Vai al contenuto principale

Cerca su CooLWJ

选择搜索范围,输入关键词后按回车。

Lingua

Un volume tra le mani

Romanzo di vita quotidiana in ambientazione antica

Il cestino da cucito che non fu venduto

Ku Wuji · Creazione con IA · 10817 caratteri · circa 11 minuti

Verso la fine del terzo mese, Fang Guiniang chiamò un rigattiere. Nella stanza a nord si era trasferito un piccolo mercante di porcellane, che non voleva tenere la vecchia giara crepata. Alla bottega del riso c’era anche una cesta di bambù con un piede rotto, e fece valutare pure quella. Il rigattiere era un vecchietto magro con un sacco più largo di lui. Appena entrato, fece cadere un po’ d’intonaco da un angolo e non smise di sorridere in segno di scusa, senza però fermare le mani. Tastò una per una tutte le cose che poteva portar via.

A-Sui sedeva sotto la finestra a riordinare il filo. Il vecchio notò subito il cestino da cucito e le chiese se lo vendeva. Il bordo era sfilacciato in due punti, ma il fondo teneva. Con un nuovo giro di bambù intrecciato avrebbe potuto contenere i fiori sciolti di un fioraio. Le offrì sei wen e, temendo che lei non gli credesse, aggiunse che non lo comprava come legna da ardere. Solo riparandolo e rivendendolo ci avrebbe guadagnato qualche moneta.

A Sui tolse dal cestino il panno portaghi e posò sul tavolo, uno alla volta, i vecchi gomitoli. Una volta vuoto, il cestino risultò molto più leggero del solito. Sul fondo vide un segno rotondo, levigato dall’uso. Un tempo ci teneva le forbicine. Le aveva cambiate da un pezzo, ma il segno era ancora lì. Il rigattiere credette che avesse accettato e tese la mano per prenderlo. Lei tirò il cestino un po’ più a sé e gli disse di aspettare.

In quella stanza c’erano in realtà poche cose che dovesse tenere per forza. La scatolina da ditale appena fatta da Xu Shen era nel fagotto di Du Yin, le maniche blu le portava addosso e la stanza principale della vecchia casa era affittata. Non aveva più bisogno di disporre ogni vecchio oggetto come se là ci abitasse ancora qualcuno. Mentre riordinava i gomitoli, si punse il polpastrello con un ago grosso. Affiorò una goccia di sangue e cadde sul filo bianco grigiastro. Quel rosso spiccava.

Xu Shen la chiamò da fuori. Il riparatore di ombrelli era venuto a cercare Wei Ce e aveva riportato un pezzo di vecchia tela da lavoro della bottega, perché lei vedesse se poteva ricavarne dei salvapalmi. Dalla finestra A Sui vide Wei Ce in piedi sulla soglia, col dorso delle mani più scuro per il sole e le vecchie screpolature ormai ridotte a linee sottili. Stava esaminando con Fang Xiao la giara dell’acqua crepata. La bambina gli chiese se, rompendola, ci si potessero piantare dei fiori. Lui rispose che bisognava prima levigare i bordi taglienti, altrimenti bastava toccarli per ferirsi.

Era da molto che non parlava direttamente con Wei Ce. Dopo che Xu Shen aveva chiarito la faccenda, lei aveva aspettato qualche giorno, sperando che il ragazzo entrasse di nuovo a bere una ciotola d’acqua e la chiamasse zia Lin come un tempo. Allora avrebbe potuto offrirgli una focaccia e arrivare piano piano al discorso. Invece, ogni volta che Wei Ce veniva, lasciava le cose sulla soglia, chiedeva quel che doveva chiedere e si voltava per andarsene. Non c’era stata occasione nemmeno di porgergli quella ciotola d’acqua calda.

A Sui lo chiamò e gli chiese se sua sorella si trovasse bene con il pettine di legno. Wei Ce disse che ci si era abituata, ma un gatto aveva strappato la custodia e sua sorella si era arrabbiata tanto da non dargli retta per due giorni. Lo disse ancora con un accenno di sorriso, e ad A Sui parve che fosse arrivato il momento buono. Gli disse che aveva della stoffa vecchia un po’ più spessa e poteva cucirgliene un’altra.

