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Un volume tra le mani

Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria

Fiori di pruno di seta sulla tavola

Ku Wuji · Creazione con IA · 11742 caratteri · circa 12 minuti

Wen Jichang era accovacciato davanti alla porta orientale a guardare una ruota. Il legname arrivato il giorno prima non era ancora stato scaricato tutto. Il carrettiere aveva condotto un mulo all'imbocco del vicolo e il carro, ancora mezzo carico, andava spinto a mano. La ruota toccava la base dello stipite e faceva rumore a ogni spinta. Quando vide arrivare Gu Qing, infilò prima il cuneo che teneva in mano sotto la ruota, poi si alzò. Sulla manica si era già fatto una striscia di polvere bianca.

Gu Qing lasciò da parte l’albero e chiese prima se lui potesse mostrarle l’atto d’acquisto della casa. Disse che non sapeva leggere tutti i caratteri e che avrebbe chiesto al signor Ding del mercato di venire a leggerglielo. Il foglio non sarebbe uscito di lì e lui non ci avrebbe aggiunto nulla di suo col pennello. Al nome di Ding Fengquan, Wen Jichang parve tranquillizzarsi un poco. Le chiese che cosa intendesse fare una volta capito l’atto. Gu Qing aveva preparato molte parole, ma quando si sentì fare la domanda rispose soltanto che voleva prima sapere che cosa c’era scritto a proposito del muro.

Wen Jichang guardò sua moglie. Xu Tan stava contando i legni corti scaricati dal carro; accortasi che la lunghezza non corrispondeva a quella del carico precedente, ordinò al garzone di tenere separati i due gruppi. Senza neanche voltarsi disse di lasciarglielo vedere: altrimenti oggi avrebbe chiesto dell'albero, domani del pozzo, e il lavoro si sarebbe fatto o no? Gu Qing si sentì un poco mortificata, ma Wen Jichang annuì e fissò un incontro prima di mezzogiorno. Disse che sarebbe venuto anche il venditore e avrebbero potuto fare le domande tutti insieme.

Andò a chiamare Ding Fengquan e contò cinque wen accanto al suo portapennelli. Il maestro li accettò, senza farsi indurre dalla prontezza con cui lei lo pagava a prometterle cose piacevoli. Trovò un fermacarte levigato, lo avvolse in un panno e lo portò con sé insieme a un pezzo di carbone. Disse che i caratteri sulla carta erano una cosa, ma che bisognava anche vedere dove passavano le linee sul terreno. Gu Qing gli chiese se dovesse chiamare la nonna. Lui disse che per leggere l'atto non c'era bisogno di farle prendere freddo. Se poi si fosse discusso di quanti anni avesse accudito l'albero, allora doveva essere lei stessa a dirlo.

All’incrocio Gu Qing restituì il cartamodello alla signora Ji. La signora Ji ne sollevò un angolo e sorrise, dicendo che allora c’era davvero ancora. Poi tenne fermo con un dito quel mezzo arco a falce e mostrò a Gu Qing, sul rovescio, una tacca più piccola di un’unghia. L’aveva fatta lei per errore quando l’aveva ritagliato e poi l’aveva rattoppata con carta inumidita. Lo disse con naturalezza, ma a Gu Qing tornò in mente la frase della nonna della sera prima, che i compratori conoscevano soltanto lei. Era come un filo sporgente all’interno del vestito, che non si riusciva né a tirare via né a far stare piatto.

Non si trattenne alla bottega della seta. Quando fece il giro per andare dai vicini, Lu Zhao era già arrivato. Il mediatore della vendita stava sulla soglia e gli spolverava il mantello, dove di polvere non ce n’era. Lu Zhao aveva più di cinquant’anni, il viso magro e il parlare concitato. Appena vide Gu Qing, le disse che in tutti quegli anni le aveva lasciate godere dell’albero senza mai chiedere un wen. Gu Qing rispose che proprio perché non aveva mai chiesto denaro, ora voleva capire bene come stavano le cose. Lui si voltò allora verso Wen Jichang, come se quella sola frase avesse fatto salire ancora un po’ il prezzo della casa appena venduta.

