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Un volume tra le mani

Romanzo di rotte commerciali e ricongiungimenti, ambientato in un'antichità immaginaria

Due copie dell’accordo di trasporto

Ku Wuji · Creazione con IA · 11585 caratteri · circa 12 minuti

Le dodici giare piccole erano in fila nel cortile e per un momento Yao Jia non riuscì più a riconoscere quella che aveva cambiato lei stessa. Il colore della terracotta variava da una all’altra, ma una volta avvolte nella paglia restavano solo dodici bocche rotonde rivolte al cielo. Gao Jiang era accovacciata accanto all’ultima, intenta a fare il nodo. Yao Jia controllava i sigilli uno a uno, cominciando dall’altra estremità. Arrivata alla quinta, non ricordava se avesse già controllato la quarta e tornò indietro. Gao Jiang rise e disse che, a forza di guardare, anche l’aceto avrebbe imparato a riconoscerle gli occhi.

Rise anche lei, senza fermare le mani. Prima, quando consegnava qualche giara lì vicino, le bastava spingere il carretto per una strada e vedeva quali cucine avevano già la porta aperta. Stavolta la merce scendeva il fiume, due giorni di navigazione fino a Yuepu. Lei conosceva il sapore dentro le giare, ma non tutte le mani per cui sarebbero passate. Temeva che, se si fosse distratta un istante, nelle ciotole altrui si sarebbe assaggiato prima ancora dell’aceto un errore che lei non aveva visto.

Gao Jiang finì di legare l’ultima giara, si alzò e si batté la schiena. Yao Jia le diede i ventiquattro wen pattuiti, che comprendevano la pulizia dei recipienti e l’aiuto a imballarli. Non sostituì il denaro di oggi con promesse su come sarebbero andate le cose se la partita avesse avuto successo. Gao Jiang contò le monete e se le mise nella borsa. Si fece subito più allegra e disse che Qi Jia sarebbe tornato più tardi e che doveva andare a comprargli un pezzo del tofu che gli piaceva. Yao Jia le chiese se non aspettava che avessero caricato la barca. Gao Jiang guardò le dodici giare e disse che tutti i nodi erano fatti. A bordo se ne occupasse chi doveva, perché se il banco del tofu chiudeva, il responsabile Lu di certo non l’avrebbe risarcita.

La battuta era ben trovata. Yao Jia la accompagnò alla porta con ancora un po’ di voglia di trattenerla. Alla fine le chiese solo di dare un’occhiata per lei al banco del tofu e, se ne avevano di tenero, di farsene tenere per l’indomani mattina. Chiusa la porta del cortile, le dodici giare rimasero tutte lì, davanti a lei. Posò il palmo su quella più all’interno. La terracotta era fredda e l’aceto maturo taceva là dentro. Tutta la sua impazienza di quel giorno non bastava a strappargli una garanzia in più.

Lu Yan arrivò prima di mezzogiorno. Controllò prima i sigilli, poi i legacci di paglia, senza dire che era tutto perfetto. In un punto la corda esterna tirava di traverso un’ansa. Le chiese di tenere fermo l’orcio mentre lui allentava un poco il legaccio e rifaceva il nodo. Lei notò che parlava meno del giorno prima e pensò che al molo ci fosse molto da fare. Prese due fogli puliti e chiese se potevano mettere tutto per iscritto in quel momento. Lu Yan guardò i due fogli, annuì, si lavò le mani e si sedette dove un tempo controllavano i conti.

Yao Jia aveva già elencato a parte le domande che più le premevano, senza delegare a lui il compito di pensarci. Gli chiese chi avrebbe stabilito, se all’arrivo in bottega il sigillo risultava manomesso e il sapore dell’aceto era cambiato, se avesse confezionato male lei la merce o se questa avesse preso un colpo per strada. Lui disse che alla partenza ognuno avrebbe annotato com’erano fatti i sigilli. Una volta al molo li avrebbero controllati prima in presenza del destinatario e solo dopo avrebbero spostato le giare in cucina. Di una sigillatura malfatta avrebbe risposto lei, dei danni dovuti agli urti a bordo avrebbe risposto il vettore. Un’ansa spezzata non bastava per lasciare chi vendeva e chi comprava l’aceto a tirare a indovinare l’uno sulle responsabilità dell’altro.

