Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
La pioggia scorre nel vecchio fosso
Ku Wuji · Creazione con IA · 11298 caratteri · circa 11 minuti
La notte del venti del secondo mese, la pioggia premeva fra le tegole. Prima ancora dei tuoni Gu Qing sentì il rumore dell’asse accanto al pozzo che l’acqua sollevava. Si mise qualcosa addosso e uscì. Appena le scarpe toccarono il selciato, l’acqua gelida le coprì il dorso dei piedi. Il ripiano di legno su cui prima era stato il cestino della carta si era inclinato. I fogli sparsi che erano rimasti sotto si erano inzuppati e alcune stecche sottili di bambù li trattenevano ai piedi del muro. L’acqua vorticava lungo il muro, ostinata a non imboccare il vecchio fosso.
Svegliò la nonna, issò sui panchetti le due casse dei materiali e andò ad aprire il portone del cortile. Nel vicolo l’acqua era ancora appena un velo lucido, mentre nel suo cortile era già più profonda. Anche nel cortile dei Wen si accese una lampada. Achun arrivò di corsa da sud con un rastrello di legno, gridando che lo sbocco del canale era di nuovo intasato. Gu Qing cominciò a chiedergli se fossero i cascami di canapa caduti mentre scaricavano la merce da quella parte, ma a metà della domanda urtò col piede qualcosa di molle.
Chinata, riconobbe al tatto la vecchia carta con cui aveva avvolto i fiori. Era fradicia, incollata alle bacchette sottili di bambù che, impastate di fango e foglie secche, si erano incastrate nella strettoia ai piedi del muro curvo. Un mese prima aveva riportato in casa il cesto della carta, ma non aveva sollevato il ripiano per togliere i fogli sparsi e le bacchette caduti sotto. Poi, quando l'acqua in superficie si era ritirata, aveva controllato soltanto l'imboccatura del canale, senza guardare sotto il ripiano. Ora la carta si era gonfiata e le bacchette la trattenevano sempre più stretta. L'acqua le premeva contro la mano, come se una mano invisibile si ostinasse a voler rientrare in casa.
Xu Tan arrivò facendo il giro dall'altra parte, con i pantaloni arrotolati fino al ginocchio e una paletta in mano. Senza chiedere a chi appartenesse quella roba, disse ad Achun di afferrarla a valle, prima che l'acqua trascinasse tutto il groviglio nello scarico ancora più stretto. Quando sentì che lo scarico era fuori dalla porta di casa sua, alla svolta verso sud, Gu Qing lo ricollegò finalmente al percorso che He Fengqiu le aveva tracciato col dito. Si accovacciò, l'acqua le invase subito l'orlo della veste e lei prese a sfilare a tastoni le bacchette di bambù, un poco alla volta.
La carta bagnata si disfaceva facilmente, ma levarla tutta era un’altra cosa. Infilando un dito a uncino, ne tirò fuori soltanto un grumetto. Il resto era ancora impigliato nella fessura vicino alle radici dell’albero. Pensò di prendere un gancio di ferro, ma Xu Tan la fermò: «Attenta a dove fai leva, lì ci sono le radici. Prima solleva l’asse». Gu Qing aveva aggiunto quell’asse in seguito per farci stare un altro cesto e l’aveva inchiodata alla traversa del tavolo basso dei materiali. Per scoprire tutto il groviglio sott’acqua, bisognava spostare il tavolo.
Gu Qing si alzò e provò a sollevare un'estremità. Il vassoio dei fiori stesi ad asciugare sul tavolo s'inclinò. Lei si affrettò a tenerlo e intanto l'acqua tornò a salire. La nonna, sulla porta con la lampada in mano, le disse di portare i fiori dentro. Gu Qing guardò i quaranta rami nuovi che aveva appena fatto asciugare, sentì un nodo alla gola e portò dentro due vassoi, impilandoli su uno sgabello. I petali si toccavano, ma non poteva badarci. Sentito il trambusto, zia Chen arrivò sotto l'ombrello. Vista l'acqua davanti alla porta, lo chiuse e aiutò Gu Qing a portare il terzo vassoio.
In tre spostarono il tavolo. Sotto si era accumulata ben più che della carta. C’erano fibre di canapa venute dai Wen, sabbia del vecchio muro e rametti caduti dall’albero. Gu Qing sollevò per prima cosa il proprio strato di strisce di bambù e si fece un graffio sul dorso della mano. Resistette senza ritrarla, mentre Achun, allo sbocco, raccoglieva i detriti e li portava via un secchio alla volta. Quando la pala corta arrivò a raschiare il fondo duro, finalmente il primo rivolo scorse via accanto ai loro piedi, con un lievissimo risucchio.
Xu Tan si girò di fianco. Il polsino finì nell’acqua sporca e si bagnò tutta la manica. Gu Qing disse: «Quei pezzi di carta li ho fatti cadere io.»
Xu Tan fece un «mh» e continuò a raschiare. Gu Qing aggiunse: «L’altra volta ho spostato solo la cesta. Sotto non ho pulito.»
