Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
Stampare il nome sulla carta
Ku Wuji · Creazione con IA · 11953 caratteri · circa 12 minuti
Yao Liao portò un cofanetto intero di campioni. Dentro c'erano camelie, piccoli spilloni a forma di fiore di pruno e varie specie di fiorellini di cui Gu Qing non sapeva il vero nome. Predominavano il rosso caldo e l'oro pallido, con due soli rametti di prova in blu. Yao Liao separò i tipi e disse che la fiera dei fiori primaverili era fissata intorno al ventisei del terzo mese. La merce per le altre contee sarebbe partita prima, quella per le zone vicine, in città, poteva aspettare un po'. In tutto erano duecento rametti da consegnare in tre volte, senza riempirle il banco in un giorno solo.
Gu Qing guardò prima le quantità e poi le date. Ottanta rametti al primo giro, prima dell'ottavo giorno del secondo mese, altri sessanta il venticinque del secondo mese e gli ultimi sessanta il venticinque del terzo. Alcuni petali vecchi di colore caldo si potevano già abbinare e i rametti comuni non erano tutti complicati come i fiori blu di Luo Yi. Si dispose mentalmente le date, un periodo dopo l'altro. Le parve un lavoro faticoso, ma alla sua portata. Purché Xiaoman venisse più spesso, la nonna potesse ancora avvolgere il filo e lei stessa ritagliasse un altro po' di tempo la sera, quei duecento rametti non sarebbero stati una montagna che si poteva solo guardare dal basso.
Yao Liao disse che ogni ramo sarebbe stato pagato sei wen. Le corolle dovevano rispettare i modelli e le quantità concordati, senza aggiunte o tagli all’ultimo momento. I fiori schiacciati o scoloriti andavano tenuti fuori. Se proprio doveva spostare una consegna, lo dicesse per tempo, senza aspettare l’arrivo del carro per costringerla a cercare altrove. Le avrebbe anticipato centosessanta wen. Dopo il controllo di ogni partita avrebbe detratto l’anticipo dal prezzo e saldato il resto alla consegna, senza trattenere tutto in attesa della partita successiva. Al sentire centosessanta wen, Gu Qing pensò già alla pezza di seta oro pallido nella bottega della signora Ji. Con quel denaro avrebbe potuto comprare subito almeno metà del materiale per la prima partita.
Chiese se tutti e duecento i rami avrebbero avuto l’etichetta di Liaohuaji. Yao Liao prese da una scatola un’etichetta di prova e disse che c’era posto sia per il nome della bottega sia per quello di chi forniva i fiori. Se i nuovi modelli avessero venduto bene e i clienti fossero tornati a chiederli espressamente, sapere chi li aveva fatti sarebbe stato più facile che far fare a tutti delle modifiche sulla base di indicazioni vaghe. Sull’etichetta era rimasto uno spazio giusto per i due caratteri di «顾家», la famiglia Gu. Gu Qing si strinse il foglietto al palmo, con più paura di sgualcirlo di quanta ne avesse avuta per quei centosessanta wen.
Xiaoman sedeva a un angolo del tavolo e l’aiutava a sistemare i campioni, un ramo alla volta, in modo che stessero fermi. Quello blu aveva ancora i petali ripiegati all’esterno. In quello rosso caldo avevano adottato lo stesso modo di stringerli alla base e, cambiato il colore, l’idea originaria si riconosceva ancora. Yao Liao li guardò e chiese se fossero tutti nuovi modelli di casa Gu. Gu Qing vide che Xiaoman aveva ancora un dito sotto uno dei fiori. Di colpo ripensò al cappello grigio davanti al banco del vicolo a sud e al sorriso di Xiaoman quando le clienti di un’altra bottega toccavano i suoi fiori.
«Li facciamo noi qui», disse. Dopo un momento aggiunse: «Lei mi aiuta con qualche lavoro di sgrosso, il modello definitivo lo decido io».
