Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
La prima volta non si può rifare
Ku Wuji · Creazione con IA · 11078 caratteri · circa 11 minuti
Il tre a Yunjin calò la nebbia. Gu Qing tese la mano fuori dal portico e presto un velo d’umidità le coprì il palmo. Quando ritirò la mano, continuò a dirsi che l’umidità non sarebbe durata cinque giorni di fila. Con gli steli preparati a partire dal venticinque, i centri dei fiori messi da parte in precedenza e il lavoro grossolano fatto da Xiaoman come pattuito, più di quaranta degli ottanta rami avevano già preso forma. Gli altri erano sparsi in quattro vassoi bassi come quattro pezzi di un abito ancora da cucire insieme.
Gu Qing aveva segnato i giorni sulla carta col carbone, lasciando in origine gli ultimi due all’asciugatura, alla selezione e all’imballaggio. Le due notti in cui la nonna era stata fuori, il tempo passato a lavarle l’occhio e a cucinare e le varie prove di colore le avevano portato via uno di quei giorni. Non voleva ridurre ancora la varietà dei fiori. Era la prima volta che consegnava a una grande bottega con il proprio nome e, se avesse portato solo i modelli più semplici, in futuro avrebbero pensato che sapesse fare soltanto quelli. Così sostituì due vassoi di petali rosso caldo con il nuovo oro pallido, decisa a imprimere sul bordo pieghettato una piega più profonda.
Xiaoman guardò il modello di carta e disse che i petali originali si rivoltavano all’infuori e che, accentuando la piega, le punte si sarebbero indurite. «Questo strato d’appretto è già abbastanza spesso.» Diede un colpetto con l’unghia a un petalo già asciutto. Il suono sottile ne tradì la fragilità. Gu Qing sapeva che aveva ragione, ma quel tono le parve quello di chi le controllava il lavoro. Batté il cucchiaio dell’appretto contro il bordo della ciotola: «I fiori grandi devono reggersi. Basta un tratto di strada nella cassa e quelli morbidi si afflosciano tutti. Per ora fai come dico io.»
Non era la prima volta che l’umidità le dava una lezione. La scatola di prova dei fiori di pruno azzurri era in cima all’armadio e su un angolo aveva ancora una macchia di tintura che non veniva via. La tirò giù per mostrarla a Xiaoman. Disse che ormai aveva imparato a far circolare l’aria, che stavolta avrebbe lasciato spazio a ogni strato e che neanche la cassa esterna sarebbe stata chiusa ermeticamente. Xiaoman tenne un dito premuto sull’angolo della scatola. Avrebbe voluto dirle che l’umidità all’interno era una cosa e la mancanza d’aria all’esterno un’altra. Vedendo che Gu Qing aspettava di ritirare il campione, si limitò a rimettere a posto la scatola.
Xiaoman aveva messo da parte un fiore color oro pallido senza dargli la seconda mano di appretto. Da un lato era più alto, dall’altro più basso. Il lato alto si arricciava all’esterno, quello basso lasciava intravedere un puntino del centro. Accanto al cappello, sembrava che il vento l’avesse appena sfiorato. Gu Qing lo mise in mezzo agli ottanta fiori e notò subito la differenza d’altezza. Lo tirò fuori e ripiegò all’interno il lato alto. Xiaoman allungò di colpo la mano e tenne fermo lo stelo.
«Questo rametto me lo tengo io.»
«L'hai già ritagliato e vuoi anche portartelo via?»
«Scalami la stoffa dalla paga di questa mezza giornata. Se la vuoi regolare, ce n’è un’altra tagliata allo stesso modo.»
Gu Qing lasciò la presa. Avrebbe potuto dire che non c'era bisogno di detrarre il costo di un ramo di prova. Invece disse: «Allora segnalo bene». Xiaoman infilò il fiorellino nella tasca della manica, senza metterselo tra i capelli. Quel pomeriggio fece comunque tutte e tre le serie di steli grossi e all'ora stabilita si alzò. Gu Qing le chiese se potesse restare un altro quarto d'ora. Xiaoman disse che alla bottega dei cappelli provavano un modello nuovo e che doveva passare a prendere le misure. Seduta al tavolo, Gu Qing si scoprì a detestare quella bottega in cui non aveva ancora messo piede.
Aspettò che Xiaoman se ne fosse andata, poi trasformò tutti gli altri petali ripiegati verso l’esterno in petali simmetrici. Mentre lavorava provava una sorta di soddisfazione: finalmente non doveva più spiegare, finalmente ogni fiore sembrava uscito dalla stessa coppia di mani. Arrivata al dodicesimo, quel giro di petali era così rigido da non volersi voltare; lo passò un poco al vapore e lo ripiegò. Una volta freddo restò in posizione, ma la piega era diventata biancastra. Mise quel fiore nel punto più buio, pensando di selezionarlo al momento di imballare.