«Allora stavolta sgombra tutto.» Xu Tan le passò il manico della pala e si voltò a controllare se Achun stesse lasciando scorrere l’acqua sporca verso la porta di nonna Liu.
Anche dopo che ebbe parlato, nessuno la sollevò dal lavoro che aveva fra le mani. Gu Qing prese la pala, liberò un passaggio largo quanto una mano e tastò il fosso a ogni curva. Con metà del corpo addossata al muro bagnato e le ginocchia premute contro la pietra dura, capì solo allora che chiedere in pieno inverno di conservare un fosso voleva dire lasciare un passaggio lungo il quale, da quel momento in poi, qualcuno si sarebbe sempre dovuto accovacciare.
Nella seconda metà della notte la pioggia diminuì. Quando l'acqua si ritirò nelle fessure delle pietre, la nonna portò acqua calda e panni asciutti, dicendo a tutti di asciugarsi prima le mani. La zia Chen guardò i panni che aveva prestato, ormai infangati, e imprecò: un'intera giornata di bucato era meno faticosa di mezza notte a casa loro. Gu Qing avrebbe voluto ridere, ma non ci riuscì; disse che li avrebbe lavati lei. La zia Chen strizzò un panno e glielo mise sulla spalla: «Prima cambiati. Se ti viene la tosse, chi li lava?»
La mattina dopo Gu Qing riportò il tavolo in cortile. Lo spostò tre volte e ogni volta rimaneva sulla linea lungo cui doveva passare il canale di scolo. Quando aveva costruito il muro curvo in inverno, si era limitata ad arretrarlo sotto la gronda. Col bel tempo poteva ancora tenerlo di traverso, ma con la pioggia due gambe del tavolo chiudevano proprio la curva. Per lasciare libero lo scolo una volta per tutte, bisognava smontare la metà dello scaffale dei materiali lungo il muro. Prese le misure con la mano. Nello spazio che le restava entravano soltanto due vassoi bassi, al posto dei quattro che prima poteva distendervi.
Andò da Zhou Jiping a farsi prestare una sega e decise da sé come smontare il ripiano. Lui venne a darle una mano, sistemò in modo che stesse fermo il mezzo ripiano e chiese se volesse tenere il legno vecchio. Gu Qing disse che vicino al muro non sarebbe rimasto niente. Quello ancora buono sarebbe andato in cucina, il resto l’avrebbe fatto seccare per il fuoco, senza appoggiarlo di nuovo a quel muro. Lui mise un mattone sotto il punto da segare e una bacinella per raccogliere la segatura. Si fermò all’ultimo pollice, lasciando che fosse lei a reggere la metà che stavano staccando. Il taglio mise a nudo un legno biancastro e il vecchio tavolo parve aver perso di colpo un braccio familiare.
La nonna spostò lo sgabellino verso l’interno, vicino alla finestra, per lasciarle un piede di spazio in più. Gu Qing, invece, lo rimise al suo posto e con il legno avanzato inchiodò in alto due mensole strette, così da mettere i vassoi bassi a livelli diversi. Nei giorni coperti avrebbe dovuto produrre di meno e, per farli asciugare al sole, avrebbe dovuto alternare i vassoi uno per volta. La perdita di spazio non si trasformò in un’astuzia per produrre più fiori. Le mensole alte erano scomode da raggiungere e in basso arrivava anche meno luce. Per i quaranta steli che aveva messo per iscritto per la bottega di Yao, le restava solo da cominciare prima.
Il ventidue smise di piovere e la zia Chen portò due pesanti fodere da materasso da lavare. Gu Qing le andò a prendere l’acqua, lavò i panni che si erano sporcati quella notte mentre davano una mano e finì anche il bucato che aveva promesso di fare. Accanto a lei la zia Chen strofinava un altro pezzo e le chiese se adesso avesse capito che fermare l’acqua era ancora più complicato che fermare la gente. Gu Qing rispose che la gente almeno poteva stare a sentire una parola, l’acqua no. Risero a lungo, continuando ciascuna a strofinare con tutte le sue forze, senza che nessuna delle due pretendesse di avere più ragione dell’altra.
I Wen chiamarono He Fengqiu a controllare lo scolo. Il muratore raschiò via la sabbia rimasta all'uscita e verificò che l'acqua non veniva da un cedimento del muro nuovo. Poi posò due lastre sottili dove era più facile che cadesse il fango. Le lasciò mobili, così da poterle sollevare in futuro per controllare. Lo scolo serviva a più famiglie. I Wen anticiparono mano d'opera e materiali, poi i Gu e i Chen pagarono ciascuno la quota del proprio breve tratto. Gu Qing sborsò dodici wen. Con quei soldi non comprava il diritto di non toccare mai più l'acqua sporca. He Fengqiu le fece provare a sollevare una lastra sul posto. Lei si chinò, la alzò e vide che sotto c'era davvero spazio per infilare una mano.