Wei Ce le porse la tela sotto la finestra e il sorriso gli si spense un poco. Chiese se poteva passare a prendere la protezione per il palmo la volta dopo, senza rispondere sull’astuccio del pettine. A Sui teneva fra le dita un ago grosso. Il puntino di sangue sul polpastrello si era già seccato. Abbassò lo sguardo, lo strofinò via e disse ancora che ci voleva un attimo e che per lei non era un disturbo. Wei Ce rispose che sua sorella sapeva cucirlo da sé e che non occorreva.

Xu Shen sentì dal cortile, fece due passi verso di loro e si fermò. Voleva dire in difesa della madre che non aveva cattive intenzioni, ma ricordò che, se quelle parole fossero uscite dalla sua bocca, sarebbe stato come chiedere ancora a Wei Ce di cedere. Andò a ritirare il fascio di listelli accanto al pozzo e rallentò apposta i movimenti per lasciare a sua madre un po’ di tempo al riparo dagli sguardi.

A-Sui chiese: «Ti brucia ancora che quel giorno ti abbia tirato in ballo il pettine?» Wei Ce non finse di non aver sentito. Disse di sì. Il primo impulso di lei fu dire che ai vecchi la memoria fa difetto, ma si trattenne. Gli chiese invece se quel giorno le fosse sembrata uguale a Xu Shen, se avesse voluto fargli ammettere una colpa pur sapendo che non era sua. Wei Ce le lanciò un’occhiata che fu più chiara di una risposta.

«Allora volevo solo che per lui fosse più facile» disse. «Ti ho sentito dire che non avevi sbagliato a prendere le misure, ma ho fatto finta di niente.»

Wei Ce si passò la mano libera sui vestiti. Disse che allora la cosa che temeva di più era sentir lodare il maestro perché l’aveva preso con sé. Come se per il fatto di essere stato preso con sé dovesse addossarsi anche le cose che non aveva fatto. Poi guardò verso Xu Shen in cortile. Xu Shen teneva il capo chino e sua madre non aggiunse una parola in sua difesa. Il silenzio sotto la finestra si fece lungo come un filo che non riesce mai a passare per la cruna.

A-Sui chiese quanti guanti da lavoro dovesse ricavare dalla tela. Wei Ce disse uno per ciascuna delle quattro persone in bottega, uguale al modello vecchio, senza bordi decorati. Lei acconsentì, tolse il panno per gli aghi dal davanzale e gli fece vedere come sarebbe venuto con un filo grosso o con un filo doppio. Lui scelse il doppio e le lasciò un guanto vecchio. Prima di andare la chiamò zia Lin e disse che sarebbe tornato a metà del mese seguente a ritirarli. La custodia del pettine continuò a non volerla.

Il rigattiere le chiese di nuovo del cestino. Aveva già comprato l’orcio incrinato e la cesta rotta, il sacco che portava in spalla era pieno a metà e pensava di agganciarci fuori il cestino del cucito. A-Sui se lo strinse al petto e disse che non lo vendeva più. Il vecchio se ne rammaricò e le chiese se almeno gli vendeva le vecchie forbici. Lei ridendo gli disse di filare, che quello voleva comprare persino la bocca con cui la gente mangiava. Rise anche lui e disse che una bocca senza denti non l’avrebbe presa. Poi si caricò il sacco e uscì barcollando.

Fang Xiao lo seguì fino all’imbocco del vicolo e d’un tratto gli chiese dove finissero i cocci delle giare. Il vecchio si fermò e le disse che alcuni diventavano ciotole, altri servivano a pavimentare la terra battuta e altri si levigavano fino a farne pezzetti per riparare il colmo dei tetti. La bambina chiese se poteva tenergliene uno a forma di orecchio di gatto. Lui ne pescò due nel sacco e le disse di non toccare con le dita i bordi appena spezzati. Lei li avvolse in un panno e corse indietro per chiedere a Xu Shen di levigarli.

Fang Xiao voleva attaccare al muro le orecchie di terracotta, ma Guiniang non era d’accordo. Disse che al primo colpo di vento sarebbero cadute in testa a qualcuno e che bastava disegnarle. La bambina diventò tutta rossa per la contrarietà. Il vecchio gatto era già così grande, eppure gli toccavano soltanto orecchie piatte. A Sui capovolse il cestino da cucito e le mostrò due strisce di bambù che sporgevano dal bordo. La bambina le guardò a lungo, poi accostò di colpo i cocci al cestino e disse che allora avrebbe fatto le orecchie al cestino. Guiniang finalmente scoppiò a ridere. Disse a Xu Shen di smussarle prima di mettergliele da parte, e di non cucirle davvero sul cestino.

