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Un volume tra le mani

Romanzo di rotte commerciali e ricongiungimenti, ambientato in un'antichità immaginaria

Lo spazio che non bastava

Ku Wuji · Creazione con IA · 10855 caratteri · circa 11 minuti

La stiva asciutta era più stretta di come Lu Yan l'aveva vista dall'altra parte dell'acqua. Il venticinquesimo giorno del quarto mese scese reggendosi alla passerella; aveva appena fatto passare le spalle attraverso il boccaporto quando batté la fronte contro una traversa. Sotto, Yin Shunqing rise, dicendo che al sovrintendente Lu erano bastati pochi giorni al paese per crescere anche di statura. Si massaggiò la fronte e provò innanzitutto a raddrizzare la schiena. Scoprì che al centro poteva stare ritto, ma bastava spostarsi di lato per doversi chinare: il soffitto della stiva imponeva alla statura umana un limite assai concreto.

Le due file più interne erano già piene di merce pesante. Sul lato esterno, in uno spazio asciutto, c’erano dei bassi telai di legno smontabili. Lu Yan misurò con la punta del piede e calcolò che con dodici giarette in due file sarebbe rimasto appena un passaggio. Prima che potesse parlare, Yin Shunqing mise di traverso una lunga stecca di bambù e disse che quei telai erano riservati alle foglie. Il fatto che fossero ancora scarichi non li rendeva liberi. I pacchi di foglie andavano stesi in piano, lasciando uno spazio sopra e uno sotto perché passasse l’aria. Sui bordi del telaio non si poteva reggere un altro strato di giare e il portello della stiva non si alzava a piacere se il carico cresceva in altezza.

Lu Yan si accovacciò, tastò tutt’intorno ai piedi del telaio e chiese se il carico sarebbe rimasto stabile con le giarette sotto e le foglie sopra. Il barcaiolo, senza rispondere subito, gli disse prima di provare con una cassa di legno vuota. La cassa era alta. Una volta messa giù, col telaio per le foglie sopra, la sommità sarebbe arrivata contro la trave. Chi si voltava lì accanto rischiava di tirarsi dietro la corda. Lu Yan provò una volta e già non riusciva più a ritirare il braccio. Dovette mettersi di traverso per tirar fuori di nuovo la cassa. Aveva esperienza nel sistemare il carico pesante sul fondo, ma di solito non stipava tanti colli minuti in quel pezzetto di stiva asciutta. Nello spazio che sulla carta risultava libero, in realtà non riusciva a infilare neppure una mano.

Fei Shao scese poco dopo. Stavolta aveva con sé la distinta definitiva. Porse a Lu Yan l’originale ripiegato del proprietario della merce e indicò alcune annotazioni già fatte. Yu Erniang aveva fissato da tempo la partenza per il ventotto e l’arrivo al laboratorio di stuoie Gao di Yuepu entro la sera del ventinove. Il capobanco Wen aveva controllato pochi giorni prima. A Fei Shao restava da ricontrollare con il proprietario, poi avrebbero caricato come da distinta. Si potevano cambiare i posti che ancora non erano stati promessi, mentre quelli di quei telai erano già riservati.

«E la barca dopo?» chiese Lu Yan.

«Parte il primo, arriva la sera del due», disse Fei Shao. «Se quei tuoi due clienti sono disposti ad aspettare, puoi ancora avvertirli oggi. Oppure cerca una barca piccola che faccia scalo a Yuepu. Dovrai chiedere di nuovo il prezzo del trasporto. Questi settantadue non valgono più.»

Lu Yan fissò il ventinove così a lungo che la riga con la data parve ingrandirsi sul foglio. Il giorno prima aveva scritto a Yao Jia che sarebbe stato il trenta. Lei aveva riposto con molta cura quel biglietto, dopo avergli chiesto se, nel caso non fosse stato possibile, fossero ancora in tempo a dirlo quel giorno stesso. Allora aveva pensato che un piano di carico ancora da completare non fosse una ragione per lasciarla di nuovo senza risposta davanti ai clienti. Adesso il piano era chiaro, e toccava a lui non sapere quali parole rimangiarsi per prime.

