Romanzo di rotte commerciali e ricongiungimenti, ambientato in un'antichità immaginaria
Barche, alcune prima e altre dopo
Ku Wuji · Creazione con IA · 10583 caratteri · circa 11 minuti
Il tre del settimo mese, Lu Yan riscosse i quattrocentoventi wen del sesto mese.
Arrivò a Yuepu la sera del due e dormì nella vecchia stanza laterale della casa di spedizioni. Di primo mattino il muro bianco fuori dalla finestra rimandava un chiarore abbagliante. Il chiodo da cui pendeva il registro sottile era ancora al suo posto. Sul foglio della paga non c’erano più gli ottanta wen per l’incarico aggiuntivo di sistemare i carichi. Lo sapeva già, ma quando li contò davvero in mano, non poté fare a meno di fermarsi alla fine, come se dovesse sentire un’altra volta sul palmo quel poco di peso che avrebbe dovuto esserci prima di credere che fosse sparito davvero.
Fei Shao era lì accanto, con due cuscini nuovi sotto il braccio. Le federe erano una chiara e una scura, con pochi ricami ma un orlo blu molto fine. Legati insieme, i cuscini erano più ingombranti di quanto sembrassero. Lu Yan li guardò e gli chiese se stesse traslocando. Fei Shao disse che si sposava sua sorella. In famiglia gli avevano chiesto di spedirli per tempo e lui aveva detto di sì, ma era sempre stato occupato e aveva rimandato fino ad allora. Se non partivano subito, al momento delle nozze lei avrebbe avuto solo un mattone su cui posare la testa.
Lu Yan rise e chiese se il carico non fosse già al completo da un pezzo. Fei Shao appoggiò i cuscini al bordo del tavolo e disse che era proprio per quello che veniva a chiedere se con qualcuno si potesse trattare per spostare la sua merce. Di nascosto non avrebbe spostato nulla, ma non voleva neanche starsene lì abbracciato a quei due cuscini fino a dopo le nozze. Mentre parlava diede una pacca alla morbida imbottitura e fu il primo a trovarsi ridicolo. Lui, che si era sempre occupato delle bozze di carico per la stiva, da qualche giorno aveva la testa ingombra per colpa di due cuscini.
La prossima barca che risaliva il fiume partiva il cinque. Poteva arrivare a Chengzhou la sera del sette e l’otto si poteva consegnare tutto alla famiglia del marito di sua sorella, in tempo per le nozze del nove. La corsa successiva partiva l’otto e arrivava soltanto la notte del dieci, ormai troppo tardi. Lu Yan sedeva a guardare il piano di carico originale. Si limitava a leggere i nomi delle merci, senza allungare la mano per cancellarne alcuno. Vedendolo così impettito e immobile, Fei Shao non si trattenne e gli disse di smettere di guardare come un magistrato in tribunale. In quel momento lui era solo uno che temeva di sentirsi sgridare dalla sorella.
«Allora va’ a chiedere ai Tan.» disse Lu Yan. «A furia di guardare me, i cuscini non diventano più piccoli.»
Fei Shao si mise a ridere dalla stizza, prese i due cuscini tra le braccia e uscì davvero. Il ripiano era già occupato dalla carta dei Tan. Quel carico doveva soltanto essere trasferito nella loro bottega a Changgan. L’accordo prevedeva che fosse disponibile prima del dodici, quindi restava qualche giorno di margine. Spettava però ai Tan dire se accettavano di ritirarlo in due volte e di rimandarne una parte alla barca successiva. Lu Yan lo seguì fuori dalla bottega. Il negoziante era accovacciato a contare dei fogli da rilegare appena tagliati dentro una scatola. Visti i cuscini, chiese subito se fossero per una sposa. Fei Shao rispose di sì, e per una volta aveva l’aria di chi non trovava molte altre parole.
Il signor Tan ascoltò senza prenderli in giro. I pacchi grandi potevano partire con la corsa successiva, in bottega di carta ce n’era ancora. Quella scatolina, però, l’aveva promessa alla figlia perché ne facesse un quaderno con la carta colorata in arrivo lo stesso giorno, e non voleva che finisse sulla seconda barca. Si alzò per mostrargliela. La scatola era piccola e poteva stare insieme ai cuscini in un punto asciutto e stabile, mentre i pacchi di carta grandi potevano partire l’otto. Ritirare la merce in due volte, però, significava fare un viaggio in più. Il compenso per il trasporto era di diciotto wen. Se lui era disposto a cedere il posto, il garzone della cartoleria non doveva per questo fare la strada gratis.
Fei Shao rispose che quei diciotto wen li avrebbe pagati lui e chiese che altro andasse messo per iscritto. Lo disse così in fretta che il bottegaio Tan alzò la testa per dirgli di non correre. Se la cassettina si fosse davvero schiacciata, non avrebbe certo accettato il prezzo della carta grande. Lì accanto Lu Yan trattenne una risata. Vedendo che anche Fei Shao si era accorto della propria fretta, girò i cuscini perché la corda grossa non stringesse il bordo blu. Aspettò che i due finissero davvero di accordarsi su come dividere il carico, poi li riprese.