Nella sala principale avevano sistemato alla meglio un vecchio tavolo, con mattoni sotto le gambe. Wen Jichang spiegò l’atto di vendita e ne fermò un angolo con una ciotola vuota e pulita. Anche Gu Qing tirò fuori dal cesto il ramo di susino di seta, che aveva portato con sé perché non si schiacciassero le corolle. Lo posò sul bordo del tavolo e lì comparve un poco di un colore insolito per una trattativa su una casa. Il mediatore tastò il bordo di un petalo, disse che sembrava vero e chiese se si potesse avere profumato. Lei rispose di no e lasciò perdere l’occasione di parlare del prezzo dei fiori.

Ding Fengquan lesse per prima cosa il nome della proprietà e i quattro confini. A est dava sul Vicolo di Pietra, a sud sul Vicolo delle Sofore, a ovest arrivava al muro del cortile dei vicini Gu, a nord confinava col vecchio canale. A sentirle leggere, quelle parole erano molto più chiare di quando Gu Qing cercava di decifrarle da sé, eppure dietro ogni frase restava qualcosa che non si vedeva. Chiese al maestro di rileggere il confine occidentale e, quando arrivò a «muro del cortile», domandò da quale parte si dovesse contare il tronco incastrato nel muro.

Il maestro non tracciò subito una linea col carbone. Chiese a Wen Jichang di condurli ai piedi del muro, poi si accovacciò a esaminare le giunture dei mattoni. Il vecchio muro era stato costruito in più riprese. Al centro c’era un tratto di mattoni più scuri, come se anni prima fosse crollato e fosse stato ricostruito. Il tronco del pruno spuntava di sbieco proprio da quel tratto, la corteccia premuta contro i bordi dei mattoni. Il lato più grosso era effettivamente nel cortile dei Wen, ma le radici avevano da tempo oltrepassato quel «fino a» scritto sulla carta. Gu Qing sperava di sentirgli dire che l’albero spettava ai Gu. Si sentì dire soltanto che l’atto non menzionava l’albero a parte.

Il mediatore disse subito che non aveva mai sentito di un albero elencato a parte nella vendita di una casa. Anche Lu Zhao annuì e disse che, se avessero dovuto inventariare ogni ciuffo d'erba, nessuno gli avrebbe mai cercato un compratore. Wen Jichang non annuì. Chiese al maestro se occorresse aggiungere un altro atto per poter iniziare i lavori. Ding Fengquan disse che non spettava a lui stabilire quale famiglia avesse ragione. Se entrambe fossero rimaste sulle proprie posizioni, potevano chiamare qualcun altro a prendere le misure e discutere da dove venisse il vecchio muro. Ci sarebbero voluti tempo e denaro e, anche dopo aver misurato, non era detto che le vecchie radici si mettessero a crescere lungo una linea.

Gu Qing, un po' delusa, non si trattenne dal dire che la nonna se n'era presa cura per più di dieci anni. Lu Zhao replicò subito che anche lui aveva lasciato loro raccogliere le prugne e usare il cortile vuoto per stendere le coperte, e che anche questo doveva pur contare. Mentre parlava alzò la voce. Il mediatore si affrettò a sorridere e intervenne per smorzare i toni, riconducendo tutti i rapporti tra le due famiglie a un affetto di vicinato durato anni. Per la prima volta Gu Qing trovò insopportabile quell'espressione, «affetto di vicinato». Pareva capace di inghiottire, come un sacco senza fondo, tutta la fatica di cui lei voleva parlare.

Tornarono a sedersi nella sala principale. Lu Zhao raccontò come la vecchia casa fosse andata in rovina e come si fosse trovato a doverla vendere in fretta. All’inizio nessuno aveva voglia di ascoltarlo. Aveva un fratello minore che non poteva più vivere da solo e che aveva già mandato da certi parenti in una contea vicina, pagando ogni mese per il suo mantenimento. Aveva già smontato e venduto più volte del legname della casa per coprire le spese, e a ogni pezzo tolto la casa sembrava meno abitabile. Il prezzo di vendita non era una somma così tonda come pareva a dirla. Una parte era già destinata ad altri e con quel che gli restava doveva ancora affittarsi un alloggio. Arrivato a quel punto tacque all’improvviso, come se temesse che, continuando, si sarebbe messo a implorare la comprensione di estranei.

