Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
I conti di Xiaoman
Ku Wuji · Creazione con IA · 11024 caratteri · circa 11 minuti
Il primo giorno del terzo mese Gu Qing passò davanti alla bottega di cappelli senza entrare. La bottega era stretta. All’ingresso pendevano cappelli di paglia e di stoffa. In cima c’era un vecchio cappello di feltro grigio con tre fiori azzurri infilati di lato nella tesa. Il terzo pendeva basso, come se non fosse ben legato. Gu Qing si fermò a guardare e pensò che quel fiore sarebbe caduto di sicuro. Si voltò per andarsene, ma non fece molta strada e si fermò di nuovo dall’altro lato di un banco di pettini di bambù.
A comprare cappelli vennero due donne della tintoria, ciascuna con una macchiolina azzurra sulla manica. Quella più alta si calcò in testa il cappello grigio e la tesa le scese sulle sopracciglia. La più bassa gliela tirò un po’ su, ridendo che sembrava una vecchia guardia di carovana. Un anziano nella bottega fece per avvicinarsi, ma uscì prima Xiaoman, che sollevò il terzo fiore e indicò alle due la chiusura sottile nascosta sotto. Il fiore non si era allentato. Quello più basso si poteva alzare con il cordoncino oppure portare aderente alla tempia.
La donna più alta fece mezzo giro e raddrizzò la schiena. Quando finiva il lavoro teneva sempre i capelli ben stretti sotto un panno, ma per provare il cappello tirò fuori due ciocche ai lati e se le attorcigliò fra le dita. A quel piccolo gesto, Gu Qing capì che il cappello serviva anche a chi non usciva per andare a un banchetto. Alla donna tre fiori parevano troppi, così Xiaoman ne staccò uno per farle vedere e disse che quello tolto si poteva avvolgere a parte e che, per lavare il cappello, si poteva sfilare l’intero mazzetto.
Dalla bottega arrivarono voci che contrattavano e alla fine il cappello più caro non fu venduto. La donna ne scelse uno economico di tela blu, con due fiori azzurri, comprò a parte una piccola fibbia e si voltò chiedendo alla compagna di controllarle la nuca. Passando davanti al banco dei pettini di bambù, Gu Qing sentì la più bassa dire che la prossima volta ne avrebbe voluto uno verde, come una foglia di fagiolo appena nata. Dentro di sé continuava a trovare troppo freddo il verde sulla testa, ma non riusciva più a trovare una ragione che potesse vietargli di esserlo.
Xiaoman l’aveva già vista e le fece cenno dalla porta. A Gu Qing non restò che entrare. Aveva pensato di cominciare col dire che ultimamente i fiori le erano venuti bene, ma vedendo i petali asimmetrici sparsi sul tavolo le chiese invece come facessero quei fiori a reggere al vento. Xiaoman le mostrò l’occhiello di filo nascosto sotto il piccolo fermaglio. Non si dilungò sulla bontà della sua idea. Sollevò un cappello e lo scosse. I fiori si mossero con lui, ma gli steli tennero.
«È piuttosto solido», disse Gu Qing, e subito aggiunse: «Questa parte che pende continua a piacermi poco».
Xiaoman sorrise. «A me piace proprio perché da questa parte pende.»
Il negoziante, di cognome Fei, spinse con un piede uno sgabellino verso Gu Qing perché si sedesse e continuò a prendere la misura della testa di un cliente con una fascia da cappello. Non aveva preso Xiaoman come apprendista. Le pagava gli ornamenti a pezzo, i modelli restavano di Xiaoman e, se un cliente li voleva diversi, prima chiedeva a lei. Gu Qing lo sentì chiamarla semplicemente signorina Dong, senza dirle maestrina né manovale. Rimase seduta un poco e si accorse che quel modo di chiamarla le bruciava più del proprio cartellino.
A casa provò a fare un fiore della forma che aveva visto. Le mani tendevano ancora a lavorare i due lati alla stessa profondità. Quando girò il fiore, il lato più basso pareva malato. Se lo trovava troppo basso lo alzava, se lo trovava vuoto aggiungeva petali e, a furia di ritocchi, ne venne fuori una pesante sfera blu. La nonna la vide dalla finestra e disse che sembrava un panino al vapore tinto. Gu Qing le disse che non ne capiva niente, poi lo prese, lo scosse un poco e si mise a ridere anche lei. Solo dopo quella risata si decise a togliere i petali aggiunti.
Provò per altri due giorni, ma il lato da lasciare vuoto continuava a non venirle bene. Sapeva avvolgere il filo. Era che appena faceva meno le sembrava di dare meno del dovuto, e ogni volta che vedeva un vuoto sentiva di doverlo riempire. Mise i tre panini azzurri venuti male in fila sul ripiano basso. Shen Su li chiamò Da Qing, Er Qing e San Qing, ma quando la chiamò a mangiare gridò Lao Qing. Gu Qing, irritata, andò a toglierli, ma l’anziana li difese. Disse che quella risata se l’era pagata e che non le avrebbe lasciato portare via i panini.