Xiaoman ritirò la mano da sotto il fiore. Yao Liao non fece altre domande né aggiunse al cartellino un carattere che indicasse che Gu Qing aveva lavorato da sola. Le chiese solo di scrivere chiaramente il nome, così, se qualcuno avesse venduto altrove una versione diversa del modello che forniva, sarebbe stato più facile distinguerle. Gu Qing prese il pennello. Scrisse il carattere 顾, Gu, con mano più ferma di quando aveva riconosciuto il confine al muro. I tratti finali di 青, Qing, erano ancora un po’ serrati. Mentre l’inchiostro si spandeva nella carta, le parve di avere finalmente qualcosa che poteva tenersi senza dover prima dire il nome di sua nonna.
Solo dopo che Yao Liao fu uscita, Xiaoman chiese se per fare tutti quei fiori avrebbe dovuto venire a lavorare giornate intere. Gu Qing disse che sarebbe stato meglio se per qualche giorno fosse venuta più spesso. Se fossero state puntuali con il primo lotto, dopo avrebbero avuto più respiro. Xiaoman non rispose subito. Chiese che ne sarebbe stato del suo lavoro in tintoria. Gu Qing disse di avvisare chi si occupava dei materiali e di andarci qualche giorno in meno per il momento. Più avanti, quando il lavoro dei fiori si fosse fatto stabile, forse non sarebbe più stato necessario fare avanti e indietro. Le parole le uscirono tanto lisce che anche a lei parve di risparmiarle della strada.
«Non ho detto che smetto di andare in tintoria.» disse Xiaoman.
Gu Qing rimase un attimo sorpresa. Disse che neanche lei gliel’aveva proibito, voleva solo parlarne insieme. Xiaoman chiuse la scatola vuota e disse che l’indomani sarebbe venuta ancora per mezza giornata. Per sapere quale altro giorno potesse venire, bisognava chiederglielo a parte e in anticipo. Lasciò sul tavolo il campione blu, ma il pacchettino di carta rimase sempre nella tasca della sua veste, con un lembo di seta colorata che sporgeva dall’apertura. Gu Qing lo guardò due volte e non chiese più di averlo in prestito.
La prima notte che il denaro rimase davanti alla cassapanca, Gu Qing non lo mescolò ai vecchi risparmi di casa. Dal gruzzolo che usava di solito aveva tolto il riso, le verdure, i materiali nuovi e i vestiti di fine anno, e di recente ci aveva rimesso qualcosa con le vendite al dettaglio. Ora aveva circa duecentosessanta wen a disposizione. Aveva pensato di prelevarne subito un sacchetto da chiamare «soldi per Jiangnan», ma quando spiegò il nuovo ordine si accorse che tutti quei soldi dovevano prima andare dietro ai fiori. Se avesse comprato la stoffa sbagliata o la merce non fosse stata pronta per il carro di ritorno, quei centosessanta wen d'anticipo non erano certo un regalo.
La nonna scuciva della vecchia stoffa di cotone lì accanto. Sentite le date, le chiese se due mezze giornate bastassero a fare una giornata intera di lavoro di un’altra persona. Gu Qing rispose, un po’ bruscamente, che aveva già detto che avrebbe chiesto di nuovo. Le mostrò anche il fiore campione e disse che bastava finire prima tutto il lavoro più grossolano. A quello di precisione avrebbe pensato lei, senza farle infilare aghi tutte le sere. Shen Su non fece altre domande. Toccò il nodino al centro del fiore e, dopo un momento, disse che, anche se non lavorava la sera, Gu Qing non poteva prendersi anche tutte le sue giornate.
Infastidita, Gu Qing contò le monete dell’anticipo in un’altra ciotola. Non aveva chiesto alla nonna di attingere ai suoi risparmi e le pareva che questo bastasse a dimostrare che si assumeva la responsabilità del lavoro. Non aveva bisogno di sentirsi chiedere ogni volta se sarebbe riuscita a finirlo. Eppure quella sera, quando sparecchiò il tavolo da lavoro, lasciò venti steli di bambù ancora da rivestire nel punto luminoso dove sedeva la nonna. Non disse che le serviva una mano, ma le sue mani si muovevano come se per l’indomani mattina avessero già preso un impegno per tutt’e due.
