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Un volume tra le mani

Romanzo di rotte commerciali e ricongiungimenti, ambientato in un'antichità immaginaria

Sulla sua riva

Ku Wuji · Creazione con IA · 12287 caratteri · circa 13 minuti

Il quattro, all’inizio dell’ora si, Lu Yan aspettava davanti alla locanda Donghuai e sapeva ancora meno del solito dove mettere le mani, persino rispetto a quando aspettava una barca in ritardo.

Era andato di buon’ora alla compagnia a riscontrare le due pagine di conti precedenti da verificare quel giorno, aveva detto a Fei Shao che sarebbe tornato nel pomeriggio e solo allora si era lavato le mani e cambiato. A metà gli era parso di essere troppo in ordine, come se dovesse andare a casa d’altri a ispezionare per loro un nuovo carico. Alla fine si era soltanto lisciato il colletto. Ora, sulla soglia, il locandiere Qiu gli guardò il colletto e sorrise verso il piano di sopra senza dire nulla, facendogli venire ancora di più il dubbio di avere risvoltato male qualche angolo.

Quando Yao Jia scese, aveva i capelli raccolti più morbidi. Portava ancora il nastro color albicocca, ma non avvolto esattamente dallo stesso lato di quando era a Changgan. Lo chiamò per nome, con quella leggerezza nella voce che le veniva dall’aver dormito bene. Lu Yan alzò la testa e sorrise prima di parlare, e con il sorriso si sciolse anche l’impaccio di poco prima, quando non sapeva dove mettere le mani. Le chiese se avesse dormito bene. Lei disse che aveva potuto stendere le gambe e che per tutta la notte non aveva voluto rannicchiarsi. Dietro di loro il locandiere Qiu rise e disse che almeno cercassero di non trasformargli il letto in una barca.

Voleva comprare qualcosa prima di andare a trovare sua madre. Lu Yan pensava di condurla alla pasticceria che conosceva, ma Yao Jia si fermò in un’altra all’angolo della via. Vide un vassoio con i bordi appena abbrustoliti, in cui si distinguevano ancora i fagioli uno per uno, e gli chiese come gli sembrasse. Lui, a sentirglielo chiedere, non poté fare a meno di dire che a sua madre piacevano proprio così. Yao Jia si voltò a guardarlo e gli disse ridendo che allora aveva fatto bene a chiedere e che adesso non le cambiasse la scelta con i dolci che piacevano a lui.

Comprò un cartoccio da nove monete e se lo tenne fra le braccia finché Lu Yan non tese la mano. Allora glielo lasciò portare, senza mettersi a discutere di soldi in mezzo alla strada. Nei due li di cammino tenne un passo più svelto del giorno prima. Davanti a una bottega si fermò a guardare i sacchettini di ingredienti appesi all’interno. Senza affrettarsi a chiedere il prezzo, domandò soltanto se potessero tornarci nel pomeriggio. Lu Yan disse di sì, era appena dietro l’angolo dal magazzino. Prima doveva finire di controllare alcuni recipienti vuoti. Lei annuì, memorizzò la bandierina accanto alla porta e proseguì con lui.

Lin Qian stava mondando le verdure sotto la gronda. Sentì il figlio e gli disse subito di passare a destra, che il catino era di nuovo a sinistra. Yao Jia rise appena la sentì. Lu Yan non fece in tempo a rispondere che sua madre alzò la testa, la vide, si asciugò le mani due volte sul grembiule e le venne incontro. La chiamò Yao Jia, per nome, senza rivolgersi a lei come alla padrona della bottega Yao e senza sentire il bisogno di smascherare per prima cosa quel piccolo sorriso che il figlio cercava di nascondere. Disse soltanto che il viaggio era stato faticoso e che venisse subito a sedersi.

Lu Zai era all’interno, vicino alla finestra, e a sentirle si raddrizzò sulla sedia. Yao Jia posò sul tavolo il pacchetto dei dolci e lo salutò. Il padre annuì, la guardò per un po’ e disse che attorno agli occhi somigliava molto a Xinniang, anche se quando rideva era un po’ diversa. Lei rispose che sua madre, prima di ridere, tirava sempre fuori una parolaccia. Lin Qian disse subito che era vero. Una volta le aveva detto di non sollevare quella giara e lei l’aveva alzata sotto gli occhi di tutti, per poi dire che era stata Lin Qian a fissarla tanto che si sarebbe vergognata di tirarsi indietro.

