Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
Un cortile per due
Ku Wuji · Creazione con IA · 11125 caratteri · circa 12 minuti
La mattina in cui Xiaoman venne a ritirare il fiore oro pallido, Gu Qing spolverò due volte lo stelo. Lasciò la base com'era, senza disfarla per controllare e senza ricopiare il fiore per conservarne un esemplare. Xiaoman mise il fiore nella scatola stretta che aveva portato e chiese come andasse il lavoro in quei giorni. Gu Qing rispose che procedeva più piano di prima. Xiaoman disse che anche lei andava piano. Se sbagliava anche solo un tratto di una guarnizione nuova, doveva disfare tutto il giro. Sulla soglia parlarono per un po' di quei lavori malriusciti che ormai non servivano a niente. Quando si salutarono, con loro stessa sorpresa, non erano rigide come il giorno in cui avevano fatto i conti.
Gu Qing si voltò per chiamare la nonna e mostrarle il fiore, ma scoprì che in casa non c’era nessuno. La pappa di riso sul focolare era ancora tiepida ed era stata lavata una sola scodella. Shen Su non aveva lasciato un biglietto. Conosceva pochi caratteri e quando usciva di solito arrivava appena all’imbocco del vicolo. Gu Qing andò prima al pozzo e poi a casa dei Chen. Zia Chen le disse che l’anziana era uscita di buon’ora con un fagotto di stoffa e che pareva diretta dalla signora Ji.
Stava per andarle dietro quando con la manica rovesciò una ciotola vuota accanto al focolare. La ciotola rimase intera e rotolò sul pavimento fino al piede dell’armadio. Gu Qing si chinò per raccoglierla. Non arrivandoci con la mano, tirò fuori tutto l’armadio. Dietro comparvero insieme ragnatele e anni di polvere grassa. Sotto c’era anche un vecchio bottone di rame, quello della casacca blu di suo padre. Lo riconobbe e, quando lo raccolse, le rimase sul polpastrello uno strato di polvere appiccicosa.
Gu Qing si sedette sullo sgabellino e aspettò che l’agitazione le passasse. La nonna era andata dove c’era gente. Non occorreva riportarla subito a casa come un ago dimenticato fuori. A poco a poco spazzò via quel che si era accumulato sotto il mobile, una stecca di ventaglio rotta, mezzo nocciolo di giuggiola, grumi di farina duri come sassi. Più spazzava, più le sembrava che quelle cose avessero passato lì tanto tempo quanto lei, e che ciascuna si fosse trovata un proprio nascondiglio.
Shen Su tornò verso mezzogiorno con un vasetto di fagioli di soia fermentati e un fagotto di stoffa grigia. La stoffa l’aveva tolta la signora Ji da qualcosa che aveva sostituito. Il bordo era ancora buono e Shen Su voleva usarlo per rattoppare il cuscino strappato della zia Chen. Gu Qing le chiese se avesse mangiato e l’anziana disse che di là avevano fatto delle focacce e che ne aveva mangiata una. Gu Qing stava per chiederle perché non l’avesse chiamata, ma la vide togliersi la veste senza riuscire ad alzare il gomito destro e le chiese invece dove mettere per il momento la stoffa.
«Mettila ai piedi del mio letto. Non scambiarla per uno scampolo e tagliarla di nuovo.»
Gu Qing disse di sì. Mangiò da sola il porridge tiepido, mentre Shen Su sedeva davanti alla bocca del focolare a togliere i vecchi fili dalla stoffa. Nessuna delle due si affrettò a rimediare a quel pasto consumato separate facendone un momento di riunione familiare. Finito di mangiare, Gu Qing portò dell’acqua e chiese se, visto che avevano già spostato l’armadio, valesse la pena di pulire anche la parete dietro. L’anziana disse che sopra il focolare non ci si arrivava, che per il momento lasciasse stare e che sotto invece si poteva.
Lavorarono insieme per un pomeriggio intero. Gu Qing salì su uno sgabello per pulire la fuliggine e Shen Su glielo tenne fermo. Gu Qing non volle che la nonna reggesse lo sgabello troppo a lungo e scese a cambiare l'acqua. Appena lei si voltò, però, l'anziana prese la spazzola lunga e cercò di raggiungere la fessura più nera. La spazzola smosse un pizzico di polvere che le cadde proprio sulla punta del naso e tutte e due starnutirono insieme. Gu Qing fu la prima a piegarsi dal ridere e si rovesciò l'acqua sulle scarpe. Shen Su brontolò che rideva come un'ochetta e poi non riuscì a trattenersi neanche lei.
Un piede dell’armadio era più corto e da sempre ci avevano messo sotto un pezzo di carta da fiori ripiegato in quattro. Gu Qing lo sfilò. Sul retro c’era l’anatra rossa della sua infanzia, con un «青» scritto storto sulla pancia. Lei non ricordava a che età l’avesse disegnata, ma la nonna ricordava che allora non potevano permettersi il colorante rosso. Gu Qing aveva messo a mollo in una ciotola la vecchia carta scolorita della porta, ne aveva ricavato il colore per un’anatra rosso grigiastro e l’aveva tenuta stretta a sé tutta la notte. Il giorno dopo aveva una macchia rossa sul cuscino e una sul viso.