Yin Shunqing gli passò accanto e disse che, se c’era davvero merce urgente, si parlava prima con il proprietario del carico già previsto. Se a lui andavano bene il compenso e le date, e a bordo si verificava che ci fosse spazio, si caricava. Era la regola di tutti i giorni, ma le prime parole che Lu Yan sentì furono «si parlava». In passato, alla casa di spedizioni, quando la merce tardava e la gente aveva fretta, anche lui aveva cambiato dei posti all’ultimo momento. Aveva trovato vecchi sacchi di canapa per proteggere le giare e usato un battente rotto per dividere due partite. Poi il responsabile Wen gli aveva dato una pacca sulla spalla, dicendo che per fortuna non era rimasto lì ad aspettare. Lu Yan ripiegò il foglio originale e pensò che forse anche stavolta c’era ancora margine per trovare una soluzione.

Una volta a terra andò da solo a cercare Yu Erniang. Gli Yu avevano in affitto metà di un locale in ombra dietro il magazzino. Liang Baishun stava sostituendo l’involucro esterno consumato dei fasci di foglie. Yu Erniang, accovacciata, esaminava alcune foglie piegate e metteva da parte quelle buone. Quando vide Lu Yan sulla porta, per prima cosa gli chiese una mano per sollevare un telaio leggero. Ne presero un capo ciascuno e Liang Baishun sfilò da sotto la pietra che faceva da zeppa. I piedi del telaio poggiarono sul terreno solido. Solo quando fu stabile lei gli chiese che cosa cercasse.

Non nominò subito gli Yao. Chiese solo se il carico di foglie dovesse arrivare per forza il ventinove e se, con uno o due giorni di ritardo, ci fosse qualcun altro a cui servisse prima. Yu Erniang lo guardò e il sorriso che aveva avuto mentre sollevava il supporto svanì piano. Rispose che il primo la bottega Gao preparava il banchetto del raduno delle barche. Il ventinove dovevano controllare le foglie e il trenta fare gli involti. Dopo non sarebbero più servite a quel banchetto. Aveva riservato un posto su quella barca per tempo proprio per evitare che ai fornelli dovessero aspettare le foglie. Se il responsabile Lu aveva altre urgenze, doveva prima guardare chi era già in attesa.

Lu Yan si affrettò a dire che voleva solo verificare, senza chiederle di cedere il posto. Lei gli distese davanti le foglie piegate. Erano leggere, disse, e un fascio forse valeva poco, ma se all’ora di cucinare mancavano, non bastava aggiungere qualche wen per farle spuntare in riva al fiume. Lui abbassò lo sguardo. La superficie era flessibile e lungo il bordo correva una fila di pieghe sottili. Non si potevano ripiegare a piacere, come la stoffa. Ritirò la mano e rispose che aveva capito, il ventinove.

Yu Erniang non insistette per sapere che merce volesse imbarcare e andò a prendere il pranzo. Nella cesta di bambù c’era un piattino di verdure in conserva. Liang Baishun gliene diede metà, tenendo per sé i gambi più duri. Lu Yan riconobbe il taglio delle verdure degli Yao e, vedendolo guardare, Yu Erniang disse che la figlia continuava a farle col sapore di un tempo, quello di Xinniang, e che le piacevano più di quelle che si trovavano altrove. Aggiunse che una volta, quando si mettevano insieme per prepararne una partita, risparmiavano sugli ingredienti e tutti ci guadagnavano a rivenderle. Poi le varie botteghe si erano fatte ciascuna la propria clientela e adesso c’era meno animazione di allora.

Al sentire il nome di Ruan Xin gli balenò in mente quel foglio nuovo su cui la manodopera non era stata messa in conto. Yao Jia aveva detto che, per ciò che dopo tanti anni non si riusciva più a chiarire, non avrebbe forzato le cose per ricavarne un’altra voce. Gli altri, però, potevano ancora mangiarne e dire di averci guadagnato. Lu Yan guardò la mano con cui Yu Erniang spingeva le verdure nel riso e gli parve che la vecchia strada dovesse agli Yao sempre più di quanto Yao Jia fosse disposta a scrivere. Quel pensiero gli diede un appiglio dopo lo smacco di poco prima. Lo tenne per sé e si congedò da lei.