Il quarto giorno tornò alla bottega delle guarnizioni per cappelli, portando cinquanta wen. Dieci erano per chiedere a Xiaoman di insegnarle per un pomeriggio a modificare la chiusura e l'arricciatura esterna, senza bisogno di una cerimonia di apprendistato. Gli altri quaranta, se Xiaoman avesse accettato, erano per comprare un modello di petali arrotolati utilizzabile alla festa dei fiori primaverile, per venti dei quaranta fiori ancora da fare per la bottega Yao. Per usarlo in seguito per altri clienti ne avrebbero discusso a parte: comprare un fiore da cappello non significava comprarne il modello per tutta la vita. Aveva impiegato molto tempo a calcolare quella somma e temeva ancora che l'altra la giudicasse scarsa, ma non presentò più in anticipo quel denaro come un favore.
Xiaoman lasciò dov’erano i quaranta wen e chiese prima quanti fiori avrebbe fatto e chi li avrebbe comprati. Gu Qing cerchiò il venti sul foglio e aggiunse che la bottega di Yao voleva due colori, senza riprendere per tutti l’azzurro del cappello grigio. Xiaoman prese il carboncino e tracciò due archi, uno grande e uno piccolo: «Se lo cambi così, il centro del fiore rimane un po’ scoperto e si vede di lato. Come scriviamo i nomi?»
«Modello di Dong Xiaoman, realizzazione di Gu Qing.»
Xiaoman la fissò per un momento, come per capire se la frase fosse fatta per suonare bene quel giorno e basta. Gu Qing evitò di aggiungere che in passato aveva già pensato di scriverlo. Disse soltanto che allora aveva avuto paura che la titolare pensasse che da sola non sapesse farcela. Nella bottega il titolare Fei discuteva con un cliente della circonferenza del cappello, a voce così alta da coprire quasi la seconda metà della frase. Xiaoman la sentì comunque, prese il pennello e accanto a “二十” (venti) aggiunse i due caratteri “此批” (questa partita). Le disse che la prossima volta doveva farselo ricopiare in chiaro da qualcuno che sapesse scrivere, perché la sua grafia era tutta storta.
Il pomeriggio in cui imparò a fare quel fiore, per la prima volta Gu Qing si prese un colpetto sul dorso della mano. Xiaoman la toccò con una stecca sottile di bambù per farle allentare il pollice, così il petalo non sarebbe scattato indietro. Gu Qing cercava sempre di tenere la forma con una mano e legarla con l’altra. Xiaoman le fece invece usare la curva del bordo del cappello come sostegno, così non doveva stringere tutto in mano. Lei allentò un poco la presa e, come previsto, un angolo azzurro pallido si distese verso l’esterno lungo il bordo, come quando qualcuno rilassa le spalle tese.
Quando il fiore fu pronto, non resistette e se lo rigirò sul palmo per guardarlo da ogni lato. Xiaoman si mise al suo fianco e le fece notare che era ancora troppo tondo e che, appuntato al cappello, avrebbe guardato in su. Gu Qing strinse i denti, tolse due fili e sistemò di nuovo la forma. Pensò a quanto le desse fastidio, un tempo, che gli altri dovessero rifare il lavoro, e a quanto desiderasse quel giorno che qualcuno le indicasse proprio quel punto. Xiaoman non si fece pagare di più per questo, ma al tramonto sgombrò il tavolo. L’indomani aveva un altro lavoro e non poteva trattenersi.
Gu Qing tornò a casa col nuovo campione. Lungo la strada comprò due focacce con cipollotto, una per la nonna e una da mangiare camminando. Si unse il polsino e d'un tratto non ebbe nemmeno voglia di affrettarsi a casa per lavarlo subito. Il fiore che aveva fatto non apparteneva interamente a lei, eppure la gioia che sentiva nelle mani era concreta, perfino più immediata che scrivere il proprio nome sulla carta dei fiori.
Il sei andarono insieme alla bottega Yao per vedere il resto dell’ordinazione. Gu Qing chiarì subito che venti rami sarebbero stati fatti sul modello di Xiaoman e che lo avrebbe pagato lei, senza addebitarlo a Yao Liao. Yao Liao esaminò il modello e disse che, purché fosse adatto all’uso, si poteva tranquillamente indicare chi l’aveva creato. In negozio li avrebbe comunque venduti la Bottega Liaohua, e il cartellino sarebbe andato dentro la confezione, senza occupare spazio dove i clienti sceglievano i fiori. Xiaoman accettò, ma volle vedere prima il cartellino definitivo. Gu Qing ascoltò senza affrettarsi a rispondere per lei.
