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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

Fiori che non sono fiori

Ku Wuji · Creazione con IA · 12071 caratteri · circa 12 minuti

Luo Yi voleva fiori di pruno blu. Quando lo disse, Gu Qing stava nascondendo i capi del filo di un fiore di pruno rosso. Le si contrassero le dita e il petalo che avrebbe dovuto restare disteso si arricciò in un angolino stretto. Xiaoman sedeva di fronte e non alzò la testa, eppure Gu Qing era convinta che l'avesse sentita esitare.

Luo Yi aveva chiesto informazioni alla bottega di Yao. Yao Liao non voleva cambiare l’intera serie di modelli per diciotto steli e l’aveva mandata a fare un tentativo da chi le forniva i fiori. Le aveva detto che, a prescindere dal fatto che il lavoro si facesse o meno, potevano parlarne subito, senza aspettare la consegna per dire che avevano in mente un’altra cosa. Luo Yi aveva portato soltanto un pezzo di stoffa azzurra, senza un repertorio di fiori. Sulla stoffa correvano venature irregolari, più chiare e più scure, come onde sull’acqua. Voleva dodici steli da esporre sul bancone e sei con fiori che si potessero staccare e appuntare tra i capelli. Contava di mandarli a fine anno alla nuova profumeria di Shixian.

«I fiori di pruno non hanno mica un colore così», disse Gu Qing.

Luo Yi lisciò la stoffa: «È per questo che cerco chi fa fiori di seta. Se li volessi come quelli sugli alberi, mi basterebbe aspettare che fioriscano i rami e andarli a comprare.»

Quella frase lasciò Gu Qing senza replica, ma voleva ancora precisare che lei non era una che spruzzava colori sulla stoffa a caso. Tirò fuori un fiore di susino bianco e lo posò sul tessuto, mostrando a Luo Yi come la tinta pallida si accordasse con il blu. Luo Yi guardò con attenzione e non lo disprezzò. Disse che andava bene anche così, ma l'insegna di legno fuori dalla bottega aveva già la forma delle onde: voleva che da lontano si vedesse lo stesso colore sul banco, non che la gente dovesse avvicinarsi a indovinare se i fiori fossero veri.

Solo allora Gu Qing capì che Luo Yi cercava qualcosa di diverso da un ramo di susino ancora più somigliante al vero. Capirlo era una cosa, farselo piacere subito un’altra. Quel pezzo di stoffa blu sotto i petali bianchi pareva inghiottire la luce che lei aveva lasciato con tanta cura la sera prima. Riprese il fiore e chiese se, a seguire il colore della stoffa, anche il centro dovesse essere blu. Luo Yi sorrise e le disse di farglielo vedere. Se le fosse piaciuto, l’avrebbe usato. Non voleva che Gu Qing eliminasse in anticipo per conto suo tutte le cose che le piacevano.

Fu allora che Xiaoman alzò la testa e disse che, usando quel blu scuro della tintoria, da bagnato rischiava di sembrare nero; se era seta sottile, si poteva fare prima una prova soltanto sul bordo. Gu Qing stava per dire che ci aveva pensato anche lei, ma sentendo Luo Yi chiedere se sapesse tingere inghiottì quelle parole. Xiaoman disse che aveva aiutato a sorvegliare le vasche: non poteva garantire tinte raffinate, ma poteva provare con due scarti di seta e in un giorno avrebbero saputo se funzionava.

Luo Yi non le chiese subito quanto volesse per il lavoro. Guardò prima lo spillone di legno che portava dietro i capelli. Accanto era appuntato un vecchissimo petalo arrotolato, proprio quello che qualche giorno prima Gu Qing aveva creduto rovinato sotto una ciotola vuota. Chissà quando Xiaoman l’aveva rimesso in forma e se l’era appuntato. Luo Yi chiese se si potessero fare così anche i fiori blu, con un lato leggermente ripiegato all’esterno, senza che tutti i petali si affollassero al centro. Gu Qing riconobbe subito il modello che aveva scartato perché alla bottega Yao non sarebbe piaciuto. Ed eccolo lì, scelto da una cliente.

