Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
Il quinto mese non sarà per gli affari
Ku Wuji · Creazione con IA · 11346 caratteri · circa 11 minuti
L’otto del quarto mese Xu Tan chiamò Gu Qing nel cortile interno per prendere le misure di un tavolo. Sotto il susino era già tutto verde chiaro. Il fogliame era ancora rado e il sole cadeva a riquadri sulle lastre di pietra grigia. A sentir parlare di misure, Gu Qing pensò che il magazzino volesse mettere un banco accanto al muro curvo e si tese d’istinto. Xu Tan la portò invece dall’altra parte e le indicò tre posti provvisori. Disse che nel quinto mese volevano invitare i mercanti di passaggio da nord e da sud a vedere la merce estiva. Nel cortile avrebbero esposto i campioni, sotto l’albero si sarebbero riposati all’ombra e i tavoli per i fiori d’inverno non sarebbero più serviti.
Il tavolo era per gli artigiani. I Wen volevano ospitare per quindici giorni una persona che facesse fiori e una che intrecciasse fili colorati. Ogni giorno avrebbero lavorato davanti ai mercanti, con la possibilità di vendere a parte i pezzi finiti. Gu Qing avrebbe prima provato e concordato i modelli da fare. Xu Tan le offrì quattrocento wen per la presenza, più il costo dei materiali e della manodopera per ogni articolo venduto, e un pasto durante la giornata. Gu Qing strinse fra le dita un lembo della veste. Per avere quei soldi non avrebbe dovuto aspettare di vendere i fiori uno per uno e avrebbe potuto colmare il divario che ancora non vedeva come coprire nelle spese del viaggio.
Chiese le date. Xu Tan disse dal dieci al venticinque del quinto mese. Avrebbero cominciato presto, in attesa dei mercanti, e il calendario non sarebbe cambiato per chi arrivava o partiva. Il viso di Gu Qing perse di colpo metà della sua luce. Si era già informata più volte sulla barca del dodici del quinto mese. Non aveva ancora versato la caparra, ma del posto in cabina e della durata approssimativa del viaggio aveva già parlato con la nonna. Aspettavano proprio il periodo in cui l’acqua degli stagni di loto si sarebbe scaldata e il caldo non sarebbe stato ancora troppo forte per lei.
Xu Tan non la spinse a rispondere subito. La condusse prima a provare a sistemare una cassa di merce. Il tavolo era all’altezza giusta per le sue mani, le porte e le finestre erano aperte e l’aria passava da entrambe le parti. Legò lì un piccolo fiore di prova. Alcuni garzoni trasportavano la merce e nessuno la intralciava, come se avesse già davanti agli occhi le due settimane a venire. Fece rapidamente i conti con quei quattrocento wen: avrebbe smesso di preoccuparsi per due filze di monete, avrebbe potuto tenere i pezzi di seta che conservava da tanto tempo, al ritorno le sarebbe rimasto del capitale e forse avrebbe persino potuto noleggiare un carro migliore.
Chiese se potesse venire per i primi cinque giorni e poi farsi sostituire da Xiaoman. Xu Tan domandò se Xiaoman sapesse lavorare davanti al cliente, seguendo le misure che le dava. Gu Qing rispose che se la cavava un po'. Xu Tan scosse la testa. Le serviva la stessa persona dalla prova del modello alla presa dell'ordine, così il mercante, tornando, avrebbe saputo a chi chiedere chiarimenti. Due persone potevano anche dividersi il lavoro se trovavano un altro modo di coordinarsi, ma lei non aveva tempo di fare da tramite per quello che si erano lasciate in sospeso, e i quattrocento wen non erano un compenso per mandare un campione senza farsi vedere.
Wen Jichang arrivò in tempo per sentire l’ultima parte. Disse che erano appena due settimane, e che i loti mica avrebbero smesso di fiorire con quindici giorni d’anticipo. Gu Qing non ribatté. Lui non cercava di ostacolarla. Faceva commercio anche lui, e se perdeva una barca doveva prendere la successiva. Non voleva spendere il denaro che poteva guadagnare subito per comprarsi un giorno che forse non sarebbe stato migliore. I Wen stavano ancora restituendo il prestito. Lui non aveva potuto aspettare che al magazzino tutto fosse a posto prima di aprire, e pensava che anche gli altri dovessero trovare spazio per i loro impegni un pezzo alla volta.
A casa Gu Qing evitò di cominciare dai quattrocento wen. La nonna stava rammendando il nastro di un cappello. Quando la sentì dire che nel quinto mese avrebbe lavorato in pianta stabile al magazzino, le chiese a che giorno avrebbero spostato la partenza. Gu Qing rispose che forse sarebbero partite nel sesto mese, o magari avrebbero fatto ancora in tempo alla fine del quinto. Shen Su posò il filo e prese il pollice sinistro nella mano destra, rigirandolo piano. Dopo un bel po’ disse soltanto che il sesto mese faceva caldo, che lei temeva l’afa e che avrebbe dovuto aspettare per sapere se l’avrebbe sopportata.
