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Un volume tra le mani

Romanzo di rotte commerciali e ricongiungimenti, ambientato in un'antichità immaginaria

Il vapore alla bocca dell’orcio

Ku Wuji · Creazione con IA · 11263 caratteri · circa 12 minuti

Xiao Geng disse che le maniche erano troppo corte e sollevò le braccia, scoprendo un pezzo di pancia. Yao Jia lo rimise a sedere sullo sgabello e gli chiese quante scodelle in meno gli fossero cadute quando portava le maniche lunghe di prima. Il bambino non rispose. Fissò il punto oltre la porta da cui era passato quell’uomo e domandò all’improvviso: «Torna da dove fanno la guerra?»

«Fa consegne.» Yao Jia spezzò l’ultimo filo con i denti.

«E allora perché ha la faccia così scura?»

Stava per dire che neanche suo padre era poi tanto bianco quando andava al fiume a ritirare le reti. Poi alzò gli occhi e vide che il bambino aspettava sul serio. Era piccolo e ogni cosa venuta da lontano aveva per lui un bagliore un po’ pauroso. Lei disse che era stato il sole preso in barca. Xiao Geng alzò una mano a toccarsi la punta del naso, come se anche il sole, al pari dell’aceto, si potesse mettere in una brocca e riportare a casa dopo un viaggio. Voleva fare un’altra domanda, ma Gao Jiang entrò dalla porta e lo prese per il colletto. Prima di tutto lui chiamò la mamma.

Gao Jiang aveva le mani sporche di appretto e prese il vestito con due dita pulite. Esaminò i polsini e disse ridendo che andava benissimo. Con le maniche corte, almeno, lui non le avrebbe inzuppate nella scodella. Xiao Geng non si arrese e continuò a sollevare le braccia. Yao Jia trattenne il riso e gli raddrizzò l’orlo. Quando il bambino corse fuori a giocare, sulla porta tornò il silenzio e il pezzetto di muro che il vestito non copriva più sembrò d’un tratto assai più vuoto di quando c’era appeso.

«Uno dei Lu?» chiese Gao Jiang.

Yao Jia disse di sì. Gao Jiang si era trasferita nel vicolo più tardi e conosceva soltanto il nome. Allungò il collo per guardare la brocca di fattura grossolana appena venduta e disse che il ritorno di qualcuno era sempre una buona cosa. Di notte la casa abbandonata era buia come se al vicolo mancasse un occhio. Non chiese a Yao Jia se ne fosse contenta. Si era già rimboccata la veste ed era in piedi accanto alla vasca di pietra nel cortile sul retro. Il sole stava girando. Bisognava approfittare della luce per pulire le due giare da conserva nella vasca, altrimenti, lasciandole lì fino all’indomani, avrebbero preso un altro strato di polvere.

Yao Jia la seguì dentro e le passò uno straccio. L’acqua della vasca di pietra era fredda. A tenerci le mani troppo a lungo, si riaprivano le piccole screpolature sui polpastrelli, così dopo poco cambiavano mano. Gao Jiang strofinava il bordo esterno, lei la parete interna. Pareva che le due giare le inghiottissero ciascuna per metà. Yao Jia disse per prima che quel giorno ne avrebbero lavate solo due, altrimenti sarebbe finita come l’altra volta, che continuavano a spuntarne. Gao Jiang rispose subito che si ricordava, che doveva ancora andare a ritirare l’amido e che non avrebbe fatto la divinità di casa sua. Risero al di sopra delle imboccature e la risata cadde nelle giare, che rimandarono un’eco sorda.

Quando c’era Ruan Xin, risate così arrivavano sempre presto. A sua madre piaceva attaccare discorso mentre lavorava. Se qualcuno arrivava alla porta con un carico di riso, lei riusciva già a farsi dire quale cane lungo la strada avesse spezzato di nuovo la corda. A volte in casa tutti erano così indaffarati da non toccare terra, eppure erano proprio le chiacchiere più minute a farli resistere fino all’ora di mangiare. Ora, ogni mattina prima di mezzogiorno, quando Yao Jia sente qualcuno a metà di un discorso, accelera senza volerlo il lavoro delle mani per paura di farlo aspettare. Quando è pronta a rispondere, l’altro è già passato ad altro.