Fei Shao lo aspettava all’ingresso del magazzino e gli chiese se avesse chiarito la faccenda. Lu Yan rispose che la merce serviva davvero il ventinove. Fei Shao gli disse allora di cancellare per prima cosa quel posto e di smettere di pensare sempre allo stesso scaffale. Lu Yan sapeva che avrebbe dovuto dire di sì, ma la prima cosa che disse fu che restava ancora un giorno e che avrebbe guardato altrove. Fei Shao gli lanciò un’occhiata. Non gli tolse il pennello. Si limitò a fermare la distinta originale sotto una stecca di bambù appesa al muro e disse che le merci già previste erano tutte lì. Per ogni modifica bisognava mettersi d’accordo con il proprietario interessato, così il barcaiolo non si sarebbe sentito dire, a notte fatta, soltanto che era già tutto deciso.

La mattina del ventisei, Lu Yan andò di nuovo a vedere due barchette che scendevano il fiume. La prima arrivava solo a metà strada, poi bisognava trovare qualcuno per proseguire il trasporto, mentre la seconda poteva scendere direttamente a Yuepu, il barcaiolo chiedeva centoquaranta monete e voleva anche che qualcuno portasse presto il carico sulla riva sud. Lui fece il conto sulla riva, prima erano settantadue, cambiando barca ce ne volevano sessantotto in più, e poteva permettersi di anticiparle. Ma solo pochi giorni prima Yao Jia gli aveva restituito quel grosso fagotto che lui le aveva dato per premura, e se ora fosse tornato a dirle che si sarebbe accollato la differenza, quel foglio appena scritto, che sembrava sancire una vera collaborazione fra loro due, sarebbe tornato a essere una faccenda che lui sistemava per lei a suon di monete.

Il barcaiolo gli chiese se voleva prenotare. Lu Yan disse che avrebbe dato ancora un’occhiata. L’uomo non cercò di convincerlo e andò per conto suo a prendere altra merce. Lu Yan restò lì finché il sole gli passò sopra la spalla, poi finalmente si allontanò. Dato che sul battello le piccole partite cambiavano ancora ogni giorno, pensava che forse non dovesse decidersi già quel giorno per una soluzione più costosa. Più si avviava indietro, più facilmente gli tornava in mente il vecchio battente usato un tempo come separatore improvvisato fra le merci, e più gli riusciva difficile vedere le due date già fissate sul foglio che aveva in mano.

Quando passò davanti alla porta sul retro di casa Yao, Gao Jiang stava aiutando a lavare le giare piccole. Erano tutte e dodici capovolte e l’acqua gocciolava dalle anse di terracotta in un solco poco profondo. Yao Jia aveva le maniche rimboccate e una macchiolina di polvere bianca vicino ai capelli. Non era lì apposta ad aspettarlo. Quando lo vide, alzò appena la testa per dirgli che una delle giare nuove aveva una crepa sottile e l’aveva già sostituita, così non sarebbe finita sulla barca. Lui stava per dire che a bordo non c’era abbastanza spazio, ma lo sguardo gli cadde prima su tutto il lavoro che lei aveva già fatto per quella spedizione, sparso per mezzo cortile.

Gao Jiang chiese se anche nel suo mestiere dovessero controllarle una per una. Lu Yan rispose di certo, soprattutto gli orli: accorgersi delle perdite dopo il carico sarebbe stato troppo tardi. Parlare di verifiche della merce lo rese subito sicuro. Si accovacciò, capovolse una giara e insegnò loro a osservare le variazioni di colore della terracotta. Yao Jia sostenne l'altro lato e fecero forza insieme attraverso il corpo della giara. Vedendole distendere le sopracciglia, rassicurata, gli riuscì ancora più difficile dirle che bisognava cambiare barca.

