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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

La porta dà dall’altra parte

Ku Wuji · Creazione con IA · 11736 caratteri · circa 12 minuti

Zhou Jiping era venuto a consegnare quattro intelaiature di ombrello ancora senza rivestimento, invece di un ombrello. Se le mise sulla spalla con le punte rivolte all’indietro. Per entrare nel vicolo della Pietra d’Oriente dovette girarsi per metà di lato. Gu Qing era davanti al portone dei Wen e osservava due carrettieri rimettere sul carro una lunga trave, senza che nessuno dei due riuscisse a cedere il passo all’altro. Chinò la testa per scansare la fila di punte, ma Zhou Jiping si era già fermato, come se avesse un occhio in più per lei.

«Dietro sporgono ancora di mezzo piede.» disse lui.

Gu Qing credette che parlasse dello strascico della gonna e si affrettò a sollevarlo. Lui rise, indicò le stecche d’ombrello sulla spalla e disse che, se lei non si spostava, lui non poteva farsi rientrare quel mezzo chi nel braccio. Solo allora lei vide che un lungo pezzo di legno bloccava il passo a lui, mentre l’ombrello che gli sporgeva da dietro la spalla bloccava lei. Si facevano cortesie a vicenda e ancora non avevano trovato spazio per passare. Alla fine il carrettiere mise il legno in verticale e solo allora riuscirono tutti a entrare in cortile.

Wen Jichang gli indicò il punto della stanza a nord da cui entrava la pioggia. Le vecchie tegole erano ancora da cambiare e con la pioggia non si poteva lasciare tutto aperto. Voleva tendere provvisoriamente un telo sotto il tetto, ma se fosse rimasto a ridosso della trave, a ogni folata vi si sarebbe raccolta l’acqua. Zhou Jiping aveva portato delle grandi armature da ombrello per provare la forma, deciso a evitare che i garzoni stimassero le misure a braccia. Aprì quattro armature sotto il vecchio portico. A una folata, le stecche di bambù risuonarono tutte insieme e nel cortile parve d’un tratto che si fossero alzati degli uccelli ancora senza tutte le penne.

Guardandolo misurare la larghezza con una cordicella, Gu Qing trovò che somigliasse un po’ a come si legavano i fiori, ma su una scala molto più grossolana. Gli chiese quanto potesse durare un’intelaiatura del genere. Zhou Jiping rispose che dipendeva se la usava per fare un ombrello o per riparare un’intera stanza. Indicò la trave spezzata e disse che poteva garantire per le stecche di bambù. Se la trave crollava, essere ombrellaio non l’avrebbe resa più leggera. Wen Jichang aggrottò la fronte. Xu Tan invece disse che era meglio chiarirlo subito, così quando pioveva non avrebbero finito per insultarsi a vicenda.

Finito il discorso, Zhou Jiping osservò dalla porta il passaggio dei carri. Prima del susino guardò i due solchi freschi lasciati dalle ruote. Poi andò alla porticina laterale in rovina a sud e sciolse il tralcio secco dall’anello. La porta era stata chiusa per metà e dietro le assi filtrava la luce del vicolo. Chiese se un tempo i carri del carbone entrassero da lì nella vecchia casa. Wen Jichang disse che nella pianta risultava così, ma che dal muro non l’aveva capito.

«Se il portone apre da questa parte, il carro entra seguendo il vicolo e in cortile non deve fare tutta la curva», disse Zhou Jiping.

Il cuore di Gu Qing ebbe un sussulto e lei quasi si precipitò a intervenire. Ripensò al carro del carbone di cui la nonna aveva parlato la sera prima e avrebbe voluto dire che stava proprio per chiederlo anche lei; temendo però di sembrare venuta apposta per rivendicare quell’idea, si trattenne. Zhou Jiping fece condurre un carro vuoto all’imbocco del vicolo, uscì per primo dalla porta rotta e tracciò con la suola, sul terreno, il percorso approssimativo delle ruote. Il vicolo a sud era più largo di Dongshi e, sul lato dell’acqua, restava anche un passaggio pedonale. Entrando da quella direzione, il carro davvero non avrebbe dovuto puntare verso l’angolo dove cresceva il susino.

Wen Jichang uscì dietro di loro, con uno strato di cenere bagnata sulle scarpe. Chiese se, spostando così la porta, si potesse trasferire anche la tettoia al portico meridionale, lasciando un cortiletto nell’angolo sudoccidentale di prima. Zhou Jiping prese la misura con una stecca d’ombrello e disse che la tettoia si poteva prolungare da quella parte, ma l’architrave andava calcolato separatamente: lui sapeva costruire l’ossatura, non fare prezzi al posto del muratore. Solo allora Gu Qing alzò gli occhi verso il susino. Le estremità dei rami poggiavano ancora sul vecchio muro; non era diventato irrilevante soltanto perché tutti parlavano rivolti altrove. Sembrava, piuttosto, che si fosse finalmente aggiunta una strada che non doveva passare attraverso di lui.