Tornati alla casa di spedizioni, riscrissero le due partenze secondo la nuova disposizione approvata di persona dal proprietario della merce. Anche Wen Yusheng le controllò. Il cofanetto e la carta colorata già prevista restavano per il cinque, i fogli grandi per l’otto. L’ultimo giorno utile promesso al cliente non era cambiato per una parola detta fra garzoni. Fei Shao contò diciotto wen di tasca propria e li mise da parte per il costo, registrato separatamente, dei due ritiri. Borbottava ancora che, se sua sorella avesse saputo quanto quei due cuscini sapessero farsi pagare, avrebbe riso fino a far tremare le travi della casa nuova.
Lu Yan disse che poteva raccontarglielo. L’altro gli lanciò subito un’occhiata e gli chiese che cosa avrebbe fatto se lei, per prima cosa, gli avesse risposto che gliel’aveva già detto di portarli prima. Lu Yan alla fine non trattenne la risata. Rise anche Fei Shao, si voltò e premette di nuovo bene il cuscino più esterno. Per quanto si fosse rasserenato, stavolta non spinse di nuovo le diciotto monete verso la cassa comune della ditta.
Il quinto giorno caricarono la barca. I due cuscini erano avvolti ciascuno in un panno pulito, con un ulteriore strato di carta oleata a proteggerli; la cassettina della famiglia Tan fu sistemata su un lato, al riparo dagli urti. Lu Yan aiutò a contare i colli. Sfiorando una sottile linea sul bordo della scatola di legno, ricordò Yao Jia che, pur avendo preso il piccolo flauto, non voleva lasciarglielo provare per primo, e un sorriso gli affiorò spontaneo alle labbra. Fei Shao gli chiese di chi ridesse. Lui rispose di nessuno. L'altro evidentemente non gli credette e soltanto quando il barcaiolo ordinò di lasciare la presa si ritirò sulla riva, stringendo la corda.
Dopo che la barca fu partita, nel punto dov’era il supporto rimasero solo alcuni fili di paglia caduti. Lu Yan li spazzò via con una spazzola di bambù. Fei Shao non se ne andò subito. Guardò l’acqua per un po’ e disse che a dire il vero ci aveva pensato anche lui, stavolta. Quei fogli sarebbero serviti solo dopo qualche giorno. Avrebbe potuto infilare prima i cuscini a bordo e parlarne con gli altri al ritorno. In qualche modo avrebbe funzionato. Lo disse a voce bassa, senza dare l’impressione di aspettarsi una risposta da Lu Yan. Batté una volta la mano sul bordo del supporto ormai vuoto e la ritirò.
Lu Yan, con la spazzola in mano, gli chiese perché poi non li avesse infilati a bordo e basta. Fei Shao rispose che aveva avuto paura. Se non si fosse preso nemmeno la briga di chiedere, i due cuscini di sua sorella sarebbero diventati come le dodici giare della famiglia Yao. Poi si irritò e disse a Lu Yan di non ridere. Continuava a pensare che i cuscini a bordo non fossero ben fermi e aveva ancora voglia di correre a chiedere se si potessero sistemare meglio. Lu Yan non rise. Allungò la mano, tirò a sé la gabbia di legno vuota e disse che anche lui, allora, aveva avuto una gran voglia di badare a una cosa sola e tenere per un po' tutto il resto fuori dalla vista.
Fei Shao fece un cenno. Dopo un po’ aggiunse che quella notte del quarto mese lui era lì. Aveva annotato che non risultava alcun cambio di data e poi era sceso in stiva a spostare la merce insieme a Lu Yan. Ora raccoglieva le conferme sui moduli nuovi e tutti credevano che già allora avesse capito le cose meglio di lui. A sentirli, non sapeva quasi dove mettere le mani. Finito di parlare, tirò la stoffa sul petto, dove erano rimaste due pieghe dei cuscini che aveva tenuto in braccio. A guardarle sembrava proprio che avesse rifatto il letto a sua sorella.
Lu Yan disse che allora non doveva lasciarglielo dire. Fei Shao gli lanciò un’occhiata e chiese se lui ne sarebbe stato capace. Lu Yan scosse la testa e disse che neanche lui lo sarebbe stato. Rimasero fianco a fianco. Un pezzo di legno scendeva con la corrente, urtò una pietra e tornò a staccarsene. Nessuno dei due tornò a pronunciare una sentenza sull’altro per tutto quel che era successo nel quarto mese. Dopo un po’ Fei Shao disse di andare a mangiare. I cuscini ormai erano sulla barca e lui mica poteva stare due giorni senza mandar giù un boccone per seguirli.
