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Un volume tra le mani

Romanzo d'avventura sui trasporti fluviali in un'antichità immaginaria

La notte in cui quattro persone non riuscirono a passare

Ku Wuji · Creazione con IA · 10270 caratteri · circa 10 minuti

Qian Liu non aveva ancora portato il piede alla scala di corda, che Duan Qiusheng lo chiamò.

La tavola sotto il caporale era stata spostata verso il mezzo, le gambe sempre dritte; il cuscino morbido di sinistra aveva l'angolo intriso d'acqua. Mentre tutti, poco fa, guardavano la grossa fune, lui guardò sempre la piccola barca; ora, visto che qualcuno stava per scendere, chiese se, potendo ancora portare, non si potevano mandare per primi quattro a Weishi: là c'è gente del campo; basta che all'alba rechino un messaggio, e la barca si può richiamare.

A-Shuan, dalla piccola barca, guardò in su, e non rispose subito.

Lo zio He gli disse di tenere prima ferma la fune d'ormeggio, e guardò lui Duan. Il caporale aggiunse che la sua casa era più a valle, a Liuwan, e la strada la conosceva; se qualcuno doveva condurre quelli della riva a riceverli, quando le gambe potessero muoversi un poco, si poteva anche incaricare qualcuno di chiamare quella piccola barca di casa sua. Nel dire la barca di casa, la voce gli prese d'un tratto un fondo di certezza, come se, accostati quei due vocaboli agli occhi, ogni luogo sconosciuto dell'acqua potesse farsi un poco meno.

«Di quelli che vanno per primo, tu non ti conti?» chiese lo zio He.

Duan rispose che prima si cedesse a quei pochi di dietro. Lui può stare seduto; sempre meglio di chi, coricato, gira la testa a ogni minimo movimento. Shi Jing, accanto, grugnì una nota: nemmeno quella gamba tua, serrata tra le tavole, è un tronco sano; a restarti qui, quando più tardi si dovrà davvero attraversare l'acqua, chi mai avrà due mani libere per reggerti? Il caporale voleva rimbeccare, ma vide il braccio destro di quello appeso al collo, e la frase gli si fermò.

Il ferito col bianco all'orecchio s'era già spostato verso il bordo.

Poco fa non aveva voluto scendere per primo nel fango; ora che c'era la barca, s'era infine aggrappato a una cosa visibile: disse che lui poteva stare seduto, che si portasse giù prima quello che gli stava accanto, e non si stesse più lì a fare i conti, frase per frase, finché la nave fosse davvero finita. Detto ciò, stese il piede verso il basso; la punta della scarpa urtò l'orlo della barca e lo fece sbandare; A-Shuan si affrettò a premere la traversa del mezzo, e s'inginocchiò più basso anche lui.

«Nel mezzo.» gridò lo zio He.

Quello ritrasse un poco il piede, ma non tornò al posto di prima. La nave alta e la piccola barca distano mezzo braccio; parrebbe che un passaggio basti; ma a dover davvero calare l'uomo intero, egli scopriva che sotto le piante non trovava niente di fermo. Ma Jie stese la mano a sorreggergli la vita e gli disse di non avere fretta: con i due piedi ancora sospesi, si è meno fuori del pericolo che non seduti sulla tavola.

Strinse il bordo di legno, riprese fiato e tornò a sedersi.

Lo zio He mise il remo in disparte e lasciò che guardassero il ventre della barca. Il paniere del sale non c'era più; anche quel posto dove Lu Qi d'ordinario accomoda la merce era tutto vuoto; i punti che possono accogliere, davanti e dietro, stavano tutti nella luce del lume. Quattro passeggeri da seduta, più uno a poppa che spinga, ed ecco raggiunto il limite; di gamba che va tenuta sollevata senza piegarsi, non se ne possono stringere quattro in questo modo: appena la barca sbanda, c'è chi non ha più nemmeno dove posare la mano.

