Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
Come fare con l’albero d’estate
Ku Wuji · Creazione con IA · 11543 caratteri · circa 12 minuti
Il primo giorno del quinto mese Gu Qing andò a casa dei Chen con un secchiello vuoto. Voleva prima lasciare lì il necessario per annaffiare l’albero, poi parlare delle trenta monete per sei settimane di cure. Appena sentite le date, zia Chen le disse che nel mezzo sarebbe stata via dieci giorni. Sua figlia era prossima al parto e da tempo le aveva promesso di raggiungerla. Il fatto che ora la famiglia Gu partisse davvero non era una ragione per annullare il proprio viaggio.
Gu Qing posò il secchiello per terra con un lieve colpo. In un primo momento provò delusione, come se mancasse di nuovo un tratto di strada appena spianata. Poi ricordò che la zia Chen parlava di quel viaggio dall’inizio dell’anno e che, vedendola apparire ogni giorno al pozzo, lei aveva sempre creduto che ci sarebbe stata anche in futuro. Le chiese quando sarebbe partita. La zia Chen disse che sarebbe stata via dal venti al ventinove del quinto mese, proprio quando nonna e nipote potevano trovarsi a Nanpu in attesa dei fiori.
«In quei giorni Ma viene a stendere la stoffa al posto mio un paio di volte. Potresti chiedere a lei», disse zia Chen. «Chiediglielo tu. Non dare per scontato che accetti solo perché ti ho detto di sì io.»
La signora Ma abitava all’altro capo del vicolo delle sofore e di solito portava da mangiare a due laboratori con un carrettino a mano. Al mattino era impegnata e il pomeriggio era libera. Quando Gu Qing arrivò, stava lavando il catino grande per il cibo. Sull’orlo era rimasta attaccata della pasta secca e aveva le mani troppo occupate per accoglierla. Gu Qing si rimboccò le maniche e le tenne fermo il catino. La signora Ma le disse che non sapeva riconoscere se un albero stesse bene o male. Poteva solo annaffiare, controllare il fosso e chiudere la porta secondo le istruzioni. Se le chiedevano di garantire che non si sarebbe rovinata neppure una foglia, non avrebbe osato accettare una moneta, per quanto la pagassero.
Gu Qing disse che non le chiedeva garanzie e che per prima cosa avrebbero fatto una prova con l’acqua. Tornarono insieme in cortile. Quando seppe chi avrebbe preso il loro posto, Shen Su chiese subito chi sarebbe riuscito ad alzare il coperchio del pozzo in assenza di zia Chen. La signora Ma lo spostò lì per lì, lo posò dove non dava inciampo e attinse un secchio come le aveva detto la nonna. Aveva forza da vendere e finì per versare l’acqua troppo in fretta, sollevando un anello di fango. Shen Su alzò la mano per farla fermare e Gu Qing corse a cercare un mestolo. Non voleva mettere in imbarazzo la signora Ma, ma temeva che, se non avesse detto niente, sarebbe andata sempre così.
«Anch’io una volta ho versato l’acqua troppo in fretta.» Mostrò il mestolo alla signora Ma, «Va’ più piano lungo questo semicerchio, non serve un secchio intero ogni giorno. Se la terra è ancora umida, mettine meno.»
La signora Ma annuì e disse che, in tal caso, potevano infilare nella terra un pezzetto piatto di legno come segno e tastarla ogni volta. Shen Su non volle che infilassero il legno sopra le vecchie radici. Le tre si misero a discutere di quel pezzettino di terra ancora più minuziosamente di quando avevano discusso a chi appartenesse l’albero. Alla fine lasciarono perdere il legnetto. Presero invece una vecchia bacinella bassa accanto alla porta e vi misero a parte un po’ della stessa terra. Sarebbe servita solo come indizio per capire quanto fosse umido o secco il tempo. Per prima cosa bisognava comunque tastare la terra in superficie vicino all’albero, perché quella nella bacinella poteva essere diversa da quella attorno alle radici.
Gu Qing chiese a Qiu Shen di venire a dare un’altra occhiata. Il giardiniere disse che per decidere quanta acqua dare bisognava tener conto della pioggia e del sole dei giorni precedenti, che con il caldo era meglio evitare di annaffiare a mezzogiorno e che qualche insetto sulle foglie non era una ragione per mettersi subito a spalmare prodotti a caso. Mostrò alle tre donne i forellini lasciati dagli insetti sui germogli e tagliò un breve tratto di un ramo debole su cui si erano raccolti, senza toccare il germoglio principale. Shen Su volle subito conservare quella foglia. Gu Qing gliela mise fra due lembi di carta vecchia e si tenne per sé la domanda su come mai chi un tempo aveva diviso i fiori del susino adesso conservasse persino le foglie mangiate dagli insetti.
