Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
La prima tappa per via d’acqua
Ku Wuji · Creazione con IA · 11212 caratteri · circa 12 minuti
Quando la barca lasciò Yunjin, Gu Qing stava cercando il sacchettino del sale. L’aveva sistemato in un posto così comodo che ora non riusciva a trovarlo. Si chinò, sollevò due strati di abiti asciutti e all’improvviso sentì un’oscillazione sotto di sé. Quando rialzò la testa, i portatori sulla riva si erano già ridotti a una fila di piccole figure e fra la barca e il molo si era aperta una striscia d’acqua grigia e lucente. Non aveva visto sciogliere l’ultima cima: era come se la porta più importante di quella giornata si fosse aperta da sola mentre lei teneva la testa china.
Shen Su si reggeva all'ingresso della cabina e guardava la riva, senza metterle fretta. La signora Chen le aveva già salutate ed era tornata a lavare la stoffa. Anche Zhou Jiping le aveva accompagnate soltanto fino all'imbocco del vicolo. Nessuno era rimasto sulla riva ad agitarle la mano. All'inizio Gu Qing sentì un po' di vuoto. Solo quando si accorse che quella striscia di tetti grigi dietro la porta ovest della città era ormai alle sue spalle, capì che non doveva voltarsi a rispondere a nessuno. Ripose il sale al suo posto, si sedette accanto alla nonna e ascoltò l'acqua battere a colpi regolari contro la barca.
Il vento del dodici del quinto mese non era freddo, ma sulla faccia si sentiva diverso da quello del cortile. Veniva dritto, senza passare per l’angolo di un muro. Sulla barca c’erano due coniugi che vendevano pettini, una donna che tornava a casa dei genitori con i suoi attrezzi per tessere e due ragazzi diretti a Nanpu da parenti. Più rumorosa di tutti era un’oca chiusa in una gabbia di bambù. Il venditore di pettini si scansava ogni volta che passava di lì e l’oca si ostinava ad allungare il collo per andargli dietro. Shen Su la guardava trattenendo il riso. Gu Qing temette dapprima che l’oca beccasse la nonna. Solo quando vide chi governava la barca spostare la gabbia a poppa si rilassò anche lei.
Pagarono i centosessanta wen che restavano per l’andata. La cuccetta era sul lato interno, proprio a portata di mano dal montante di legno appena inchiodato ben saldo. Gu Qing posò il poggiapiedi. Una volta seduta al sicuro, la nonna allentò un poco lo strato esterno della ginocchiera per non tenerlo sempre chiuso. Nella cabina c’era odore di legno umido e di fagioli cotti, tutt’altro che gradevole. Gu Qing pensò alla carta asciutta per i fiori che aveva a casa e all’improvviso avrebbe voluto aprire un po’ di più la finestra, ma lo stretto battente era già spalancato.
Consumò in fretta il primo pasto. La barca si fermò a un piccolo approdo dove sulla riva vendevano zuppa. Il barcaiolo concedeva solo pochi minuti. Gu Qing tornò con due ciotole che il venditore le aveva prestato e che bisognava restituire appena finito. Per paura di fare tardi, al primo sorso si scottò tanto da non sentire più la punta della lingua. Shen Su mangiava invece con calma, tirò fuori dalla zuppa una fetta di tofu per lasciarla raffreddare e chiese a Gu Qing che fretta avesse, come se dovesse masticarsi anche tutti quei minuti. Alla fine Gu Qing finì per prima e riportò a terra anche la ciotola della nonna.
Di notte le assi erano più dure del letto di casa e a ogni giro su un fianco si sentiva il fruscio dei propri vestiti. Qualcuno russava, qualcuno chiamava un figlio nel dormiveglia, mentre l’oca non emetteva un suono. Gu Qing si svegliò tre volte e ogni volta, per prima cosa, cercò a tastoni la nonna per sentire se fosse ancora lì. Alla terza l’anziana le fermò la mano: «Hai la mano fredda». Gu Qing la ritrasse, ma la nonna gliela posò sulla propria coperta e le disse di smetterla di misurare le ore a forza di tastare se lei c’era.
Il tredici fecero scalo a Shixian. La bottega nuova di Luo Yi era poco lontana dall’approdo. Gu Qing, in piedi sul bordo della barca, vide il colore dell’insegna. Non ci andò. La sosta serviva soltanto a scaricare la merce e la nonna, per di più, aveva dormito poco la notte prima. Pensava che le sarebbe dispiaciuto. Quando il corso d’acqua curvò e una fila di case nascose la bottega, dentro di lei non si mosse quasi nulla. La venditrice di pettini accanto a lei disse che la cipria di quel negozio era profumata e che c’era già andata a comprarla. Gu Qing disse soltanto che anche i fiori erano fatti a Yunjin, senza sentire il bisogno di precisare da quali mani.
