Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
Un posto libero accanto all'ombrello
Ku Wuji · Creazione con IA · 11091 caratteri · circa 11 minuti
Il nono giorno del terzo mese, Gu Qing portò i vassoi per asciugare i fiori nel cortile sul retro della famiglia Zhou. Lì erano state liberate due sezioni di un vecchio telaio per ombrelli. Lu Ying aveva acconsentito a prestargliele per tre giorni. Gu Qing pagava due wen per l’acqua e il fuoco, i vassoi dei fiori stavano separati dalla carta bianca ancora da oliare e nessuno occupava il passaggio. Appena arrivata vide Zhou Jiping accovacciato a terra a intagliare il bambù. Ai suoi piedi c’era un fagottino con il pasto che gli aveva tenuto da parte la cognata. Teneva uno stecchino di bambù tra le labbra. Alzò la faccia per parlare e per poco non si punse la lingua.
Gu Qing rise perché lui voleva fare ombrelli persino mentre mangiava. Lui rispose che a fare le due cose separatamente ci avrebbe rimesso mezza giornata. Lei picchiettò con le dita sulla scatola in cui teneva i panini azzurri delle prove fallite. Lui capì, abbassò la testa per togliersi lo stecchino di bambù dalla bocca e spostò il fagotto del pranzo sul davanzale, dove non c’era segatura. Gu Qing gli prese la ciotola e, vedendo che gli restava appena mezza scodella di riso freddo con fagioli, gli diede un po’ del suo ravanello. Lui chiese se fosse di quello piccante di nonna Shen. Lei disse che sarebbe bastato un boccone per saperlo. Al primo assaggio si fece subito serissimo e si rifiutò di ammettere che fosse piccante.
Lavorarono fino a pomeriggio inoltrato, quando all'improvviso si fece buio. Dalla bottega davanti, Lu Ying gridò di ritirare la carta. Sui quattro stenditoi del cortile sul retro c'erano sia coperture per ombrelli sia petali di seta, e nessuno riusciva a mettere subito tutto al riparo. Zhou Jiping corse ad arrotolare la carta bianca, la più vulnerabile all'acqua, e Gu Qing portò i vassoi di fiori sotto il portico. Il vento irruppe dal portone, strappò di lato il legaccio di un sostegno provvisorio e uno degli stenditoi si inclinò verso il pozzo.
«Non reggere da quella parte!» gridò Zhou Jiping.
Lei aveva già allungato le mani per sorreggerlo, e il peso del bambù le fece abbassare le braccia. I vassoi scivolavano in cima e i fiori color oro pallido rotolavano verso il bordo inclinato. Zhou Jiping accorse, spinse prima con un calcio il piede del sostegno in una fessura fra i mattoni e poi si mise aderente dietro di lei a reggere la traversa. L’olio non ancora asciutto sulla sua manica le sporcò una spalla; lei si ritrasse e gli intimò di stare più lontano. Lui rispose che avrebbe voluto anche lui, ma dietro aveva la giara dell’acqua: oppure potevano farsi il bagno tutt’e due insieme.
Lu Ying venne a prendere i vassoi in alto e solo allora Gu Qing riuscì a tirare il piede fuori dal fango. Con una mano Zhou Jiping reggeva il telaio, con l'altra ripescò il vecchio cappello caduto vicino all'acqua e se lo ficcò in testa. La tesa si era piegata e l'acqua gli cadeva dritta sulla punta del naso. Lui continuava a dirle di slacciare il fermo di sinistra. Gu Qing alzò lo sguardo, vide il cappello e si mise a ridere così forte che le mani persero la presa. Il telaio cedette ancora un poco e Lu Ying sbottò: «Se vuoi guardare, fallo quando avremo finito di portare dentro tutto!»
I tre riuscirono a portare tutto sotto la gronda prima che la pioggia cominciasse a martellare sul serio. Gu Qing aveva una spalla bagnata e l’altra ancora asciutta, come se qualcuno l’avesse divisa in due. Zhou Jiping era più malconcio di lei. Il vecchio cappello gli stava di traverso e, senza niente con cui pulirsi le mani imbrattate d’appretto e fango, le lasciava penzolare. Disse che il cappello era suo, il premio per aver salvato i fiori. Gu Qing glielo sfilò, vuotò l’acqua che conteneva in un secchio vuoto e glielo rimise in testa: «La merce che mi consegnano ancora bagnata non la prendo.»
Lu Ying tossì accanto al focolare e disse a quei due di non inumidirle la merce a forza di ridere. Gu Qing asciugò il telaio di bambù con un panno asciutto. Zhou Jiping si tolse la sopravveste bagnata e tornò fuori con una vecchia giacca dalle maniche ormai corte. La pioggia faceva un gran rumore e nella bottega davanti c’erano pochi clienti. Lu Ying andò a controllare l’acqua calda e nel cortile sul retro rimasero solo loro. L’uccellino di carta storto era appeso all’interno della porta. Il vento gli fece fare un giro sul filo nuovo che Gu Qing gli aveva messo e un’ala gli si appoggiò alla parete.
