Romanzo di artigianato e vita sociale, ambientato in un'antichità immaginaria
Quanto costa un fiore
Ku Wuji · Creazione con IA · 12317 caratteri · circa 12 minuti
A fine anno si liberò di nuovo un angolino al coperto al mercato occidentale. Il venditore di scarpe aveva chiuso il banco per tornare al suo paese ed era disposto a cedere ad altri i giorni che gli restavano. Quando Gu Qing passò, la tenda azzurra a cui prima pensava ogni giorno era proprio davanti a lei, eppure non si fermò. Nella cesta erano già legati i fiori da consegnare alla bottega di Yao e Xiaoman l’aspettava a casa per contarli. Gli otto steli e i diciotto del mercato orientale, più la prossima consegna ancora da mettere a registro, si frapponevano ormai tra lei e quel posto con un vecchio mattone a tener fermo un angolo.
Fece due passi oltre il banco, poi tornò di colpo a chiedere quanto le sarebbe costato tenerlo per mezza giornata. Il venditore di scarpe disse che lo spazio era impegnato per l'intera giornata anche se lei ci restava soltanto mezza, e che la cifra era sempre sei monete. Gu Qing soppesò il cesto di fiori senza mettere subito in conto quelle sei monete come una perdita. Tirò fuori alcuni rametti di pruno rosso e di camelia che aveva tenuto per sé e li dispose sotto la tenda. Quel giorno vendeva per conto suo e non aspettava che qualcuno scegliesse un modello. Voleva solo stare seduta lì per mezza giornata e vedere che cosa cercasse davvero chi veniva a comprare i suoi fiori.
I primi ad arrivare cercavano, come sempre, i fiorellini più economici. Una giovane donna che portava acqua per conto d’altri ne tastò uno a lungo e chiese se potesse spendere un po’ meno. Gu Qing rispose che il prezzo era già scritto. Le uscì con lo stesso tono di Yao Liao e, a sentirsi, rimase sorpresa anche lei. La donna ritrasse la mano senza discutere e si voltò per andare a comprare un piede di cordoncino rosso. Gu Qing stava per richiamarla, ma arrivarono altre due persone a chiedere quale modello si schiacciasse meno una volta indossato. Quando si mise a servirle, il momento per dirlo era passato.
In mezza giornata vendette cinque fiori e si ritrovò con quaranta monete in più. Tolto il costo del banco, ne restavano comunque più di quante ne avrebbe ricavate fornendo lo stesso numero di fiori alla bottega; ma quando andò alla tettoia dei fornelli a chiedere un po’ d’acqua calda, dovette affidare il cesto alla donna del banco accanto, che vendeva pettini, e al ritorno dovette sorvegliarle a sua volta il banco per un po’. In quel frattempo arrivò qualcuno a comprare e il fiore meno caro era già stato urtato, formando una piega; non poteva accusare la venditrice di pettini di aver badato male alla sua merce e dovette sistemarlo da sé. Un tempo queste piccole cose succedevano ogni giorno, ma da quando aspettava a casa gli ordini sembrava averle dimenticate.
Un cliente vestito con cura si fermò davanti al telo, lodò la vivacità del centro delle camelie e chiese da quale bottega venissero. Gu Qing disse che le faceva lei. Il cliente le chiese allora se avesse una sede fissa. Lei accennò alla tenda blu in prestito alle sue spalle, poi si trattenne a metà frase e disse che abitava nel Vicolo della Porta Occidentale e che riforniva anche Liaohuaji, al mercato orientale. Solo quando sentì il nome della bottega il cliente si rilassò, comprò un ramo e se ne andò. Gu Qing strinse quegli otto wen, contenta e insieme poco disposta a guardare la mano con cui aveva appena indicato la sua insegna improvvisata.
Quando tornò a casa, Xiaoman aveva già diviso i fiori da consegnare. Ci aveva messo un quarto d'ora più della mezza giornata pattuita. Gu Qing era intenta a contare il denaro appena guadagnato e non se ne accorse subito. La nonna portò una ciotola d'acqua calda dal focolare e le disse di lavarsi le mani, per non lasciare sulla seta nuova la polvere del banco. Gu Qing rispose e intanto chiese a Xiaoman se potesse passare anche l'indomani. Xiaoman disse che era la vigilia di Capodanno e che doveva tornare a casa a cuocere le focacce al vapore. Negli anni passati era rimasta in tintoria e stavolta finalmente toccava a lei riposare.