Risero tutti. Lu Yan vide qualcosa muoversi appena negli occhi di Yao Jia, ma lei continuò a ridere e disse che, a sentirli, finiva per somigliarle molto di più. Sua madre le strinse per un attimo la mano, poi andò a prendere un piattino. Una volta aperto il cartoccio, Lu Zai staccò un angolo del dolce con la sinistra. Gli venne troppo grosso. Lo guardò, ne spezzò via un altro pezzetto e raccolse col dito le briciole cadute sul tavolo, senza chiamare il figlio a farlo per lui.

Yao Jia guardò le mezze maniche a motivi chiari che indossava Lin Qian e le fece un complimento sul colore. Gli occhi della madre si illuminarono. L’aveva scelto lei. Lo zio Lu sapeva solo dire che lo scuro si sporcava meno, e a dargli retta avrebbe portato ogni anno la stessa tela da facchino. Il padre di Lu Yan sbuffò e chiese chi mai le avesse impedito di metterselo. Lei rispose che impedirglielo no, ma di commenti ne aveva fatti eccome. Poi invitò Yao Jia a toccare il bordo della stoffa e disse che, tagliata a mezza manica, era anche più svelta da lavare.

Seduto accanto a loro, Lu Yan pensò per la prima volta che i battibecchi di casa, così familiari per lui, all’orecchio di lei potessero avere un suono nuovo. Yao Jia toccò davvero la stoffa e a sua volta raccontò del nastro per capelli di Changgan e di come sua zia le avesse detto che lo portava troppo indietro. La madre di Lu Yan guardò di lato tra i capelli di Yao Jia e disse che lì stava benissimo. Che non lasciasse a un gruppo di persone decidere perfino da che parte dovesse portare i capelli. Lu Zai ascoltava dietro la finestra. Gli si mossero gli angoli della bocca, ma alla fine lasciò a lei l’ultima parola.

A pranzo c’era un piatto di verdure tenere in più del solito. Sua madre non aveva riempito la tavola e chiese a Yao Jia se in viaggio si fosse trovata bene con il cibo. Lei rispose che i noodles della sera prima erano buoni e che aveva assaggiato quelli nella ciotola di Lu Yan. Sua madre chiese subito al figlio se avesse di nuovo fatto mangiare a qualcun altro quel che piaceva a lui. Lu Yan stava per difendersi, ma Yao Jia rise per prima e disse che era stata lei a voler assaggiare. Lin Qian gli lanciò un’occhiata e disse che stavolta gli era andata bene, aveva trovato qualcuno disposto a prendere le sue parti.

Il padre le chiese fino a quando si sarebbe fermata. Lei disse che quella del cinque sarebbe stata l’ultima notte, che il sei avrebbe risalito il fiume e che la sera dell’otto sarebbe tornata a Changgan. A lui parve poco e gli sfuggì che era appena arrivata e già se ne andava. Anche Lu Yan, a sentirlo, provò un sussulto, ma Yao Jia gli sorrise ancora e spiegò che teneva chiusa la bottega solo sette giorni e doveva tornare ad aprirla. Il padre annuì senza insistere. Le disse soltanto che se il letto da Qiu era duro si facesse dare qualcosa di morbido da metterci sopra. Da giovane aveva abitato in quella via e la notte sentiva sempre passare carretti di legno.

Lei disse che avrebbe controllato. La madre gli allungò un boccone di verdura con le bacchette e le disse di mangiare, senza pensare solo a rispondere. Lu Yan guardava la tavola. La mano del padre, il dolce che piaceva alla madre, quel pezzetto di cipollotto sul bordo della ciotola di Yao Jia erano tutti lì insieme. Era una scena qualunque, eppure per un attimo quasi non riuscì a muovere le bacchette. Sua madre se ne accorse e gli chiese perché fosse l’unico a non mangiare. Lui chinò subito la testa. Di fronte, Yao Jia lo guardava con un filo di sorriso negli occhi, come se sapesse che era tornato ad allontanarsi in pensieri rimasti senza parole.

Nel pomeriggio tornarono al magazzino della ditta. Wen Yusheng stava esaminando accanto alla porta una cassa di legno appena ricevuta. Riconobbe Yao Jia e la invitò a mettersi all’ombra, al riparo dal sole diretto. Lei lo salutò e, senza tirar fuori un nuovo foglio di carico da far sistemare a Lu Yan, alzò gli occhi a guardare la gente che andava e veniva nel cortile. A Lu Yan parve all’improvviso stretto quel tratto che percorreva ogni giorno. Temeva che lei vedesse un angolo in disordine o sentisse un rumore sgradevole e che il posto le sembrasse meno bianco e luminoso di come gliel’aveva descritto nelle lettere.