Lei annotò quelle parole e chiese ancora che cosa sarebbe successo se la merce non fosse arrivata il trenta. Il pennello nella mano di Lu Yan esitò appena. Lui rispose che per ogni giorno di ritardo avrebbero restituito la quota di nolo corrispondente, fino a rinunciare all’intero nolo della tratta. Se per un ritardo della barca i destinatari avessero rifiutato la consegna, il trasporto di ritorno non sarebbe stato addebitato a lei. Parlava con sicurezza. Lei guardò la punta del pennello scendere sul foglio e la sua inquietudine per quella via d’acqua che conosceva poco parve trasferirsi piano sulla carta. Se fosse successo qualcosa, almeno non avrebbero dovuto far leva soltanto sui vecchi rapporti tra le famiglie per chiedere all’altro di farsi carico di qualcosa in più.

Lei però insistette: «Se si arrivasse davvero a quel punto, mi rivolgo alla compagnia o a te?»

Lu Yan alzò la testa e la guardò per un momento. Disse che aveva preso in consegna lui la merce e che sul foglio c’era il suo nome. Da qualunque parte gli venissero a chiedere conto, non poteva cavarsela dicendo che la cosa non lo riguardava. Lei voleva sapere chi, a bordo, se ne sarebbe assunto la responsabilità, ma a sentire il suo nome provò prima di tutto un piccolo calore. Abbassò la testa e continuò a copiare, nascondendo quel calore in tratti un poco più lenti. I due fogli andavano compilati separatamente. Sul secondo non bastava ricopiare a grandi linee il primo. Lei controllò riga per riga e Lu Yan aspettò senza metterle fretta.

Arrivata al nolo, contò trentasei monete da pagare in anticipo; l’altra metà sarebbe stata saldata a Yuepu. La cauzione per i recipienti vuoti restava elencata a parte nel conto fra lei e la bottega di cibi, senza confondersi con il compenso del trasportatore. Lu Yan infilò separatamente su un cordoncino il denaro riscosso per conto altrui, senza metterlo nella propria borsa. Vedendo quel gesto, anche lei allentò senza accorgersene la tensione delle mani; prese un vecchio panno di cotone, si pulì le dita e si preparò ad apporre l’impronta.

Lu Yan ripensò a quella volta in cui, mentre controllavano i conti, per poco non stemperò l’inchiostro con l’aceto. Disse che stavolta almeno aveva riconosciuto la ciotola giusta. Yao Jia lanciò un’occhiata alla ciotolina accanto alla pietra da inchiostro e rispose che, se si fosse sbagliato ancora, alla ditta avrebbero riconosciuto il foglio dall’odore dell’aceto di casa sua. Scoppiarono a ridere e quel nuovo accordo, che prima pareva fin troppo serio, lasciò anche un po’ di spazio per sedersi più vicini. Quando lei premette il dito, l’impronta non si vide per intero e chiese se dovesse ripeterla. Lui disse che si leggeva bene e che per una righina mancante potevano risparmiarsi di riscrivere tutta la pagina.

Presero una copia ciascuno. Yao Jia infilò la propria nel registro nuovo. Il dito indugiò sullo spazio bianco prima che finisse di scrivere la data. Lu Yan la guardò scrivere e disse all’improvviso che ormai quei centosessanta wen si potevano lasciare in pace. Lei alzò gli occhi e rispose che il conto era già saldato. Se l’indomani si fosse ripresentato con dei soldi per ringraziarla, gli avrebbe fatto rileggere la quietanza. Lu Yan chinò la testa sorridendo, come se finalmente lasciasse che quella piccola voce occupasse solo lo spazio che le spettava.

A pranzo c'era porridge di riso con verdure. Lei affettò anche un piattino di cetrioli in salamoia, senza comprare apposta altra carne perché quell'affare era andato in porto. A metà pasto Lu Yan chiese se fossero rimaste prugne zuccherate. Lei disse che erano finite da un pezzo. Lui le aveva assaggiate il ventuno e poi lei aveva diviso le ultime con Gao Jiang. Le prugne, a tenerle troppo, andavano a male e per quanto le dispiacesse non poteva conservarle per sempre. Il vasetto ora era pulito e stava ad asciugare, in attesa che un giorno ci mettesse altro. Le prugne non dovevano aspettarlo tutte fino al suo ritorno e averle finite non cancellava il fatto che le avesse portate.