Gu Qing annuì e disse che allora poteva venire dopodomani. Xiaoman sorrise e chiese se dopodomani non fosse il primo giorno dell'anno. Solo allora Gu Qing si accorse che ormai misurava i giorni contando i fiori. Si affrettò a dire che non voleva obbligarla a venire, chiedeva così, tanto per sapere. Xiaoman si calcò bene il vecchio spillone tra i capelli e disse che a casa c'era chi voleva cucinarle un pasto e non poteva farglielo riscaldare ogni volta. Gu Qing non obiettò, ma di colpo non seppe più in quale giorno avrebbe trovato il tempo per tutti i rami che aveva già messo in conto.
Nel pomeriggio andò a consegnare la merce alla bottega di Yao. Anche fra le tre donne che facevano fiori in bottega c'era chi aveva già preparato il fagotto. Al banco era rimasta Yao Liao in persona. Le rimise davanti due camelie e disse che i bordi dei petali erano arrivati talmente schiacciati dalla legatura che non si riusciva ad aprirli. Se una cliente le avesse portate per uscire a Capodanno, chissà in che stato sarebbero tornate il giorno dopo. Gu Qing esaminò la base degli steli. Pensò prima a come li aveva avvolti Xiaoman, poi guardò il giro di filo con cui lei stessa li aveva legati alla fine, senza riuscire a capire subito dove avessero ceduto per primi.
Yao Liao non trattenne anche il resto. Prese i fiori che andavano bene al prezzo pattuito e disse che avrebbe rivisto quelli danneggiati dopo che fossero stati sistemati. Gu Qing le chiese se il prezzo di fornitura per quell’anno fosse ancora di soli sei wen. Yao Liao disse che, se avesse aperto un banco per conto suo, tutto il ricavato sarebbe stato suo. A venderli in bottega, però, bisognava mettere in conto anche quel che veniva prima e dopo la vendita. Non tornò a giustificarsi con la paga delle tre donne. Tirò fuori dal cassetto il foglietto del canone per l’ultima decade del mese, lo mise sotto la pila di scatole di fiori appena ricevute e andò a sistemare i fiori che si erano già storti nell’angolo del bancone.
Gu Qing l'aiutò a sistemare anche lei una scatola e, siccome tutte e due conoscevano bene il lavoro delle mani, per un po' smisero di parlare di prezzi. All'improvviso Yao Liao le chiese quanti giorni di riposo avrebbe avuto la sua nuova assistente per le feste. Gu Qing disse che non l'aveva ancora deciso. Yao Liao le lanciò un'occhiata e disse che anche lei, il primo anno che aveva preso qualcuno a lavorare, pensava che per Capodanno ci fossero tanti clienti e che fosse un peccato lasciarli perdere. Poi, un anno, il figlio di una lavorante aveva detto «mamma» per la prima volta nel primo mese dell'anno e lei non era a casa. Al ritorno in bottega la donna non aveva detto una parola. Da allora, ogni primo dell'anno, Yao Liao non si era più azzardata a decidere per gli altri che quella giornata contasse poco.
A sentire quell'episodio, Gu Qing sulle prime pensò che anche la padrona di una bottega potesse parlare così. Subito dopo temette che ne approfittasse per dirle di fornire meno fiori. In cuor suo trovò due ragioni diverse per quelle parole e finì per non lasciare che trovassero posto al suo tavolo. Tornata a casa, diede a Xiaoman i due rametti respinti e le disse che bisognava stringere di nuovo il filo alla base, e che quel lavoro non si poteva ancora contare come nuovo. Xiaoman li prese e chiese se fosse allentato lo stelo o se si fossero schiacciati. Gu Qing disse tutte e due le cose. Prima li avrebbero sistemati e poi riportati, tanto i clienti non avrebbero distinto le due cose al posto loro.