Nel pomeriggio il battello raggiunse un tratto più largo e di colpo le due rive si fecero lontane. Shen Su si appoggiò all'ingresso della cabina e tacque a lungo. Gu Qing le chiese se fosse stanca. Lei scosse la testa e dopo un poco disse: «A continuare ad andare, l'acqua si allarga davvero».
Gu Qing avrebbe voluto dire che anche prima era già un fiume e che la faccenda non era così semplice. Vedendo metà del viso della nonna illuminato dai riflessi vividi dell'acqua, si inghiottì la frase. Nemmeno lei, a quell'ora e da quel punto, aveva mai guardato una distesa d'acqua che non dovesse affrettarsi ad attraversare. Alcuni alberi sulla riva parevano scivolare lentamente all'indietro, come spinti dal vento, e la barca andava più piano di quanto avesse immaginato. Rimase a guardare anche lei, finché il riverbero non le fece bruciare gli occhi.
Quel pomeriggio ci fu una breve folata di vento a favore. L'acqua sminuzzava le ombre accanto alla barca e a Shen Su tornò in mente chissà da dove una melodia, di cui canticchiò piano due note. A Gu Qing suonò familiare e le chiese se fosse quella che cantava un tempo in cucina. La nonna disse che non l'aveva mai cantata, che era stonata come una campana. Gu Qing era sicura di ricordarne un verso e provò a continuare, andando sempre più fuori tono, finché la gente nella cabina si voltò. Smise subito, ma fu come se finalmente Shen Su avesse riconosciuto qualcosa. Disse che non faceva così, che la prima nota doveva essere più bassa.
Passarono mezza giornata a correggersi a vicenda senza ritrovare la melodia; in compenso videro con grande chiarezza l’una sul viso dell’altra la stessa ostinazione a non ammettere di aver stonato. Alla fine Shen Su disse ridendo di lasciar perdere: tanto il vento, anche se l’aveva sentita, non sarebbe venuto a reclamarne un’altra frase. Gu Qing tese la mano fuori dalla cabina, lasciò che il vento le sostenesse per un momento il palmo, poi la ritirò. Di rado lasciava a metà qualcosa che non riusciva a fare senza sentirsi in debito con qualcuno; in quel momento, però, voleva soltanto sentir canticchiare ancora una volta l’anziana, anche sbagliando.
La donna che viaggiava nel loro scompartimento con i pezzi di un telaio si sedette accanto a Shen Su e le chiese se fosse di Nanpu. La nonna stava quasi per annuire di nuovo. Mosse le labbra, poi disse di no, che ci andava per la prima volta. La donna fece «oh» e si mise a raccontare quale approdo costava meno e a quale foce c’erano più zanzare, senza per questo guardarla dall’alto in basso. A sentire quel «per la prima volta», Gu Qing abbassò la testa per tener fermo il lembo della veste della nonna che il vento aveva sollevato, con un sorriso che non riuscì a nascondere del tutto.
La mattina presto del quattordici, quando scese dalla barca, Shen Su aveva le ginocchia rigide. Si tenne a un montante per un bel po’ prima di mettere piede sulla passerella. Gu Qing andò a riva per prima e le tese la mano. A metà dell’asse, la vecchia si fermò di colpo, mentre sotto di lei l’acqua oscillava in pieni bagliori. Dietro c’era gente che aspettava e Gu Qing stava per metterle fretta, ma la barcaiola alzò la mano per fermare chi veniva dopo e disse alla vecchia di guardare il palo sulla riva, senza abbassare gli occhi. Shen Su tenne lo sguardo fisso in quel punto e finalmente riuscì a portare avanti l’altro piede.
Una volta a terra, l’anziana aveva la fronte tutta sudata. Gu Qing voleva chiederle se si fosse pentita, ma vedendo che la destra della nonna la stringeva ancora, per il momento tacque. Si sedettero sotto una tettoia dove si mangiava. La nonna prese soltanto mezza ciotola di pappa di riso e, dopo aver guardato a lungo le barche che andavano e venivano, disse che quel giorno non voleva più mettere piede su quell’asse che ballava. Gu Qing vide che stavano per mollare gli ormeggi della loro barca e pensò ai sei giorni di viaggio per Nanpu. Mosse appena la punta del piede verso l’approdo, poi la ritrasse.
Sbarcarono i bagagli a Ludu e decisero di fermarsi una notte. La barca su cui erano arrivate non le avrebbe aspettate e prenderne un’altra per il resto del viaggio costava un po’ di più. Gu Qing pagò secondo le condizioni su cui si era già informata, senza mettersi a discutere col barcaiolo come se con un biglietto si potesse andare dappertutto. Quando la barca salpò, l’oca tornò a starnazzare e allungò il collo da un lato della gabbia. La donna che vendeva pettini le salutò con la mano. Seduta sulla riva a guardare, Shen Su disse di colpo a Gu Qing: «Lei sì che ha più coraggio di me.»
