A Daxiu, che aspettava da più di un mese, sembrò che avesse cambiato versione di colpo. Non si mise a discutere lì. Tolse la pentola e la posò a terra, sporcandosi tutta la gonna di cenere.

Xu Shen sapeva che sua madre lì si sentiva a disagio e lui stesso non voleva dare l’impressione di non saper fare altro dopo aver riparato la finestra. Disse che avrebbe chiesto ancora ai muratori che conosceva in città. Doveva pur sapere se sarebbero venuti e che giorno. Zia Liu intervenne per dire che non c’era fretta, mancavano ancora quindici giorni all’apertura del chiosco. Daxiu fece scorrere la mano tutt’intorno al bordo della pentola e non disse altro. Quella che sperava di poter sistemare con quella visita tornava a essere un’attesa senza contorni.

Zia Liu preparò un pranzo semplice, riso con fagioli, acqua calda e un piattino di verdure sotto sale ben strizzate. Vedendola andare più volte ai fornelli, A Sui ebbe ancora l’impulso di alzarsi per aiutarla a servire. Il ginocchio le si irrigidì e la mano corse ad appoggiarsi al tavolo. Zia Liu le disse di stare seduta, ci pensava lei. Il tono era poco dolce e pareva più stanco di un tempo. A Sui rimase seduta. All’improvviso si rese conto che ora doveva stare a guardare gli altri fare tanti gesti che prima sapeva fare lei, e ciò che provava non era tutto sollievo.

Dopo mangiato, Xu Shen andò a misurare lo spazio dove tenevano il legname. Montare lì i due battenti nuovi avrebbe occupato metà stanza, e ci volevano anche i cavalletti. Da dietro, zia Liu gli disse che voleva aprire il diciassette del secondo mese. Dove avrebbe fatto sedere la gente? Per allora il legname non poteva essere ancora tutto lì. Xu Shen si affrettò a dire che non ci sarebbe voluto tanto. Arrivati i pezzi lunghi, in pochi giorni si sarebbero potuti montare i battenti. Quei pochi giorni gli uscirono di bocca con la stessa facilità di prima dell’incidente con la vecchia porta. Si sentì parlare, ma non ebbe il coraggio di dire che non ne era sicuro.

Daxiu riportò la panca lunga sotto la finestra, ma questa urtò contro un fascio di assi e non andò oltre. Alzò lo sguardo e A-Sui le disse di lasciarla lì contro il fascio finché l’indomani Xiao Shen non fosse venuto a sistemare le assi più all’interno. Non intendeva costringere gli altri a fare il giro. Solo che quei pochi pezzi di legno erano legati ai suoi seicento wen, e senza accorgersene cercò prima un posto sicuro per loro e solo dopo pensò alla panca su cui doveva sedersi la gente.

Zia Liu mise lo sgabello di traverso all’ingresso, dicendo che la gente doveva pur passare. Non rimproverò nessuno e non portò fuori il legname, ma ad A-Sui parve che nelle parole dell’amica mancasse la gentilezza di prima e in cuor suo se ne risentì. Erano state vicine di casa per tanti anni. Come mai, ora che quelli di città avevano un lavoro difficile da fare, d’un tratto bisognava intendersi con tanta precisione persino sul verso di uno sgabello? Non lo chiese, perché in fondo intuiva che zia Liu qualche ragione l’aveva.

Prima di andarsene, Xu Shen provò ancora la finestra nuova, come se volesse mostrare a tutti quel che era riuscito a finire. La finestra si chiuse con un tocco leggero e funzionava davvero bene. Zia Liu annuì e lo ringraziò. Dietro, Daxiu lavava la pentola e il rumore dell’acqua coprì il ringraziamento. In piedi accanto al figlio, A Sui stava per dire che, quando avessero cominciato a servire il tè di primavera, sarebbe tornata anche lei a sedersi un po’. Poi lo sguardo le cadde sulle tavole e finì per dire che sarebbe tornata a porta finita.

Per tornare in città non presero il carro di Shi Yan. Il carrettiere doveva proseguire fino a Shikou a caricare la merce di altri e non poteva stare sempre dietro alle faccende degli Xu. Xu Shen aiutò sua madre a raggiungere il posto dove si prendeva il carro dei passeggeri e aspettò che si fosse sistemata. Lui si avviò piano a piedi con gli attrezzi in spalla, risparmiando il prezzo di un posto. A-Sui lo guardò oltre la sponda del carro e solo allora notò che l’impugnatura della punta lunga nuova, che sporgeva dalla borsa, era già impolverata e non brillava più come il giorno in cui l’aveva comprata.

Avrebbe voluto dirgli di lasciar perdere quella porta nuova, ma tacque. Era stata lei la prima a tirar fuori i soldi e a dire per lui che il lavoro andava fatto bene. Se ora gli avesse detto di smettere, quei seicento wen sarebbero sembrati una corda con cui tirare il figlio avanti e indietro. Si strinse al petto il paniere vuoto. Dentro non c’era il pranzo di festa, né uno sbaglio da poter restituire su due piedi. Non le restò che strofinare ancora e ancora con le dita la scheggia del bordo, ormai liscia.

Quella notte Xu Shen tornò davanti alla bottega e tirò fuori l’altro disegno della porta. Le increspature dell’acqua erano più sottili che sul primo e le foglie d’erba più complete. Pensò alla finestrella appena fatta per il chiosco. L’avevano provata tre volte e si erano detti pronti a usarla, senza bisogno di tanti segni che la rendessero riconoscibile come opera sua. Il pensiero durò poco. La mano tornò a seguire il nuovo fregio, come se ancora non volesse credere che una porta che nessuno gli aveva fretta di chiedere avesse già indotto tanta gente a spostare le proprie cose per farle posto.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Quella stanza esposta a sud
  2. La neve fino alla soglia
  3. La terza scodella
  4. Prima che il battente cadesse
  5. Caratteri neri al bivio
  6. Alla porta della città, nel pomeriggio
  7. Il fuoco preso in prestito in cortile
  8. Una porta di pari valore
  9. Nessuno bussò alla porta a mezzogiorno
  10. Il cartello voltato dall’altra parte
  11. Due mani accanto al cesto da cucito
  12. L’acqua della neve s’infiltra nella parete sud
  13. Un posto al ritorno al villaggio
  14. Una tacca saltata sul righello
  15. La mano sotto la porta
  16. Le parole che sua madre disse per lui
  17. Il legname per le porte accatastato nella tettoia del tè
  18. La scorciatoia dove il carro non passa
  19. Il cortile di chi?
  20. Un carico, due corde
  21. Daxiu ha portato via la pentola
  22. Lo sgabello su cui nessuno si sedette
  23. Chi aveva promesso la vecchia casa
  24. Mettere la porta nuova sotto la pioggia
  25. La stanza ancora da lasciare
  26. Il pettine rimasto in falegnameria
  27. Sul cartello non c'è il nome di nessuno
  28. Una stanza calda non è una medicina
  29. Quell’invito prima della Festa delle barche drago
  30. Il cestino da cucito che non fu venduto
  31. Il chiosco del tè trova il suo ritmo
  32. Quel conto di legname in montagna
  33. Da chi prendere il bilanciere
  34. Una pentola di riso da mangiare ancora caldo
  35. Riparare la porta per chi la usa
  36. Fin dove è sceso il sole

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