Nemmeno Wen Jichang gli fece pesare le difficoltà della propria famiglia: chiese soltanto al mediatore di contare con precisione le vecchie casse che, secondo l’accordo, sarebbero state portate via. Gu Qing guardò la mano con cui Lu Zhao stringeva il laccio del mantello e ripensò a come, poco prima, lo avesse immaginato intento ad aspettare che altri lavorassero, forte di una casa inutilizzata. Sentì di nuovo il viso scaldarsi. Ma l’albero andava comunque spostato e sua nonna abitava ancora dietro il muro: quel lieve senso di colpa non aveva risolto il suo problema.

A mezzogiorno Xu Tan portò una brocca d’acqua calda e due focacce grossolane. Non invitò tutti a sedersi su una lunga stuoia. Diede a ciascuno un pezzetto e disse che, finché non avessero riparato il focolare, c’era solo quello. Gu Qing stava per rifiutare dicendo che la nonna l’aspettava a casa per pranzo, ma le brontolò la pancia. Addentò la focaccia a testa bassa, temendo che qualcuno vedesse quanto in fretta mangiava. Xu Tan era già tornata alla porta a discutere con chi trasportava il legname per un pezzo che mancava di mezzo chi. Nessuno la guardava.

Ding Fengquan disegnò per terra col carbone i muri, il pozzo e le porte, poi chiese a ciascuno di indicare i punti che conosceva. Gu Qing vide che il pozzo di casa sua era più vicino all’albero di quanto avesse detto, ma vide anche che la via carrabile nel cortile dei Wen era spezzata in più tratti dal vecchio focolare, dal portico in rovina e dai rami del susino. Wen Jichang indicò il portone a est con la punta della scarpa e disse che, se il carro entrava con il davanti verso la casa e il retro verso il portone, si riusciva ancora a scaricarlo. Il secondo carro doveva però aspettare nel vicolo e, quando pioveva, la merce non poteva restare fuori a lungo.

«Spostando l'albero, qui si riesce a fare manovra?» chiese Gu Qing.

«Si guadagnerebbe questo angolo.»

«Solo quest’angolo?»

Wen Jichang la guardò senza rispondere subito. Gu Qing pensò che stesse esitando e stava per incalzarlo, quando Xu Tan disse da fuori che non c’era solo l’angolo. C’erano anche la tettoia per ripararsi dalla pioggia e il posto dove dovevano stare quelli che scaricavano la merce. Non si poteva ogni volta mettere in conto i carri e lasciare le persone fuori dal disegno. Posò un pezzo di legno di traverso sulla linea di carbone e lo spazio che un momento prima sembrava ancora ampio si fece subito stretto.

Gu Qing aveva sperato di appellarsi a quel «solo un angolo» per riguadagnare un po’ di spazio. Ora non poté che accovacciarsi e spostare i trucioli caduti vicino alla linea di carbone. Quando faceva fiori, poteva fare spazio al petalo più bello e nascondere dietro gli altri. Al magazzino, però, non si potevano ripiegare all’indietro anche le spalle dei facchini. Chiese se ci fosse un altro posto per la tettoia. Xu Tan disse che stavano ancora cercando, ma i lavori già previsti non potevano restare fermi ad aspettare.

In quel momento dal vicolo si sentì di nuovo la voce della zia Chen. Un carro di telai vuoti di bambù bloccava la pertica su cui stendeva le tele. Lei voleva sfilarla da sotto il carro, ma il carrettiere diceva che era pericoloso che continuasse a passare di lì. Gu Qing stava per alzarsi quando Wen Jichang uscì e sollevò un’estremità della pertica. Lui e la zia Chen fecero un passo indietro ciascuno e la sfilarono, lasciando una striscia bagnata vicino alla ruota. Gu Qing guardò la porta laterale malridotta sul lato sud. Fuori di lì lo spazio pareva più largo che nel vicolo Dongshi. Stava per chiedere, quando il mediatore diede un colpetto sulla manica a Lu Zhao e gli ricordò in fretta che aveva un altro appuntamento.

Prima di andare, il venditore le disse che, se si riusciva a lasciare l’albero dov’era, lui non aveva nulla in contrario. Bastava che non gli chiedessero indietro il denaro che aveva già speso. Gu Qing disse di aver capito, senza aggiungere che non aveva mai pensato di chiedergli soldi. Capiva che sarebbe stato inutile dirlo. Lu Zhao non era nella posizione di mettere da una parte suo fratello, dall’altra il proprio albero e da un’altra ancora i carri dei Wen e chiedere a tutti di aspettare un anno.