Huangdou annusò da dietro la staccionata il coccio che Fang Xiao teneva in mano, e lei fece comunque un passo indietro. Il cane non la seguì. Appoggiò lentamente la testa sulle zampe anteriori. La bambina aspettò un po’ e chiese perché non abbaiasse. A Sui disse che anche ai cani a volte mancava la voglia di parlare. Fang Xiao si accovacciò a due passi dalla staccionata e provò a disegnargli un orecchio da gatto. A Huangdou calarono le palpebre e si riaddormentò. Lei disse a bassa voce che quello di bellezza non capiva proprio niente.

A Sui guardò il figlio smussare quei due frammenti di tegola, mentre nella bacinella si formava uno strato di fango fine. Un tempo, a sentire una cosa simile, avrebbe sempre detto di non sprecare tempo nei giochi dei bambini e di fare piuttosto qualcosa per guadagnarsi da mangiare. Ora quelle parole le giravano ancora sulla lingua, ma chiese soltanto a Fang Xiao: il gatto aveva due orecchie, dov’era il corpo? Fang Xiao indicò il disegno a carbone sul muro del cortile. Aveva già disegnato un gatto enorme: gli mancavano soltanto le orecchie.

La sera A-Sui tagliò la tela per i guanti da lavoro. La vecchia tela era spessa e dopo pochi colpi di forbice le doleva il polso. Posò il lavoro, avvicinò il cestino da cucito alla lampada e separò per prima cosa i fili di diverso spessore. Dei sette aghi che Chen Sheng le aveva infilato la notte della neve, quelli usati erano ormai senza filo. Ne restavano due con il filo ancora avvolto attorno alla vecchia stoffa. Non voleva chiedere di nuovo a qualcuno di infilarglieli tutti. Ne scelse uno e cominciò a cucire dal bordo più sottile.

Dall’altra parte Xu Shen lucidava una scatolina di legno. Non era quella di Du Yin. La signora Lu, dopo aver visto la prima, ne aveva ordinata una per un’amica, un poco più larga e con una tacca sul coperchio che si potesse trovare al tatto. A metà del lavoro gli venne voglia di aggiungere un’incisione. Poi alzò gli occhi e chiese alla madre da che lato fosse più facile aprirla se le dita non rispondevano bene. Lei provò due volte e gli disse di alzare ancora un poco il lato destro e di non aspettarsi da lei soltanto che gli dicesse quanto era bella.

La moglie di Chang, andando al mercato, fece mandare loro due germogli teneri di bambù con le punte avvolte nell’erba umida. Diceva che il fosso sul monte era ormai sgombro e che i cipollotti erano ancora vivi. A Sui tolse l’erba, sentì al tatto la rugiada sulla scorza dei germogli e per prima cosa le si strinse il cuore. Chiese al figlio se volesse metterli da parte fino al ritorno di Du Yin. Xu Shen le lanciò un’occhiata e disse che fra una decina di giorni non sarebbero più stati teneri. Solo allora lei prese il coltellino e tolse gli strati uno a uno. Quando ebbe finito, nel palmo le giaceva il piccolo cuore del germoglio, lungo appena la metà di com’era prima.

Tagliò i germogli a fette per la zuppa. Temendo che fossero amari, li sbollentò prima una volta. Xu Shen comprò al mercato un po’ di carne a pezzetti da aggiungere. Quella pentola profumava tanto che l’odore arrivò al negozio di riso sul davanti. Da dietro la porta, Fang Xiao chiese se fosse il pranzo delle scimmie. Guiniang la sgridò ridendo e disse che a forza di guardare il teatro si era rimbambita. A Sui ne versò una scodellina da portare davanti. Del resto, madre e figlio ne mangiarono una scodella ciascuno, senza lasciare apposta sul fondo le punte dei germogli in attesa che qualcuno venisse a lodarle.

