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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

Quel fiore in mezzo all’acqua

Ku Wuji · Creazione con IA · 11117 caratteri · circa 11 minuti

Il ventidue lasciarono Nanpu e le ruote del carro sprofondarono due volte nella strada sterrata. Gu Qing scese a dare una spinta. Sotto le scarpe le si era attaccato uno spesso strato di fango e sollevare i piedi le costava più fatica che sulla barca. Dal carro Shen Su sentiva lei e il carrettiere chiamare lo sforzo, uno per lato. Li accompagnò a mezza voce, ma sbagliò il tempo. Il carrettiere rise e disse che, se chiamava così, neanche l’asino avrebbe saputo da che parte andare. Lei smise e aspettò che avessero tirato fuori il carro prima di ridere della confusione che aveva fatto.

Lo stagno di Heze non era a ridosso della porta della città. Passarono risaie, siepi di bambù e alcune case con pesce steso ad asciugare davanti ai cortili. Il carro fece due svolte e all'improvviso in lontananza brillarono strati e strati di foglie. Lì vicino lo specchio d'acqua si stringeva, le galline razzolavano sul bordo fangoso e il vento sapeva di paglia di riso messa a seccare. Shen Su, senza dire se fosse contenta di essere arrivata, allungò subito il collo in cerca del rosso. Cercò a lungo e vide soltanto verde, senza accorgersi che la tesa del cappello le era scesa fin sulla punta del naso.

Gu Qing le sollevò il cappello e per un attimo fu delusa anche lei. Le foglie non erano tutte rivolte verso chi guardava come nei modelli. Alcune mostravano il rovescio, altre erano arrotolate, altre avevano gli orli lacerati, e sotto l'acqua c'erano ancora i gambi marciti dell'anno prima. Il rosso era lontano, due o tre punti come lasciati cadere a caso da qualcuno, senza volersi raccogliere nel bel paesaggio che da tanto si preparava a vedere. Passò il fagotto nell'altra mano e pensò di chiedere se per caso le avessero portate allo stagno sbagliato.

Il carrettiere le accompagnò a una casa contadina che ospitava viaggiatori. Il padrone conosceva Pang Yun. Non fece loro uno sconto sulla camera, ma prestò volentieri una panca con lo schienale. Dentro era asciutto e fuori dal cortile si vedeva l’acqua. Shen Su si sedette e non si mosse più. Gu Qing voleva chiamare una barca, ma l’anziana disse che per quel giorno non sarebbe scesa in acqua. Le era bastato essere sballottata sul carro, prima voleva mangiare. Aveva aspettato tanto, eppure non aveva fretta di sbrigare anche l’ultimo tratto.

Dopo il calar della notte il vento passò tra le foglie con un suono che Gu Qing non aveva mai sentito. Non era il fruscio minuto delle foglie del pruno, né lo strisciare dei vassoi di carta sullo stenditoio. Coricata accanto alla finestra, sentiva una foglia urtare l’altra e ripensava a tutte le foglie di seta che aveva fatto, tutte ugualmente mute al tatto. La nonna si girò nel letto, dalla parte interna, e chiese piano se l’indomani sarebbe piovuto. Gu Qing non lo sapeva e rispose soltanto che avrebbero visto una volta alzate.

La mattina del ventitré filtrava luce tra le nuvole sottili. La barcaiola Shao Shuang remò fino all’approdo basso con la sua barchetta. Era piccola, le due dovevano sedersi nel mezzo su un sedile basso e non potevano allungare entrambe le gambe verso la stessa estremità. Alla vista della passerella, Shen Su si fermò di nuovo. Gu Qing evitò di sollecitarla con la mano tesa e si mise invece con la barcaiola a tenere ferme le due estremità. Fu l’anziana a dire di aspettare un momento. Sollevò il piede destro per provare e tese la mano a Gu Qing solo dopo essere salita a bordo. Aveva il palmo umido di sudore.

La barca si staccò dalla riva molto lentamente. Shao Shuang evitò il folto delle foglie e aggirò dapprima il basso fondale fangoso. Videro un insettino verde smeraldo posarsi sul bordo di una foglia arrotolata. Shen Su chinò la testa per guardarlo più da vicino e la barcaiola le disse di non sporgersi. La nonna si raddrizzò subito e fece un sorrisetto a Gu Qing, come una scolara chiamata per nome in classe. Gu Qing allungò la mano per reggere la borsa accanto alla nonna e, senza più premerle una mano sulla spalla, si raccolse anche lei un po' verso il centro con le gambe.

Il primo fiore di loto era davanti a loro sulla sinistra. I petali si erano già un po’ allentati e i bordi tendevano al bruno chiaro. Era passato quel momento che la gente chiama «proprio quello giusto». Gu Qing stava per chiedere di aggirarlo per vedere quelli rossi più lontani, ma Shen Su disse per prima di fermarsi. Shao Shuang piantò saldamente la pertica e lasciò che la barca facesse piano mezzo giro seguendo il vento. Il fiore comparve di lato davanti a loro. In cima c’era una piccola ape, che entrò e poi uscì di nuovo.

