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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

Al ritorno, senza rincorrere la fioritura

Ku Wuji · Creazione con IA · 11418 caratteri · circa 12 minuti

Il ventisette del quinto mese, nonna e nipote aspettavano a Nanpu la barca del ritorno. Con la corrente bastava una spinta per staccarsi dalla riva, ma per risalirla bisognava aspettare il vento. Il barcaiolo osservò il colore dell’acqua e fece salire i passeggeri con mezza giornata di ritardo. Shen Su mangiava una focaccina di riso seduta all’approdo. Stavolta ne aveva comprata apposta solo mezza e la finì calda, senza mettere da parte per Achun un pacchetto di roba dura. Gu Qing vide una briciola bianca all’angolo della sua bocca e gliela indicò con un dito. L’anziana se la tolse da sé.

Pang Yun non venne a salutarle. Arrivò di corsa suo nipote con due pezzi di stoffa avanzati quando Gu Qing aveva fatto i fiori per la locanda. Disse che la zia voleva restituirglieli, e che anche se erano troppo piccoli poteva farne delle toppe. Gu Qing riconobbe i bordi delle vecchie tende e disse sorridendo che erano sempre stati della famiglia Pang. Il bambino rispose che, secondo la zia, una volta che ci si erano cuciti dei fiori diventavano un’altra cosa. Gu Qing smise di insistere, li ripose nel sacchetto del cucito e gli chiese di portare i suoi saluti alla zia.

Quando lasciarono la riva, Shen Su si voltò a guardare per un po' i tetti di Nanpu e dopo un lungo silenzio chiese a Gu Qing che cosa le restasse da vedere. Lei rispose che c'erano ancora la via principale, il ponte fuori dal tempio e il mercato notturno di cui tutti parlavano bene. Non avevano girato per bene nessuno di quei posti. Un po' dispiaceva alla nonna, un po' anche a Gu Qing, eppure nessuna delle due propose di fermarsi ancora. Avevano fatto la strada che potevano fare. Quel che restava non sarebbe sparito dalla riva solo perché loro non c'erano state, e altri forestieri, in futuro, avrebbero continuato ad addentrarsi da quella parte.

Nella cabina del ritorno c’era un po’ più di gente. Una donna sedeva di fronte a Gu Qing con una scatola vuota di dolci fra le braccia e un fiore grigio-azzurro appuntato al lato del cappello. All’inizio Gu Qing guardò solo dove fosse la chiusura. Più lo osservava, più le era familiare. Un petalo era voltato all’esterno e più in basso si nascondeva un passante. La forma era più netta di quella del primo fiore di Xiaoman. Avrebbe voluto avvicinarsi, ma temeva di essere scortese. Aspettò che la donna alzasse la mano per aggiustarsi il cappello e solo allora le chiese dove l’avesse comprato.

La donna disse che l’aveva comprato alla cappelleria della famiglia Fei, a Yunjin. La signorina Dong, la nuova addetta ai fiori, aveva una mano abile e quel grigio azzurro stancava meno dell’azzurro puro. L’aveva comprato per andare al banchetto di compleanno della sorella minore e ora tornava a casa. A sentire «signorina Dong», Gu Qing sfiorò d’istinto il porta-aghi sulla manica, come se volesse tirarne fuori uno per controllare chi avesse modificato la chiusura sul retro. Fu un pensiero di un attimo. Abbassò la mano e disse solo che la conosceva e che in effetti lavorava bene.

La donna si tolse il cappello per mostrarglielo. Dentro c’era un’etichetta su cui era scritto che il modello era di Dong Xiaoman, con un’annotazione a parte che attribuiva a Gu Qing la modifica della chiusura. La scritta era piccola, cucita sul bordo della fodera. Senza rovesciarlo, nessuno l’avrebbe vista. Gu Qing fissò il proprio nome, prima con una vampata di calore e poi con un po’ d’imbarazzo. Dunque gli altri non avevano approfittato della sua assenza per cancellare quel piccolo contributo. La donna le chiese se fosse lei. Gu Qing disse di sì, poi le mostrò subito quale punto avrebbe potuto ricucire da sola se il filo si fosse allentato, risparmiandosi di attraversare mezza città per una chiusura.

Shen Su sonnecchiava lì accanto. Si svegliò in tempo per sentire solo la seconda metà del discorso e chiese a Gu Qing che lavoro avesse preso stavolta durante il viaggio. Gu Qing disse ridendo che non aveva preso lavori, aveva visto un fiore che conosceva. L’anziana diede un’occhiata a quel grigio azzurro e disse che quel fiore era riuscito un po’ meglio dei panini blu che faceva Gu Qing. La donna seduta di fronte non capì e Gu Qing non spiegò, ma le si arrossarono le orecchie. Voltò il viso verso l’acqua e la piccola spina che le aveva messo in cuore la paura di essere sostituita si fece di colpo molto più corta.