Gu Qing si affrettò a dire che c'erano le tende a bordo e l'acqua calda, e che con quattrocento wen potevano permettersi una cabina un po' più comoda. A metà frase vide che la nonna si teneva ancora il pollice e si sentì promettere, di nuovo, cose su un sesto mese che doveva ancora arrivare. Si fermò e chiese quando volesse andare, a prescindere dal denaro. Shen Su disse che voleva andare a vedere già nel quinto mese, finché la gamba le consentiva ancora di tentare il viaggio e il tempo era fresco. Lo disse con calma, senza mettere sul tavolo tutti gli anni in cui non era partita per farli pesare sulla nipote.
Nel pomeriggio Gu Qing fece dei fiori per una cintura e sbagliò a legare un giro di petali color albicocca. Li disfece, il gomitolo le cadde a terra e, accovacciandosi a raccoglierlo, urtò la metà del tavolo che era stata sgombrata. Non le piaceva che quel tavolo fosse così piccolo, non le piaceva dover misurare la seta a palmi ogni volta che ne comprava, e ancor meno le piaceva pensare a quattrocento monete che avrebbe potuto guadagnare come a qualcosa che poteva far male a qualcuno. Avrebbe potuto avere un poco di entrambe le cose. Perché proprio quei giorni lasciavano così poco margine?
Quel giorno fece apposta i conti fino a tardi. Anche dopo aver lavato la ginocchiera della nonna, tornò a sedersi alla lampada. Con quattrocento wen il viaggio sarebbe stato davvero più comodo e, guadagnando meno, al ritorno avrebbero davvero dovuto stringere la cinghia. Ripensò alla delusione che aveva provato sentendo ridere fuori dalla porta dei Chen. Adesso la stessa delusione aveva preso un’altra forma. Sperava che la nonna dicesse da sé che non aveva fretta. Se l’avesse detto, Gu Qing avrebbe potuto risparmiarsi di ammettere che era a lei che dispiaceva rinunciare ai soldi.
Il giorno dopo andò alla nuova bottega degli Zhou senza portare il vassoio dei fiori. Chiese solo se dovesse accettare quel lavoro. Zhou Jiping l’ascoltò e disse che al suo posto probabilmente avrebbe accettato. Lui e sua cognata dovevano ancora pagare due tratti della tettoia della nuova bottega. Gu Qing lo guardò. Sperava in una parola che le desse coraggio, e quello che aveva sentito riguardava la vita di lui. Gli chiese se allora dovesse accettare anche lei. Zhou Jiping posò la pialla e disse che lui non aveva una nonna che aspettava di andare con lui a vedere i loti, quindi non poteva risparmiarle quella decisione.
Si arrabbiò un poco. Non aveva ricevuto nemmeno una parola di conforto, eppure sapeva che a lui importava. Zhou Jiping prese dal retro un ombrello leggero ancora da finire e glielo mostrò. Stava provando a vedere se avrebbe retto con due stecche grosse in meno. L’ombrello era piccolo, per riparare due persone bisognava stringersi e con un acquazzone non ci si poteva fare affidamento. Disse che, se fosse partita nel quinto mese, avrebbe fatto in tempo a finirlo. Se fosse partita nel sesto, avrebbe potuto tenerglielo fino ad allora e il prezzo sarebbe rimasto lo stesso. Non si servì dell’ombrello per metterle fretta sulla data.
Dopo cena, il dodici, Shen Su si tolse la ginocchiera. Il punto che si era assottigliato per l’uso era stato rinforzato con stoffa nuova. Gu Qing le chiese se, nel caso le facesse ancora male alla partenza, le avrebbe rimproverato di averla portata con sé. L’anziana le chiese a sua volta se, nel caso restassero a lavorare, Gu Qing le avrebbe rimproverato di non averla mai spronata a partire. Sedute una di fronte all’altra, nessuna delle due poteva dire che di sicuro non avrebbe provato alcun risentimento. Poi Shen Su distese la gamba per mostrarle la toppa e disse che, se le faceva male, si sarebbero fermate. Se poi proprio non ce l’avesse fatta, potevano anche tornare indietro. Ma non si poteva dare per certo che sarebbe andata male prima ancora di varcare la soglia.
Quella notte Gu Qing distese uno per uno sulla sua metà del tavolo tutti i materiali ancora utilizzabili. Le serviva averli davanti per pensarci, pezzo per pezzo. Oltre alla seta viola fumo c’erano due pezzi dello stesso grigio chiaro ma di consistenza diversa. Uno poteva ancora servire da fodera, l’altro era inutilizzato da anni. Passò l’unghia premendo lungo una vecchia piega e ricordò che, quando l’aveva comprato, era sempre stata convinta che il prossimo cliente importante ne avrebbe avuto bisogno subito. Quando finì i conti, anche quei quattrocento wen avevano smesso di sembrarle una fila di monete sospesa da sola in cielo. A tenerla appesa c’erano le albe e le sere di mezzo mese, una cuccetta libera sulla barca, il caldo del sesto mese e quel poco di strada che lei e la nonna avevano appena scoperto di riuscire a fare.