Gao Jiang chiese se volesse tirare fuori anche l’orcio più in fondo e, vedendo che scuoteva la testa, lo lasciò davvero dov’era. Yao Jia, però, gli lanciò un’occhiata di sbieco. Il bordo era scurito nel punto in cui per anni l’avevano sfregato le unghie di sua madre. Avrebbe dovuto sostituirlo già da tempo, ma la terracotta non era crepata e allora le sembrava di poterlo usare ancora. Sapeva distinguere gli orci vecchi che perdevano da quelli che, anche sigillati due volte, non tenevano il sapore. Solo con quello la sua mano andava sempre prima altrove.

Davanti qualcuno picchiò una ciotola sul banco e le due dovettero fermarsi. Era il garzone della nuova bottega di tagliatelle in brodo. Nel cestino di bambù portava una ciotola di tagliatelle che si erano già incollate. Si chiamava Chen ed era la prima volta che veniva. Si affrettò a dire il nome della bottega e spiegò che il padrone l’aveva mandato a prendere poco meno di mezza ciotola d’aceto per fare una prova. Con l’arrivo dell’estate voleva un brodo più leggero, su cui non si potesse versare l’aceto come sulla pentola di montone dell’anno prima.

Yao Jia prese una cucchiaiata dalla giara di aceto maturo e gli disse di assaggiare. Il garzone tirò il fiato, mandò giù e disse prima che l’aceto era buono, poi che stavolta lo voleva un po’ più delicato. A quelle ultime parole il cucchiaio di bambù le si fermò sull’imboccatura della giara. Quell’aceto aveva passato un inverno. Le note più aspre si erano placate, il primo sorso stringeva la bocca e in fondo restava la dolcezza del riso. Lei aveva aspettato a lungo. «Un po’ più delicato» suonava come se le chiedesse di togliere col mestolo proprio la parte per cui più era valsa la pena aspettare.

«Regolatevi sulla quantità di brodo e mettetene un po’ meno», disse.

Il garzone spiegò che il padrone aveva fatto delle prove: con poco aceto si perdeva quel filo di profumo, con troppo si copriva il sapore dei germogli freschi. Yao Jia guardò i noodles che aveva portato. Sopra c’erano appena qualche strisciolina di bambù pallida e il grasso del brodo si era già rappreso sul bordo della ciotola. Gli chiese quanto ci avesse messo ad arrivare. Lui disse che aveva fatto il giro della ruota idraulica a est, quasi mezz’ora. Lei alla fine rise e disse che, a lasciar ridurre una ciotola in quello stato, nessun aceto sarebbe andato bene. Anche il garzone rise, ma si strinse un poco nelle spalle, come se con un complimento lei avesse centrato una colpa che non spettava a lui rimediare.

Prima di andarsene comprò soltanto due wen di aceto, non la mezza brocca di cui aveva parlato all'inizio. Yao Jia ripose il mestolo di bambù, pensando di non avergli dato meno del dovuto e di non aver detto nulla di sbagliato. Accanto a lei, Gao Jiang annusò la ciotola di tagliatelle avanzate e ne prese comunque un boccone con le bacchette. Erano fredde e tanto appiccicate da non riuscire a separarle. Finito di masticare, posò la ciotola davanti a Yao Jia e disse che l'aceto era davvero buono, ma anche che il sapore dei germogli freschi era davvero scomparso.

Yao Jia la guardò e Gao Jiang si affrettò ad alzare le mani, con ancora un po’ d’amido sulle dita. Disse che stava solo assaggiando un boccone e che non mercanteggiava per conto del padrone. Yao Jia non se la prese. Accettò le bacchette e assaggiò. Al primo boccone le tornò in mente la zuppa di germogli invernali e ossa di montone che faceva sua madre, la porta chiusa nelle giornate di gran freddo e il profumo dell’aceto che copriva l’odore dei vestiti umidi in tutta la stanza. Era il calore che più amava. Mandò giù i noodles. Non disse che dovessero essere così anche d’estate. Le bacchette batterono piano due volte sul bordo della scodella.

Gao Jiang aveva fretta. Accompagnò Xiao Geng alla porta e si voltò a chiedere se la sera volessero mangiare insieme il riso con i fagioli. Yao Jia disse che aveva ancora due giare da sigillare e che probabilmente avrebbe fatto tardi. Gao Jiang rispose che anche tardi ne avrebbe trovato, ma di non aspettarsi che si mettesse a cucinare di nuovo. Poi portò via il bambino per mano. Nessuno restò ad aiutare Yao Jia a sigillare le giare. Lei sentì all’improvviso un piccolo vuoto, se ne vergognò un po’ e si chinò a strizzare di nuovo il panno che aveva appena lavato.

