Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
L’insegna senza profumo
Ku Wuji · Creazione con IA · 11313 caratteri · circa 12 minuti
La prima volta consegnò otto rami: quattro rosa pallido e quattro bianco avorio. Gu Qing separò le corolle con carta usata. Passando accanto al muro curvo appena costruito, la cesta sfiorò leggermente il bordo dei mattoni e lei si voltò subito a guardare. Il muro non si attaccava più alle mani, ma sul bordo restava un granellino di sabbia che impigliò la carta d’imballaggio. Lei cambiò l’orientamento del foglio e non dispose più tutti i fiori verso l’esterno, come faceva prima per mostrarli alla gente.
Xu Tan selezionava la merce fuori dall’ufficio dei conti. Esaminati tutti e otto i rami, ne tenne sette e ne mise uno bianco avorio accanto alla finestra, dicendo che alla base dei petali c’era un alone troppo scuro. Gu Qing lo avvicinò agli occhi: quando aveva arricciato i bordi aveva avuto sulle mani del rosa pallido, e dopo essersi pulita non le era parso evidente. Stava per dire che anche i fiori bianchi del susino hanno un poco di rosso, ma vedendo il bianco pulito degli altri rami ritirò quello e disse che lo avrebbe sostituito la volta successiva.
Nell'ufficio non c'era ancora un armadio intero e i fogli dei conti erano tenuti fermi dentro una vecchia scatola da vivande. Entrando, Wen Jichang vide il rametto di pruno di seta in un vaso sotto la finestra, ne sfiorò i petali e chiese se si potesse aggiungere un po' di profumo, perché appena i clienti si avvicinavano finivano sempre per chiederlo. A quella parola familiare, Gu Qing non si sentì più in imbarazzo come al mercato ovest. Spiegò solo che sapeva riprodurre quel colore, ma non sapeva trattenere nella seta l'odore dei fiori veri.
“E immergerla nelle sostanze profumate?” domandò.
«Il profumo cambia e anche la seta cambia. Se adesso si sente, dopo la consegna potrebbe avere già un altro odore.»
Wen Jichang diede un’altra occhiata ai fiori, come se quel poco che l’artigiana si rifiutava di promettere togliesse prestigio al suo regalo. Accanto a lui, Xu Tan separò i sette rami che aveva accettato e disse che i mercanti venivano a discutere il prezzo del riso e che un profumo dolce tutt’intorno al tavolo sarebbe stato fuori luogo. Per di più, quei fiori servivano a pagare i lavori al muro, mica avevano ingaggiato una maga. Gu Qing fu sul punto di ridere, ma si trattenne per evitare che sembrasse schierarsi con la moglie contro il marito.
Alla fine Wen Jichang spostò il ramo rosso pallido vicino al proprio posto. Per quanto se ne lamentasse, non lo buttò. Chiese se si potesse accorciare un poco lo stelo. Xu Tan disse subito che il modello era già stato scelto, che per averne uno più corto bisognava farlo a parte e che non era il caso di cambiare anche la prossima consegna. Gu Qing si accorse che quelle parole le facevano molto piacere. Al mercato occidentale chi chiedeva dei fiori aggiungeva sempre una richiesta come niente fosse, quasi senza impiegare un filo di voce in più, mentre lei, tornata a casa, doveva far tardi un'altra notte.
Ne portò a casa un rametto e la nonna, vedendolo, chiese perché ne fosse avanzato uno. Gu Qing disse che si era sporcato e che chi ritirava la merce non l’aveva accettato. Shen Su lo prese, lo girò lentamente verso la luce e disse che il cliente guardava proprio per il sottile. Gu Qing si aspettava che le dicesse che si poteva riparare. A quella risposta si irritò un po’ e mise apposta il rametto lontano. La nonna non cercò di salvarle la faccia. Si limitò ad accostare ancora una volta un filo bianco al cuore del fiore e disse che, se l’avesse portato lei, quel colore non le avrebbe dato pensiero. Si sfilò quindi dai capelli la forcina di legno e provò a fissare il fiore alla tempia.
Il bianco riso si posò accanto ai capelli grigi e Gu Qing rimase incantata a guardare. Di solito della nonna vedeva soltanto le mani, le ginocchia e la vecchia giacca accanto al tavolo. Di rado si soffermava così a guardare come le stava un fiore. Shen Su chiese se fosse storto. Gu Qing allungò la mano per raddrizzarlo e d’un tratto rise, dicendo che, a vederlo addosso a lei, il signor Wen avrebbe detto a maggior ragione che non era adatto alle giovani. La nonna rispose che allora poteva dire che lei non era ancora abbastanza vecchia, e che non c’era bisogno di risparmiargli nemmeno quella battuta.
