Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
Chi guarda i fiori
Ku Wuji · Creazione con IA · 11224 caratteri · circa 12 minuti
Quando la signora Ji venne ad aiutarle a esaminare le vecchie sete, riconobbe a prima vista il pezzo grigio sotto quello viola fumo. Lo prese per il bordo e lo portò sotto la finestra. Disse che quel colore si chiamava acqua di luna. La tinta era fin troppo uniforme, per i clienti di adesso era scialba, ma accanto a un rosso cupo avrebbe fatto una bella figura. Shen Su era seduta lì accanto a sgranare fagioli. A quel nome le si fermarono le dita, poi riprese a lasciar cadere i fagioli nella ciotola.
Gu Qing chiese se conoscessero entrambe quella stoffa. La signora Ji disse di sì. Molti anni prima, lei e Shen Su ne avevano comprato un pezzo ciascuna per fare una serie di fiori primaverili. Poi il pezzo dei Gu era finito in fondo a un baule e il suo era stato venduto. Gu Qing chiese alla nonna perché allora non l'avesse venduto. Shen Su rispose che il lavoro non era andato in porto. La signora Ji alzò gli occhi e stavolta non lasciò cadere il discorso come al solito. Fece una risatina. «A non riuscire sono stati i fiori, o è su quella riga dei nomi che non vi siete messe d'accordo?»
Nella stanza calò il silenzio. L’ultimo fagiolo della ciotola rotolò fino al bordo del tavolo. Gu Qing lo fermò e all’improvviso riconobbe la frase che a novembre, quando aveva portato il vecchio modello alla signora Ji per interrogarla, era rimasta senza risposta. Non cercò con lo sguardo qualcuno che potesse dire una buona parola per l’anziana. Guardò la nonna e aspettò che rispondesse da sé. Il vento urtò la tendina di bambù alla finestra, facendola tintinnare piano. L’anziana allungò la mano per fermarla, poi la ritrasse.
«Il modello l’abbiamo provato insieme», disse Shen Su. «Lei ha assottigliato il bordo e io ho cambiato il modo di arrotolarlo. Allora la gente conosceva il mio nome. Le dissi che l’avrei coinvolta quando le vendite avessero preso il via. Poi le vendite presero il via e io continuai a prendermela comoda.»
La signora Ji chinò il capo a togliere un filo spurio dalla seta e disse che all’epoca lei aveva poco più di vent’anni e Shen Su una quarantina. E lei non stava ad aspettare soltanto che si facesse il suo nome. Voleva mettere su famiglia e portarsi a casa una parte del lavoro dei fiori. Più volte aveva portato dei campioni a metà, ma Shen Su diceva che li avrebbe tenuti dopo averli ritoccati ed era tremendamente esigente. Poi una cliente se n’era andata con un fiore che non era stato ritoccato e la prima a risentirsene era stata proprio l’anziana, per paura che si pensasse che non sapesse tenere in riga chi lavorava per lei.
La signora Ji disse che, quando si era messa a commerciare tessuti, le cose non avevano preso subito la piega giusta. All’inizio aveva giudicato male una partita di seta e ci aveva rimesso i risparmi di mezzo inverno. Shen Su le aveva portato una cesta di provviste, con abbastanza denaro nascosto sul fondo per superare l’emergenza, ma le aveva detto lo stesso che aveva avuto troppa fretta di scegliere la merce da sola. La signora Ji aveva preso il denaro e in seguito gliel’aveva restituito fino all’ultima moneta. Per molto tempo, però, non aveva più avuto voglia di raccontarle quel che andava imparando. A immaginarsi quella cesta, Gu Qing riusciva a sentire il tono che la nonna usava oggi per consigliarla. L’aiuto che le mani porgevano era sincero, e le parole facevano davvero venir voglia di farsi piccoli.
«Se allora avessi smesso di frequentarti, dopo tutti questi anni non sarei ancora seduta qui», disse la signora Ji. «Ma il fatto che io sia qui non rende giusta quella frase.» Shen Su ascoltò e annuì, senza tirare fuori a compensazione il denaro che le aveva dato. Provò a prendere un fagiolo caduto nella fessura del tavolo. Due volte tentò di afferrarlo e due volte le sfuggì. La signora Ji gli diede un colpetto col polpastrello, facendolo cadere nel suo palmo, e lo sbucciarono come sempre. Gu Qing le guardò. Non si erano messe a piangere abbracciate e non avevano cancellato il passato con un tratto di penna, eppure con le mani riuscivano ancora a preparare insieme una ciotola di fagioli. Mandò giù le parole con cui avrebbe voluto riconciliarle e andò in cucina ad aggiungere acqua.
A sentirle, a Gu Qing si scaldarono le orecchie. Alzò la mano come se potesse toccare il petalo che a suo tempo aveva corretto a Xiaoman. Avrebbe voluto dire in difesa della nonna che allora in casa se la passavano male. Poi pensò che, se alla bottega Yao la nonna avesse invocato le difficoltà della gioventù per difenderla, i trentasei rami si sarebbero spaccati lo stesso. Distese la seta del colore dell’acqua al chiaro di luna e non intervenne.