«E allora mi hai sgridata o no?»
«No.» disse Shen Su troppo in fretta.
Gu Qing si voltò a guardarla e gli angoli della bocca della nonna cedettero per primi: «Ti sgridai. Dissi anche che, se l'avessi rifatto, non ti avrei più dato carta». Ripiegò il vecchio disegno come prima. «Poi rubasti un foglio da incartare le medicine e facesti qualcosa di ancora più brutto».
Gu Qing disse che a quanto pare prometteva bene già da bambina. La vecchia afferrò lo straccio umido per dargliene una. Gu Qing si guardò bene dallo scansarsi e si ritrovò con una striscia nera sulla fronte. Provò a pulirla con la mano e non fece che allargarla. Quando uscirono insieme dalla cucina, nel cortile c’era un gatto che annusava i pennelli messi ad asciugare. Vedendole non scappò e con la coda sfiorò la gamba del tavolo appena pulita.
Il quindici del secondo mese Gu Qing faceva i campioni in cortile e aveva disposto un solo vassoio di pezzi da montare. La nonna le chiese se le avrebbe ancora permesso di lavorare. Lei alzò gli occhi sulle nocche dell’anziana. Shen Su rivestì a metà uno stelo grosso e lo agitò per mostrarglielo: «Questo riesco a farlo, i centri neri sottili non li vedo bene. Ne finisco tre e poi porto la stoffa a Qingniang.»
«Fanne due e poi riposa.» disse Gu Qing; subito dopo si premette la lingua contro i denti, «Vedi tu se hai le mani fredde.»
Shen Su abbassò la testa e continuò ad avvolgere il filo. Gu Qing avvicinò un poco il braciere e lasciò com’era il numero stabilito. Il filo sul terzo stelo era lento. L’anziana lo disfece e lo rifece da sé, senza volerlo mescolare a quelli sul vassoio che Gu Qing doveva consegnare. Finito il lavoro, prese i tre steli e chiese quanto si pagasse al pezzo secondo la vecchia tariffa. La prima cosa che Gu Qing provò fu un senso di disagio. Sua nonna doveva davvero tendere la mano per chiedere denaro nel cortile in cui vivevano insieme?
Contò due wen e li posò accanto alla mano dell’anziana. Shen Su li accettò senza complimenti e li infilò nella propria filza. Gu Qing avrebbe voluto dire che ai soldi per la casa doveva già provvedere lei, ma vide che la filza si era allungata di un niente e che la nonna la sollevava per soppesarla come una cosa appena fatta con le proprie mani. Da allora, quando ne aveva voglia, la nonna prendeva qualche unità di lavoro grossolano e, quando non ne aveva, la lasciava stare, senza una quota da finire ogni giorno. Mangiavano sempre insieme e il riso si comprava con i soldi di casa che amministrava Gu Qing. Quelle due monete non compravano il buonumore della nonna e non ripagavano un solo anno di quelli in cui l’aveva cresciuta.
Nel pomeriggio Shen Su usciva. All’inizio Gu Qing alzava ancora la testa ogni volta che sentiva la porta. Dovette pungersi due volte prima di smettere a poco a poco di farci caso. Al tramonto si cuoceva una ciotola di pasta e ne buttava giù un’altra quando la nonna tornava, senza lasciare la pasta a mollo fino a farla diventare una poltiglia. A volte Shen Su riportava mezzo ravanello, a volte niente. Diceva soltanto che la figlia di quella famiglia a sud della città stava per sposarsi e che aveva rivisto tutti i vecchi conoscenti. Dopo averla ascoltata, Gu Qing le raccontava che quel giorno i fiori color oro pallido avevano finalmente retto alla prova della piegatura, invece di limitarsi a dire se gli affari andavano bene o male.
Un giorno anche Gu Qing uscì senza riuscire a tornare in tempo. Era andata alla bottega Yao per far controllare i campioni, e la signora Han l’aveva accompagnata lungo la strada a vedere un essiccatoio; parlando, avevano perso la nozione del tempo. Solo entrando nel vicolo Huai vide che era già buio. Si figurò subito la nonna seduta accanto al focolare freddo, ma aprendo la porta sentì il profumo dei fagioli di soia fermentati saltati in padella. Shen Su teneva un piattino e stava mangiando la propria cena davanti al focolare. Il pasto lasciato per lei era coperto nella pentola, con ancora un poco di brace sotto.
«Mi sono dimenticata di dirti che avrei fatto tardi», disse Gu Qing.