Quando fu quasi l’alba, ripiegò i materiali e mise a parte i tre pezzi che aveva scelto. Senza fretta di venderli a qualcuno, ci posò sopra un rocchetto vuoto. Il rocchetto non valeva nulla, ma almeno aveva smesso di stare in mezzo a quelli ancora pieni e utilizzabili. Dormì per poco. Solo dopo essersi svegliata andò dai Wen, con lievi ombre bluastre sotto gli occhi e senza tornare a girare intorno al discorso del sesto mese.
Il tredici Gu Qing restituì a Xu Tan il foglio con le misure del tavolo su cui aveva fatto il fiore di prova e disse che rinunciava all’incarico in magazzino. Diede una spiegazione breve. Nel quinto mese sarebbe partita con la nonna e avrebbe tenuto le date già fissate. Xu Tan aggrottò la fronte e chiese se davvero non potesse venire per i primi cinque giorni. Gu Qing disse che, se avesse accettato quei cinque giorni, avrebbe voluto fermarsi più a lungo, e che era meglio essere chiari fin dall’inizio. Xu Tan rimise il foglio con le misure nel registro e disse che avrebbe cercato qualcun altro, perché non poteva tenerle il posto libero.
Bastarono quelle poche parole e i quattrocento wen svanirono. Gu Qing rimase al margine dell’ombra dell’albero. Non aveva ricevuto più comprensione, eppure le spalle le parevano un po’ più leggere e sentiva un vuoto nel petto. Xu Tan le chiese di passarle un rotolo di corda. Glielo porse, poi si congedò. Fuori dalla porta Achun spazzava le foglie cadute. Alzò la testa e le chiese se a maggio sarebbe stata via. Lei disse di sì, sarebbe andata a Nanpu. Il ragazzo le raccontò che là facevano delle focaccine di riso dalla crosta sottile, buone da mangiare appena tolte dal fuoco. A incartarle per portarle a casa, indurivano. Lei si tenne a mente quella notizia che non poteva convertire in denaro in anticipo.
Quel pomeriggio fece pochi fiori. La data non era ancora arrivata e già il rimpianto per il guadagno perduto le bussava alla porta. Tirò fuori una pezza intera di seta viola fumo che aveva messo da parte per farne un modello e subito la rimise via. Quella seta non si prestava ai fiori in scatola che faceva allora. Poteva venderla, ma se poi avesse voluto ricomprarla forse non ne avrebbe trovata una con la stessa luce. Sentì sotto le dita un filo un po’ sollevato in un angolo, come se qualcuno allungasse un dito per trattenerla. Alla fine non la tagliò subito. La piegò e la mise tra le scorte da passare in rassegna, accanto ai fogli per il viaggio.
L’indomani Xu Tan chiamò una donna di cognome Meng, che fece sul posto un ramo di fiori di melograno. Aveva la mano più ferma di Gu Qing, ma accostava i colori con più pesantezza. Gu Qing la vide dal pozzo e il suo primo impulso fu ancora quello di trovare da ridire su quello strato di rosso che soffocava il verde. Poi si trovò ridicola. Anche la signora Meng doveva mangiare, e forse contava proprio su quei quattrocento wen. Gu Qing non si ritirò in casa. Quando Xu Tan le chiese da oltre il muro se poteva prestarle un secchio d’acqua per la donna, lo portò pieno fino alla porta. La signora Meng le fece un cenno e lei ricambiò come d’abitudine.
Quella notte Shen Su la vide frugare nelle scorte e le chiese se volesse contare anche il suo involto. Gu Qing disse che non era ancora il giorno di contare i soldi e che prima voleva scegliere le cose che davvero non usava. La nonna si sedette, prese la seta viola fumo e disse che un tempo anche a lei era dispiaciuto usare quel colore. Gu Qing pensò che volesse convincerla a tenerlo. Shen Su le chiese invece quale mercante di stoffe comprasse pezze intere di vecchia data come quella, perché non la svendesse come fosse uno scampolo. Gu Qing scoppiò a ridere e chiese alla nonna come facesse a non farsene neanche un po’ di pena.
«Mi dispiace.» Shen Su passò la mano sulla stoffa. «Perciò tienine un palmo e non vendere tutto. È questo colore che vuoi conservare, mica devi per forza portarti di là dal fiume un pezzo così grande.»
Gu Qing ne ritagliò un palmo e se lo distese sulle dita per guardarlo. Nella luce che lo attraversava, il viola fumé pareva rivestirsi di un altro chiarore. Questo non le fece dimenticare del tutto i quattrocento wen. Quando dalla stanza accanto le arrivava il rumore della signora Meng intenta a provare i campioni, alzava ancora lo sguardo. Solo che i due fiori color albicocca per le fasce degli abiti, finiti quella notte, tornarono ciascuno nella casella della propria data e quella del dodici del quinto mese non fu più corretta.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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