Shen Su ammise che era perfino andata a cercare la cliente per dirle che quel ramo non era il modello definitivo, costringendo cognata Ji ad andare avanti e indietro a scusarsi col sorriso. Arrivata lì, cominciò a parlare molto lentamente, come se fosse tornata in quella vecchia strada. Cognata Ji disse che alla cliente quel ramo era piaciuto lo stesso e non aveva voluto restituirlo. Temeva solo che le due ricominciassero a litigare se si fossero incontrate, così faceva il giro largo ogni volta che lo indossava. Rise per prima e Shen Su rise a sua volta, ma quando smise le pieghe intorno alla bocca si erano fatte un poco più profonde.
Quel giorno non avevano rotto i rapporti. In seguito la signora Ji era passata ai tessuti. Sceglieva i colori, riconosceva la qualità delle sete e per un periodo si era guadagnata da vivere più stabilmente che coi fiori, continuando a frequentare Shen Su. Quando l’anziana aveva avuto bisogno, l’aveva aiutata, e quando i Ji avevano traslocato la bottega anche i Gu avevano dato una mano. Solo quella vecchia serie di sagome per i bordi arrotolati, ogni volta che ne parlavano, Shen Su continuava a chiamarla la sua, e la signora Ji non aveva voglia di contestarglielo ogni volta. Erano passati molti anni. Sulla sagoma di carta era rimasta una piccola tacca e Gu Qing aveva sempre creduto che si fosse strappata con l’uso.
«In che punto era sbagliato il taglio che ha lasciato quell’intaglio?» chiese.
La signora Ji disse che all’inizio aveva fatto la tacca per sbaglio. Poi, dopo tante prove, aveva scoperto che con quel po’ di spazio il bordo arricciato veniva meno rigido, e così l’aveva sempre lasciata. Shen Su annuì. La signora Ji tirò fuori dalla borsa di tela il modello originale che Gu Qing le aveva restituito e lo distese davanti a loro. Shen Su indicò un altro arco che aveva aggiunto in seguito: «Qui ho fatto io la modifica». Si tenne la sua parte di merito e la signora Ji non le chiese di cederla. Le loro dita si fermarono per un momento sulla carta, e soltanto allora Gu Qing vide con chiarezza che quei due segni di lama erano opera di mani diverse.
Gu Qing coprì la sagoma con un foglio nuovo e disse che un altro giorno avrebbe chiesto all’anziano Ding di scriverci i loro nomi. Shen Su disse che sapeva scrivere il carattere 沈, Shen. La signora Ji disse che sapeva scrivere 纪, Ji, e che non c’era bisogno di fare un altro viaggio per una cosa così piccola. Presero ciascuna un carboncino e scrissero in un angolo. L’anziana allungò troppo l’ultimo tratto di 沈 e la signora Ji strinse tutti i tratti di 纪 in un groviglio. Gu Qing non ebbe da ridire su come erano venuti e, piegando il foglio, lasciò apposta quell’angolo in vista.
Il pranzo era in ritardo e i fagioli non erano ancora in pentola. La signora Ji disse che doveva tornare a badare alla bottega, ma a quel punto tanto valeva aspettare una scodella. Se ci avesse rimesso un affare, avrebbe chiesto i soldi a Shen Su. La vecchia borbottò che un’amica che pensava ogni giorno a farsi pagare era proprio una rarità, ma contò qualche moneta dalla sua borsa e disse a Gu Qing di andare a comprare un po’ di carne. Gu Qing le prese, senza dire che avrebbe dovuto offrire lei quel pranzo. Guardò la signora Ji seduta accanto alla porta, con le gambe distese, a scegliere la seta, come se in quella casa ci fosse sempre stato uno sgabello che spettava a lei.
Dopo mangiato, la signora Ji ricordò che da giovane Shen Su aveva parlato di andare a sud a vedere i loti e chiese se stavolta avesse deciso davvero. La nonna rispose che partivano il dodici del quinto mese e che mancava ancora da saldare il prezzo della barca. La signora Ji disse che all’epoca avevano pensato di andarci insieme. Poi era andata per prima in un paese vicino, tra i canali, e al ritorno ne aveva parlato per mezza giornata, ma Shen Su aveva soltanto chiesto che cosa ci fosse di bello in tutta quell’acqua. Gu Qing si voltò di scatto, sorpresa. A Shen Su venne infine meno la faccia impassibile. «Da quando era tornata, ne parlava tutti i giorni. Io non c’ero andata e mi seccava starla a sentire.»
«Non dicevi che avevi paura che mi vantassi?» rise la signora Ji.
