Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
Fare un altro fiore nuovo
Ku Wuji · Creazione con IA · 10403 caratteri · circa 11 minuti
Il quindici del sesto mese il primo petalo di loto si aprì fra le dita di Gu Qing. Non era rosso, ma del colore dell’acqua al chiaro di luna, con una punta albicocca pallida e due pieghe appena accennate lungo il bordo. Shen Su lo guardò e disse che era troppo chiaro. Gu Qing lo spostò alla luce e poi di nuovo all’ombra. Disse che il fiore visto dalla barca cambiava appena si spostava la luce, e che lei stava facendo il fiore del momento in cui la luce si ritirava.
La nonna rifletté per un po’ e lasciò perdere il proprio loto grigio. Accostò un gomitolo di filo grosso al centro del fiore. Le sembrava che Gu Qing avesse lasciato troppo vuoto e con un dito aggiunse un ciuffetto. Il fiore prese subito corpo. Lo guardarono ancora e alla fine Gu Qing tolse la metà di quel che avevano messo. Shen Su borbottò che qualsiasi cosa facesse, finiva sempre per disfarla, ma sorrise e riavvolse sul rocchetto il filo tolto. Continuò a darle una mano anche se la nipote non le aveva dato retta.
Xiaoman arrivò nel pomeriggio con due tese di cappello, per provare a usare solo una curva della foglia di loto. Gu Qing distese una foglia intera e Xiaoman ne ripiegò il fianco all’interno. Di colpo non sembrò più una foglia, ma un lembo di vento che si era appena sollevato. A Gu Qing piaceva quella piega, ma non voleva piegare allo stesso modo il proprio petalo intero. Ne fecero uno ciascuna e li misero uno accanto all’altro. Xiaoman scelse il suo, Gu Qing fece lo stesso. Per tutto il tempo in cui avevano lavorato insieme, a nessuna delle due erano cresciute le stesse mani dell’altra.
Chiesero a Shen Su di scegliere, ma all'anziana piacque il groviglio grigioverde che avevano staccato senza ricavarne un fiore. Disse che le sarebbe stato bene sulla tesa. Gu Qing scoppiò a ridere e le chiese come mai, quando le chiedevano seriamente un parere, lei si rifiutasse di collaborare. La nonna rispose che alla sua età voleva guardare solo quello che le piaceva. Prese davvero il groviglio e se lo appuntò con due giri di filo. Non aveva forma di fiore né di foglia. Rimasero tutte e tre a guardarlo nello specchio di bronzo per un bel po'. Xiaoman disse che sembrava un fagiolo ancora nel baccello e l'anziana rispose che anche i fagioli andavano bene, almeno davano da mangiare.
Gu Qing mostrò il loto intero a un cliente che faceva ventagli. A lui serviva per dei ventagli estivi e non voleva un fiore troppo grande. Scelse invece la semplice foglia curva di Xiaoman e chiese se poteva farne due paia. Gu Qing promise di riferire la richiesta, senza dire che il suo fiore aveva richiesto più lavoro e che avrebbe dovuto preferirlo. Quando il cliente se ne andò, le rimase un po’ di disappunto. Girò e rigirò il fiore fra le mani e infine lo posò sul piattino accanto alla finestra, ammettendo che, almeno per il momento, era proprio lei a volerlo tenere più di chiunque altro.
Lei e Xiaoman non lavoravano più insieme tutti i giorni. Xiaoman aveva gli orari della bottega di cappelli, Gu Qing le giornate da dedicare alla fioreria e ai clienti occasionali. Quando usavano entrambe un modello, lo mettevano per iscritto, e il resto lo facevano ciascuna per conto proprio. Discutevano ancora per un fermaglio e una volta Gu Qing dimenticò di dare le misure e pagò di tasca sua il lavoro da rifare. Shen Su non doveva più cucinare ogni giorno per tre. Se Xiaoman capitava all’ora di pranzo si aggiungeva una ciotola, altrimenti Gu Qing non le chiedeva perché non mangiasse con loro.
Il caldo di luglio era intenso, ma il fosso sotto il pruno andava ancora controllato; un'altra piccola zona di foglie era stata rosicchiata dagli insetti. Qiu Shen era passato e aveva riscosso, come sempre, il compenso per la cura dell'albero. Nel cortile interno dei Wen, l'espositore dei campioni era stato tolto e lo spazio serviva ora a depositare temporaneamente casse vuote, senza ostacolare le radici né chiudere il passaggio dell'acqua. Guardando dal pozzo, Gu Qing vedeva talvolta la signora Meng portare nuovi colori, talvolta soltanto Achun passare con una gerla vuota: non pesava più dentro di sé la merce altrui ogni volta che la vedeva.