Fu solo la seconda sera dopo aver smontato il telaio che Gu Qing si accorse di non aver ancora trovato posto per un intero rotolo di ritagli larghi che in passato le era dispiaciuto tagliare. Pensò dapprima di infilarlo sotto il letto, ma lì c’erano già le coperte invernali e le scarpe che la nonna usava per uscire. Fece un giro con il rotolo tra le braccia e alla fine dovette disfarlo. Scelse una parte da portare alla signora Ji, che le avrebbe scalato un po’ dai prossimi acquisti al prezzo dei ritagli già pronti. Riavvolse ben strette le strisce rimaste e le mise sul ripiano più alto. Perse la comodità di poter srotolare la stoffa a piacere per scegliere i colori e quel piccolo senso di ricchezza che provava vedendo un rotolo intero di buona seta.
Shen Su la aiutò a legare l'ultimo rotolo e le chiese se non volesse tenersi lo scampolo d'oro pallido. Gu Qing lo tastò, ne conservò una striscia larga un palmo per le prove di colore e consegnò il resto. Portato via il pacco di carta, fu come se nella stanza si fosse svuotato un angolo. Si sedette davanti al tavolo dimezzato e per un bel pezzo non usò le forbici. Solo quando in cortile le gocce cominciarono a cadere più rade girò un fiore già asciutto per controllare se fosse asciutto anche lo strato inferiore. Nello stretto spazio lasciato libero la luce cadeva sulla pietra bagnata e si vedeva l'acqua defluire.
Il giardiniere Qiu Shen passò proprio allora dai Wen a riscuotere il denaro per i vasi e gli chiesero di fermarsi a vedere il pruno. L’albero era senza fiori, le gemme si stavano gonfiando e attorno alle radici umide la terra era tutta pressata dal calpestio. Disse a Gu Qing di non continuare a passare sullo stesso punto e di smuovere appena il terriccio in superficie. Bastava che l’acqua scorresse nel canale, non c’era bisogno di scavare ogni giorno per controllare le radici per paura che restassero allagate. Gu Qing gli chiese se l’albero ne avrebbe risentito quell’anno. Lui alzò gli occhi verso la cima e disse che bisognava aspettare che spuntassero le foglie. Per il momento nessuno poteva rispondere al posto dell’albero.
Aveva già sentito una risposta del genere e stavolta non insistette per avere una certezza. Portò fuori il vecchio cestino della carta, rovinato dall’acqua, e disfece anche quello. Mise ad asciugare fuori dalla porta le strisce di bambù che si potevano salvare e gettò via quel giorno stesso le altre. I frammenti di petali dei vecchi fiori erano mescolati al fango e quelli rossi erano ormai marroni. Li liberò col polpastrello e li raccolse a uno a uno in una ciotola vuota. La nonna la guardava seduta accanto alla finestra, senza porgerle il filo grosso che teneva in mano per dirle di sbrigarsi a lavorare.
Il ventiquattro fu la prima giornata di sole abbastanza lunga e i vassoi di fiori passarono a turno quattro volte sullo stenditoio. Mentre sollevava l'ultimo vassoio, Gu Qing si sbucciò il mignolo sul ripiano e batté il piede dalla rabbia. Zhou Jiping passava proprio allora davanti alla porta. La sentì imprecare contro lo stenditoio, tornò indietro e le chiese se volesse aggiungerci una sponda ribaltabile. Lei disse di sì e gli chiese prima il prezzo. Lui le disse quanto venivano il lavoro e il materiale, poi aggiunse che poteva piantare lei i chiodi e risparmiare la metà. I listelli li avrebbe tagliati lui. Gu Qing ci pensò un momento e disse che li avrebbe piantati lei, perché in quel momento aveva davvero bisogno di risparmiare quelle monete e non per dimostrare di saper fare tutto da sola.
I quaranta fiori del venticinque furono consegnati in orario. Alla bottega di Yao piegarono i petali e scossero gli steli sotto i suoi occhi. Ne accettarono trentanove e gliene restituirono uno con la cucitura del supporto allentata. Lei la rinforzò quel giorno stesso, riportò il fiore e sul far della sera poté riscuotere duecentoquaranta wen. Sulla via di casa comprò due pezzi di tofu. Non osava dire che da allora in poi tutto sarebbe filato liscio. Il punto in cui si era rotto il tavolo dopo la pioggia era ancora lì, accanto alla porta. Fece scivolare piano il tofu nella zuppa e chiese alla nonna se per cena volesse anche del ravanello piccante.
Il ventisei piovve di nuovo. Gu Qing coprì il vassoio dei fiori con carta sottile e uscì con la paletta corta. La zia Chen era già a valle del fosso e Xu Tan reggeva la lampada da quella parte. Le tre non tornarono a litigare su chi avesse ostruito per prima il passaggio all’altra la volta precedente. L’acqua passava sotto la lastra sottile. Ognuna controllò il suo tratto, poi tornarono tutte alle faccende di casa. Dall’interno della soglia Gu Qing lavò via il fango dalla paletta e la appese a un chiodo da cui sarebbe stato facile riprenderla, senza nasconderla dietro la credenza.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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