Lo stenditoio di zia Chen era di traverso proprio su quel passaggio. Lei arrivò con una bacinella di panni lavati e, vedendo tutti radunati intorno alla porta, si fermò. Zhou Jiping non aveva ancora finito di tracciare l'ultima linea delle ruote quando lei gli chiese se avesse calcolato bene anche come le sarebbero passate sopra i piedi. Wen Jichang si affrettò a dire che per ora stavano solo guardando. Lei posò la bacinella a lato del passaggio e disse che a guardare per primi erano in tanti, ma spesso si ricordavano che lì c'era chi stendeva i panni solo quando avevano già deciso tutto.

Gu Qing si affrettò a chiedere se si potesse spostare lo stenditoio verso il pozzo. La signora Chen la fissò. «Dalla parte del pozzo, il pomeriggio, non batte il sole. Non lo sai?»

Certo che lo sapeva. D’inverno la nonna doveva spesso cambiare tre volte verso a una trapunta perché si asciugassero anche gli angoli. Gu Qing aveva parlato troppo in fretta e per prima trovò sgradevole ciò che aveva detto. Si accovacciò per aiutare zia Chen a reggere il panno che stava scivolando oltre il bordo della tinozza. L’acqua fredda le colò dal polso fin dentro la manica. Avrebbe voluto trasformare la faccenda in un lavoro da fare con le mani. Zia Chen non ne approfittò per rimproverarla ancora. Le passò la tinozza ben ferma e le disse di togliersi dalla traiettoria delle ruote.

Venne anche nonna Liu, che vendeva fagioli sul ciglio della strada. Ogni giorno occupava con il suo banco un angolino accanto alla porta sud. Non aveva mai montato una tettoia, ma era lì da sei o sette anni. Se si fosse aperta la nuova porta, non avrebbe potuto lasciare la conca dei fagioli caldi dove passavano gente e carri. Wen Jichang disse che si poteva farle spazio all'altro capo. Nonna Liu chiese prima da dove tirasse il vento, poi se i clienti l'avrebbero vista. La voce era bassa, ma quelle due domande erano più difficili da risolvere che liberare un pezzo di terreno. Gu Qing aveva creduto che cambiando l'accesso la vita si sarebbe semplificata per tutti. Solo allora si accorse che quanto si risparmiava da una parte poteva tradursi in un po' di fatica in più da un'altra.

Zhou Jiping cancellò col piede i segni delle ruote a terra e li tracciò di nuovo. Il carro vuoto fu spostato all’imbocco del vicolo, i due carrettieri si misero in attesa accanto al muro e perfino il mulo girò la testa di lato. Xu Tan non mise fretta a nessuno perché desse subito il proprio assenso. Prima chiese all’anziana Liu di sistemare il suo banco di fagioli come faceva di solito, poi mandò un garzone a prendere due assi e a metterle sotto lo stenditoio di zia Chen, per misurare lo spazio che occupava davvero la stoffa quando pendeva.

Gu Qing fece un passo avanti e urtò il bordo della stoffa bagnata. Il tessuto le sfiorò il viso lasciando una striscia fredda; Zhou Jiping ne sollevò un lembo con una stecca d’ombrello e le disse di passare prima. Alzando gli occhi, lei vide una striscia di bambù spezzata infilata al suo polsino, simile a un ramo rotto che un fioraio non volesse buttare, e non poté fare a meno di allungare la mano per sfilargliela. Lui però disse che la teneva perché serviva: con le stecche corte si potevano riparare gli ombrelli piccoli, non tutto ciò che era rotto andava buttato. Lei gliela restituì e per un po’ nessuno dei due proseguì quello scherzo.

Quel giorno non si arrivò a un accordo. Wen Jichang doveva chiedere al muratore quanto sarebbe costato in più cambiare l'accesso, la signora Chen doveva vedere dove batteva davvero il sole del pomeriggio e a nonna Liu non bastava sentirsi dire che a tempo debito le avrebbero trovato un posto. Gu Qing però era più tranquilla del giorno prima, quando era tornata dopo aver visto l'atto. Almeno si erano allontanati dal cerchio di calce bianca e avevano visto che il cortile aveva più di un angolo. Fu lei a chiedere ai Wen se l'indomani si potesse prendere ancora in prestito un carro vuoto per fare un'altra prova. Poi riportò al suo posto lo stenditoio della signora Chen, per non lasciarglielo sistemare da sola.

Al momento di andare via, Zhou Jiping l’aiutò a sollevare la tavola. Lei gli chiese perché fosse disposto a restare lì un’altra mezza giornata. Lui disse che anche il carro con gli ombrelli della sua famiglia passava per quel vicolo e, se l’ingresso a est restava bloccato ogni giorno, tutti quelli che portavano la merce dovevano aspettare. Aggiunse che, se i Wen avessero montato bene il riparo, in seguito avrebbero comprato da lui la tela cerata. Anche lui aveva qualcosa da guadagnarci. A sentirlo, Gu Qing smise di affannarsi a ringraziarlo e gli chiese soltanto dove fosse la bottega. Lui indicò con il mento il ponte sul fiume e disse che era nella via dove sua nonna comprava il cordoncino di bambù, due porte più in là.

«E io che ti credevo un falegname.» disse lei.