Sul far della sera Yao Lan portò un piattino di verdure croccanti. La zia aveva in mano anche un paio di scarpe nuove fatte per sé. Appena entrata si sedette e distese i piedi sotto lo sgabello, dicendo che aveva girato mezzo mercato a est e che a furia di sentire prezzi le era venuto mal di testa. Yao Jia guardò il bordino sottile sulla tomaia e chiese se quel colore si sarebbe sporcato facilmente. Yao Lan si portò le scarpe in grembo per proteggerle e disse che, una volta sporche, le avrebbe lavate. Doveva forse passare tutta la vita a scegliersi quelle più resistenti al fango? Yao Jia si mise a ridere, allungò la mano e le toccò. La pelle era davvero morbida.

La zia assaggiò un sorso d’aceto e disse che la giara di quell’anno aveva il sapore di quello che faceva Xin un tempo. Yao Jia ne fu contenta e si affrettò a versargliene ancora un poco. Yao Lan fece segno di no con la mano e disse che a cena non avrebbe mangiato carne grassa, quindi non occorreva assaggiare la giara intera. Quando parlava di sua madre faceva sempre così. Prima un complimento, poi una frase che lo lasciava a metà. A volte Yao Jia pensava che bastasse ascoltare la prima parte. Quel giorno, guardando il mezzo cucchiaio d’aceto che la zia non aveva preso, ripensò invece ai tagliolini di poco prima.

Yao Lan sapeva che quelli di casa Lu erano tornati e chiese come stesse Lu Zai. Yao Jia rispose che a sentir loro andava tutto bene. La zia disse che allora c’era da credere che non andasse proprio tutto bene. Quale figlio, una volta uscito di casa, andrebbe a raccontare ai vecchi vicini quanto hanno patito i suoi genitori? Mentre parlava si mise le scarpe nuove e provò ad alzarsi. La sinistra stringeva un poco. Fece due passi fingendo che fosse tutto a posto. Yao Jia se ne accorse e per il momento la lasciò fare. Spostò solo la cesta di bambù accanto alla porta perché potesse camminare ancora un po’.

D’un tratto la zia disse che, visto che era tornato, tanto valeva incontrarlo. Yao Jia, voltata di spalle, raccolse in un fascio le cordicelle sparse nella cesta di bambù e rispose che l’aveva già visto quel giorno. Yao Lan rise e disse che lei parlava solo dei vecchi vicini, e chissà chi aveva subito pensato ad altro. Yao Jia si voltò per ribattere, ma vide che la zia cercava di nascosto di schiacciare il tallone della scarpa. Finì per dirle di togliersela, che per amor di bellezza non valeva la pena di soffocarsi il piede. Risero entrambe e la conversazione finì lì.

Dopo cena chiuse la bottega. L’odore dell’aceto si posò e dal pavimento salì un fresco umido. Yao Jia spostò sul banco la lampada che stava vicino al fornello e tirò fuori il vecchio registro avvolto nella tela blu. Quando l’aveva ricevuto dalle mani di sua madre, il legaccio si era già spezzato una volta per l’usura. In seguito ne aveva messo uno nuovo, ma aveva conservato il filo di prima. Non serviva a niente. Quando l’aveva tolto sua madre dormiva e lei non le aveva chiesto dove buttarlo. Così l’aveva tenuto fino ad allora.

Nel vecchio registro c’era più di una grafia. Le prime pagine erano di suo padre, in tratti sottili e dritti. La parte di mezzo era di sua madre, che spesso invadeva la riga sopra con mezzo carattere. Lei aveva continuato, scrivendo cifre grandi e fermandosi sempre un momento sul carattere 赊, «a credito». Sapeva leggere i tratti che usavano in famiglia, ma spesso, a distanza di anni, non riusciva a capire se una voce fosse già stata compensata o se si fosse soltanto promesso di farlo. L’altro ieri il falegname He era venuto a vedere il tetto e aveva detto che ci voleva qualche altro pezzo di legname. Lei aveva pensato allora di fare ordine nel registro. Quel giorno, quando Lu Yan aveva tirato fuori all’improvviso i vecchi conti, le era tornato in mente che fra quelle pagine c’era davvero anche la sua famiglia.