Il ventotto il vento era contrario e la barca avanzava molto piano. Sulla riva gli alatori procedevano un passo alla volta. Le loro orme venivano presto confuse da chi passava dopo, calpestandole nell’acqua. Gu Qing si era proposta di contare ogni giorno a che tappa fossero arrivate, seguendo le indicazioni del barcaiolo. Nel pomeriggio si accorse che contare la rendeva solo più impaziente e ripiegò il foglio dell’itinerario. Da sveglia la nonna passava gran parte del tempo a guardare l’acqua. Quando le veniva sonno, dormiva. Ogni sera al ginocchio destro serviva ancora un impacco caldo. Aver visto i loti non gliene risparmiò nemmeno uno.

La sera un passeggero trovò che si dessero troppo da fare con l'acqua calda e borbottò che la nonna stava così bene a casa, che bisogno c'era di farsi tanta strada per patire. Shen Su stava strizzando il panno. Sentì e non attaccò briga. Disse solo che a casa non aveva mai mangiato quel tipo di focaccia sottile e che valeva il viaggio. L'altro rimase interdetto. Si aspettava un discorso sulle rare occasioni di onorare chi ci ha cresciuti e si ritrovò con una focaccia. Sorrise e tacque. Gu Qing voltò il viso, lavò e rilavò la scodella vuota e le tremarono piano le spalle.

Il ventinove arrivarono a Liuwan e la barca si fermò per lasciar passare una corrente impetuosa che scendeva da monte. Sulla riva c’era una tettoia dove servivano il tè. Gu Qing vi accompagnò la nonna a sedersi e, per l’attesa, si limitò a ordinare acqua calda e due ciotole di tagliolini, senza riempire il tavolo di sfizi. C’era qualche cipollotto fresco nei tagliolini. Shen Su trovò il brodo più insipido di quello di Nanpu e disse che i tagliolini che mangiava un tempo a Yunjin erano troppo duri. Gu Qing le chiese se in ogni posto dovesse per forza tirarne in ballo un altro per trovare da ridire. L’anziana rise e lo ammise senza esitazione. Ora che aveva visto più cose, disse, cominciava anche a farsi una lingua cattiva.

Sotto la tettoia incontrarono la coppia di venditori di pettini conosciuta all'andata. Avevano già finito i loro affari a Nanpu e preso un battello che ripartiva prima, ma anche loro si erano fermati lì. La donna riconobbe Shen Su e le chiese subito se avesse visto i fiori. Stavolta l'anziana non si finse indifferente. Aiutandosi coi gesti, le raccontò che il primo fiore era quasi sfiorito e che quello mezzo aperto era di un colore tenuissimo, diverso dal rosso dei disegni su carta. La donna annuì e, a un certo punto, disse che nel suo stagno le foglie di loto intralciavano sempre le anatre, ma che non si era mai soffermata a guardarle.

Mentre la conversazione era più animata che mai, Shen Su si interruppe di colpo. Sorridendo disse che era diventata proprio come la signora Ji di un tempo, che le bastava vedere un po’ d’acqua per parlarne mezza giornata. Gu Qing sapeva a chi si riferiva. Versò altra acqua alla nonna senza dirle di farla corta. Fu invece la donna a chiederle se poi il fiore mezzo aperto fosse sbocciato del tutto. Shen Su rispose seriamente che non lo sapeva, perché prima di partire non era tornata a vedere. Poi guardò il fiume. Parlava meno, ma negli occhi aveva ancora quel po’ di luce di prima.

Il primo giorno del sesto mese la pioggia tamburellò per metà della notte sulla copertura della barca. Gu Qing sognò che l’acqua saliva accanto al pozzo di casa. Quando si svegliò di soprassalto, aveva già allungato la mano a cercare le scarpe. La cabina era buia e la barca era ancora saldamente ormeggiata all’approdo al riparo dal vento. Sentì il respiro della nonna e solo allora capì che non era nel vicolo Huai. Restò seduta per un po’ a guardare la riva che nel buio non si vedeva, chiedendosi se la zia Chen avesse controllato il canale e se la signora Ma avesse consegnato tutte le chiavi. Un pensiero tirava l’altro, e non ce n’era uno che potesse risolvere mettendosi le scarpe in quel momento.

L’anziana si svegliò e chiese se stesse pensando di nuovo all’albero. Gu Qing ammise di sì e disse che si chiedeva anche se l’armadio dei fiori avesse preso umidità. Shen Su si spostò un poco sotto la coperta per farla avvicinare e disse che ci pensava anche lei. Aveva persino sognato che zia Chen piantava accanto al pozzo dei ravanelli piccanti come fossero fiori. A Gu Qing scappò da ridere e si trattenne per paura di svegliare gli altri. Sedettero insieme nella notte umida a pensare a casa. Anche se avevano imparato a lasciare andare alcune cose, si concessero di averne ancora a cuore. Tornarono a dormire solo quando il rumore della pioggia si diradò.