La sera del sette arrivarono il cofanetto e i cuscini. La conferma di ricezione non volò indietro quella notte. Partì l’otto sulla barca diretta a valle e arrivò alla casa commerciale solo la sera del nove. Vedendo la grafia della sorella, la prima cosa che Fei Shao chiese fu se l’avesse sgridato. Aprì la lettera. Lei scriveva che il bordo azzurro era bello e che si tenesse qualche moneta per mangiare un po’ di carne, invece di spendere di nuovo la paga di un mese per un cuscino grande a vedersi e duro sotto la testa. In fondo chiedeva anche se il fratello maggiore Lu, l’altro che aveva aiutato a fare i pacchi, si ricordasse di venire a mangiare una scodella di tagliolini di nozze.
Dopo aver letto, Fei Shao rise fino a farsi rosse le orecchie. Disse che quella era eccome una sgridata, solo detta in un altro modo. Lu Yan, lì accanto, lo vide ripiegare il foglio con estrema lentezza. I cuscini dal bordo blu erano ormai accanto al letto di un’altra persona, e un uomo adulto poteva restare a fissare a lungo una riga che diceva «sono belli», senza decidersi a metterla via. A quel pensiero, d’un tratto Lu Yan si irritò con sé stesso per non aver mai risposto come si doveva al disegno di Yao Jia, come se le bastasse che lui avesse sorriso per saperlo dall’altra parte del fiume.
L’undici, dopo cena, prese un foglio. Voleva chiederle se avesse imparato a suonare il flauto, ma a metà frase cambiò idea. Le aveva detto che l’avrebbe ascoltata la prossima volta, perciò non serviva metterla alla prova da una sponda all’altra. Alla fine le raccontò che Fei Shao aveva spedito i cuscini, che sua sorella lo rimproverava di scialacquare la paga e che ormai lui stesso sapeva persino riconoscere un po’ il bordo azzurro delle federe. Riletto il foglio, gli sembrò ancora che quelle parole non fossero da farle arrivare tra le mani. Lo lasciò lì per un po’, poi rise tra sé, intinse il pennello e disegnò accanto due cuscini che parevano giare. Il bordo azzurro non sapeva disegnarlo, così lo indicò con una scritta.
Un'altra riga diceva che il ventuno sarebbe tornato a Chengzhou per verificare i cesti nuovi e che, se una sera lei fosse stata libera, avrebbe voluto passeggiare di nuovo con lei alla foce. Non aveva scritto queste cose sullo stesso foglio delle nuove collocazioni delle merci: il libretto aveva un'altra destinazione, quel foglietto era soltanto per la bottega Yao. La barca diretta a monte sarebbe partita il dodici e sarebbe arrivata, nel migliore dei casi, la notte del quattordici. Quando consegnò la lettera, sull'angolo restava ancora un puntino sottile d'inchiostro. Il figlio del bottegaio glielo indicò. Lui guardò e disse di lasciarlo: a strofinarlo ancora sarebbe diventato un terzo cuscino.
Nel pomeriggio tornò dai genitori. Sua madre stava svolgendo la stoffa morbida in cui la sorella aveva avvolto il vecchio spillone e gli chiese chi avesse disegnato quei due brutti grumi. La sera prima lui aveva fatto una prova a casa, lasciando il foglio di scarto accanto alla cesta delle verdure, e ora era ancora in mano a sua madre. Lu Yan allungò la mano per riprenderlo, ma Lin Qian se lo tenne. Disse che mica li aveva chiamati brutti, voleva solo indovinare se fossero cuscini o fagotti. Lu Zai, che ascoltava da dietro, intervenne subito. L’ultima volta era stato lui a indovinare che si trattava di una scimmia di legno, stavolta toccava a lei. E che la smettesse di stuzzicare il figlio fino a fargli perdere la pazienza.
Lu Yan rimase sulla soglia e alla fine rise senza più cercare di difendersi. La madre gli restituì il foglio e andò a prendere la sua ciotola. Il padre spinse la finestra con la mano sinistra e il vecchio fermo, smussato, scorse senza impuntarsi. Il vento della sera entrò piano nella stanza e sollevò di nuovo un lembo di un foglio di scarto. Lui lo fermò delicatamente con la ciotola in cui non aveva ancora messo il riso. D’un tratto si augurò che, al prossimo viaggio di tre giorni controcorrente, potesse arrivare un po’ prima davanti al nastro chiaro di Yao Jia.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《长干行二首》 di Li Bai e il racconto originale di questo sito «Vecchi conti tra le prugne verdi». Personaggi, ditte commerciali, prezzi, geografia e cronologia sono interamente inventati; conserva il nucleo dell'opera originale: chiarire i vecchi debiti, restituire visibilità alla maestria artigiana e al lavoro, e ridefinire da adulti i termini dei rapporti. Non è una biografia del poeta.
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