Quel giorno l’aiuto della nonna ad arricciare i petali ebbe un compenso. C’era da sbrigarsi con i fiori rimanenti e la nonna prese di sua iniziativa gli steli. Disse che poteva avvolgere il filo, ma che non sarebbe riuscita a infilarlo nell’ago sottile. Gu Qing mise da parte lo stelo che non poteva consegnare al cliente e le chiese se potesse contarlo come compenso per il lavoro su un fiore. Shen Su disse che, se si fosse messa un fiore, sarebbe stato perché le piaceva. Poi aggiunse che, se ad avvolgere filo si fosse fatto tardi per cena, sarebbe toccato a Gu Qing preparare da mangiare qualcosa di caldo. Gu Qing disse di sì, ma finì per dimenticarsene comunque una volta. L’acqua sul fuoco era già calata di un dito quando la nonna la chiamò battendo il cucchiaio di legno sul bordo della pentola, e si misero a ridere insieme.
L’undici del dodicesimo mese Gu Qing finì i tredici rami rimasti, compreso quello sostitutivo di pruno bianco, e li consegnò in due riprese. A ogni consegna Xu Tan spuntò la quantità ricevuta. Quando tracciò l’ultimo segno, Gu Qing tastò d’istinto il borsellino, che aveva ancora lo stesso piccolo peso di prima. Il lavoro dato in cambio dei venti rami era ormai nel muro. Non le tornava in mano per comprare altra seta. Alzò gli occhi verso la finestra dell’ufficio dei conti. Wen Jichang stava mostrando a un visitatore il ramo rosa pallido e gli diceva che il colore era proprio quello giusto e che chi l’aveva fatto stava lì, a ovest.
La cliente si chiamava Yao Liao e aveva una bottega di fiori al mercato orientale. Era più grande di Gu Qing. Entrando, la prima cosa che fece fu raccogliere con cura il mantello, per evitare di scrollare l’acqua piovana sul tavolo. Anche il suo modo di esaminare i fiori era diverso da quello di Xu Tan. Quasi mai piegava all’indietro i petali. Prima osservava come erano disposti sul ramo nel suo insieme, dal più vicino al più lontano, poi risaliva piano dalla base in cerca dei fili. Chiese se fosse la nipote di Shen Su. Gu Qing disse di sì. Sentire per primo il nome della nonna la fece sentire vicina a quella donna e le lasciò anche un piccolo rammarico che non sapeva spiegare.
Da bambina Yao Liao aveva visto fare i fiori da Shen Su. In seguito aveva aperto una bottega tutta sua e ora aveva tre donne che lavoravano regolarmente per lei. Non disse che voleva comprare in un colpo solo tutto il lavoro invernale di Gu Qing. Le chiese soltanto se l’indomani poteva portare qualche ramo al mercato orientale. Andavano bene sia quelli corti sia quelli lunghi. Prima bisognava vedere a chi venderli. Gu Qing annuì troppo in fretta. Yao Liao sorrise e disse: «Quando vieni, porta anche un ramo che non vuoi vendere. Voglio vedere che cosa piace a te.»
Per tutta la strada di casa si ripeté mentalmente il nome di quella bottega del mercato orientale. Sull’insegna c’era scritto «蓼花记», la Bottega del fiore di poligono. Il nome non era altisonante, ma suonava come quello di un posto che poteva andare avanti, diverso dal mezzo mattone che lei doveva portar via ogni giorno. Per prima cosa rimise in ordine i fiori di pruno e le camelie avanzati dalle vendite al dettaglio e ne scelse dodici. Tirò persino fuori la veste buona, prima di ricordarsi che non era un giorno di festa. La nonna le chiese perché si fosse messa di colpo a cercare vestiti. Lei disse che al mercato orientale volevano vedere la merce, poi le parve di averlo detto come se l’avessero invitata e aggiunse che volevano solo vedere, non era detto che comprassero.
La mattina seguente, di buon’ora, andò passando dal ponte sul fiume. Davanti al laboratorio di ombrelli dei Zhou c’erano già teli oliati stesi ad asciugare. Sentì quell’odore secco e aspro e ricordò la stecca spezzata sulla spalla di Zhou Jiping. Lui non era sulla porta: c’era soltanto una donna con una giacca corta, intenta a separare i manici lunghi dai corti. Vedendola guardare, le chiese se fosse venuta a ritirare qualcosa. Gu Qing scosse subito la testa e accelerò il passo, sembrando ancor più qualcuno che avesse davvero fatto qualcosa da spiegare.
Al mercato orientale la gente vestiva in modo più ordinato che a quello occidentale. Anche chi consegnava le merci aveva spesso una veste di ricambio. Fuori dalla bottega Gu Qing si batté l’orlo della gonna, tolse dal manico della cesta la stoffa vecchia che ci aveva avvolto, la infilò nella manica e solo allora entrò. Yao Liao stava dicendo a un aiutante di rifare l’imballaggio di una scatola di fiori. Vedendola arrivare, le fece spazio su un panno pulito accanto al banco. Mentre tirava fuori i fiori, Gu Qing ebbe improvvisamente paura di lasciare sul panno anche solo una traccia di fango e, senza pensarci, nascose dietro la schiena il fondo della manica.