La nonna rimase a guardare per un bel pezzo, poi disse: «È più grande di quello che ho fatto io.»

Gu Qing rimase interdetta un istante, poi scoppiò a ridere. Rise anche Shen Su, accennando sulle ginocchia alle dimensioni del suo loto grigio. Abbassò la voce, quasi temesse di offendere il fiore vero, e chiese se quello fosse ormai sfiorito. Shao Shuang disse che tra oggi e domani si sarebbe aperto ancora un po’ e che, una volta caduti i petali, avrebbe potuto ancora formarsi il ricettacolo dei semi. Shen Su non si lasciò deludere dal fatto che il fiore stesse per disfarsi. Lo guardò anzi più da vicino, come se finalmente sapesse che il giorno o due che si era persa non erano stati tutta una perdita.

Gu Qing tirò fuori il foglietto su cui prendeva nota dei modelli. Voleva contare quanti strati di petali avesse il fiore davanti a lei. La barchetta ruotò piano e, appena arrivò a sette, da dietro spuntarono altri tre petali. Ricominciò a contare, il vento la fece girare di nuovo e non ci fu verso di contarli tutti. Aggrottò la fronte. Accanto a lei la nonna disse sottovoce che da quella parte ce n’era uno mezzo aperto. Gu Qing alzò il capo e fece un cenno di assenso. Stava per tornare con gli occhi al foglietto, ma l’umidità ne aveva ammorbidito un angolo e il segno del carbone si era impastato in una piccola macchia.

«Volete che ve ne colga uno?» chiese Shao Shuang. «Qui c’è chi li vende, potete fare a meno di coglierlo voi.»

Gu Qing guardò il fiore più vicino. Se l’avesse avuto in mano e l’avesse voltato, avrebbe potuto vedere bene quanti strati di petali c’erano e portarlo all’alloggio per smontarlo con cura. Ripiegò il foglio e disse che non ne voleva. Chiese di spostare un poco la barca perché la nonna vedesse quello mezzo aperto. Non le spiegò perché avesse rifiutato. Si limitò a infilare sotto il sedile il sacchetto in cui teneva il necessario per prendere nota dei modelli. La barca virò. Il fiore rimasto nell’acqua non profumò un po’ di più per quel rifiuto, eppure lei si sentì più leggera.

Il fiore semiaperto stava fra le foglie larghe e ne spuntava solo la sommità. Shao Shuang non volle spingere la barca a forza fra le foglie, per paura di sciupare le une e graffiare l’altra. Si fermò dove si riusciva a vedere. Shen Su si tenne al bordo del sedile e girò appena il viso. Un luccichio umido le tremolava negli occhi. Non pianse e non chiamò nessuno che non fosse lì. Rimase a lungo con le labbra appena dischiuse, come se avesse dimenticato il seguito di una frase.

Gu Qing la guardò e d’un tratto volle chiederle se avesse guardato abbastanza, se l’avesse visto, se fosse come se l’era immaginato un tempo. Tutte quelle parole le si accalcarono in gola. Anche una sola domanda avrebbe trasformato ciò che avevano davanti in qualcosa che esigeva una risposta. Alla fine spostò appena l’ombrellino leggero per riparare dal sole la nuca dell’anziana, che cominciava a scaldarsi. Rimase con mezzo viso al sole e, socchiudendo gli occhi, si mise a guardare anche lei quel fiore.

Il fiore era più pallido di quanto si fossero aspettate, bianco vicino allo stelo, rosso soltanto in punta, e dall'acqua non salì alcuna folata di profumo intenso. D'improvviso Shen Su disse che, se avesse dovuto tingerlo lei, avrebbe caricato di più il colore sulle punte. Gu Qing rispose che anche lei avrebbe fatto così. Risero e poi tacquero entrambe. Quando si alzò il vento, i petali socchiusi si scostarono appena. Tutte e due pensarono che avrebbero continuato ad aprirsi e rimasero a fissarli a lungo, ma quelli si fermarono lì. A Gu Qing si erano intorpiditi i piedi a forza di stare seduta, eppure le dispiaceva ancora muoversi per prima.

Shao Shuang chiese se volessero andare ancora verso ovest, dove c’era un’altra distesa di loti. Gu Qing si voltò verso la nonna, che si massaggiava il ginocchio e tardò a rispondere. Una volta aveva sempre pensato che, per una cosa aspettata tanti anni, bisognasse vedere tutto in una volta, più di chiunque altro. Adesso guardò il ginocchio destro e alla fine scosse la testa: «A ovest non ci andiamo. Restiamo ancora un po’ qui, poi torniamo.»