Fei Shao uscì da dentro, guardò prima lei, poi sorrise a Lu Yan e chiese se avesse portato il flautino nuovo. Gli aveva sentito dire che avrebbe imparato a suonare tre note. Yao Jia rispose che l’aveva portato e che glielo avrebbe fatto sentire quando, la prossima volta, lui avesse disegnato in blu il bordo blu, invece di limitarsi a tirare una linea e a scriverci due parole. Fei Shao rimase interdetto un attimo, poi rise battendosi la coscia e disse a Lu Yan che a quanto pareva aveva fatto vedere anche quei due cuscini. Aveva la faccia di chi aveva subito un gran torto, ma gli brillavano gli occhi.

Lu Yan andò a verificare i vecchi recipienti che restavano da controllare quel giorno. Yao Jia si sedette di lato, a guardare i telai e le cassette di legno nel cortile. Quando arrivò a un secchio vuoto a cui era stato cambiato il contrassegno di corda, non riconobbe la famiglia a cui apparteneva in origine e lo portò da Fei Shao per chiederglielo. L’altro consultò il registro e gli indicò un angolo coperto dal nodo. Il cognome originale era lì sotto. Lu Yan si chinò, lo trovò al tatto, lo registrò con chiarezza e riprese il secchio, senza fingere di averlo già riconosciuto solo perché Yao Jia lo stava guardando.

A metà di quel che scriveva la sentì ridere. Alzò la testa e vide che Yao Jia gli guardava vicino all’orecchio. Lu Yan pensò di avere ancora della polvere e si tastò. Lei rise di più e gli disse sottovoce che era un filo di paglia. Poco prima ne aveva spazzato via mezzo pavimento, ma a quanto pare uno voleva trattenerlo ancora un po’. C’era davvero un filo impigliato nei capelli. Lui se lo tolse, imbarazzato e divertito insieme, e quasi gli dispiacque buttarlo subito. Alla fine lo posò sul bordo della cesta degli scarti e finì di contare gli ultimi recipienti.

Finalmente ebbe tempo di mostrarle la stanza laterale. Nell’aprire la porta, Lu Yan si aspettava la luce riflessa da quella parete bianca. Quel giorno, però, nel cortile accanto avevano steso un gran telo blu scuro che intercettava metà della luce e la stanza era più buia del solito. Rimase sulla soglia e sentì il viso scaldarsi. Yao Jia entrò, guardò prima il telo, poi lui e non poté trattenere una risata. A quanto pareva, disse, anche la sua parete bianca sapeva cambiarsi d’abito.

Lu Yan disse che il giorno prima la stoffa non c’era. Gli parve di sentirsi prendere le difese di un muro e rise anche lui. Lei si avvicinò alla finestra e l’aprì un poco. Da sotto il telo blu passava un filo d’aria e nell’angolo del muro si arrampicava un tralcio sottile, con foglie di un lucido fresco. Lei rimase lì un po’, poi disse che l’indomani, asciugata la stoffa, forse il muro sarebbe tornato bianco. Per oggi guardavano quello. Lo disse piano. Lu Yan la raggiunse e vide che le sue dita seguivano lentamente il tratto di legno che lui aveva levigato sotto la finestra. Di colpo sentì al petto lo stesso calore provato sull’argine.

Nella stanza c’erano un letto e un tavolino stretto. La sua vecchia casacca pendeva da un piolo di legno e a capo del letto c’era ancora un sacco pieno di carta avanzata. Lei si sedette sul bordo del letto, provò se poteva distendere del tutto le gambe e alzò la testa ridendo. La notte prima, finalmente, non le era sembrato di stare in barca. Lui era vicino. Fuori dalla finestra il telo blu si sollevava, la luce si accendeva e si smorzava. Yao Jia allungò la mano, gli risvoltò bene il polsino e poi gli prese piano il polso.

Lu Yan si chinò. Lei non distolse lo sguardo, ma quel poco di sorriso sulle labbra si fece piano più tenero e le dita si allentarono a poco a poco sull’orlo della manica di lui. La baciò e, con la fronte ancora vicinissima alla sua, le sentì mancare per un attimo il respiro. Neppure lui riuscì a scostarsi subito. Fuori passò qualcuno con un secchio e si fermarono entrambi. Yao Jia fu la prima a ridere. Gli posò una mano leggera sulla spalla e disse che forse, a vedere qualcuno, anche le pareti bianche di quella stanza si sarebbero fatte un po’ più luminose del solito.

Lu Yan sorrise e le prese la mano, lasciandola andare solo dopo un po’. Lei si alzò a guardare le carte sparse nel sacco, senza mettersi a rovistarle tutte; raccolse soltanto un vecchio appunto sulle merci che già sporgeva. Lui le fece spazio nella parte asciutta accanto al tavolo, ma lei lo ripose da sé e all’improvviso lo chiamò per nome, dicendo che stavolta era davvero meglio che aspettare soltanto una ricevuta di risposta. Lui la guardò, desiderando molto trattenerla un’altra notte, ma alla fine le chiese soltanto dove volesse andare l’indomani.

