Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica
Il chiosco del tè trova il suo ritmo
Ku Wuji · Creazione con IA · 11122 caratteri · circa 12 minuti
Il secondo giorno del quarto mese Liu Lan bruciò la vecchia stuoia che stava fuori dalla tettoia del tè. Si era inzuppata, aveva le fibre piene di segatura e dopo giorni al sole puzzava ancora di muffa. La portò in uno spiazzo, versò prima dell’acqua tutto intorno e poi le diede fuoco. La fiamma era bassa, ma il fumo era denso. Il figlio di Zhou Qiao, vedendolo da lontano, gridò che la tettoia andava di nuovo a fuoco. Lei lo sgridò perché sapeva dire solo «di nuovo», gli tappò la bocca con una manciata di gambi di verdura e gli disse di guardare bene, prima.
Sotto la tettoia ora c’era spazio. Con le tavole avanzate dalla porta nuova, Xu Shen aveva fatto un tavolo basso. I travetti squadrati sotto il piano erano stati spostati all’asciutto e fissati, dopo aver fatto da appoggio di fortuna la notte della pioggia. Accanto aggiunsero due vecchie panche. Una aveva una gamba più corta di mezzo cun, e Xu Shen piallò un pezzetto dall’altra estremità per pareggiarla. Liu Lan provò il tavolo e mise l’angolo crepato verso il muro e il lato liscio verso i clienti. Il buon legname non le sembrava un motivo per lasciargli occupare il centro del chiosco.
Il focolare interno era stato rifatto da un muratore il ventiquattro del terzo mese. Aveva allargato il bordo, liberato un altro passaggio per il fumo e lasciato asciugare bene il nuovo intonaco d’argilla. Faceva focolari da decenni e gli era bastato vedere il diametro della pentola di Daxiu per capire che non si poteva rialzarla con un sostegno di legno. Liu Lan gli pagò il lavoro, aggiungendo l’incasso del tè ai suoi vecchi risparmi. Per il momento avrebbe tenuto l’orcio rotto di casa, senza aspettare che Xu Shen trovasse qualcun altro disposto a dare una mano.
Quando Daxiu venne a provare la pentola, prima di fare complimenti al fornello vi versò mezzo mestolo d’acqua, per sentire se la superficie restava ferma. La pentola si assestò senza oscillare da nessun lato. Daxiu prese poi due pezzi di legna nuova e provò a vedere se il fumo andava verso il retro. Liu Lan, sulla soglia, dapprima voleva dirle che il muratore era affidabile. Alla fine si limitò ad aprire la finestra e la lasciò fare tutte le sue prove, una per una.
Dopo tutto quel tempo, il vecchio risentimento tra loro non si era del tutto sciolto. Quando Daxiu sollevò il sostegno della pentola, ricordava ancora la mattina del diciassette del secondo mese, quando le sue focacce di verdure si erano riempite di segatura e i clienti abituali avevano lasciato il suo banco per comprare le torte di qualcun altro. Liu Lan guardò la pentola e avrebbe voluto dire che anche lei ci aveva rimesso. Invece si voltò a prendere due ciotole d’acqua fresca e offrì da bere prima a Daxiu.
Non ripresero l’attività di un tempo, aperta per tutta la giornata. Daxiu non poteva abbandonare il proprio banchetto a sud della città e accettò di venire soltanto una volta ogni cinque giorni: avrebbe venduto minestra di pasta al mattino e sarebbe andata via prima dell’ora wei; se avesse avuto impegni a casa, avrebbe mandato a dirlo il giorno prima. Liu Lan avrebbe venduto il tè da sola, preparando per il pomeriggio soltanto due cose da mangiare fredde e chiudendo prima il chiosco. Chi fosse arrivato alla porta viaggiando fino a tardi avrebbe potuto ripararsi un poco dal vento, ma non necessariamente trovare un pasto caldo: non si poteva più pretendere che il focolare restasse acceso soltanto invocando la vecchia familiarità.
Il primo giorno Daxiu preparò una zuppa di germogli di bambù. In pentola c’era poca carne e le foglie di cipollotto erano tagliate fini. Appena la zuppa prese a bollire, il profumo dei germogli arrivò fino al bivio. Un uomo che passava con un carro trainato da un bue sentì l’odore, scese e, appena seduto, domandò quanta carne ci fosse. Daxiu gli mostrò il fondo del mestolo e gli disse ridendo che, se ne voleva di più, doveva pagare un supplemento. L’uomo tastò il borsello, ordinò una sola scodella e alla fine raccolse il resto della zuppa con mezza focaccia.
L’uomo aveva legato male il bue, che allungò il muso per annusare la cesta di senape vicino alla finestra, ne divorò una manciata dal bordo e rimase con una foglia penzolante dalla bocca. L’uomo alzò le bacchette per scacciarlo. Il bue abbassò la testa, spinse via la corda col muso e fece barcollare il padrone. Daxiu protesse la pentola con una mano e con l’altra indicò l’albero sul retro. Liu Lan si affrettò a portare dentro la cesta, brontolando che l’uomo non era ancora sazio e il bue aveva già imparato la strada per mangiare gratis. L’uomo, rosso in faccia, pagò due wen di risarcimento. Lei li prese, poi diede al bue una manciata di foglie vecchie e gli disse di scegliere prima quelle, la prossima volta.