L’anziana annuì e spostò uno sgabello per farle posto, senza dirle per questo che l’indomani non poteva uscire. Gu Qing si sedette e guardò il piattino di douchi, i fagioli di soia fermentati. C’era in più un pizzico di rafano piccante tritato, un sapore che non le piaceva fin da bambina. Ne assaggiò un po’ con le bacchette e il bruciore le fece arrossare gli angoli degli occhi. Shen Su si affrettò a darle dell’acqua e, ridendo, le chiese perché fingesse di reggere il piccante. D’un tratto Gu Qing ricordò che quando c’era sua madre in casa c’era sempre un piattino come quello. A lei e a suo padre pareva troppo piccante, e lo mangiavano solo la nonna e la mamma. Poi, quando sua madre non c’era più, la nonna aveva smesso di saltarne una porzione a parte e Gu Qing aveva pensato che nemmeno a lei piacesse più.
Non lo disse. Prese soltanto un altro pezzetto con le bacchette, lo posò con cautela al bordo del riso e lo mangiò a morsetti. Il giorno dopo, quando uscì a comprare le verdure, evitò di prendere un barattolo grande di quel ravanello per farne scorta alla nonna e chiese invece alla signora Ji in quali giorni venisse il banco che lo vendeva. Tornata a casa spiegò a Shen Su dov’era. L’anziana disse che conosceva il posto e che la prossima volta che ci fosse stato ci sarebbe andata lei. Quel pomeriggio, nel cestino di bambù accanto alla finestra, comparve un peperoncino rosso lucente, appeso vicino alle foglie dei cipollotti. Quando tirava vento, i due colori oscillavano piano, ognuno per conto suo.
Il diciassette litigarono ancora. Gu Qing pensava che la nonna avesse promesso di aiutarla a scegliere i fili che le servivano per il pomeriggio. L’anziana invece si era comprata con i suoi soldi una tendina di bambù e aveva passato un quarto d’ora a provare ad appenderla accanto al letto, per schermare il sole del tardo pomeriggio alla finestra. Gu Qing non resistette e le chiese che fretta ci fosse di farsi un po’ d’ombra quando i campioni erano da finire. Shen Su disse che aveva promesso di scegliere i fili dopo mangiato, senza dire dopo quale pasto. Appena finito di parlare si rese conto anche lei che stava cavillando. Teneva in mano la tendina, con la faccia tesa come ai tempi in cui vietava ai bambini di pasticciare con la carta e i colori.
Gu Qing aveva tutte le sue ragioni pronte, ma, vedendola così, d’un tratto rise. «Anche tu sai come scansare il lavoro.»
Shen Su girò la tendina di bambù per misurarla di traverso e disse a voce un po’ più bassa: «Oggi vorrei appendere prima questa».
Alla fine Gu Qing lasciò perdere l’altezza a cui la stuoia le sarebbe sembrata diritta. Resse il lato che l’anziana le aveva indicato e piantò il gancio un po’ più in basso. Il bordo della stuoia toccava il davanzale e, a tirarla su, si incastrava appena. La nonna disse che così ci arrivava con la mano. Una volta appesa la stuoia, tornò a sedersi al tavolo. Gu Qing accese per lei una piccola lucerna aperta e divise il filo grosso in due gomitoli, lasciando dov’era il piattino degli aghi sottili.
Sul far della sera Zhou Jiping venne a prendere un pezzo di corda da misura che aveva lasciato lì. Dalla porta vide che in cucina si era liberato un po' di spazio e chiese se avessero cambiato armadio. Gu Qing disse che bastava togliere la polvere al vecchio e già la gente non lo riconosceva più. Lui si toccò la fronte con un dito e chiese cosa sarebbe successo se si fosse dato una ripulita anche lui. Gu Qing disse: «Prima levati l'inchiostro oleoso dalla manica, poi ne parliamo.» Lui abbassò lo sguardo e vide che l'inchiostro gli era già finito sul dorso della mano e ne aveva appena stampato un puntino sulla fronte. La nonna vide tutto dalla finestra e rise tanto che sbagliò un giro di filo.
Quando lui se ne fu andato, Shen Su chiese come mai in inverno quell'uomo non avesse avuto tante battute da fare. Forse era l'effetto di mettere gli ombrelli al sole in primavera? Gu Qing non volle rispondere. Chinò la testa e legò il sostegno del fiore. Le si scaldarono le guance, ma le mani si fecero più leggere e i petali si aprirono uno strato dopo l'altro, senza i segni bianchi che lascia una stretta troppo forte.
Il diciannove mise in cortile il primo vassoio di nuovi modelli per provare come reggevano al vento. La tendina di bambù della nonna era abbassata a metà e la sua ombra attraversava la vecchia anatra di carta a fiori. Gu Qing voleva sostituirla con carta nuova sotto l’armadio, ma Shen Su disse che la vecchia era dello spessore giusto e non occorreva cambiarla. Gu Qing la spinse bene sotto e premette una mano sull’armadio. Tutti e quattro i piedi poggiavano saldi. Nello spazio liberato in cucina due persone potevano ora incrociarsi. Quando la nonna entrò con la zuppa, Gu Qing fece un passo di lato e non se ne versò nemmeno una goccia.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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