Si divisero la cura dell’albero con un accordo semplice: trenta wen in tutto per sei settimane, venti per il periodo di zia Chen e dieci per i dieci giorni in cui l’avrebbe sostituita la signora Ma. Ciascuna avrebbe ricevuto subito metà del compenso e il saldo alla fine. Se nonna e nipote si fossero trattenute più a lungo, i giorni in più sarebbero stati conteggiati a parte. Un viaggio lontano non dava diritto a farsi servire a tempo indefinito. Zia Chen disse che, se fossero tornate prima delle sei settimane, la somma sarebbe rimasta quella pattuita. Una volta preso l’impegno, avrebbe rifiutato altri lavori incompatibili. Gu Qing accettò. Prese i trenta wen dalla riserva per il viaggio, tenuta a parte dal capitale che restava a casa, e ne fece due pacchetti. Ne pagò quindici subito e affidò gli altri quindici a zia Chen perché li dividesse come pattuito alla scadenza, così nessuna avrebbe dovuto aspettare il suo ritorno per ricevere la seconda metà.
Quando Gu Qing diede i soldi, Shen Su diede un’occhiata e annuì piano. La spesa era già compresa nei milleduecento wen che nonna e nipote avevano calcolato all’inizio. Pagati i trenta, i millecentosettanta rimasti corrispondevano al conto. Gu Qing tornò a spuntare sul foglio la voce «cura dell’albero». I trecento wen lasciati a casa erano ancora tutti nella loro borsa. Nel prendere i soldi, la signora Ma disse che si prendeva in carico un lavoro, mica comprava l’albero. Se qualche foglia si fosse davvero rovinata, avrebbe prima avvisato i Wen e poi avrebbero visto il da farsi, senza aspettare il ritorno di nonna e nipote per scusarsi tutti insieme.
Solo sentendo «chiedere scusa», Gu Qing si accorse d’avere sempre sul viso un’aria che rendeva ogni cosa più grave del necessario, e accettò sorridendo. Lasciò dentro la porta un foglio scritto a grandi caratteri, indicando soltanto il giorno del cambio, il tratto del vecchio fossato da controllare e di non annaffiare se la terra era umida. Non copiò tutte le complicate istruzioni del giardiniere, per evitare che più si leggesse, più ci si spaventasse. Sapeva leggere e scrivere poco, ma scrisse da sé; mostrò a Shen Su i caratteri venuti male. La vecchia ne indicò uno simile a una zampa di gallina e chiese se fosse «albero» o «mano». Gu Qing lo ripassò seguendo il modello: in effetti i due si somigliavano parecchio.
Zia Chen chiese se, quando pioveva, potesse spostarle un po' più all'interno il ramo di pruno di seta sotto la finestra. Gu Qing ci pensò e solo allora capì che con la chiave che le aveva dato poteva entrare, ma che non le aveva ancora detto chiaramente che cosa potesse spostare in casa. Non le piaceva che altri toccassero i suoi modelli e teneva ben chiusi i cassetti dei materiali. Alla domanda di zia Chen esitò. Vedendola incerta, zia Chen disse senza giri di parole che, se non si poteva toccare niente, con la pioggia avrebbe solo chiuso la finestra. Non le avrebbe sgombrato il tavolo e non aveva tempo di indovinare cosa fare con ogni oggetto.
Gu Qing la fece entrare, ripose nella cassetta di legno i modelli di carta più sensibili all’umidità e lasciò vicino alla finestra il piattino e il vecchio ramo di pruno di seta, che si potevano spostare. Le disse che, se fosse entrata dell’acqua, sarebbe bastato spingerli mezzo piede più in là, senza rimetterli esattamente com’erano. Shen Su indicò anche la sua stuoia di bambù. Col bel tempo non c’era bisogno di abbassarla del tutto, perché anche il vecchio letto là dentro doveva prendere aria. La signora Ma aspettava sulla soglia e chiese se dovesse stendere al sole la coperta del letto. L’anziana rispose che non serviva. In quelle sei settimane non chiedeva loro di vivere da capo la sua vita al posto suo. Zia Chen rise e disse che, a sentirglielo dire sin da allora, si sentiva davvero già per metà sollevata.
Gu Qing aprì e richiuse la porta di casa. Si fermò fuori e provò a immaginare che entrasse qualcuno ignaro delle sue abitudini. Di colpo vide quanti ostacoli era abituata ad avere a portata di mano: il cestino del filo sul pavimento, l'asse rialzata dietro la porta, lo sgabello accanto al pozzo che restava lì anche quando nessuno lo usava. Li spostò uno per uno, lasciando uno stretto passaggio sicuro senza tirare a lucido la stanza per far bella figura con gli ospiti. La signora Chen passò col secchio senza urtare più niente, e solo allora Gu Qing le porse la chiave di riserva.
Anche i Wen dovevano sapere che altre persone sarebbero entrate e uscite dal cortile. Dopo averle ascoltate, Xu Tan chiese per prima cosa che non attraversassero il cortile interno con i secchi mentre arrivavano i clienti per vedere i campioni. Potevano usare la porta dei Gu. Se occorreva controllare i rami dalla parte dei Wen, Achun avrebbe aperto la porticina nel pomeriggio. La signora Ma non doveva spostare di sua iniziativa le casse di merce per salirci sopra. Gu Qing stava per dire che venivano a guardare l’albero e che la merce non c’entrava, poi si ricordò che il tronco era effettivamente dalla parte dei Wen e che occuparsene non dava loro il diritto di trattare il magazzino come il proprio cortile. Si fece quindi indicare di nuovo il percorso insieme alla signora Ma.