Quando andò a comprare il materiale nella bottega della signora Ji, portò con sé il cartellino del campione. La signora Ji diede un’occhiata al punto in cui c’era scritto Gu Qing e disse che tenere il proprio nome sulla carta e tenere i soldi in mano potevano essere due difficoltà diverse. A Gu Qing non piacque sentirlo. Mise subito sul banco l’anticipo e disse che per ora comprava il necessario per il primo lotto, senza prendere a credito un’intera pezza. La signora Ji non si mise a sorriderle dopo quella replica. Le fece il conto in base alla larghezza del tessuto e alla fine le mostrò comunque come tagliarlo per ricavarne un pezzo in più.
La pezza color oro pallido costava cara. Gu Qing non aveva abbastanza denaro per pagarla tutta in una volta e non voleva impegnare tutti i risparmi in un solo colore. Chiese se poteva prendere subito quel che le serviva e saldare il resto dopo dieci giorni. La signora Ji fece i conti sulla quantità richiesta e disse che poteva farle credito per sessanta wen. Passata la scadenza, per ogni altro acquisto avrebbe dovuto pagare in contanti, perché anche lei aveva fornitori che venivano a riscuotere. Una vecchia amicizia con sua nonna non bastava a tenere aperto il conto per sempre. Gu Qing accettò e firmò con il carattere 顾, che sapeva riconoscere. Quel nome che aveva appena cominciato a brillare dentro di lei acquistò di colpo un peso capace di trattenerla.
Tornando a casa, chiese al banco della carta e dell’inchiostro se si potesse incidere un timbro a caratteri piccoli. Il venditore disse che per due soli caratteri conveniva scriverli a mano. Dopo una decina di volte le sarebbero venuti bene e avrebbe speso meno che a procurarsi un timbro per darsi un tono. Gu Qing ne fu un po’ delusa. Il piccolo timbro di legno che aveva in mente le dava l’impressione di avere già una bottega tutta sua, mentre i caratteri tracciati a mano parevano sempre avere un posto provvisorio. Fece per andarsene, poi comprò due fogli di comunissima carta asciutta, decisa per il momento a incartare per bene l’etichetta di prova.
Mentre attraversava il ponte a sud, Zhou Jiping stava trasportando con un’altra persona un fascio di lunghe canne di bambù. Aveva le mani occupate e le fece soltanto un cenno. Lei si fermò sul ciglio della strada per dirgli che aveva accettato un ordine da duecento rami. Aspettò un po’ troppo e finì per sentirsi come da bambina, quando teneva in mano un fiore appena fatto e non voleva rientrare finché qualcuno non l’avesse visto. Prima che lui finisse di scaricare il bambù, infilò la carta nella manica e tornò lentamente a casa lungo il fiume.
Quando la seta nuova entrò in casa, il sole illuminava una striscia larga un piede oltre la soglia. Gu Qing non ebbe il cuore di tagliarla subito. Sollevò lo scampolo d'oro pallido e la luce filtrò dalla seta fin sulle dita, rischiarando un poco anche il vecchio polsino. La nonna la guardò dal letto e disse che quel colore sarebbe stato elegante anche per un vestito. Gu Qing stava per rispondere che tutta quella stoffa era per i clienti, ma intanto l'aveva già passata intorno alle spalle, se l'era posata addosso senza stringerla e si era avvicinata allo specchio di bronzo.
Lo specchio aveva vecchi graffi e il riflesso era poco nitido, ma l'oro pallido faceva risaltare bene il viso contro i capelli. Gu Qing sollevò una mano, come se indossasse già un abito nuovo e leggero. Quando riportò le dita alla spalla, vide sui polpastrelli una fila di piccole durezze lasciate dall'ago. Le venne da ridere e disse che, se davvero si fosse vestita così, perfino per attingere l'acqua avrebbe dovuto avvertire prima il pozzo di non schizzare.