Yao Liao si accorse che era tesa e la lasciò stare. Divise i fiori in due gruppi. Quelli da una parte potevano essere venduti come ornamenti per acconciature, quelli dall’altra stavano bene su un tavolo e si potevano proporre solo ai clienti abituali. Il ramo preferito di Gu Qing finì proprio nel secondo gruppo. Lei chiese perché. Yao Liao indicò la corolla e disse che sporgeva troppo in avanti e, portata all’orecchio, avrebbe coperto l’occhio. In un vaso invece stava bene, erano due usi di pari valore. Gu Qing provò a sollevare il fiore accanto alla tempia e infatti perse di vista l’angolo del banco. Le scappò da ridere e le passò un po’ del risentimento per averlo visto finire nel gruppo che credeva inferiore.
Quando discussero il prezzo, Yao Liao indicò quello che pagava ai fornitori, diverso da quello che Gu Qing chiedeva al mercato occidentale. Disse che al banco, alle scatole, ai garzoni e ai clienti che tornavano dopo una vendita sbagliata doveva pur pensare qualcuno. Se Gu Qing riteneva che tutto il sovrapprezzo della bottega fosse denaro sottratto a lei, poteva continuare a vendere a modo suo, senza forzarsi a lavorare insieme. Ascoltandola, Gu Qing vide che le tre donne dietro il banco erano tutte chine sul proprio lavoro. Una continuava a smontare e riavvolgere lo stesso fiore, con un mucchio di pezzetti di filo inutilizzabili davanti al tavolo. Solo allora capì quanto lavoro si facesse sotto quell’insegna, mentre si aspettavano i fiori in consegna.
Yao Liao era disposta a prendere dodici rami in due modelli per vedere come si vendevano. Dopo cinque giorni Gu Qing sarebbe tornata a controllare che cosa restava, avrebbe incassato per i fiori venduti e avrebbe potuto sostituire i modelli invenduti. Gu Qing non accettò subito. Chiese se poteva avere in anticipo metà del costo dei materiali. Yao Liao rispose che per la prima volta avrebbero fatto così, dato che nessuna delle due sapeva ancora se i clienti li avrebbero apprezzati. Se si fossero venduti ogni volta, avrebbero parlato di forniture regolari. Gu Qing era scontenta, ma alla fine scelse otto rami da lasciarle, si tenne gli altri quattro e disse che per stavolta preferiva partire con meno.
Yao Liao alzò gli occhi verso di lei. Non ritirò affatto l’offerta e disse soltanto al commesso di segnare otto rametti. Arrivato al nome del fornitore, il commesso chiese se dovesse scrivere famiglia Shen o famiglia Gu. Gu Qing disse «Gu Qing», con voce più forte di prima. La donna che avvolgeva il filo dietro il banco le lanciò un’occhiata e abbassò di nuovo il capo. D’un tratto Gu Qing provò un po’ di gioia. Quei due caratteri non appartenevano a sua nonna e non erano il modo di chiamare chi portava merce per conto altrui. Potevano restare lì per cinque giorni, insieme agli otto rametti fioriti.
Yao Liao la accompagnò alla porta e disse che in bottega non si scriveva il nome di tutti: sulle scatole sarebbe rimasto Liaohuaji. Gu Qing si fermò per un istante. Capiva che cosa significassero quelle parole, ma non voleva rinunciare del tutto alla gioia appena provata; disse soltanto che lo sapeva e che bastava annotare chiaramente il nome sul foglio. Yao Liao annuì, poi le raccomandò di non scegliere un giorno di pioggia la volta successiva: l'umidità delle scatole di fiori di seta non si scrollava via tutta scuotendo i vestiti sulla soglia.
Sulla via del ritorno, passando dai Wen, Gu Qing non bussò più per chiedere che qualcuno elogiasse i suoi fiori. Sul muro il pruno era in piena fioritura. Vedendo un mercante tendere la mano per tirare a sé un ramo, gli disse che era sottile e di non piegarlo, poi gli indicò il pruno di seta nella contabilità dei Wen. L’uomo sorrise e chiese se poteva entrare a vedere l’albero. Gu Qing guardò nel proprio cortile, dove la nonna sedeva in un punto luminoso e scuciva una vecchia borsa. Disse soltanto che l’albero si vedeva anche da oltre il muro e non aprì il portone.
Quella sera raccontò alla nonna degli otto fiori lasciati in conto vendita e le disse anche che aveva scritto il proprio nome. Shen Su ascoltò, fece girare tra le dita lo spillone col fiore e disse che la prima volta che qualcuno l’aveva chiamata maestra Shen, tornata a casa si era scordata di salare la minestra. In famiglia se n’erano accorti solo arrivando al fondo delle ciotole. Gu Qing le chiese se allora fosse stata contenta. La nonna guardò l’ombra sulla finestra e dapprima disse che era una cosa da poco. Poi, dopo un momento, aggiunse che sì, era stata contenta, come poteva non esserlo? Allora sorrise anche Gu Qing e mise i quattro fiori invenduti sotto la finestra. Le parve che nella stanza ci fosse un po’ più del solito di una luce di cui si poteva parlare o anche tacere.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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