Parlava dell'oca. Gu Qing rise tanto che per poco non lasciò cadere il rotolo della coperta. Rise anche la nonna, poi tirò un lungo respiro e disse che finalmente sotto i piedi non c'era più acqua. Non che fosse particolarmente affezionata a quel piccolo approdo. Lì poteva semplicemente stare seduta senza oscillare. Una donna invitava i viaggiatori ad alloggiare nella sua locanda. Gu Qing andò a vedere il letto e il focolare, poi tornò a chiedere alla nonna di dare un'occhiata di persona. Il gradino basso all'ingresso era più facile da superare della passerella della barca, e la nonna scelse di fermarsi lì.
Di notte a Ludu si sentivano le rane. Neanche il letto della locanda era morbido, ma la coperta era stata al sole e ne conservava un odore ruvido. Gu Qing cambiò alla nonna il panno caldo sul ginocchio e si appoggiò al bordo del letto. Di colpo aveva tanto sonno che anche le parole le uscivano più lente. Shen Su le disse di salire a riposare, senza aspettare che il panno diventasse freddo. Si sdraiarono una dopo l’altra. Fuori dalla finestra camminavano sconosciuti, nessuno conosceva loro due e non c’era un solo fiore che aspettasse di essere legato da Gu Qing prima che spegnesse la lampada.
Il mattino dopo Gu Qing si svegliò tardi e si tirò su di scatto, convinta di aver perso la barca. La nonna si stava pettinando e le disse che il locandiere si era informato. La prossima barca sarebbe arrivata solo nel pomeriggio e dopo mangiato avevano ancora tempo per andare a vedere le ceste di bambù vicino al ponte. Gu Qing uscì. Il sole scaldava già e l’approdo non aveva chiuso solo perché lei si era svegliata tardi. A una bancarella scelse un tubetto di bambù in cui pensava di mettere i modelli dei fiori. Lo tastò, poi lo rimise giù e andò a scegliere due focaccine calde. Quel giorno non fece colazione in piedi.
Alla nonna piacque il motivo sui cesti di bambù e trattenne Gu Qing per mostrarle in quale punto somigliava al filo avvolto attorno a uno stelo. Il venditore, a sentirla, rise e disse che quello che intrecciava era un occhio di pesce, mica un fiore. Shen Su non se la prese. Abbassò la testa, seguì con un dito il percorso delle strisce di bambù e non comprò nulla. Gu Qing guardò i capelli bianchi della nonna schiacciati sotto la tesa e d’un tratto volle ricordare tutta la scena, pur sapendo che una volta a casa forse non avrebbe saputo dire in che direzione passava ogni singola striscia.
Il quindici, quando nel pomeriggio si imbarcarono di nuovo, Shen Su ebbe ancora paura della passerella e serrò le labbra, ma il piede non rimase fermo così a lungo. Gu Qing aspettò sulla riva che la nonna arrivasse vicino a lei prima di prenderla, mentre il barcaiolo le dava appoggio dall’altro lato. Con il loro aiuto non dovette superare la paura tutta d’un fiato. Una volta seduta, l’anziana si tastò il ginocchio, poi toccò il solido montante accanto a sé e disse che il legno di quella barca era più chiaro di quello dell’altra.
Sulla nuova barca non c'era l'oca e a Gu Qing parve quasi che mancasse una vecchia conoscenza. Al tramonto passarono per Liuwan. Sulla riva alcuni bambini correvano dietro al vento sollevando bacchette sottili a cui era legato un lembo di stoffa rossa, che sventolava sempre dalla parte opposta. Gu Qing li guardava assorta e solo quando Shen Su la chiamò si accorse che qualcuno chiedeva in prestito un po' di sale. Prese il sacchettino che il primo giorno non riusciva a trovare e ne diede un pizzico a una donna della cabina, senza dover più frugare sotto due strati di vestiti asciutti.
La notte del sedici la barca procedeva piano. Chi era al timone chiese ai passeggeri di non sedersi accanto al bordo finché non avessero superato il tratto di bassi fondali. Gu Qing tornò a sedersi in cabina e ascoltò il rumore dell’acqua sotto lo scafo farsi più sottile, poi tornare via via più pieno. La nonna si svegliò da un breve sonno e chiese se fossero quasi arrivate. Lei rispose domani, se il viaggio fosse andato liscio, domani. Shen Su chiuse gli occhi e disse a voce bassissima che cominciava a sentire un po’ la mancanza di casa. Subito dopo aggiunse che doveva ancora vedere i fiori di loto.
Seduta ai piedi del letto, Gu Qing si astenne dall’esortarla a resistere ancora e dal dirle che, dopo tanta fatica per arrivare fin lì, non le era permesso sentire la mancanza di casa. Le porse l’acqua tiepida, aspettò che avesse bevuto e posò la ciotola in una nicchia di legno. Alle sue spalle la finestrella della cabina lasciava passare un riquadro di notte. Le luci della riva apparivano e scomparivano. La barca continuava ad andare avanti e anche quella parte di loro che aveva nostalgia di casa poteva accompagnarle a sud per un’altra notte.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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