Rise anche Shen Su e le disse di non tirare così. I bordi della stoffa erano ancora irregolari, e se se la fosse drappeggiata di traverso, dei duecento rametti del cliente ne sarebbe mancato mezzo. Gu Qing tolse la stoffa dalle spalle, ma le rimase dentro quel poco di luce che si era vista addosso. Chiese alla nonna se da giovane avesse mai indossato seta della migliore. Shen Su disse che ne aveva confezionata per altri. Quando toccava a lei, pensava sempre che, una volta indossata, non avrebbe più potuto disfarla per farne altro, e le dispiaceva sprecarla. Detto questo, allungò la mano a tastare la stoffa e la lasciò dov'era, senza portarsela alla spalla.
Gu Qing guardò ancora un momento, poi posò piano l’altro capo sulle ginocchia della nonna e le disse di guardarlo così, da seduta. Non contava come stoffa tagliata. Ognuna teneva un’estremità dello stesso tratto di seta e la luce bastava appena a illuminare la parte di mezzo. La nonna non si affrettò a restituirglielo e tenne gli occhi bassi ancora un po’. Soltanto quando sentirono i passi di Xiaoman fuori dalla porta stesero la stoffa in piano e ripresero a misurarla dal punto illuminato, pollice dopo pollice, secondo le misure del taglio.
Quel pomeriggio Xiaoman venne per la sola mezza giornata pattuita. Finite tre porzioni di lavoro grossolano, chiese se quel giorno dovessero anche fare le prove dei colori, perché in tal caso avrebbe fatto una porzione di lavoro in meno. Gu Qing guardò il nuovo ordine. La prima cosa che le venne da dire fu che una prova non avrebbe portato via molto tempo, ma alla fine la rimandò all’indomani. Prima di staccare, Xiaoman lasciò su un piattino un petalo per ciascuno dei tre modelli. Uno era più chiuso, uno rivolto verso l’esterno e uno ripiegato soltanto da un lato. Li aveva disposti secondo un ordine tutto suo.
Gu Qing chiese se quei tre petali si potessero considerare tutti modelli definitivi. Xiaoman rispose di guardare lei stessa, che il modello finale spettava a lei deciderlo. Era la stessa frase che Gu Qing aveva detto per prima a Yao Liao. Ora le tornava indietro identica, detta senza particolare durezza, eppure sul tavolo pesava più di quei tre pezzi di seta. Allungò la mano per spostare al centro quello rivolto all'esterno, poi si fermò e lasciò intatto l'ordine in cui Xiaoman li aveva disposti.
Il ventiquattro compilò la prima etichetta ufficiale del campione, assegnando in basso un piccolo numero a ogni ramo per distinguerli. Alla voce fornitore scrisse ancora Gu Qing; accanto non compariva il nome di Xiaoman. Si disse che, finito bene questo lavoro, ci sarebbe stato tempo per precisare chi aveva ideato ciascun petalo; certe cose forse non si potevano chiarire tutte sul primo foglietto. Attaccò il foglio alla parete interna, dove bastava alzare gli occhi per vederlo, assai più evidente di quella traccia grigia sul muro nuovo fuori.
Di notte, la nonna era già a letto e sul tavolo restava ancora da trovare la giusta combinazione con il rosso caldo. Gu Qing prese un petalo e d’un tratto ebbe voglia di annusarlo, pur sapendo benissimo che la seta non aveva il profumo dei fiori veri. Sentì un po’ di appretto e l’odore aspro della tintura fresca. Il vecchio pruno oltre il muro non mandava più profumo nella stanza. Allontanò il petalo dal naso, tornò a sedersi sotto la lampada e cominciò il primo fiore di primavera che sarebbe uscito di casa con il suo nome.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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