Prima di tornare a riva la barchetta passò accanto a una foglia ricadente. Sul rovescio le venature si aprivano verso l’esterno, di un colore molto chiaro. A Gu Qing tornò l’impulso di alzare la mano per tracciarle. La mosse appena, ma solo per tirare indietro il bordo dell’ombrello. Guardò ancora una volta e portò con sé quel che poteva ricordare. Da dietro Shao Shuang disse che nel pomeriggio da quella parte il riverbero sull’acqua era più vivo. Gu Qing non rispose più al posto della nonna se sarebbero tornate o meno. Lo chiese all’anziana, e Shen Su disse che il pomeriggio avrebbe dormito.

A pranzo ci furono fagioli freschi e una scodellina di zuppa di pesce. Shen Su per prima cosa si lamentò delle troppe lische, poi a furia di toglierle le venne sonno. Gu Qing le prese la scodella. La nonna voleva dire che poteva mangiare da sola, ma gli occhi le si chiusero prima che finisse la frase. Gu Qing l'aiutò ad appoggiarsi alla testiera. Le scarpe erano accanto ai piedi, la ginocchiera allentata e la finestra socchiusa. Fuori si sentivano ancora frusciare quei loti attesi per tanti anni, mentre la nonna si era addormentata davvero.

Gu Qing si sedette sulla panca fuori dal cortile, da sola a guardare l'acqua. Per la prima volta sentì che in quel viaggio c'era anche un pezzo di pomeriggio tutto suo. Non era le gambe di sua nonna, né la mano che contava i fiori. Era solo una giovane donna venuta da Yunjin, col polso indolenzito a forza di fare fiori e il capo del nastro tra i capelli scompigliato dal vento, che voleva restare seduta lì ancora un poco. Distese le gambe. Il fango sotto i piedi era ormai secco e a sfiorarlo ne cadde una scaglietta.

Verso sera Shen Su si svegliò e chiese quanto avesse dormito. Saputo che era passata più di un’ora doppia, quasi si irritò: aveva dormito mentre il bel paesaggio le sfuggiva. Gu Qing non le rinfacciò la soddisfazione del mattino; sorrise e disse che potevano uscire a vedere quello della sera. Non presero più la barca, ma camminarono piano lungo la strada piana davanti alle case dei contadini. Non arrivarono fino ai fiori di prima: videro soltanto, in lontananza, un fiore rosso farsi rosso scuro. La vecchia disse che anche i colori serali non erano male; poi serrò un poco le labbra, come se non fosse ancora pronta ad ammettere che il sonnellino non aveva rovinato quella giornata.

La sera, lavandosi il viso, Shen Su aveva una piccola chiazza rossa sulla nuca: l'aveva scottata il sole quando, quella mattina, l'ombrello si era spostato. Gu Qing la sentì calda e corse a prendere un panno fresco, ma l'anziana la fermò: non era una ferita, non occorreva cercare daccapo tutti gli errori di quella mezza giornata trascorsa a guardare il paesaggio. Lasciò comunque che Gu Qing le tenesse il panno per un poco, seduta immobile, con un sorriso ancora sulle labbra. Quando tolsero il panno, il vecchio volto riflesso nel catino non si distingueva più. Portando fuori l'acqua, Gu Qing si accorse che sorrideva anche lei.

Il ventiquattro piovigginava e rimasero nella casa dei contadini. Shen Su tirò fuori dalla scatola il loto grigio e Gu Qing non si precipitò a disfarlo. Alzarono insieme il fiore finto accanto alla finestra per confrontarlo col colore dell'acqua fuori. Era di un grigio quasi ridicolo e la forma era troppo piatta. La nonna non cercò di difenderlo e spostò un petalo all'indietro con un dito, poi si fermò di colpo e disse di fare attenzione a non cambiarlo tanto da non riconoscere più quel primo fiore. Gu Qing acconsentì e si limitò a tracciare sulla carta qualche curva più leggera.

Il venticinquesimo giorno tornò il sereno. Andarono a sedersi sulla riva per mezza giornata, senza sentire il bisogno di risalire in barca solo perché i fiori si erano aperti un poco di più. Shao Shuang passò sull'acqua e alzò la pertica per salutarle. Shen Su alzò la mano a sua volta, come se ormai anche lì conoscesse qualcuno. Sulla riva, un'anziana sbucciava semi di loto e disse che non erano ancora del nuovo raccolto dello stagno. La nonna stava per chiederle come comprarli, ma quando seppe che non erano di lì ne assaggiò uno solo e annuì. Non pretendeva più di far entrare tutte le cose buone in un unico viaggio.

Il ventisei tornarono a Nanpu. Mentre il carro passava tra le risaie, Gu Qing si voltò. Alcune case ormai nascondevano l’acqua e i fiori erano scomparsi. La nonna smise di allungare il collo per cercarli. Teneva ferma la scatola del loto grigio e si lasciava dondolare piano dal carro. Gu Qing le chiese se le facesse male il ginocchio. L’anziana rispose di sì, poi indicò una macchia di fiorellini gialli senza nome accanto al carro e disse che anche quelli erano belli. Gu Qing rimase sul carro a guardarli con lei. Si voltò in avanti solo quando quel poco di giallo fu rimasto alle loro spalle.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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