La bottega di ombrelli della via sud era più affollata di quanto si aspettasse. Quando andava a sedersi lì, spesso i clienti la tenevano fuori dalla porta, e Zhou Jiping non poteva sempre posare il lavoro per farle compagnia. Una volta, stufa di aspettare, fece per andarsene. Lui le corse dietro e le disse che lo sgabello lì dentro era ancora al suo posto. Gu Qing guardò e lo vide coperto di carta nuova per ombrelli. Risero insieme. Lui fece un po' di spazio e lei si sedette a cucirsi il polsino, senza passare il pomeriggio a lavorare gratis per lui e senza chiedergli di chiudere prima solo perché l'aveva fatta aspettare.
Più tardi lui venne a trovarla all’ombra estiva di casa sua. Shen Su tirò fuori apposta quel coso grigioverde a forma di fagiolo e chiese se se ne potesse legare uno anche in cima all’ombrello. Zhou Jiping rispose di sì e chiese anzitutto che aspetto avesse un fagiolo. Con tutta quella serietà lasciò l’anziana senza parole, e Gu Qing rise tanto che le tremava la mano con le forbici. Lui gliele prese, le posò dove non davano fastidio e aspettò che avesse finito di ridere prima di ridargliele. Quell’intimità non portò con sé promesse per tutte le estati a venire. Le loro mani sapevano già come lasciarsi spazio attorno a un tavolo stretto.
Dopo il viaggio, i giorni non furono tutti di agio. In autunno piovve a lungo due volte e si vendettero meno fiori comuni. Gu Qing attinse un poco alla riserva e la reintegrò a fine mese. La nonna continuava a vedere male gli aghi sottili che aveva davanti e, col freddo, il ginocchio le faceva più male. Non rimandavano più la prossima uscita a un anno d'abbondanza che di sicuro sarebbe arrivato. Parlavano dei posti vicini che volevano vedere e, il giorno in cui gambe e tempo fossero andati d'accordo, avrebbero cominciato con un pezzetto di strada.
Il ventisei dell’undicesimo mese di quello stesso anno, il pruno fiorì di nuovo. La fioritura non copriva tutto l’albero. Sul ramo verso il magazzino c’erano meno fiori, mentre il rametto sottile che si vedeva dalla finestra ne era fitto. Di buon mattino Gu Qing andò ad attingere acqua e si fermò accanto al pozzo per distinguere il colore dei fiori di quell’anno. Sulle punte delle dita aveva ancora un po’ dell’appretto leggero usato la sera prima per avvolgere gli steli. Era passato un anno da quando il muro aveva preso quella curva, un po’ di verde cresceva nei giunti di malta, ma il tronco era ancora lì. Non aveva cambiato posto solo perché qualcuno aveva fatto un lungo viaggio.
Tornò in casa a prendere seta nuova. Nell’angolo della finestra il primo vecchio ramo di pruno sporgeva di sbieco dal divisorio di carta. Le punte dei petali erano ingiallite e il rosa delicato di un tempo era sbiadito fin quasi a sparire. Il giro di filo attorno allo stelo l’aveva stretto appena prima della partenza. Tese la mano per spolverarlo senza rimetterci il rosa. Anche sul loto del colore dell’acqua al chiaro di luna, fatto d’estate e posato accanto, c’era un velo di polvere, mentre il loto grigio di Shen Su stava in un’altra scatola. Non aveva disposto insieme quei tre vecchi fiori come se in tutto l’anno avesse fatto bene solo tre cose. Semplicemente, non se la sentiva di buttarne via nessuno.
La nonna era già alzata e sedeva vicino alla tenda di bambù con la ginocchiera. Chiese se Gu Qing volesse fare ancora un fiore di pruno bianco e le disse che nell'armadio c'era stoffa rossa di qualche anno prima. Gu Qing rispose che avrebbe cominciato dal rametto di oggi e provato il rosso un'altra volta. Si spostò più volte davanti alla finestra per guardare e soltanto allora si accorse che il fiore fatto all'inizio dell'undicesimo mese aveva boccioli tanto grossi che sembravano voler sbocciare tutti in una volta. Sul ramo vero che aveva davanti adesso, invece, i boccioli erano ora radi, ora fitti, e non volevano saperne di affollarsi secondo le sue regole.
Tolse tre boccioli e lasciò un vuoto. Non era il modello asimmetrico di Xiaoman né il vecchio bordo arricciato di Shen Su. Era il pruno di quell'anno che incontrava il vento di quell'anno. Lavorò senza fretta. Dopo aver guardato i petali alla luce, li portò in ombra per guardarli di nuovo. Appena tinti, li stese ad asciugare e aspettò che l'appretto fosse secco prima di farli stare in forma. La nonna avvolse due steli, smise quando le si raffreddarono le mani e andò dai Chen a sentire di chi fosse il gatto saltato sulla tettoia la notte prima. Prima di uscire non chiese a Gu Qing a che ora sarebbe stato pronto il pranzo.