Vedendo quei fiori di altezze diverse, Yao Liao chiese se sistemarli di lato nelle casse non li avrebbe schiacciati. Gu Qing tirò fuori il divisorio che aveva modificato e, per la prima volta, non si affrettò ad assicurare che non ci sarebbe stato alcun problema. Ne misero sei nella cassa per prova e la riaprirono il giorno dopo: il lato più basso era rimasto schiacciato. Ognuna delle tre prese un fiore e guardarono tutte nello stesso punto. Xiaoman rientrò di mezzo fen il petalo più basso, Gu Qing tagliò più largo il bordo dello scomparto e la signora Han eliminò per loro un nodo della corda. Scrivere i nomi non aveva risolto da solo il problema: ciascuno dei venti fiori richiedeva ancora tutto quel lavoro.
Gu Qing chiese a Xiaoman di occuparsi soltanto dei venti steli grezzi di quella partita, sempre a due wen l’uno, da consegnare in tre volte. Se un cambio di modello deciso da Gu Qing avesse richiesto di disfarli, il lavoro sarebbe stato pagato a parte. Gli impegni di Xiaoman alla bottega di cappelli restavano quelli di prima e lei disse subito in quali due giorni non poteva venire. Mentre le indicava gli orari, Gu Qing li segnò a carbone sul proprio foglio, senza riempire tutti gli spazi vuoti di giorni in cui aspettarla.
Alla seconda consegna degli steli grossi, Xiaoman arrivò con un quarto d'ora di ritardo. Gu Qing alzò la testa e aveva già aperto bocca quando si ricordò che Xiaoman le aveva parlato di una tinozza di tintura nuova che non poteva lasciare incustodita. Xiaoman mise da parte uno stelo difettoso. Disse che, nel serrarlo, gli aveva dato un giro di troppo. Se lo sarebbe riportato a casa per riavvolgerlo e non lo contava fra quelli consegnati. Gu Qing lo prese in mano. Teneva bene, ma il filo si era sfilacciato. Se l'avesse accettato, non ci sarebbe più stato un criterio per distinguere il lavoro buono da quello malfatto. Glielo restituì, ritirò gli altri come pattuito e non colse l'occasione per rinfacciarle vecchi errori.
Quel pomeriggio controllò da sola cinque fiori finiti, strofinandone delicatamente i punti più sottili con un vecchio panno e cambiando lato per verificare se perdessero colore. Sua nonna le chiese se fosse valsa la pena scrivere quel cartellino. Lei sollevò il panno di prova e disse che, ne fosse valsa o meno la pena, prima bisognava fare bene quello. Dopo cinque passate, il panno bianco era ancora bianco. Lo lavò e lo mise ad asciugare. Entrarono due ragazze che volevano comprare qualche fiore: guardarono prima i suoi petali piatti, poi quelli arrotolati di Xiaoman. Ne scelsero uno ciascuna, senza che nessuna dicesse che l’altro era brutto.
Uscendo dalla bottega, Xiaoman chiese all'improvviso: «Ci sono ancora quei tre panini blu?»
Gu Qing, sorpresa, le chiese come facesse a saperlo. Xiaoman rispose che il giorno prima la nonna era passata a consegnare della stoffa in tintoria e ne aveva parlato tanto che ormai lo sapeva quasi tutto il vicolo. Gu Qing diventò rossa e borbottò che la nonna aveva la lingua troppo svelta. Xiaoman rise al punto di doversi reggere allo stipite. Alla fine Gu Qing non distrusse quei tre fiori. Ne lasciò uno all'angolo dello scaffale per piegarlo quando provava un nuovo appretto, così non avrebbe più dovuto fare la coraggiosa a spese della merce buona.
L’otto fu pronta la prima etichetta interna. Gu Qing era ancora lenta a leggere e chiese a Ding Fengquan di ricopiare la frase su cui si erano accordate. I caratteri non dovevano essere grandi, bastava che fossero leggibili. Il vecchio Ding la lesse a entrambe e aspettò che ciascuna desse il suo assenso prima di ritagliarla e infilarla nella scatola di prova. Gu Qing sentì che il bordo della carta era un po’ sfrangiato e ripensò al timbro di una volta, quello che avrebbe portato soltanto il suo nome. Se allora l’avesse fatto davvero incidere, adesso avrebbe dovuto aggiungere comunque un’altra riga.
Quando tornò a casa, la nonna stava cucendo la fodera di un cappello marrone chiaro. Era un cappello vecchio che la zia Chen non voleva più. L’anziana aveva ricucito lo strappo e voleva portarlo fuori per ripararsi dal sole di primavera. Gu Qing prese il fiore nuovo e lo provò sul lato del cappello. Shen Su lo guardò a lungo, poi indicò il petalo più basso e disse che lì sembrava che qualcuno l’avesse urtato e storto. Gu Qing rise e girò un po’ il fiore di lato, lasciando il petalo alla stessa altezza. «Se non ti piace, posso farne uno pari», disse. La nonna si guardò ancora un po’ e finì per scegliere proprio quello storto, poi lo indossò e andò al pozzo a specchiarsi nell’acqua.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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