Lui annuì e prese con le bacchette l’ultima fettina di cetriolo dal bordo del piatto. Yao Jia lo guardò e avrebbe voluto dirgli che, negli anni di Zhang Chen, anche lei aveva creduto che avrebbero fatto strada insieme. Poi non era andata così, e non perché avesse continuato a serbare un posto per qualche parola detta da bambini. Ma dirlo a quel modo sarebbe stato come consegnargli d’un tratto un pezzo di passato che lui non le aveva chiesto. Finì la zuppa di riso e gli domandò soltanto se a Yuepu mangiassero sempre così in fretta.

Lu Yan disse che quando c’era da fare mangiava anche più in fretta e che, quando aveva tempo, se la prendeva comoda. Solo che un tempo sua madre aspettava che suo padre finisse prima di cominciare, e poi aveva aspettato anche lui. Così, a tavola, sembrava che in casa ci fosse sempre qualcuno che doveva ancora arrivare. Mentre parlava, alzò lo sguardo dalla ciotola, e Yao Jia, senza sapere perché, sentì una lieve stretta al petto. Non gli disse che d’ora in poi avrebbe potuto mangiare per prima. Le sarebbe parso di entrare con una frase gentile in anni di vita di un’altra famiglia. Si limitò ad avvicinare la pentola della zuppa di riso perché lui potesse servirsi, se ne voleva ancora.

Dopo pranzo qualcuno portò alla porta una risposta per Lu Yan, arrivata con la barca che risaliva il fiume. Lui uscì ad aprirla. Dalla finestra Yao Jia lo vide leggere un foglio e aprire l’altro soltanto a metà, mentre la distensione di poco prima gli spariva lentamente dal viso. Pensò che fosse successo qualcosa ai suoi genitori e glielo chiese quando rientrò. Lui rispose che era una disposizione della casa di spedizioni, che restavano da sistemare insieme alcune merci già previste e che i suoi stavano bene. Poi ripiegò la lettera e la infilò sotto la propria copia dell’accordo di trasporto.

Lei non tese la mano per vedere la lettera, ma non ritrovò del tutto la calma di prima di pranzo. Gli chiese se avrebbero mancato la loro consegna del trenta. Lu Yan rispose che sapeva del trenta, che la sera sarebbe andato a seguire di persona il carico e che non sarebbe partito lasciando la sua merce sulla riva. Non le disse che cosa ci fosse scritto sul foglio. A sentire che il suo carico non sarebbe rimasto a terra, lei tirò un sospiro di sollievo ancor prima di avvertire quel filo d’inquietudine.

Nel pomeriggio caricarono le giare su due carretti a pianale. Vennero a prenderle gli uomini mandati dalla ditta e le trentasei monete di trasporto già versate furono consegnate a Fei Shao insieme alla ricevuta. Yao Jia seguì i carretti fino all’approdo locale. In un tratto stretto una ruota s’incastrò tra due pietre. Lei e l’uomo che spingeva sollevarono un poco il carretto, uno per lato. Le giare si urtarono sordamente in mezzo all’erba e lei, di soprassalto, ci posò subito la mano. Il carretto passò e i sigilli erano intatti, ma a lei sembrava ancora di avere il palmo contro la terracotta.

Il magazzino era più grande di quanto si fosse immaginata, e anche più caotico. Ogni cosa aveva il suo cartellino e chi passava fra un cartellino e l’altro bastava che muovesse le gambe per nascondere le scritte. Da una parte vide ammucchiate le foglie degli Yu e riconobbe due dei ripiani bassi che prima stavano accanto alla barca. Liang Baishun era seduto a levigare una scheggia, con un vecchio panno a proteggere la spalla. Le fece un cenno e le chiese se anche gli Yao spedissero con quella barca. Lei disse di sì, di colpo molto contenta di vedere lì una faccia conosciuta.

Liang Baishun disse che avevano appena spostato i telai delle foglie e che bisognava aspettare la sera per sistemarli insieme al resto del carico. Yao Jia alzò gli occhi e proprio allora vide spingere da quella parte il primo dei suoi carretti con le giare. Chiese se stessero togliendo spazio alla loro merce. Parlò piano, come se temesse di far crescere di colpo un disagio che ancora non era diventato un problema. Liang Baishun stava per rispondere quando Lu Yan arrivò dalla barca. Per prima cosa le porse la ricevuta e disse che il conto tornava, che aveva controllato anche i sigilli e che sarebbero partiti l’indomani mattina.