Il secondo giorno del mese il vento girò e per un tratto la barca andò più veloce. Qualcuno stendeva stoffe sulla riva. I lunghi teli sfioravano le ombre degli alberi, e Gu Qing, fissandone uno color albicocca chiaro, ripensò senza sapere perché a quando a Nanpu aveva comprato il nastro per i capelli. Ne tastò il capo. Il nodo che aveva fatto uscendo si era già allentato più volte, ma era ancora il suo. Non ripose il nastro in fondo alla borsa solo perché in viaggio i vestiti le si erano sgualciti e il viso si era scurito al sole. Lo ravvivò ancora una volta nell'acqua pulita.

Il tre scesero a Shixian per passeggiare un’ora. Luo Yi era assente. La donna che aiutava in bottega riconobbe Gu Qing e portò una scatola da essenze ormai vuota dei fermagli a fiore. Disse che i fiori per le scatole avevano funzionato bene e che per la stagione successiva bisognava aspettare il ritorno della titolare. Gu Qing diede appena un’occhiata al segno d’usura sul bordo della scatola e chiese se i fermagli si impigliassero nei vestiti dei clienti. La donna non aveva sentito lamentele e Gu Qing si rassicurò. Lasciò in sospeso le quantità future e, benché la donna non conoscesse sua nonna, non si mise a spiegarle per chi avesse fatto quel viaggio.

Uscite dalla bottega, Shen Su si fermò presso il ponte a guardare qualcuno che smontava un ombrello rotto, tutta assorta. Vedendo le stecche dell’ombrello, Gu Qing pensò alla finestra che Zhou Jiping aveva appena sistemato e le tornò la voglia di rientrare presto. Rimase però accanto all’anziana a guardare fino alla fine senza tirarla via, e solo allora disse che per prendere la prossima barca c’era ancora un tratto a piedi. Shen Su si alzò, si calcò per bene il cappello e la raggiunse da sé.

La barca del quattro procedeva con una lentezza snervante. Una donna che divideva la cabina con loro tirò fuori una scatola di dolci ormai vuota, in cui però teneva alcuni sassolini rotondi che i figli di sua sorella le avevano chiesto di riportare a casa. Misero i sassolini in fila e provarono a indovinare quale nascondesse ciascuna nel palmo. All’inizio Shen Su non ci vedeva bene, così Gu Qing le mise apposta in mano il più scuro. L’anziana aggrottò la fronte e le disse di non favorirla, tanto sbagliare non costava il prezzo del biglietto. Gu Qing dovette rimescolare i sassi come prima e, infatti, perse due volte di fila.

Risero nella cabina angusta, finché il barcaiolo si sporse a vedere. Shen Su posò l'ultimo sassolino lucido sul palmo di Gu Qing, facendo in modo che lo vedesse bene, poi chiuse la mano e chiese se stavolta avrebbe sbagliato ancora. Gu Qing guardò quella mano dalle nocche sporgenti e indicò apposta l'altra. L'anziana si affrettò ad aprire il palmo, il sasso cadde sulla coperta e tutte e due si chinarono insieme a raccoglierlo, battendo piano la fronte l'una contro l'altra. Il male durò un istante, la risata le accompagnò fino a cena. Perfino il riso di bordo, insipido e molle, parve meno cattivo.

La notte del cinque si intravedevano già le luci fuori città, ma il barcaiolo doveva fermarsi ancora una notte all’approdo più a valle e passare l’ultimo tratto di bassi fondali il giorno dopo. Gu Qing guardò lontano e per un istante pensò che avrebbe potuto noleggiare una barchetta e tornare direttamente a casa. Poi sentì sul braccio il peso della nonna che vi riposava e tacque. Si appoggiò bene al montante di legno e lasciò che quel punto di luce si spezzasse sull’acqua in più frammenti. Erano vicine e potevano comunque arrivare l’indomani.

La sera del sesto giorno arrivarono all’approdo di Yunjin, dopo nove giorni esatti di viaggio sull’acqua. Gu Qing saldò i trecentoventi wen del ritorno. Non le rimase molto, ma bastava per un’altra notte a terra. Shen Su aveva i piedi gonfi e la tomaia le aveva lasciato un solco. Gu Qing non le chiese se se la sentisse di fare un ultimo sforzo per arrivare a casa. Accompagnò subito la nonna alla locanda dove si era già informata. Sentendo che si fermavano una notte, il locandiere chiese per caso se abitassero lontano. Gu Qing disse che era vicino e che sarebbero ripartite l’indomani mattina. A dirlo si sentì, con sua sorpresa, perfino più sollevata di quando aveva cambiato camera a Nanpu.

Fuori dalla finestra risuonavano le grida familiari di Yunjin: quelle delle focacce in padella e i rumori dei bilancieri, ciascuno dai vecchi luoghi. La nonna aprì la scatola del loto grigio. I petali si erano un poco piegati, ma non erano del tutto rovinati. Gu Qing tagliò una striscia da un angolo della vecchia stoffa regalata da Pang Yun e la mise sotto il petalo più basso. Guardandola, l'anziana disse che l'indomani l'avrebbero mostrato a Qingniang: bisognava spiegare prima quali parti avessero davvero visto, per evitare che, presa dall'entusiasmo, aggiungesse molte cose inesistenti. Gu Qing annuì e lasciò il coperchio socchiuso, perché l'umidità uscisse lentamente.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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