Voleva dire che quello non era un fiore di pruno. Quando aprì bocca, invece, disse che avrebbe dovuto fare ancora un paio di prove e che i fiori forse non sarebbero venuti tutti uguali. Luo Yi disse che era proprio quel che voleva. Se i dodici rami da mettere sul banco fossero stati tutti identici, sarebbe parso che li avessero ritagliati con un coltello da un unico foglio. Sorrise, lasciò la stoffa sul tavolo e stabilì che sarebbe tornata dopo tre giorni a vedere il campione. Se non avesse funzionato, Gu Qing gliel'avrebbe detto subito e nessuno avrebbe insistito. Se invece fosse andata bene, avrebbe pagato quattordici wen a ramo per tutti e diciotto, con consegna a Shixian entro fine mese e un terzo in anticipo, perché Gu Qing non dovesse comprare la stoffa senza un soldo in mano.

Ottantaquattro wen caddero sul tavolo. Gu Qing chiese subito che ne sarebbe stato di quei soldi se il modello non fosse andato bene. Luo Yi rispose che, se una prova rovinava la stoffa, si poteva fare il conto di quanta ne era stata usata. Non doveva rimetterci per intero chi faceva i fiori. A quelle parole Gu Qing non poté fare a meno di guardare Xiaoman, che aveva già abbassato il capo e ripreso a separare i petali color avorio nel vassoio, senza approfittarne per chiedere i due wen del lavoro precedente. Quando prese il denaro, Gu Qing lo fece con meno slancio di quando l'aveva visto, come se quella stoffa blu sul tavolo mettesse in luce anche ciò che lei aveva lasciato in sospeso.

Dopo la partenza di Luo Yi, la nonna sollevò un poco la tenda per dare luce alla stoffa blu. Non disse subito che al mondo non esistevano susini così: chiese a Gu Qing di portare gli stami e accostarli al tessuto. Il giallo pallido sembrava sporco, il rosso troppo vistoso. La nonna scelse un pezzetto bianco grigiastro e lo mise fra i petali blu. Disse che da giovane aveva fatto fiori per una compagnia teatrale: sul palco bisognava distinguere i volti e i colori non dovevano per forza essere quelli del cortile. Gu Qing le chiese in quale anno li avesse fatti. La nonna disse soltanto molto tempo prima, senza voler trasformare quelle date in una lunga conversazione.

Per tingere bisognava stare in cucina. Gu Qing lavò due volte la pentola della tintura, per paura che qualche residuo d'olio rovinasse la seta nuova. Xiaoman si lavò le mani anche più a lungo. Sotto le unghie le restava del blu vecchio e alla fine smise di guardarlo e si pulì bene solo le punte delle dita che avrebbero toccato la seta. Stavano l'una accanto all'altra vicino al fornello e, appena dalla pentola si levò il vapore, la carta della finestra si appannò. Shen Su aprì per loro metà finestra e si sedette con un vecchio panno sulle ginocchia, in un punto dove non era d'intralcio, a scegliere i centri dei fiori bianco-grigi.

La prima volta il colore venne troppo cupo. Gu Qing sollevò il pezzo bagnato e le parve tutto diverso dalla stoffa di partenza. Xiaoman disse di aspettare che asciugasse, ma lei volle vedere subito il bordo. Lo sfregò con le dita e la seta bagnata fece una grinza. Si guardarono. Tutte e due sapevano che nessuna poteva dare all’altra la colpa di quel pezzo. Gu Qing lo mise da parte, senza spingerlo nel piattino degli scarti di Xiaoman. Aspettò sera per guardarlo di nuovo. Il colore si era effettivamente schiarito di un tono, ma il segno delle sue dita era rimasto, come un morso lasciato dall’impazienza.