Lei indicò le botteghe di ingredienti davanti a cui erano passati di giorno. Voleva guardarle con calma per conto suo. C’era anche una stradina di venditori di zuppe. Lu Yan rispose che all’uscita dalla locanda doveva andare verso est e svoltare dopo il secondo ponticello, senza fare tutto il giro della strada grande del magazzino, come lui quel giorno. Cercò un foglio e disegnò i due ponti, convinto che fosse chiarissimo. Yao Jia guardò e chiese da che parte fosse, in tutto quel disegno, l’est. Solo allora si accorse di averlo disegnato dal punto di vista di chi guardava da dentro la sua finestra. Si affrettò a girare il foglio e risero di nuovo tutti e due.

La sera la invitò a mangiare due ciotoline di riso. Le pietanze erano poche, eppure lei gli passò un boccone dalla propria ciotola perché lo assaggiasse, poi ne prese uno dalla sua con le bacchette. A Lu Yan ricordò quando da piccoli si contendevano i dolcetti, e insieme gli parve una cosa del tutto diversa. Lei allungava la mano con naturalezza e con altrettanta naturalezza lasciava lo sguardo sul suo viso. Ogni volta che i loro occhi s’incontravano, le faccende dell’indomani gli sembravano ancora lontane e gli pareva di poter finire con calma la ciotola che aveva davanti.

La mattina presto del cinque passò prima dalla compagnia, poi andò alla porta della locanda. Yao Jia si era già messa le scarpe morbide con cui le piaceva camminare e teneva in mano il disegno del ponte del giorno prima. Appena lo vide rise e disse che stavolta sapeva da che parte fosse est e che lui poteva fare a meno di indicargliela di nuovo dall’altro lato. Lu Yan disse di sì e la lasciò andare davvero per conto suo. Rimase dov’era a guardarla girare dopo il ponte e voltarsi ancora una volta verso di lui tra la gente che passava.

Lui alzò una mano, lei fece altrettanto e si incamminò verso la strada che voleva vedere. Lu Yan rimase un poco davanti alla porta. La via del ritorno al magazzino della ditta gli parve d’un tratto più vuota del giorno prima. Toccò il risvolto della manica che lei gli aveva sistemato. Era un po’ storto e lo lasciò com’era. Percorse piano i vicoli di Yuepu, che ormai conosceva abbastanza da farli a occhi chiusi, e tornò ai vecchi recipienti di cui doveva ancora occuparsi quel giorno.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《长干行二首》 di Li Bai e il racconto originale di questo sito «Vecchi conti tra le prugne verdi». Personaggi, ditte commerciali, prezzi, geografia e cronologia sono interamente inventati; conserva il nucleo dell'opera originale: chiarire i vecchi debiti, restituire visibilità alla maestria artigiana e al lavoro, e ridefinire da adulti i termini dei rapporti. Non è una biografia del poeta.

Indice del libro · 38 capitoli
  1. Le prugne verdi nella manica
  2. Il vapore alla bocca dell’orcio
  3. Accettarne solo centosessanta
  4. Una cucchiaiata troppo dolce
  5. Una macchia d’inchiostro accanto al cavallino di bambù
  6. Le prugne si erano già ammorbidite
  7. Il giorno del ritorno alla barca
  8. L’accordo sfumato
  9. Una scodella lasciata a raffreddare
  10. La lingua non ricorda
  11. Lo spazio che non bastava
  12. Due copie dell’accordo di trasporto
  13. Le foglie lasciate per ora a riva
  14. La domanda rimasta in sospeso
  15. Sul fiume non c’è posto
  16. I noodles estivi hanno un sapore troppo forte
  17. Il padre è ancora a tavola
  18. Le foglie al sole
  19. Raccontare tutta quella notte
  20. Pranzo nel Vicolo delle Tegole
  21. Prima di saldare tutto
  22. Chi manca nel registro
  23. Tre giorni controcorrente
  24. Questi undici anni non sono stati vuoti
  25. Restituire un fascio alla volta
  26. Un piattino dal sapore più delicato
  27. I tre giorni di mia madre
  28. L’asprezza che non arriva
  29. Quando tornerai
  30. Diversamente da quando erano giovani
  31. Barche, alcune prima e altre dopo
  32. Un piattino di prugne fuori vendita
  33. La lanterna scende verso l’acqua
  34. Due giorni lungo il fiume, verso valle
  35. Sulla sua riva
  36. Le strade che voleva vedere da sé
  37. Una stanza in cui vivere
  38. C’è ancora spazio sulla pagina nuova

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