Shen Su venne sulla porta e guardò per un po’, senza dire come si sarebbe fatto un tempo. Chiese che cosa mangiassero per cena e Gu Qing rispose che andava bene qualsiasi cosa. La vecchia andò a cuocere il riso con i fagioli e aggiunse del daikon a dadini. Quando fu pronto la chiamò. Lei disse che mancavano ancora due fiori. La seconda volta rispose solo con un mormorio. Shen Su si servì per prima la sua ciotola, mangiò, poi mise l’altra nella pentola sotto il coperchio. Smise di stare ad aspettarla mentre il riso si raffreddava. Quando Gu Qing finì e sollevò il coperchio, il riso non scottava più. Mangiare così le parve un torto. In fondo, se si dava tanto da fare, era per il futuro di tutte e due.
Il quarto giorno del mese venne qualcuno dalla bottega di Yao a prendere un fiore campione da mostrare al cliente. Era una donna di cognome Han, addetta all'asciugatura dei fiori nel cortile sul retro, e portava sempre un ditale di rame levigato dall'uso. Vedendo il portico dei Gu pieno di fiori rossi e dorati appesi, spiegò che il cliente sarebbe rimasto al ricevimento fino a sera e chiese se si potesse cucire un po' di polvere profumata nella base del fiore. Non serviva che il profumo sembrasse proprio quello di un fiore vero, bastava sentirne un poco avvicinandolo.
Gu Qing rispose: “Posso fare un sacchetto profumato a parte, ma non posso dire che il fiore profumi da sé. La polvere lascia segni sulla seta, e per cambiarla si rovinerebbe il ricettacolo smontandolo.”
La signora Han disse che era venuta soltanto a informarsi e che non prendeva impegni per conto dei clienti. Prese il campione, passò fra le dita un petalo e disse che bisognava lasciar passare abbastanza giorni perché asciugasse. Gu Qing annuì, ma quando la donna se ne fu andata, le parve che fosse stata Xiaoman a mandarla con quel messaggio. Sapeva di non avere alcuna prova, eppure spostò il vassoio dei fiori nuovi vicino al braciere, pensando che, una volta asciutti fino in fondo, nessuno avrebbe avuto da ridire.
Il braciere era a una certa distanza, ma il calore arrivava da una parte sola. Lei girava il vassoio ogni mezzo quarto d’ora. L’esterno si asciugò in fretta, mentre l’amido umido tra gli strati di petali rimase appiccicoso. Di notte provò a chiudere un fiore. Dal centro venne un leggero odore acido e lo disfece subito. I bordi dei petali smontati si sfilacciarono e quei pezzi non si potevano più usare per la prima partita. Gu Qing mise la piccola pila di petali rovinati sotto la tazza del tè per non farli vedere alla nonna e ne ritagliò altri dai ritagli rimasti.
La mattina del quinto giorno Zhou Jiping passò a riprendersi il righello di legno che aveva prestato l'ultima volta. Gu Qing aveva disposto tre file di sgabelli in cortile e provava a spostare i vassoi seguendo il sole. La luce d'inverno sfiorava sempre la sommità del muro e in meno di due ore quel che aveva appena steso al sole finiva all'ombra. Vedendola rincorrere la luce, Zhou Jiping si fece avanti per sollevare il vassoio più pesante, ma lei gli disse di non toccarlo. Lui fermò le mani a mezz'aria, si voltò a raddrizzare uno sgabello vuoto che era caduto e le chiese dove si potesse posare il vassoio.
«Da te c’è un po’ di spazio sotto la gronda?» chiese.
«In questi giorni ho ombrelli passati a olio e l’odore è forte. Anche la tintoria accanto è umida.»
Quando seppe che neanche da lui c’era posto, si sentì meno irritata e rise di sé, perché si era immaginata che tutto il vicolo fosse pieno di ripiani vuoti. Lui l’aiutò a legare due canne di bambù agli schienali degli sgabelli. Posati con una leggera inclinazione, i vassoi lasciavano arrivare più luce anche allo strato inferiore. Prima di andarsene le indicò il braciere: «Da vicino scalda le persone. Bisogna vedere se i fiori reggono». Lei non ribatté e rimise il braciere accanto alla porta della cucina.
Quel giorno ci fu il sole per metà pomeriggio. Shen Su portò in cortile una brocca d’acqua calda. Gu Qing, accovacciata, girava i vassoi e la nonna, seduta accanto a lei, sbucciava l’aglio. Le loro ombre si accorciarono a poco a poco fino ai piedi del pozzo. Per la prima volta Gu Qing vide chiaramente che i fiori dorati di quel vassoio avevano una lucentezza diversa da quella del giorno prima. Dove erano asciutti brillavano, dove l’appretto era più spesso restavano rigidi. Sfilò alcuni dei rami che aveva ritoccato di più e pensò di rifarli, poi guardò ancora una volta la data incisa, il giorno otto, e finalmente fermò la mano.