Lei indicò il telaio delle foglie. Lu Yan rispose che per il momento stavano sistemando le cose e che la sera c’erano ancora alcune partite a cui trovare posto. Sarebbe rimasto lui a sorvegliare. Yao Jia notò un piccolo gonfiore sulla sua fronte, dove aveva battuto contro la stiva, e il suo primo impulso fu di comprensione. Si rendeva conto che la risposta non chiariva davvero che cosa avesse la precedenza, eppure, con tutte quelle merci a bordo, le parve che qualche minuto passato lì non le desse motivo di chiedere conto di tutto. Ripose la ricevuta, fece ancora un cenno a Liang Baishun e uscì con Lu Yan.

Al molo il vento era forte e le scompigliò i capelli alle tempie. Lei alzò una mano per tenerli fermi e un filo sottile del polsino si impigliò in una scheggia di legno. Lu Yan glielo liberò senza strapparlo, con la mano molto vicina. Yao Jia guardò i suoi occhi abbassati e le parve che quel poco d’inquietudine potesse farsi da parte per un momento. D’un tratto gli chiese se avesse già cenato. Lu Yan disse che avrebbe mangiato più tardi con Fei Shao. Lei gli disse di non pensare solo al carico. A sentirgli dire che sarebbe rimasto lui a sorvegliare, si aveva l’impressione che sarebbe rimasto lì in piedi tutta la notte.

Lui alzò lo sguardo sorridendo e le disse di andare piano. Yao Jia tornò indietro con la ricevuta nella manica, a contatto con il polso. Era un foglio sottile, ma le dava l’impressione che oggi qualcosa fosse davvero concluso. Arrivata al vicolo del pozzo, sentì in lontananza il rumore del legno mentre chiudevano il magazzino. Voltandosi non vide il molo, soltanto la luce della sera che scendeva dai tetti. Pensò che se l’indomani entrambe le botteghe avessero ricevuto la merce senza problemi, avrebbe detto a Gao Jiang di non riempirsi subito di altri impegni. Per un pomeriggio anche lei voleva andare al mercato orientale a scegliere un paio di scarpe nuove solo per il colore. Il pensiero era leggero e la seguì dentro casa. Per il momento nessuno venne a chiederle quale barca avrebbero aspettato quei telai di foglie.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《长干行二首》 di Li Bai e il racconto originale di questo sito «Vecchi conti tra le prugne verdi». Personaggi, ditte commerciali, prezzi, geografia e cronologia sono interamente inventati; conserva il nucleo dell'opera originale: chiarire i vecchi debiti, restituire visibilità alla maestria artigiana e al lavoro, e ridefinire da adulti i termini dei rapporti. Non è una biografia del poeta.

Indice del libro · 38 capitoli
  1. Le prugne verdi nella manica
  2. Il vapore alla bocca dell’orcio
  3. Accettarne solo centosessanta
  4. Una cucchiaiata troppo dolce
  5. Una macchia d’inchiostro accanto al cavallino di bambù
  6. Le prugne si erano già ammorbidite
  7. Il giorno del ritorno alla barca
  8. L’accordo sfumato
  9. Una scodella lasciata a raffreddare
  10. La lingua non ricorda
  11. Lo spazio che non bastava
  12. Due copie dell’accordo di trasporto
  13. Le foglie lasciate per ora a riva
  14. La domanda rimasta in sospeso
  15. Sul fiume non c’è posto
  16. I noodles estivi hanno un sapore troppo forte
  17. Il padre è ancora a tavola
  18. Le foglie al sole
  19. Raccontare tutta quella notte
  20. Pranzo nel Vicolo delle Tegole
  21. Prima di saldare tutto
  22. Chi manca nel registro
  23. Tre giorni controcorrente
  24. Questi undici anni non sono stati vuoti
  25. Restituire un fascio alla volta
  26. Un piattino dal sapore più delicato
  27. I tre giorni di mia madre
  28. L’asprezza che non arriva
  29. Quando tornerai
  30. Diversamente da quando erano giovani
  31. Barche, alcune prima e altre dopo
  32. Un piattino di prugne fuori vendita
  33. La lanterna scende verso l’acqua
  34. Due giorni lungo il fiume, verso valle
  35. Sulla sua riva
  36. Le strade che voleva vedere da sé
  37. Una stanza in cui vivere
  38. C’è ancora spazio sulla pagina nuova

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