Duan guardò quella propria gamba; il viso gli si mosse un poco.

«Fino a Weishi si va sempre con la corrente.» disse ancora.

«È la metà del ritorno che non va con la corrente.» riprese Xun, dall'alto.

Un tempo aveva governato barche da carico sul tratto di Weishi e, tornando vuoto di giorno, aveva imparato dove la corrente contraria fosse più forte. Ora la nave militare era incagliata nel ramo del fiume. La bassa riva fangosa sembrava vicina, ma per sbarcare i feriti bisognava risalire fino alla curva dal fondo solido. Uscire dal canale destro e raggiungere Weishi era già un lungo tragitto di sola andata; al ritorno occorreva risalire la corrente e ritrovare l'imbocco. Non si poteva calcolare l'andata e ritorno della barchetta sulla durata del viaggio a favore di corrente della nave militare.

Il vecchio He indicò la direzione da cui erano venuti. Oltre la curva dei canneti, in alto, si muoveva un punto di fuoco: non sapevano se fosse Lu Qi o qualcuno uscito dalla riva sentendo il segnale. Fra loro restava ancora uno strato d'acqua invisibile. Disse che anche per la curva dal fondo solido più vicina, dove poter sbarcare le persone, bisognava aggirare la corrente trasversale. Con quattro passeggeri per traversata, fra andata e ritorno servivano almeno tre quarti d'ora, senza contare il tempo per sollevare a bordo e far scendere quelle gambe incapaci di camminare da sole.

Quello col bianco all'orecchio chiese a bassa voce: quattro per volta, e sono ventiquattro — non sono sei viaggi?

«E resta la gente di bordo.» disse A-Shuan.

Uscita che fu la frase, anche lui chinò il capo. Oltre i ventiquattro, Cen, Xun, Qian Liu, Ma Jie, e lui stesso — senza ancora contare lo zio He — restavano cinque uomini vivi che devono lasciare quel legno inclinato. Duan Qiusheng lo guardò, e dopo un poco rispose che lo sapeva; non è che voi non siate gente; poco fa egli guardava soltanto la fila di dietro.

A-Shuan disse che capiva.

Lo zio He traversò con l'asta di bambù il mezzo della barca, perché quello dai piedi sospesi si reggesse un poco meglio, e chiese: ventinove persone, quattro per viaggio — nei primi sette viaggi non si finisce; sette viaggi, con andata e ritorno, fanno già ventun quarti, e il viaggio ultimo resta ancora da fare; e gli uomini non possono, perché il quarto cencio non s'è ancora scoperto, mettersi tutt'a un tratto a sollevare il doppio più in fretta.

Nella barca si fece silenzio; sul ponte, qualcuno però ripeté piano piano quel conto.

Tre quarti, a riva, non sono che stare seduti un po' più a lungo: il tempo di far posare una teiera, e di riempirne l'altra; ora, messi così, un viaggio dopo l'altro, sull'acqua nera, diventavano più lunghi di quanto tutti credevano. Shi Jing premeva la sinistra sul ginocchio, contò fino al quarto colpo e si fermò; levò il capo e chiese se non si poteva, mandato un viaggio soltanto, tornare poi a scaricare il peso.

Lo zio He lo guardò.

Ci aveva davvero pensato. Quattro persone che toccano prima il sodo, fosse pure per un solo viaggio, mettono anch'esse nel petto un poco di cosa che si posa; ma se lui conduce via la barca, quelli che restano debbono tuttora aspettare, e aspettare ancora che questa barca torni a portare a riva le funi. Le due cose adoperano la stessa tavola stretta: non si può mandarla in una corsa alla baia dura, e insieme chiamarla già sotto l'albero a ricevere gente.

«Posso portarli.» disse. «Portati che siano, quanto tempo resterà al ritorno, nessuno lo aggiunga per me.»