Prima di andarsene, Ding Fengquan cancellò metà delle linee di carbone tracciate a terra, lasciando il muro, il pozzo e la porta a est. Disse che, se Gu Qing voleva fare altre domande, poteva partire da quel disegno, senza affannarsi a mandare a memoria le parole del contratto. Avvolse il fermacarte e non si fece pagare altro. Gu Qing lo accompagnò alla porta con un senso di vuoto, come se i cinque wen spesi di prima mattina le fossero serviti solo a capire che la faccenda era più complicata di quanto pensasse, senza darle una strada da seguire.

Quando rientrò, Shen Su aveva già scaldato il pasto due volte. Gu Qing aveva fretta di dirle che nell'atto non c'era una voce a parte per l'albero. La nonna però le chiese prima se avesse usato la scodella di qualcun altro e se la focaccia fosse pulita. Stufa delle domande, Gu Qing rispose che non era una bambina e tirò fuori il pezzo di focaccia che non aveva finito. Shen Su lo prese, ne staccò un boccone, masticò per un po' e disse che nemmeno in casa Wen ci si sedeva sempre a tavola trovando tutto pronto. Gu Qing pensava di darle una buona notizia leggendole il foglio. A quelle parole il vuoto che sentiva le parve ancora più difficile da spiegare.

Raccontò tutto da capo, senza mettere in bocca a nessuno parole più aspre di quelle che aveva detto. Finito di ascoltare, Shen Su si strofinò lentamente le mani sulle ginocchia e chiese se fuori dalla porta sgangherata a sud ci fosse il posto dove i Chen mettevano di solito lo stenditoio. Gu Qing alzò la testa e chiese come facesse a sapere che voleva proprio informarsi su quella porta. La nonna disse che, quand'era piccola, di lì passava il carbonaio. Il carro non riusciva a svoltare e bisognava scaricarne metà in strada. Tutti trovavano la cosa scomoda e alla fine avevano murato l'apertura.

Sentendo la parola «scomodo», per la prima volta Gu Qing non la prese subito come un invito a lasciar perdere. Andò alla finestra, sfilò il ramo di pruno di seta dal vaso vuoto e lo rimise nel cesto, pronta a tornare l'indomani. Il fiore finto era rimasto sul tavolo per tutta la mattina a far compagnia a chi discuteva. Aveva ancora lo stesso colore e non aveva dimostrato nulla per lei. Gu Qing si ricordò però della domanda di Xu Tan su dove si sarebbero messe le persone. Tornata in cortile, misurò a passi lo spazio libero dal pozzo alla porta.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Il fresco profumo non è nella seta
  2. Il luogo cerchiato di calce bianca
  3. Forbici al chiaro di luna
  4. Fiori di pruno di seta sulla tavola
  5. La porta dà dall’altra parte
  6. Due piccole filze di monete
  7. L’arco a cui si è fatto spazio
  8. L’insegna senza profumo
  9. La paga di mezza giornata
  10. Fiori che non sono fiori
  11. Nelle scatole dopo la neve
  12. Quanto costa un fiore
  13. La vigilia di Capodanno in casa d’altri
  14. Dopo la fioritura
  15. Stampare il nome sulla carta
  16. Una ciotola di riso non più caldo
  17. La prima volta non si può rifare
  18. Le scatole restituite
  19. Un cortile per due
  20. La pioggia scorre nel vecchio fosso
  21. I conti di Xiaoman
  22. Un posto libero accanto all'ombrello
  23. La primavera che vogliono i clienti
  24. I fiori rimasti sul tavolo
  25. La strada di una persona sola
  26. Il quinto mese non sarà per gli affari
  27. Chi guarda i fiori
  28. Il terzo borsellino
  29. Come fare con l’albero d’estate
  30. Prima di salire a bordo
  31. La prima tappa per via d’acqua
  32. Le foglie di loto devono ancora schiudersi
  33. Quel fiore in mezzo all’acqua
  34. Al ritorno, senza rincorrere la fioritura
  35. L’ombra estiva del pruno
  36. Fare un altro fiore nuovo

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