«C’è anche chi crede che un ombrellaio sappia far smettere la pioggia per un po’.»

Gu Qing rise, ricordando i clienti che le chiedevano perché i suoi fiori di seta non profumassero. Questa volta, finalmente, non si sentì derisa. Vedendola ridere, Zhou Jiping le chiese se nel cesto ci fossero dei fiori e se potesse guardarne uno. Lo osservò da vicino, senza portarlo al naso; girò soltanto la base del gambo per vedere come il filo sottile avvolgesse il bambù. Gu Qing disse che quello era il punto che si teneva in mano per infilare il fiore fra i capelli, quindi non doveva essere ruvido. Lui annuì e disse che valeva anche per il manico degli ombrelli: comprandoli si guardava prima il telo, ma soltanto sotto la pioggia si scopriva quale parte si stringeva in mano.

Quando tornò a casa sul far della sera, Gu Qing aveva scarpe e calze fradice. Se le tolse e le mise ad asciugare accanto al focolare. Shen Su le vide una striscia di cenere sul viso, le porse un panno per pulirsi e le chiese se si potesse aprire quella porta. Gu Qing disse che ancora non lo sapeva e le raccontò per filo e per segno della signora Chen, di nonna Liu, del carrettiere e della tettoia per la pioggia. Quando sentì che aveva proposto alla signora Chen di spostarsi verso il pozzo, la nonna si lasciò sfuggire una risatina. Gu Qing disse subito che poi aveva capito di aver sbagliato, e che la smettesse di ridere. Shen Su si ricompose molto lentamente, lasciandosi metà del sorriso agli angoli degli occhi.

Le raccontò anche di quella mezza sagoma di carta. La signora Ji diceva che anni prima era stata lei a sbagliare il taglio in quel punto. Perché la nonna non l'aveva mai detto? Shen Su spinse avanti il setaccio del riso che aveva in mano e le disse di togliere prima i sassolini. Stavolta Gu Qing non abbassò subito la testa. Solo allora la nonna disse che quella volta i clienti avevano fretta, le cose da fare erano tante e non era possibile ricordarsi bene di tutto. Poi aggiunse che la signora Ji lavorava di mano grossa e che probabilmente alla fine era stata comunque lei a sistemare il taglio. Gu Qing ascoltò, senza sapere in quali parole ci fosse qualcosa che la nonna aveva davvero dimenticato, e in quali qualcosa che ancora si ostinava a tenere per sé.

Il giorno dopo, per la prova col carro, zia Chen accorciò un po’ lo stenditoio e la vecchia Liu girò i due piedi del suo banco da trasporto. Finalmente davanti all’ingresso a sud ci fu un tratto libero. Eppure la ruota s’incastrò lo stesso sulla soglia rotta. Il carrettiere diede una spallata e il carro vuoto balzò in avanti, mancando di poco le stecche di un ombrello. Zhou Jiping tese una mano per fermarle e Gu Qing afferrò in fretta l’altra estremità. Da una parte lui e dall’altra lei, indietreggiarono sotto il pruno con il telaio di bambù ancora senza rivestimento. Un rametto le sfiorò la sommità del capo e cadde un fiorellino, che si attaccò proprio alla parte umida della manica di lui.

Wen Jichang rimase a lungo accovacciato accanto alla porta. Alla fine disse che bisognava abbassare la soglia e rifare anche un breve tratto del portico a sud. Non bastava dire che si poteva risparmiare lavoro perché tutto quel lavoro sparisse. Il passaggio comodo tracciato prima per terra ora sarebbe costato mattoni, legname e manodopera. A sentir parlare di soldi, Gu Qing sentì ancora una stretta al petto, ma non lasciò andare l’intelaiatura dell’ombrello. Vide Xu Tan segnare le cifre col carbone lì accanto e poi cancellare un tratto col polpastrello, come se anche lei stesse decidendo che cosa tenere e che cosa togliere.

Il pomeriggio del venti He Fengqiu venne a vedere il muro. Picchiettò con un martelletto i vecchi mattoni accanto all’albero e disse che un muro diritto era il più semplice da costruire, che per fargli fare una curva ci voleva mezza giornata in più e che, se si voleva conservare il vecchio canale di scolo, bisognava anche scegliere a parte i materiali per la base. Wen Jichang guardò Gu Qing e lasciò la frase a metà. Lei capì che da quel momento salvare l’albero avrebbe richiesto più della sua volontà. Doveva metterci qualcosa che poi neanche lei avrebbe potuto destinare a piacere a qualcos’altro.

Tornata in camera, posò orizzontalmente sul tavolo il primo ramo di fiori di susino in seta e fece scorrere le dita sull'anello di filo sottile alla base. Per quanto fosse ben fatto, un ramo valeva sempre un ramo; ne servivano venti per formarne un mucchietto. Se voleva davvero scambiarli con un tratto di muro curvo, doveva prima chiarire i conti. Shen Su spostò il setaccio del riso e le liberò metà tavolo. Non cominciarono a discutere quale cosa valesse di più: trascinarono fuori insieme la cassa dei vestiti e sentirono le poche piccole filze di monete al suo interno urtarsi piano attraverso la vecchia stoffa.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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