Per via del pezzo di seta spiegazzato, Gu Qing tornò alla bottega dei tessuti. Appena entrata chiese se avessero la stoffa a trama più fine e fitta. La signora Ji ascoltò a che cosa le serviva e le tirò fuori per prima una pezza meno liscia. A Gu Qing non piacque la ruvidità al tatto e chiese se il cliente si sarebbe lamentato qualora i fiori blu fossero venuti grossolani. La signora Ji disse che per giudicare quanto fosse grossolana una cosa bisognava vedere dove la si metteva. Se con un filo sottile provi a tirar su l’acqua, anche fosse il filo più bello del mondo, non puoi dare la colpa all’acqua se non vuole seguirlo.

Xiaoman era venuta a prendere la stoffa tinta ancora umida e, quando vide quella pezza di seta, si soffermò a tastarla. Se la posò sul dorso della mano, perché Gu Qing vedesse come teneva la forma mentre piegava le nocche. Poi tirò fuori una pezza più sottile e la strinse fra le dita a forma di fiore per fargliele confrontare. La seta sottile riluceva tra le dita ma, appena lasciata andare, cedeva. La prima era meno trasparente, ma teneva più a lungo l’orlo voltato all’infuori. D’un tratto Gu Qing si irritò con se stessa per aver chiesto, appena entrata, solo la stoffa più cara, come se davanti alla cliente potesse reggersi in piedi soltanto grazie al prezzo.

Non se la prese con Xiaoman per quel fastidio. Tagliò soltanto un pezzetto di ciascuna delle due sete e chiese per prima cosa chi fosse disposto a rilevare i ritagli rimasti invenduti. La signora Ji disse che con i pezzi grandi si potevano ancora fare altri modelli, ma di quelli grandi appena quanto il palmo di una mano non c’era da aspettarsi che qualcuno li ricomprasse. Gu Qing ci pensò un momento, comprò la seta più sostenuta e restituì quella più sottile. Quando uscirono, Xiaoman camminava davanti. La cesta della stoffa bagnata era pesante, ma il suo passo era regolare. Gu Qing tese una mano per prenderla da un lato e Xiaoman, dopo un attimo di sorpresa, glielo lasciò fare.

Attraversarono il ponte reggendo lo stesso cesto e nessuna delle due poté più scegliere per conto suo dove mettere i piedi all’asciutto. Gu Qing mise una scarpa in una pozza poco profonda e Xiaoman sfiorò con la manica il parapetto del ponte. Nessuna delle due aveva motivo di prendersela con l’altra. Solo all’imbocco del vicolo posarono il cesto per riposare le mani. Gu Qing fu la prima a ridere e disse che era più difficile che portare un vassoio di fiori. Xiaoman abbassò lo sguardo sulla stoffa blu bagnata nel cesto e rispose che, una volta asciutta, sarebbe stata più leggera. A sentirla, Gu Qing smise di avere fretta di allungare di nuovo la mano per tastare la stoffa ancora umida.

L’indomani tinsero solo tre petali. Gu Qing si occupò del colore dei bordi, Xiaoman diede ai petali la loro curva e la nonna, accanto a loro, sceglieva i fili. Il tavolo era più stretto di prima e le loro mani si toccavano spesso. All’inizio Gu Qing faceva sempre fermare l’altra. Poi girò la scatola dei fili e lasciò uno spazio in cui entrambe potevano infilare la mano nello stesso momento. Nessuno dei tre petali era del tutto uguale alla stoffa di riferimento, ma ciascuno aveva un poco di luce sul bordo. Distesi nel palmo, erano molto più belli di quand’erano bagnati.

Quando fu il momento di arricciare i petali, Gu Qing aveva ancora dei dubbi su quello rivoltato all’infuori. Fece il primo fiore nella forma consueta. Xiaoman ne fece un altro sul modello del petalo che portava dietro i capelli. Li posarono al centro del tavolo, uno ben chiuso e regolare, l’altro come se avesse dimenticato di chiudere una finestrella. Shen Su li guardò a lungo e disse che anche lei da giovane diceva che un fiore era bello visto di fronte, ma chi lo portava mica stava sempre di fronte a te. Gu Qing si portò allora entrambi i fiori all’orecchio e voltò il capo per guardarsi nell’acqua della tinozza.