Non aveva detto quel suo posso portare a voce alta; quello con la fascia all'orecchio se ne impazientì ancor più, e chiese se non era che il vecchio aveva paura, che le mani non gli reggevano più, e non voleva più andare. A-Shuan levò il capo a rispondere per il maestro; lo zio He gli fermò il polso, un tocco solo, e senza forza; il giovane inghiottì la frase.

Lo zio He stese la propria mano destra.

A lungo serrate sul bambù, qualche dito, appena le apre, gli trema leggero; la luce del lume cade sulla palma: dove son le callosità è liscio, e tra le dita resta fango non bene asciugato. Disse che sì, era paura: paura che, stipata la barca d'un uomo di più, alla prima traversia non reggesse più il remo; paura anche di fare un viaggio che esce, e al ritorno non trovare più nessuno da questa parte; se c'era chi conosce meglio quest'acqua notturna, poteva ben condurre lui per primo: non è obbligatorio ubbidire a questa sua mano.

Quello guardava la mano, e per un buon pezzo non rispose.

Conosceva l'acqua, e anche in casa sua s'erano calate nasse: non era di quelli che han paura appena giunti sulla riva. Ma guardò verso la strada di dove eran venuti: la luna stava sui giunchi, e sotto i giunchi non si distingueva neppure quale tratto è corrente e quale fango. Da seduto, può ancora affidare sé stesso alla poppa; se prendesse il remo, quei quattro feriti che sperano che lui sappia davvero, sarebbero tutti alle sue spalle.

«Quest'acqua io non la riconosco.» disse alla fine.

Lo zio He ritirò la mano, e stropicciò piano la punta delle dita contro il fianco della veste, senza lasciarlo, per quella frase, umiliato oltre. Duan Qiusheng respinse dietro di sé il piccolo fagotto che prima voleva mandare, e chiese se quelli che venivano da fuori facevano in tempo. Xun guardò verso quel punto di fuoco e disse che il segnale s'era udito, che chi vuole venire viene: solo che al momento non si vedevano molte barche, né si sapeva quale bocca avrebbero girato; non si poteva, per prima cosa, contare ogni ombra non ancora giunta, là fuori, come una mano già pronta al fianco della nave.

Cen Guantai non aveva parlato affatto.

Chinò il capo a guardare la sciabola: tenuta a lungo poco prima, alla radice del palmo s'era stampato un segno diritto. Raccolse un poco la punta, e chiese al caporale se, qualora si aspettasse ancora chi veniva dalla riva, quello di dietro, con la vita ferita, potesse stare seduto ancora un po'. Duan guardò indietro, rispose che per ora sì; dopo molto seduto, bisogna sorreggerlo e voltarlo dai due lati — non è che, a non dirlo, non dolga.

Il capitano accennò col capo; lo sguardo passò oltre la piccola barca, e giunse a quella massa d'ombra del baniano, sulla riva.

«Prima si porti la fune.» disse. «I cunei non si levino, il cannone non si muove.»

Ma Jie rispose al comando; Qian Liu invece guardava ancora quello col bianco all'orecchio. Fra i due, nei giorni normali, non c'era confidenza; poco prima quel piede che voleva salire in barca era proprio accanto al suo, e ora lasciar scendere prima lui somigliava a tenere in mano, invece d'un pezzo di fune, il posto d'un altro, un posto sulla riva. Il ferito se ne avvide, alzò la mano ad accennare di fuori, mosse le labbra, e alla fine non trattenne più nessuno.

A-Shuan si levò dalla barca, la mano sul legno sano; un piede cadde prima su quel vecchio gradino d'accesso della nave grande, e quando la pianta fu ferma, tirò su l'altro. Cedette il vuoto nel mezzo ai due marinai, tornò egli stesso alla fila di Duan Qiusheng, scostò i due fagotti bagnati che stavano ai piedi, e si fece prima chiarire quale si poteva prendere, e sotto quale restava premuta la veste del ferito stesso.