Voltò fino a quella pagina. Il bordo era macchiato d’aceto e due vecchi fori erano stati ricuciti con uno spago sottile. Sotto «青梅二担» (due carichi di prugne verdi) erano state aggiunte alcune annotazioni, in caratteri minuti stipati di lato. Nessuno aveva dimenticato di scriverle o le aveva raschiate via. Avvicinò la lampada, riconobbe il carattere 退, «restituire», e tirò fuori anche la ricevuta del legname infilata dietro. Accostò i due fogli. Le date cadevano proprio una prima e una dopo quella pioggia di tanti anni prima.

Negli ultimi tre anni, ogni volta che Ruan Xin finiva di preparare le verdure portate dai vicini, andava a cercare fra i nomi delle famiglie segnati prima e dopo quella pagina. I wen per il sale e il giorno in cui restituire le giare vuote erano scritti con chiarezza. Del suo lavoro, invece, restava solo un «fatto». Yao Jia una volta le aveva chiesto perché non scrivesse quanto, e sua madre aveva risposto che prima bisognava cavarsi da quell’impegno. Poi l’impegno era passato davvero. La gente ricordava ancora che le verdure croccanti dei Yao erano buone, ma quasi nessuno chiedeva più a chi fosse costato qualche notte di sonno quel piattino. Lei appoggiò la mano sulla carta. Sotto il palmo sentì una piccola macchia d’inchiostro allargata, ormai asciutta.

Fuori dalla finestra si sentì attingere acqua. Dall’altra parte del vicolo del pozzo, nel cortile abbandonato dei Lu, si accese inaspettatamente una lampada. Yao Jia si alzò a guardare. Quel punto di luce tremava dietro la vecchia finestra. Non era più luminoso della sua lampada, eppure riempiva un angolo fino ad allora rimasto al buio. Guardò per un po’, poi tornò a mettere insieme le due ricevute senza riavvolgere stretto il registro. Per il debito di cui Lu Yan le avrebbe parlato l’indomani aveva già trovato dove scrivere. Per le altre parole, nessuna pagina le aveva ancora scritto nulla.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《长干行二首》 di Li Bai e il racconto originale di questo sito «Vecchi conti tra le prugne verdi». Personaggi, ditte commerciali, prezzi, geografia e cronologia sono interamente inventati; conserva il nucleo dell'opera originale: chiarire i vecchi debiti, restituire visibilità alla maestria artigiana e al lavoro, e ridefinire da adulti i termini dei rapporti. Non è una biografia del poeta.

Indice del libro · 38 capitoli
  1. Le prugne verdi nella manica
  2. Il vapore alla bocca dell’orcio
  3. Accettarne solo centosessanta
  4. Una cucchiaiata troppo dolce
  5. Una macchia d’inchiostro accanto al cavallino di bambù
  6. Le prugne si erano già ammorbidite
  7. Il giorno del ritorno alla barca
  8. L’accordo sfumato
  9. Una scodella lasciata a raffreddare
  10. La lingua non ricorda
  11. Lo spazio che non bastava
  12. Due copie dell’accordo di trasporto
  13. Le foglie lasciate per ora a riva
  14. La domanda rimasta in sospeso
  15. Sul fiume non c’è posto
  16. I noodles estivi hanno un sapore troppo forte
  17. Il padre è ancora a tavola
  18. Le foglie al sole
  19. Raccontare tutta quella notte
  20. Pranzo nel Vicolo delle Tegole
  21. Prima di saldare tutto
  22. Chi manca nel registro
  23. Tre giorni controcorrente
  24. Questi undici anni non sono stati vuoti
  25. Restituire un fascio alla volta
  26. Un piattino dal sapore più delicato
  27. I tre giorni di mia madre
  28. L’asprezza che non arriva
  29. Quando tornerai
  30. Diversamente da quando erano giovani
  31. Barche, alcune prima e altre dopo
  32. Un piattino di prugne fuori vendita
  33. La lanterna scende verso l’acqua
  34. Due giorni lungo il fiume, verso valle
  35. Sulla sua riva
  36. Le strade che voleva vedere da sé
  37. Una stanza in cui vivere
  38. C’è ancora spazio sulla pagina nuova

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