Più tardi Daxiu fece rosolare un pezzo di carne che aveva tenuto per sé. Il fuoco era basso e i bordi presero un colore dorato, appena bruciacchiato. Liu Lan le disse di non preoccuparsi per lei. Daxiu voltò la carne e rispose che infatti era per sé. Dopo aver lavorato tutta la mattina, aveva diritto anche lei a un boccone di quel che le andava. La chiuse fra due lembi di una foglia di verdura e la addentò. Si sparse il profumo del grasso e a Liu Lan venne l’acquolina. Mise in padella un altro pezzetto e mangiarono accanto al focolare, ciascuna il suo, senza tenerne da parte per farne una specialità da offrire ai clienti.
Anche il carrettiere ripulì la sua ciotola di zuppa. Liu Lan si sentì un po’ più tranquilla, senza già considerarlo un buon affare. Nel pomeriggio contarono le ciotole vendute. Restavano tre ciotole e mezza di zuppa. Daxiu ne portò un vaso in città e Liu Lan avrebbe mangiato il resto. Il bel tempo non le indusse a cuocerne un’altra pentola in attesa dei passanti. Mentre riordinavano, al rumore di un carro sulla strada si sentirono ancora fremere, ma nel focolare restava soltanto il calore della brace e non si precipitarono ad aggiungere legna al primo rumore.
Nel pomeriggio Liu Ting portò un sacco di riso, seguito dalla figlia. La bambina aveva davvero una treccia grossa e una sottile, e quella sottile puntava al cielo. Daxiu scoppiò a ridere e le chiese chi gliele avesse fatte. Liu Ting tossicchiò e disse che alla bambina piacevano così. Lei però si lamentò subito che gliele aveva fatte papà, che le aveva tirato via tre capelli e che li aveva già contati.
Liu Lan allungò le mani per scioglierle le trecce. La bambina non riusciva a stare ferma e continuava a voler guardare nella pentola. Approfittando del buonumore della madre, Liu Ting le chiese se l’indomani potesse andare in città a preparare un paio di pasti al posto di sua moglie. Le era passata la tosse e stava per andare a trovare i parenti dalla parte dei suoi, così a casa non c’era nessuno che badasse alla bambina. A Liu Lan uscì subito un sì, ma all’improvviso si fermò, con il laccio per capelli fra le dita. Disse che il giorno dopo doveva comprare il tè e sarebbe arrivata solo nel pomeriggio. Intanto avrebbe cucinato lui.
«Le verdure che salto in padella, loro dicono che sono troppo salate.» disse Liu Ting. Daxiu sbuffò lì accanto e gli disse di metterci mezzo pizzico di sale in meno. Appena sentì che avrebbe mangiato quello che cucinava il papà, la bambina fece una faccia lunga e Liu Lan fu sul punto di rimangiarsi la parola. Divise di nuovo i capelli in due parti uguali per rifarle le trecce, le diede un buffetto sulla fronte e disse che, se al papà veniva male, poteva intanto mangiare una focaccia. Nel pomeriggio la nonna gliene avrebbe portata una dolce.
La bambina chiese se poteva stare con la nonna alla tettoia. Liu Lan disse che quel giorno poteva sedersi lì un po’, ma prima di buio doveva tornare a casa. Prese dal focolare un piccolo taro cotto sotto la brace, lo sbucciò e ci soffiò sopra per raffreddarlo. Ne diede metà alla bambina e mangiò lei l’altra metà. Liu Ting, vedendo che mangiava anche sua madre, disse ridendo che ormai non rifilava più tutto alla piccola. Lei gli lanciò un’occhiataccia e gli disse di portare all’asciutto il sacco di riso all’ingresso, senza lasciarlo dove scorreva l’acqua.
Il terzo giorno del mese, A Sui arrivò al chiosco con il mezzo barattolo di rafano che aveva promesso a Daxiu. Quel giorno Daxiu non c’era. Liu Lan le disse di lasciarlo lì, che sarebbe passata a prenderlo dopo un paio di giorni. A Sui posò il barattolo all’interno, senza prendere il mestolo vuoto accanto al focolare e senza chiedere per quanti giorni dovesse tenerle il chiosco. Andò dritta al ripiano basso, si sedette dove non intralciava la porta e passò la mano sul bordo appena piallato.
Liu Lan le versò il tè e, come per caso, le chiese se le pesasse separarsi da quei seicento wen. Appena lo disse, tacquero entrambe per un istante. A-Sui fu la prima a sorridere. Disse che sì, le pesava, e che al solo pensiero le si stringeva il petto. Liu Lan abbassò la testa e sorrise anche lei, dicendo che il diciassette del secondo mese si era sentita stringere il petto anche lei. Non si misero a stabilire quale delle due avesse avuto più peso sul cuore. Il tè era caldo e nessuna doveva affrettarsi a sciogliere il nodo dell’altra.