Zhou Jiping scostò l'uccello di carta e le chiese se tenesse ancora sul telaio i fiori venuti male. Gu Qing disse che uno le serviva apposta per le prove di rottura e che altri due li aveva presi la nonna, al prezzo di prenderla in giro tutti i giorni. Lui allungò la mano verso l'olio sulla sua spalla, si fermò a metà e le chiese se poteva vedere quanto fosse penetrato. Lei girò la spalla verso di lui e lo lasciò tamponare piano con un panno asciutto. Attraverso il vestito bagnato sentì soltanto un filo di calore.
Avrebbe potuto scostarsi, ma non lo fece. Dopo un po’ disse che, se la macchia non fosse venuta via, ne avrebbe risposto lui. Zhou Jiping disse che andava bene, per ora ne avrebbe tenuto conto. Era la prima volta che dicevano «tenerne conto» senza che nessuno dei due pensasse subito a prendere un foglio. Proprio allora Gu Qing ricordò il fiore che non aveva ancora finito di legare e abbassò la testa per cercarlo; solo così scoprì che il gambo era infilato dietro il suo orecchio, dove l’aveva messo alla svelta nella confusione della pioggia. Zhou Jiping la guardò a lungo, poi rise tanto da piegarsi in due. Lei gli colpì la manica, mentre anche il proprio palmo si scaldava.
Quando smise di piovere, sollevarono insieme l'intelaiatura vuota. Il vecchio fermo andava cambiato e bisognava aggiungere traverse smontabili. Zhou Jiping tracciò due linee e le fece provare a legarle con uno spago sottile. Lei fece un tentativo e chiese apposta se non fosse abbastanza bello. Lui disse che un po' di bruttezza non importava, purché tutto non restasse bloccato in un unico fermo. Sciolse il nodo per mostrarle come fare; lei ripeté il passaggio e, richiudendo il telaio, questo non si inceppò davvero. Era un telaio per il quale si dovevano pagare lavoro e materiali, ma lui non conteggiò un extra per aver ripetuto la dimostrazione.
L’undici Zhou Jiping la invitò a vedere il nuovo locale che stava per prendere in affitto. Era all’angolo della via a sud, più vicino al magazzino del vecchio, e davanti alla porta c’era posto per un carretto. Lu Ying doveva ancora discutere col proprietario delle infiltrazioni dalla tettoia e il contratto non era definitivo. In origine Gu Qing voleva solo vedere da dove sarebbe passato il carro, ma appena entrò una chiazza di luce dalla finestra sul retro la attirò da quella parte. Davanti alla finestra nessun albero grande faceva ombra e i vassoi di fiori avrebbero preso il sole fino al pomeriggio. Lì in piedi, all’improvviso si vide portare in quel punto il proprio tavolo da lavoro e il suo primo sentimento fu di gioia.
Vedendo che si era fermata lì, Zhou Jiping si animò ancora di più. Disse che poteva tenerle quell’angolo appena dentro la porta, che gli ombrelli non avrebbero coperto i fiori e che sua cognata aveva accettato di liberare uno scaffale. Con una piccola insegna li avrebbero visti anche i passanti. Mentre parlava aveva già messo due mattoni ai piedi del muro per prendere la misura del suo tavolino stretto. «Quando avrai deciso, ti basterà venire qui», disse. «Così non dovrai affittare ogni volta un banco al mercato occidentale.»
Il sorriso sul viso di Gu Qing si spense a poco a poco. Chiese quando ne avesse parlato con la signora Lu. Lui rispose due giorni prima: non era ancora deciso, non era una cosa cattiva, e proprio quel giorno poteva mostrarglielo. Lei però domandò ancora: “Per chi fa spazio? Hai detto che sarei venuta, o che tu volevi che venissi?”
Zhou Jiping rimase interdetto, poi si irritò anche lui. Disse che il tavolo non l'aveva mica portato e chiese se fosse sbagliato perfino tenerle un posto. Una volta tanto aveva trovato per primo un modo di risparmiarle un po' di strada, e poco prima le aveva visto brillare gli occhi. Indicò i due mattoni e tenne la mano sospesa. «Se non vuoi venire, dillo e basta.»
«Ci ho pensato.» disse Gu Qing. Appena pronunciate quelle parole, tacquero tutti e due. Posò il palmo sul davanzale e si sporcò di polvere i polpastrelli, prima di proseguire. «Ma ci sto ancora pensando. Come usare il mio cortile, dove sta la nonna durante il giorno, se dopo il terzo mese voglio andare a sud. Tu ne dici due parole a tua cognata per conto mio, come se mancasse solo il mio sì.»
Zhou Jiping andò alla porta e rimase per un po’ a darle le spalle. Disse che voleva soltanto poterla vedere tutti i giorni, senza aspettare ogni volta che venisse a consegnare qualcosa. Disse poche parole e nella voce gli si sentì l’imbarazzo. A Gu Qing non riuscì di tirar fuori nessuno degli argomenti che aveva messo insieme. Si scostò dalla finestra e abbassò lo sguardo sui mattoni. Sapeva che lì la luce era davvero bella, e che anche lei aveva desiderato sedersi in quel posto. Quell’idea non era nata soltanto nella testa di lui.