Gu Qing era sola in casa. Nel pomeriggio arrivò un cliente, proprio il compratore che l’anno prima al mercato occidentale le aveva chiesto del profumo. Forse non si ricordava di lei. Disse soltanto che aveva sentito che lì si facevano fiori di seta e che ne voleva due rami da mettere vicino alla finestra a nord, per avere un po’ più di luce d’inverno. Gu Qing gli mostrò il vecchio susino di seta e spiegò che quello era il colore dopo un anno. Quelli nuovi sarebbero stati più vivaci e col tempo sarebbero sbiaditi anche loro. L’uomo si chinò ad annusare e chiese se davvero non ci fosse neanche un po’ di profumo.
Rispose che non profumavano. Per il profumo si poteva mettere a parte un sacchetto odoroso, senza appoggiarlo sulla seta. Non si servì di quella domanda per condurre il cliente sotto l'albero e prendere in prestito il suo profumo a riprova della bontà dei fiori. Quello disse che andava benissimo così, perché in casa c'era chi tossiva al sentire profumi intensi. Bastava riprendere la forma del vecchio fiore di pruno, senza fare ogni bocciolo così pieno. Gu Qing prese un foglio e segnò due rametti, disse che costavano diciotto monete l'uno e fissò il ritiro a tre giorni dopo, senza spacciare per pronto il rametto ancora umido.
Quando il cliente se ne fu andato, lei portò l'acqua verso il pozzo e soltanto allora sentì un poco di profumo dei fiori di susino. Non riempiva tutta la casa e non c'era sempre: quando il vento si spostava, si attenuava. Rimase lì a guardare un petalo cadere sulla pietra bagnata, ricordando le forbici che una volta aveva alzato a mezz'aria sotto la luna; ora, accanto alla sua mano, tagliavano soltanto fili. Quando arrivò, la nonna aveva con sé un pacchettino di prugne aspre. Vedendola ferma lì, non le disse di tornare subito al lavoro, ma allungò lei stessa le mani a prendere l'acqua.
Sul far della sera Zhou Jiping venne a restituire il morsetto di legno che aveva preso in prestito, senza portare altri doni. Gu Qing lo chiamò alla finestra a vedere il ramo nuovo di quell’anno. Lui guardò prima quello vecchio, riconobbe il giro di filo che lei aveva aggiunto in seguito e disse che reggeva ancora. Lei rispose che, finché reggeva, l’avrebbe tenuto, senza agghindarlo per farlo sembrare giovane. Lui rise e allungò una mano per raddrizzare un petalo. Lei gliela scostò con un colpetto e gli disse di lavarsi prima, perché aveva ancora le dita unte.
Lui andò a lavarsi le mani al pozzo, dove la nonna attingeva acqua. Si dissero qualcosa e risero insieme. Dalla finestra Gu Qing vide il suo mezzo tavolo, la bacinella lavata tante volte e un tratto di ramo del pruno oltre il muro curvo. D’un tratto non ebbe più voglia di dire che, nel suo insieme, era stato un buon anno. Infilò l’ultimo filo del ramo nuovo sotto il supporto, lasciandolo abbastanza lento da non stringere, poi ripose il ramo nel divisorio di carta per ricontrollarlo l’indomani.
Shen Su entrò portando l’acqua e chiese se l’anno dopo sarebbero andate ancora a vedere i loti. Gu Qing alzò lo sguardo e l’anziana rise per prima. Disse che mica bisognava tornare così lontano. Potevano prima vedere se ne avevano piantati dalle parti di Luwan e, se camminare fosse stato troppo faticoso, potevano anche solo guardare l’acqua dal carro. Gu Qing disse che a primavera avrebbe chiesto, senza trasformare quelle parole in un ordine da evadere a ogni costo. La nonna si sedette, prese una prugna aspra e gliela porse, poi si mise ad assaporare con calma le altre.
La finestra era rimasta socchiusa. In cortile Zhou Jiping si scrollò l’acqua dalle mani e rientrò per abbassarle un poco il ripiano alto. Il primo vecchio ramo di pruno in seta restava nell’angolo della finestra e quello nuovo riposava quieto nel suo scomparto di carta. Il vento passò tra i fiori di pruno veri sopra il muro e sfiorò le dita di Gu Qing. Lei chinò la testa per nascondere di nuovo quel pezzetto di filo allentato e lasciò la finestra com’era.
· Fine del testo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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