Xiaoman chinò la testa per disfare i fili e finalmente vide che era troppo stretto il giro più esterno, quello aggiunto quando avevano legato insieme tutto il mazzo e che lei non aveva fatto. Lo indicò a Gu Qing, che proprio in quel momento andava ad aiutare la nonna a sollevare la pentola e le rispose che avrebbe guardato dopo. Quando ebbero sistemato la pentola, esaminarono insieme i fiori. Gu Qing disse ancora che, se il nodo interno alla base fosse stato più piatto, la legatura esterna forse non li avrebbe schiacciati tanto. Xiaoman fermò le mani appena la sentì e si rimise a disfare i fili solo dopo un lungo silenzio.
Quando fecero i conti quel giorno, Gu Qing posò dapprima quattro wen per il lavoro appena fatto, poi ne tirò fuori altri due e disse sottovoce: «Stavolta il giro esterno l’ho legato io. Ti pago anche per averlo rifatto.» Xiaoman mise da parte quei due wen senza accennare ai due vecchi che le erano stati trattenuti il quindici del dodicesimo mese, quando Gu Qing aveva omesso di insegnarle il nodo interno. Le restituì insieme i due fiori sistemati e chiese se, tornando il tre del primo mese, avrebbe ricominciato a contare da zero il lavoro nuovo. Gu Qing rispose di sì e aggiunse che, una volta che gli ordini fossero diventati regolari, il lavoro sarebbe stato più di quelle poche porzioni e sarebbe stato più facile accordarsi sulla paga. Xiaoman disse che intanto tornava a casa a cuocere i dolci al vapore, perché la stavano aspettando. Prima di uscire raccolse comunque tutti i fili rimasti sul tavolo, senza dare a Gu Qing motivo di dire che era meschina e lavorava senza cura.
Aveva scelto quella giacca imbottita il pomeriggio del ventinove. Nella bottega di abiti già confezionati ne pendevano diverse. Una era morbida, un’altra spessa, col colletto bordato di scuro, e lì appesa faceva più figura di quella morbida. Pur sapendo che la nonna passava molto tempo seduta, e pur essendo partita dall’idea di prendere quella più morbida, quando il garzone le disse che per uscire ci voleva proprio quella, la sua mano si fermò sulla bordura. Pagando, pensò ancora che, quando la nonna fosse andata dai vicini, era giusto che si vedesse che a fare fiori la nipote guadagnava qualcosa.
Il garzone le chiese la taglia. Lei si regolò sulla vecchia giacca imbottita che aveva portato, badando solo alle misure delle spalle e della schiena, senza tornare a guardare il colletto. Il colletto della vecchia giacca l’aveva scucito e rifatto la nonna stessa, un po’ più basso di quello originale. Gu Qing arrotolò di nuovo il vecchio indumento. Spuntò una toppa dall’interno e lei si affrettò a coprirla con lo strato esterno, come se temesse che, vedendo quel pezzetto di stoffa scolorita, qualcuno finisse per dare meno valore anche alla giacca appena comprata.
Passando dal ponte sulla via di casa, Gu Qing vide che il laboratorio di ombrelli dei Zhou aveva già la porta mezza chiusa. Lu Ying stava portando dentro una pentola di riso appena riscaldato e chiamava Zhou Jiping perché lasciasse stare quell’uccello storto e venisse prima a mangiare. Gu Qing sentì il lieve raschiare dell’ala contro la porta. Non entrò e si strinse un po’ di più al petto la giacca imbottita. Immaginò come sarebbe stata la nonna con la giacca nuova. La scena le appariva così luminosa che quasi non lasciava spazio alla possibilità che il colletto le stesse male.
La vigilia del nuovo anno, Gu Qing regalò alla nonna una giacca imbottita nuova. Non era molto cara, ma aveva il colletto più largo di quella vecchia. Shen Su la provò e disse che, da seduta a lavorare, le avrebbe tirato sotto il mento. Gu Qing si affrettò a rigirarle il colletto e le chiese se il colore fosse troppo scuro. Alla nonna il colore piaceva, ma il colletto andava cambiato. Gu Qing ci rimase un po’ male. Quando l’aveva comprata, si era immaginata la nonna felice al primo sguardo, senza un altro lavoro da fare. Solo quando la nonna prese un ago per scucire il colletto, glielo tolse di mano e disse che lo avrebbero sistemato lì con calma. Non c’era fretta di indossarla per farla vedere a qualcuno.