Nel pomeriggio lei gli mostrò il foglio con il lavoro di Gao Jiang. Le spettava solo pulire e imballare i recipienti come avevano concordato, e all’ora stabilita sarebbe andata via. Dodici orci nuovi non erano un motivo per trattenerla un giorno intero in più. Lu Yan annuì e lesse il foglio, ma non resistette alla tentazione di dire che, se quella consegna fosse andata bene e le due botteghe avessero ordinato con regolarità, si sarebbe potuto riparare prima anche il tetto. Yao Jia sorrise. Prima facciamo arrivare questa, disse, senza invitare in casa tutti in una volta quelli che devono ancora venire. Sorrise anche lui, ma con il pensiero indugiò ancora un poco proprio in quel futuro.

Lei chiese se fosse arrivata la risposta. Lui disse di no, e che stavano chiedendo anche della barca del primo per un’altra sistemazione. La mano di Yao Jia si fermò di colpo. Disse che la loro merce non doveva partire il primo. Lu Yan rispose subito che lo sapeva, che c’era altra merce della ditta, che non parlava della sua. Lei lo guardò per un momento, poi chinò la testa e continuò ad arrotolare la paglia. Il cuore degli steli era bianco e l’esterno un po’ giallo. Lui la aiutò a raddrizzarli e nessuno dei due nominò più il primo del mese.

Verso sera tornò alla casa di famiglia. Sul tavolo, lo schizzo per i lavori alla casa era ancora per più di metà vuoto. Aveva pensato di procurarsi prima un’abitazione come si deve e poi di restituire tutto quello che doveva da tempo. Ora che aveva saldato il vecchio debito e che forse la casa non aveva bisogno di grandi riparazioni, i soldi che gli avanzavano non gli rendevano affatto più facile parlare. Contò sessantotto monete dalla borsa e le posò a un angolo del tavolo. Le fissò per un po’, poi le rimise dentro una per una. Fuori passò qualcuno con fasci di foglie a spalla. Le estremità legate sfregarono contro il muro e il fruscio si allontanò da sotto la finestra. Lui alzò la testa e ascoltò. Anche quando il rumore divenne impercettibile, non si alzò.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'AI, ampliando 《长干行二首》 di Li Bai e il racconto originale di questo sito «Vecchi conti tra le prugne verdi». Personaggi, ditte commerciali, prezzi, geografia e cronologia sono interamente inventati; conserva il nucleo dell'opera originale: chiarire i vecchi debiti, restituire visibilità alla maestria artigiana e al lavoro, e ridefinire da adulti i termini dei rapporti. Non è una biografia del poeta.

Indice del libro · 38 capitoli
  1. Le prugne verdi nella manica
  2. Il vapore alla bocca dell’orcio
  3. Accettarne solo centosessanta
  4. Una cucchiaiata troppo dolce
  5. Una macchia d’inchiostro accanto al cavallino di bambù
  6. Le prugne si erano già ammorbidite
  7. Il giorno del ritorno alla barca
  8. L’accordo sfumato
  9. Una scodella lasciata a raffreddare
  10. La lingua non ricorda
  11. Lo spazio che non bastava
  12. Due copie dell’accordo di trasporto
  13. Le foglie lasciate per ora a riva
  14. La domanda rimasta in sospeso
  15. Sul fiume non c’è posto
  16. I noodles estivi hanno un sapore troppo forte
  17. Il padre è ancora a tavola
  18. Le foglie al sole
  19. Raccontare tutta quella notte
  20. Pranzo nel Vicolo delle Tegole
  21. Prima di saldare tutto
  22. Chi manca nel registro
  23. Tre giorni controcorrente
  24. Questi undici anni non sono stati vuoti
  25. Restituire un fascio alla volta
  26. Un piattino dal sapore più delicato
  27. I tre giorni di mia madre
  28. L’asprezza che non arriva
  29. Quando tornerai
  30. Diversamente da quando erano giovani
  31. Barche, alcune prima e altre dopo
  32. Un piattino di prugne fuori vendita
  33. La lanterna scende verso l’acqua
  34. Due giorni lungo il fiume, verso valle
  35. Sulla sua riva
  36. Le strade che voleva vedere da sé
  37. Una stanza in cui vivere
  38. C’è ancora spazio sulla pagina nuova

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