A Chun le accompagnò a vedere il chiavistello e mostrò da che parte aprirlo. Portava ancora dei paradita nuovi di canapa. Ormai il ragazzo sapeva contare da solo metà della merce e non si limitava più a portare acqua per gli altri. Shen Su gli disse che si era fatto alto. Lui si chinò ridendo e domandò quando sarebbe tornata, così avrebbe potuto aspettare le focaccine di riso di Nanpu che gli avrebbe portato. Gu Qing disse che, da fredde, le focaccine diventavano dure. Lui disse che lo sapeva, l’aveva detto tanto per dire. Quando Shen Su fece per prendersene davvero nota, A Chun si affrettò a farle segno di no. Anche a casa sua gliele avrebbero fatte avere e non c’era bisogno che si portasse dietro un pacchetto in più.
Quella notte l’anziana si alzò per andare a vedere ancora una volta l’albero. Gu Qing sentì la porta, si mise qualcosa addosso e la seguì fuori. Rimasero tutt’e due accanto al pozzo. Le foglie si erano già infittite, la luce della luna filtrava attraverso e le ombre erano meno nitide di quelle dei rami d’inverno. Shen Su chiese chi si sarebbe ricordato di annaffiare se l’estate fosse stata calda e secca. Gu Qing evitò di rassicurarla in blocco e le spiegò una cosa per volta quando zia Chen avrebbe passato il compito alla signora Ma, quanto era già stato pagato e a che ora Xu Tan aveva acconsentito ad aprire la porta. L’anziana ascoltò, guardò ancora per un po’ e solo allora tornò dentro.
Non tolse la borsa delle monete dal bagaglio. L’indomani mattina avvolse invece più saldamente la scatolina del loto grigio e la mise accanto al rotolo delle coperte. A quella vista Gu Qing si sentì a poco a poco allentare il nodo che aveva in petto. L’albero era salvo e la nonna poteva partire senza dover dimostrare prima che aveva smesso di pensarci. L’anziana faceva ancora domande e, dopo averle fatte, infilava comunque nella borsa un paio di scarpe morbide.
Il cinque zia Chen venne a provare a chiudere la porta. Infilò la chiave di riserva nella serratura, ma lo scrocco s’incastrò. Il telaio della porta dei Gu si gonfiava un po’ dopo la pioggia e, senza sollevare la porta di mezzo pollice, lo scrocco non combaciava. Gu Qing era abituata a tirarla su con un gesto e non ci faceva caso, ma zia Chen dosava diversamente la forza e per poco non piegò la chiave. Proprio allora Zhou Jiping portò dei sostegni di bambù. Gu Qing gli chiese di piallare via un po’ del legno gonfio, gli pagò due wen e fece fare una prova a entrambi. Solo allora la chiave girò come si doveva.
Dopo aver provato la chiave, la signora Ma la legò all'interno della cintura perché non battesse contro il gancio di rame del carretto. Chiese se, una volta tornate nonna e nipote, potesse lasciare un messaggio a nonna Liu nel caso non fossero in casa. Gu Qing annuì, poi raccontò a grandi linee il loro itinerario anche a nonna Liu. Sentendo nominare Nanpu, la venditrice di fagioli disse che, se avesse trovato dei buoni semi, poteva portargliene un pizzico al ritorno. Subito si corresse e disse di lasciar perdere, perché non voleva che gli altri partissero con una commissione sua sulle spalle. Gu Qing rise di come avesse cambiato idea in fretta, ma si ricordò di quel riguardo.
Il sette, Gu Qing ripulì il fosso un’ultima volta. Zia Chen si mise allo sbocco e la signora Ma a metà, per raccogliere quel che arrivava. L’acqua era bassa, ma le tre si divisero i posti come la volta prima e controllarono un tratto dopo l’altro. Shen Su, seduta sulla soglia, pensò di dare una mano, ma il sole l’aveva impigrita, così si mise a sgranare una ciotolina di fagioli freschi aspettando che tornassero. Quando i fagioli furono cotti, ne ebbero un po’ a testa. Nessuna restituì la paga per via di quella ciotola.
A sera, quando l'ombra dell'albero si distese sulle pietre, Gu Qing ripose nell'armadio la carta vuota che aveva contenuto il denaro rimasto. Quando la nonna le aveva chiesto per la prima volta chi avrebbe annaffiato l'albero d'estate, aveva in mente solo un «ci penseremo al momento». Ora quella frase era diventata due chiavi, trenta wen e un percorso già fatto insieme. Shen Su pulì le vecchie forbici e gliele diede da riporre nella scatola degli aghi che sarebbe rimasta a casa. Per il viaggio bastavano le forbicine preparate a parte. Quelle vecchie le aspettavano a casa, per tagliare i fili secchi al ritorno. Un viaggio non richiedeva di cambiare tutto con cose nuove.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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