Quella sera ognuno lavorò alle sue cose, senza parlare molto. Quando rimase solo un velo d’olio nella lampada, A-Sui posò per prima l’ago e disse che aveva sonno. A Xu Shen mancava ancora un po’ per finire di lucidare, ma lei si tolse le scarpe e andò a letto senza aspettarlo per riordinare insieme. Lui spostò il cestino da cucito dove non fosse d’intralcio. Dentro non c’erano sei wen, ma solo alcuni guanti da lavoro poco belli, ancora da rifinire ai quattro angoli.

La mattina seguente A Sui andò a trovare Daxiu a sud della città. Andò senza suo figlio e senza chiederle di tornare al chiosco. Comprò solo una ciotola di zuppa alla bancarella e rimase accanto alla pentola a guardarla lavorare. Il nuovo banco dei dolci le aveva effettivamente portato via qualche cliente, così Daxiu aveva aggiunto alla vendita un piattino di verdure salate. Il sostegno della pentola era ancora quello che aveva sempre usato e il fuoco ardeva pulito.

Daxiu la vide arrivare e, senza fermare le mani, le chiese se avesse ancora dei ravanelli essiccati. A Sui rimase sorpresa un istante, poi disse di sì. Daxiu disse che quelli del pacchetto dell’altra volta erano buoni e che, se ne faceva ancora, avrebbe potuto comprarne mezzo barattolo. A Sui stava per offrirglieli in regalo. Si trattenne e chiese solo se li volesse meno salati. Parlarono dei ravanelli e, quando la scodella fu vuota, A Sui non aveva ancora detto una parola per convincerla a tornare al capanno.

Tornando a casa fece un giro per passare dal negozio del riso e comprare un cartoccino di sale. Stava per cominciare il quarto mese. Lungo il fiume c’era chi lavava lunghe vesti e, a ogni scossa dell’acqua, il sole si spezzava in tanti puntini. Camminava col sale in mano. A passo più lento il ginocchio le faceva meno male. Ripensò al cestino da cucito che non aveva venduto e le parve d’un tratto di potervi mettere ancora qualcosa di diverso, senza avere fretta che qualcuno venisse a riempirglielo.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un’opera originale scritta con l’assistenza dell’IA, ampliando «Sorpreso dalla neve, pernottando dal padrone di casa sul monte Furong» di Liu Changqing e il racconto originale del sito «Una porta aperta nella notte di neve». Personaggi, città di distretto, itinerari e vicende sono interamente inventati in un’ambientazione immaginaria ispirata all’epoca Tang; non si tratta di una traduzione della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Quella stanza esposta a sud
  2. La neve fino alla soglia
  3. La terza scodella
  4. Prima che il battente cadesse
  5. Caratteri neri al bivio
  6. Alla porta della città, nel pomeriggio
  7. Il fuoco preso in prestito in cortile
  8. Una porta di pari valore
  9. Nessuno bussò alla porta a mezzogiorno
  10. Il cartello voltato dall’altra parte
  11. Due mani accanto al cesto da cucito
  12. L’acqua della neve s’infiltra nella parete sud
  13. Un posto al ritorno al villaggio
  14. Una tacca saltata sul righello
  15. La mano sotto la porta
  16. Le parole che sua madre disse per lui
  17. Il legname per le porte accatastato nella tettoia del tè
  18. La scorciatoia dove il carro non passa
  19. Il cortile di chi?
  20. Un carico, due corde
  21. Daxiu ha portato via la pentola
  22. Lo sgabello su cui nessuno si sedette
  23. Chi aveva promesso la vecchia casa
  24. Mettere la porta nuova sotto la pioggia
  25. La stanza ancora da lasciare
  26. Il pettine rimasto in falegnameria
  27. Sul cartello non c'è il nome di nessuno
  28. Una stanza calda non è una medicina
  29. Quell’invito prima della Festa delle barche drago
  30. Il cestino da cucito che non fu venduto
  31. Il chiosco del tè trova il suo ritmo
  32. Quel conto di legname in montagna
  33. Da chi prendere il bilanciere
  34. Una pentola di riso da mangiare ancora caldo
  35. Riparare la porta per chi la usa
  36. Fin dove è sceso il sole

Commenti

Caricamento dei commenti…

← Torna alla libreria, leggi la prossima storia

Scegli il tema

Il tema si applica a tutto il sito.