«Anch'io vengo volentieri», disse. «Se oggi ti dicessi che non vengo, non sarebbe perché non mi piaci.»
Lui si voltò a guardarla. Gu Qing avrebbe voluto ricacciarsi subito quella frase in bocca, ma era già arrossita. Fuori qualcuno vendeva vecchie bottiglie facendo tintinnare un campanello lungo la strada; nessuno dei due capì il prezzo gridato. Più tardi Zhou Jiping si chinò e spostò i due mattoni sotto la fessura della porta da cui entrava la pioggia, dicendo di non considerarli ancora le gambe del tavolo di lei. Gu Qing si avvicinò a tenergli ferma la porta. Le loro spalle si toccarono e nessuno dei due si scostò molto.
La bottega non poteva essere consegnata quello stesso giorno. Il proprietario si rifiutava di riparare la tettoia, dicendo che i venditori di tè di prima erano rimasti lì per anni senza lamentarsi delle infiltrazioni. Zhou Jiping gli mostrò sul muro due aloni d’acqua, uno vecchio e uno nuovo. Il proprietario gli rispose solo che, da ombrellaio, sapeva ripararsela da sé. Gu Qing era fuori dalla porta e per la prima volta gli sentì indurire la voce mentre trattava un affitto. Alla fine Zhou Jiping non ingoiò il rospo. Si accordò con Lu Ying per aspettare altri cinque giorni e vedere un altro locale senza affaccio sulla strada. Solo allora il proprietario accettò di dividere la spesa a metà.
In quei giorni lui non venne a casa dei Gu. Gu Qing, provando la chiusura modificata, scoprì che c’era un problema, ma non ne approfittò per sollecitarlo a venire subito. Portò in casa i vassoi dei fiori, lasciò vuoto il telaio di bambù e aspettò che lui avesse finito le sue faccende. Quando si rividero, lui chiese per prima cosa dove spostare il foro, ma lei volle prima sapere della tettoia. Zhou Jiping disse che non l’aveva spuntata del tutto e che avrebbe ancora dovuto metterci dei soldi di tasca propria. Almeno non avrebbe cambiato una bottega che faceva acqua con un’altra che faceva acqua. Gu Qing non poté fare a meno di ridere. Pensò che lui, preciso persino nel conteggiarle mezzo cun di bambù, si dava altrettanto da fare con gli altri. Quella sua indole non gli spuntava solo quando si trattava di volerle bene.
Il quattordici Lu Ying seppe che cosa era successo quel giorno. Non prese le parti del cognato e chiese a Gu Qing se alla fine volesse o no prendere in prestito lo stenditoio per il resto della primavera. Se lo voleva, sarebbe stato come prima, una volta ogni tre giorni. Del resto lei non si occupava. Gu Qing disse che lo prendeva, allo stesso prezzo. Quel pomeriggio Zhou Jiping portò il sostegno smontabile che aveva modificato, senza parlare dell’angolo della bottega. Aprirono insieme lo stenditoio e lei si accorse che il ripiano più alto era troppo su e che doveva mettersi in punta di piedi per arrivarci. Gli chiese quindi di abbassarlo di un foro. Lui ne praticò uno nuovo all’altezza giusta per lei e i trucioli caddero a terra in un piccolo cerchio.
Gu Qing prese l’uccellino di carta dal telaio e chiese se l’avrebbe portato con sé all’apertura della nuova bottega. Zhou Jiping disse di sì. Anche con le ali disuguali poteva coprire un pezzo di parete vuota. Lei avrebbe voluto piegargliene uno regolare. Aveva già in mano un pezzo di carta da buttare, ma si fermò un attimo e lo rimise giù. L’uccellino rimase quello di prima. Quando girava sembrava sul punto di volare, quando si appoggiava alla parete restava fermo. Gu Qing legò il cordino un po’ più in basso perché non sbattesse più contro la porta.
La sera del quindicesimo giorno, Gu Qing riportò il piatto vuoto e rimase per un momento fuori dalla nuova bottega. La porta non era ancora stata cambiata e le infiltrazioni erano coperte provvisoriamente con vecchie tegole. Zhou Jiping, accovacciato da solo sotto la finestra, piallava il legno. Accanto alla finestra non c’era spazio riservato alle gambe del suo tavolo, ma c’era il pezzo di vecchia stoffa pulita che lei aveva lasciato quel pomeriggio. Lui alzò il viso e le chiese se volesse entrare a sedersi un poco. Lei entrò e si sedette su una cassa vuota, senza aver portato alcun fiore. Ascoltarono insieme la pialla passare più e più volte sul legno. Dopo un po’ lei tese verso il braciere le mani intirizzite. Zhou Jiping lo avvicinò di mezzo chi, poi tornò a chinarsi sulla pialla.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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