La differenza la vedeva eccome. Temeva che, se questa volta avesse ceduto, nessuno le avrebbe più affidato duecento rametti. Temeva anche che Yao Liao le chiedesse perché si fosse messa a fare modifiche a quel punto e le rinfacciasse di aver accettato con troppa leggerezza. Mise quei rametti alla sua destra e lasciò a sinistra quelli che davvero non avevano più bisogno di essere toccati. La sera li contò. A sinistra ce n'erano soltanto quarantaquattro.
Se avesse mandato un messaggio in quel momento, ammettendo che per la prima consegna poteva fornire soltanto quelli, le cose non sarebbero peggiorate in seguito. Con la lampada in mano arrivò alla porta, pensando persino a che ora, l’indomani, l’incaricato della bottega Yao sarebbe passato nel vicolo a ritirare la merce. Da fuori giunse il rumore della signora Chen che riponeva lo stendino, poi le voci dei Wen che contavano i carichi mentre li spostavano. Li sentì arrivare a ottanta, abbassò il capo, riportò la lampada al tavolo e ricominciò a contare i trentasei rami a destra.
Quella sera venne ancora una persona a comprare un fiore. Era la mugnaia che al mercato occidentale aveva già comprato una camelia e ora voleva qualcosa per il corredo della sorella. Le bastava un ramo rosso. Gu Qing le disse che quelli dell'ordine erano intoccabili e tirò fuori i vecchi modelli dall'armadio. La donna scelse il primo ramo di pruno bianco, poi decise che il bianco non andava bene, glielo restituì e rimase ancora un momento prima di andarsene. Gu Qing l'accompagnò alla porta. Stava per promettere di portargliene uno tra due giorni, ma si rimangiò le parole. Era arrivata al punto di non poter promettere nemmeno un fiore rosso.
Fuori dalla porta la donna aveva appena assicurato il sacco di farina al carro, con le dita così gelate da non riuscire a piegarle. Gu Qing la aiutò a far passare il capo della corda e la sentì dire che a sua sorella non piaceva il rosso acceso. Voleva proprio un rosso un po’ vissuto, come quello di una giacca imbottita portata per due anni. Gu Qing alzò il viso e si ricordò d’un tratto che il colore della partita a destra, che lei aveva scurito, in origine era proprio quel rosso vissuto. Chiese se volesse tornare dopodomani. La donna scosse la testa. Il giorno propizio non aspettava, avrebbe cercato altrove. Le ruote passarono sul ghiaccio sottile e le schegge saltarono sulla punta delle scarpe di Gu Qing. Lei rimase a guardare finché il carro svoltò, poi rientrò senza smontare di nuovo un vassoio di fiori per quella piccola vendita.
Nel pomeriggio del sei fece comunque venire Xiaoman, come pattuito, per legare gli ultimi supporti. Xiaoman prese i rami uno a uno e si accorse che alcuni steli erano già stati smontati due volte, ma non fece altre domande. Fu Gu Qing a chiederle come mai da qualche giorno non portasse il fiore color oro pallido. Xiaoman disse di averlo indossato al negozio di guarnizioni per cappelli. Lì lo tenevano come campione di colore e lei poteva riprenderlo quando voleva. A Gu Qing si strinse la gola. Disse che il materiale del fiore veniva da casa sua e che a suo tempo le aveva dato il permesso di tenerselo per sé, mica di darlo a qualcuno perché lo vendesse.
Xiaoman finì di legare il ramo che aveva in mano prima di parlare: «Non l’ho venduto. Mi hai trattenuto i soldi del materiale, quindi per quel ramo non ti devo nulla.»
Gu Qing non trovò nulla da rispondere. Contò sei wen e li posò sul bordo del tavolo. Xiaoman li prese e sotto i suoi occhi tracciò tre brevi linee su un foglietto. Quel rumore da poco fece stare Gu Qing peggio di un litigio. Voleva dire che alla bottega di Yao per ora c’era scritto solo il suo nome, ma in futuro ci sarebbero state altre occasioni. Aprì la bocca, vide che Xiaoman aveva già riposto l’ago nella tasca della manica e la richiuse.
La notte del settimo giorno, gli ottanta rametti erano divisi in quattro vecchie casse. L'aria passava tra gli scomparti, gli steli erano fissati e le legature esterne non erano più troppo strette. Gu Qing curò ogni passaggio che poteva fare bene. Distribuì tra le casse i trentasei rametti troppo inamidati, senza metterli in una cassa a parte, come se così ci fosse un errore vistoso in meno. La nonna venne a farle luce e Gu Qing protesse con la mano l'angolo della cassa, per paura che ci cadesse dell'olio. Quando il lume si allontanò, i fiori dorati continuarono a mandare nel buio un bagliore rigido. Quando il coperchio si abbassò, le cadde sul dorso della mano una scaglia sottilissima. Se la fece scivolare nel palmo e la strinse.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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