La figura riflessa nel catino aveva i capelli un po’ in disordine e il polsino rattoppato, eppure il fiore azzurro non le stonava addosso. Spostò ancora un po’ indietro quello col petalo rovesciato, lasciandosi scoperti gli occhi, e d’un tratto le sembrò di vedere un’altra se stessa a cui non aveva mai pensato. Vedendo che taceva, Xiaoman le chiese se ancora non andasse bene. Lei scosse la testa e disse che avrebbero scelto quando fosse arrivata la cliente. In realtà aveva già una piccola preferenza, ma non voleva far vedere così presto di aver cambiato idea.

Il ventuno Luo Yi venne a vedere i campioni, portando con sé anche un vasetto di essenza profumata senza note dolci. Non la versò sui fiori. Aprì il vasetto accanto alla finestra per farlo annusare a Shen Su e le chiese se la stanza fosse asciutta e se un odore forte le facesse girare la testa mentre lavorava ai fiori. Gu Qing rispose subito di no per conto della nonna, ma Shen Su disse che, a sentirlo a lungo, le girava eccome, e che, se doveva annusarlo, glielo avvicinasse solo per un momento. Luo Yi richiuse subito il vasetto, senza fare una piega perché l’anziana non aveva trovato tutto di suo gradimento.

Scelse un fiore dai petali rivolti all'esterno e chiese se si potesse seguire quel modello, senza voltare tutti e dodici i rami dalla stessa parte. Gu Qing disse che quel lato l'aveva provato prima Xiaoman e lei aveva poi aggiustato il colore. Nel pronunciare il nome, quel piccolo punto dentro di sé che non voleva cedere sembrò attraversato da un ago: il dolore fu lievissimo, più forte il sollievo. Luo Yi si voltò verso Xiaoman e la ringraziò del lavoro. Xiaoman sorrise in modo più evidente di quanto avesse mai fatto in tutti quei giorni dai Gu, poi si ricompose subito e si toccò il vecchio spillone di legno dietro i capelli.

Quel ringraziamento non fece salire il prezzo. Le diciotto corolle, le sei da poter staccare e il giorno della consegna rimasero quelli già concordati. Aggiunsero soltanto che uno o due petali irregolari forse sarebbero serviti meglio di petali forzati tutti nella stessa forma. Gu Qing scrisse i punti essenziali su un foglio e al posto dei caratteri che non sapeva scrivere tracciò dei semplici cerchi. Luo Yi non la corresse. Aggiunse solo un trattino dove si parlava delle parti staccabili e le disse di non cucire insieme anche quelle destinate a essere tolte e indossate, nella fretta di finire lo stelo.

Uscita la cliente, Gu Qing smontò di nuovo il primo fiore blu, quello troppo regolare, e tenne le parti utilizzabili. Evitò di attribuirsi il merito di aver migliorato entrambi i fiori. Per prima cosa ripose il vecchio campione di Xiaoman in una scatola piatta e le chiese se in futuro avrebbe potuto prenderlo in prestito per confrontare i colori. Xiaoman disse di sì, a patto di non schiacciarlo sotto una ciotola. A Gu Qing si scaldò il viso. Prese un foglio di carta asciutta e lo sistemò sotto il campione, come per fare posto al fiore appena ricevuto e insieme per lasciare a se stessa un promemoria che non potesse cambiare a piacimento.

Quella sera lavorò finché la nonna non la chiamò a mangiare, ma depose l'ago più prontamente di un tempo. Disposte le ciotole per tre, Xiaoman fece per andarsene, dicendo che a casa aveva da mangiare. Shen Su le disse di prendere due bocconi prima di andare: una ciotola in più di quello che restava non costava molto. Lei si sedette e posò con cura lo spillone per capelli sull'angolo del tavolo, temendo di urtare il fiore mentre mangiava. Gu Qing vide quel vecchio petalo arricciato e non domandò da quale bottega provenisse la stoffa. Allungò la mano e spostò verso l'interno la ciotola della zuppa, lasciando per quel pezzetto di seta lungo mezzo dito un piccolo spazio al riparo dall'acqua.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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