Qian Liu scese nella barca più adagio di prima; la suola cadde nel mezzo, il corpo curvo, e neppure il fiato osava uscire per intero. Ma Jie recò un capo della cima maestra accanto alla mano dello zio He, e custodì da sé la carrucola, senza stare nella stessa postazione. La barca affondò d'un filo; lo zio He provò coi piedi, e disse di non caricare ancora il rotolo intero della fune: si prendesse soltanto il tratto da fissare, e il peso pesante restasse alla nave, da mandare piano piano.

La coda della fune scese, dall'alto bordo, un poco per volta.

Tian Jiu chiese d'un tratto se, se anche quell'albero non andava bene, non c'era davvero più nessun posto. Finita la domanda, volle di nuovo nascondere la faccia nella coperta; Shi Jing gli puntò il gomito sinistro, e disse che chiedere si può, ma non legarsi da sé il capo per intero prima del tempo. Lo zio He levò il capo, e rispose soltanto che prima si andava a provare; se l'albero non andava, si sarebbe visto: per ora nessuno, attraverso l'acqua, dichiari per l'albero che può o non può.

Le sue parole non illuminarono subito quel viso; Tian Jiu teneva la bocca serrata, ma una mano acconsentì a staccarsi dall'angolo della coperta, a sostenere la ciotola dell'acqua a chi gli stava accanto. Duan Qiusheng guardò la barca allontanarsi; il cuscino bagnato che aveva sotto gli doleva molto, e tuttavia non ripeté più che si mandasse prima lui senza contarlo; disse soltanto ad A-Shuan di dare un'occhiata alla sua steccatura: un punto, legato troppo stretto, pareva serrarglisi addosso da quando, poco prima, s'era spostato ciò che stava dietro di lui.

A-Shuan si accovacciò, toccò per primo uno strato di panno bagnato; stese la mano a scioglierlo, e si fermò, chiedendo quale giro si allentava. Il caporale gl'indicò; egli non toccò che quel giro; quando la gamba cessò di tremare, levò il capo, e vide che la piccola barca del maestro s'era già accostata d'un breve tratto alle radici del baniano.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《江汉》 di Du Fu e il racconto originale di questo sito «Il vecchio cavallo riconosce le secche nascoste». Personaggi, cronologia, tratti fluviali, tipologie di imbarcazioni e regolamenti militari sono interamente inventati; non è una riscrittura della poesia né una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Una mano che non vuole fermarsi
  2. Il canale che la barca del sale vide per prima
  3. La frase che mancava nella lettera
  4. La bandiera rossa è salita sull'albero
  5. Chi aspetta la barca
  6. Il cavallo si è mangiato una fila di verdure
  7. Una riga bianca in più sulle vecchie linee d'acqua
  8. Quello sgabello che non si può trattenere
  9. L'ultimo chiodo del fiume
  10. Casa al di là di uno strato d’acqua
  11. Il vecchio fango resta fuori dal baule
  12. Il giorno in più della deviazione
  13. Accanto al guanciale, nessun rumore d'acqua
  14. Il gilè rosso tutto fango
  15. Il nodo che nessuno volle sciogliere per primo
  16. Quattro strisce di panno
  17. La notte in cui quattro persone non riuscirono a passare
  18. Non prese quella carta
  19. 树上那一道旧伤
  20. 刀不再压在炮上
  21. 树根吃住一条缆
  22. 还须卸去的一半
  23. 舵前留给另一个人
  24. 鱼脊石边的曲
  25. 天明以前的一碗水
  26. 交不全的军器
  27. 泥下的铜声
  28. 岸下那一点旧泥
  29. 一个月不能领的饷
  30. 十处水深
  31. 门里已经放了东西
  32. 一匹不知道田界的马
  33. 水尺上的冷手
  34. 屋顶漏下来的光
  35. 一张没有填满的图
  36. 给老马留一条路

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