Shen Su sbuffò, ma nel sorriso c'era un po' di vergogna. Gu Qing ripensò a come la nonna, alla cena di Capodanno dai Wen, avesse finto di conoscere bene Heze, e a come lei stessa si fosse indispettita vedendo i fiori blu sul cappello grigio. Prima aveva immaginato il desiderio inappagato dell'anziana come un lungo dolore fatto solo di rinunce per gli altri. Ora capiva che c'erano anche la testardaggine di chi non vuole chinare la testa e ammettere di non aver mai visto una cosa, e la stizza di chi sminuisce la gioia di un'amica per soffrirne un po' meno.
Avrebbe potuto dire che anche sua suocera, allora, era come lei. Aveva già le parole sulle labbra quando vide che Shen Su stava chiedendo alla signora Ji quale fosse il paese d’acqua più vicino, e lasciò che la conversazione proseguisse senza riportarla a sé. Stavolta l’anziana ascoltava con grande attenzione. Quando l’altra disse che si trattava solo di uno stagno poco profondo, chiese ancora se sulla riva ci fossero ombre d’alberi e se, quando si alzava il vento, i fiori si voltassero tutti dalla stessa parte. La signora Ji rispose che non ricordava. Le era rimasto in mente solo tutto il fango sotto le scarpe e il tempo che ci aveva messo a lavarlo via quella sera.
Gu Qing rise forte. Anche Shen Su rise e disse che allora valeva la pena di andare a vedere quel posto dove il fango si attaccava tanto alle suole. Cognata Ji ripose il foglio con la stima della vecchia seta. Prima di uscire si voltò a guardare l'amica di lunga data e chiese se volesse che le portasse un po' di filo di un colore nuovo. L'anziana disse che voleva un grigioverde chiaro, niente tinte accese. Anche se non fosse riuscita a vedere le foglie di loto, avrebbe potuto intanto avvolgere qualche stelo nudo. E guai a prenderla in giro al ritorno se si fosse lamentata a sua volta di tutta quell'acqua.
La sera del diciotto, Shen Su tirò fuori le forbicine e ritagliò un petalo di loto. La vista non l’aiutava e il contorno tracciato per primo le era venuto un po’ storto, così chiese a Gu Qing di ripassare la linea. Gu Qing avrebbe aggiunto tre strati, come faceva un tempo per imitare i fiori veri con tutti i loro dettagli. La nonna la fermò e disse che a lei bastava la forma d’insieme, perché i particolari più minuti non riusciva a vederli. Gu Qing prese i due petali per confrontarli. Quello semplificato aveva una sua saldezza, come se la seta, essendo palesemente seta, non avesse bisogno di nascondere da dove veniva.
Non diedero per scontato che il loto sarebbe diventato un modello da vendere. Shen Su ritagliò soltanto cinque petali, li sovrappose per vedere l’effetto e fece il centro con un nodino di filo vecchio. A Gu Qing la curva della punta sembrava ancora troppo rigida e disse che l’avrebbe ritoccata dopo aver visto un fiore vero. La nonna fu d’accordo e tenne quel fiore accanto al letto, separato da quelli in scatola da consegnare. Avvolse intorno allo stelo una striscia avanzata dalla seta color acqua al chiaro di luna, un grigio con un accenno d’azzurro.
Il venti, quando la signora Ji tornò, Gu Qing le mostrò apposta i tre panini blu, perché la nonna non fosse sempre l’unica a scherzarci sopra. La signora Ji li tastò uno per uno. Disse che il terzo poteva passare per un frutto e che il primo sembrava legato con gran rabbia. Shen Su si piegò in due dal ridere, ma Gu Qing non si vergognava più come prima. Riprese il primo per guardarlo anche lei e pensò che, in effetti, quel giorno era proprio arrabbiata. Quel fiore venuto male era rimasto com’era e, a tenerlo tra le mani, le tornava più utile che a distruggerlo e basta.
Chiese alla nonna se avrebbe continuato a chiamare i modelli la sua serie. Shen Su evitò promesse assolute e disse soltanto di correggerla se sbagliava. La sua bocca aveva preso quell’abitudine e ci sarebbe voluto tempo per cambiarla. Gu Qing rimase un po’ delusa, poi vide l’anziana mettere in cima i modelli di carta su cui avevano appena scritto insieme e sistemare i vecchi sotto, lasciando sporgere l’angolo con i nomi. La mano aveva anticipato le parole di mezzo cun.
La sera del ventuno Gu Qing terminò la prima partita di fiori color albicocca per le cinture. Controllò i fermagli e i bordi e li chiuse in una scatolina a dieci scomparti. Shen Su le sedeva accanto ad avvolgere il filo sui suoi steli grossi, quando le chiese d’un tratto se per andare a Heze dovesse mettersi il loto grigio. Gu Qing le disse di aspettare. E se i fiori veri si fossero messi a ridere di loro? L’anziana ci pensò sul serio e rispose che anche in quel caso bisognava far vedere loro di che cosa erano capaci. Gu Qing promise di prepararle una scatola bassa. L’avrebbero tirato fuori se possibile, oppure lasciato nell’alloggio se rischiava di schiacciarsi. Quel loto grigio non aveva ancora visto un fiore vero e meritava comunque di poter uscire di casa.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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