A Sui vide una cestina contro il muro e chiese che cosa contenesse. Liu Lan ne tirò fuori una manciata di funghi raccolti dopo la pioggia. Li aveva già scelti con cura, ma disse che avrebbe aspettato di farli vedere a qualcuno che li conoscesse bene. Non c’era fretta di metterli in pentola. A Sui ne indicò uno dicendo che quello era di sicuro commestibile. A metà del gesto ritrasse la mano e aggiunse che gli somigliava, sì, ma che qualche volta si era sbagliata anche lei. Liu Lan rimise i funghi nella cestina e aspettò che arrivasse qualcuno.
Nel pomeriggio arrivarono due viaggiatrici e chiesero di usare il tavolo per legare di nuovo i fagotti. Una mise le scarpe ricamate ad asciugare sul bordo del ripiano basso. A-Sui le fece un po’ di spazio e la stette a sentire mentre raccontava che sul ponte in città vendevano marionette capaci di fare capriole. Raccontò a sua volta la commedia della giara che aveva visto. Quando arrivò al punto in cui dalla giara cadevano i fagioli secchi, Liu Lan si voltò dalla soglia della cucina e rise tanto che le si inclinò la teiera in mano.
Le due viaggiatrici si unirono alle loro risate e poi il discorso tornò alle strade che ognuna doveva fare. A Sui si accorse che era da tanto che non parlava così con Liu Lan di qualcosa che non riguardasse né i figli né il focolare. Liu Lan chiese se il teatrino ci fosse ancora. A Sui disse che, a sentire Gu Qin, si era spostato verso il mercato orientale. Se fra un paio di giorni fosse andata in città, poteva fermarsi prima a vedere lo spettacolo, senza venire dritta a cercarla nel vicolo della Sofora del Sud.
Il quinto giorno del quarto mese Liu Lan andò davvero in città a comprare il tè e passò prima dal mercato orientale. Quel giorno sotto il tendone recitavano un altro atto. Lei non capì granché della vicenda amorosa che c’era in mezzo, ma le piacque soprattutto un buffone che prendeva sempre il cappello sbagliato. Solo dopo lo spettacolo andò da A Sui. A Sui non si lamentò per l’attesa. Le mostrò i cipollotti sotto la finestra, le cui foglie erano cresciute ancora un po’. Ne aveva già tagliate una volta per metterle nei noodles.
A-Sui chiese chi fosse poi a prendere il cappello sbagliato. Liu Lan disse che era quello che faceva l’impiegato della contea, che si era messo in testa il cappello dello sposo e se n’era andato. A-Sui non ci credette. Come potevano portare lo stesso cappello? Discussero a lungo, finché si resero conto che Liu Lan era uscita a comprare un cartoccio di fagioli tostati e al suo ritorno quell’attore aveva già cambiato parte. Fu lei la prima a ridere. A-Sui la prese in giro perché, con quella vista, si ostinava a guardare storie d’amore. Liu Lan le diede un colpetto sulla manica azzurra con la punta del dito e le disse che era già tanto se lei sapeva quale manica avesse più lunga. Fang Xiao, accovacciata sulla soglia, le ascoltò per un bel pezzo, poi chiese se zio Xu potesse fare due cappelli di legno. Le due si affrettarono a dirle di no, all’unisono.
Xu Shen tornò prima di sera. Sentì la voce di zia Liu ed esitò un poco prima di entrare. Liu Lan gli diede un’occhiata e disse che il ripiano funzionava bene. Se si fosse sollevata un’altra scheggia, l’avrebbe chiamato a piallarla. Lui disse di sì. Lei si alzò a esaminare le maniche blu di A Sui, disse che in effetti quella destra era un po’ larga e scoppiò a ridere, strappando un sorriso anche a Xu Shen.
Prima di andarsene, Liu Lan le portò i soldi per il rafano, che Daxiu le aveva affidato. Otto wen per mezzo vaso. A-Sui li prese e pensò di rimettergliene due in mano per ricambiare. A metà del gesto cambiò idea, la prese per il polso e le disse di fare caso alla nuova insegna del venditore di panini al vapore lungo la strada. Raccontarsi una cosa buffa faccia a faccia le sembrò più simile a com’erano un tempo che continuare a rimandarsi avanti e indietro le stesse monete.
Anche in seguito ci furono momenti di quiete al chiosco del tè. Nei due giorni di pioggia Liu Lan rinunciò del tutto a mettere fuori gli sgabelli e rimase dentro a cucirsi un abito primaverile. Non aveva la pazienza di Asui: i punti erano storti, ma indossarlo era comodo. Quando passava qualcuno sul sentiero, alzava la testa al rumore; se chiedeva tè, si alzava a prepararlo. Se nessuno si fermava, continuava a cucire, senza dover sentire in ogni passo l’ordine che fosse di nuovo il suo turno di faticare.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.
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