Mangiarono una cena piuttosto modesta. Fuori scoppiava di tanto in tanto un petardo e dai Wen qualcuno montava ancora la guardia alla porta a sud che non chiudeva bene. Xu Tan mandò un piattino di frutta al miele e Gu Qing ricambiò con un pacchetto di dolcetti cotti al vapore da lei. Le due famiglie parlarono da una parte all’altra del muro. Non serviva più gridare fino all’imbocco del vicolo, ma il profumo del pruno si era già fatto più tenue che a inizio mese. La nonna chiese se l’indomani mattina sarebbero andate a trovare i parenti. Gu Qing disse che prima si sarebbero riposate. Aveva immaginato che finalmente sarebbe stato un sollievo passare un giorno senza che nessuno le mettesse fretta per i fiori, ma quando si coricò continuò a chiedersi quale scatola avesse lasciato socchiusa.
Il primo giorno dell’anno, Xiaoman infatti non venne. Lo sgabellino rimase vuoto e Gu Qing doveva continuamente allungare la mano una volta in più. Non lavorò per tutta la giornata: sistemò soltanto di nuovo le basi di due fiori da rifare. Nel pomeriggio, finito di modificare il colletto della nonna, si accorse che anche dentro quello vecchio c’era uno strato di cuciture già disfatte e rifatte. Shen Su disse che era stoffa indossata prima da qualcun altro, ma teneva caldo lo stesso. Gu Qing nascose all’interno quel giro di filo e smise di avere tanta fretta di far sembrare ogni cosa al suo primo uso, un oggetto bello e del tutto nuovo.
Il terzo giorno del mese arrivò il carro di ritorno. Luo Yi fece recapitare le centosessantotto monete del saldo e due pezzetti di carta profumata che aveva provato. Niente lunghi complimenti, solo che i diciotto rametti c'erano tutti, che sei fiori si staccavano e che sul tavolo si riconoscevano anche da lontano. Gu Qing rovesciò le monete in una scodella. Tintinnarono così limpide che per un istante desiderò davvero che le sentisse tutto il vicolo. Prese uno dei campioni blu avanzati, lo mise accanto alla nonna e le chiese a ripetizione se le piacesse. La nonna non aveva ancora finito di rispondere e lei già non riusciva a smettere di ridere.
Xiaoman arrivò nel bel mezzo di quella risata. Gu Qing le fece leggere il messaggio di Luo Yi, indicò il punto in cui si parlava dei sei fiori staccabili e disse che per fortuna le aveva ricordato di non cucirli insieme una volta per tutte. Anche Xiaoman sorrise e spinse la ciotola più in là, perché un urto non mandasse tutto per terra. Per un momento fu come il giorno in cui avevano portato insieme la stoffa bagnata sul ponte. Avevano tra le mani la stessa cosa di cui essere contente e nessuna delle due tirò subito fuori un'altra cifra a guastare il momento.
Ma quando cominciarono a dividersi il lavoro nuovo, Gu Qing assegnò di nuovo a Xiaoman dei vassoi da fare nei giorni dopo Capodanno. Dopo aver guardato, Xiaoman disse che per il tre aveva promesso soltanto mezza giornata e che nel pomeriggio doveva tornare in tintoria. Gu Qing alzò gli occhi e disse che si erano pur dette che in seguito ci sarebbe stato più lavoro. Appena uscì la frase, l’allegria di quel momento parve scivolare piano giù dall’orlo della ciotola. Xiaoman non la raccolse. Si limitò a radunare le sue tre porzioni di materiale, tornò a sedersi sullo sgabello e chinò la testa per fare prima quello che avevano già concordato per quel giorno.
· Fine del capitolo ·
Questo libro è un'opera originale scritta con l'assistenza dell'IA, che amplia «Fiori di pruno» di Wang Anshi e il racconto originale di questo sito «La brezza di primavera non è in vendita». Personaggi, attività commerciali, geografia e cronologia sono immaginari; non è una biografia del poeta. Sono conservate le scelte centrali dell'opera originale: salvare l'albero, lasciare senza profumo i fiori di seta e far ammirare i loti a nonna e nipote.
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