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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno

Ku Wuji · Creazione con IA · 11897 caratteri · circa 12 minuti

La sera del ventitré del nono mese, in prima fila alla Sala Sud si sedette uno spettatore con una gabbia da polli in braccio. Gao Man gli chiese di lasciarla vicino alla porta, ma lui si rifiutò. Aveva speso venti wen per vedere lo spettacolo e non intendeva ritrovarsi, alla fine della recita, con il pollo sparito sotto gli occhi di tutti. Il pollo sbatté le ali nella gabbia e dietro il palco Han Rong, che stava provandosi il copricapo, incassò le spalle per lo spavento e se lo ritrovò di traverso. Da dietro la tenda Lu Heniang rise e disse che oggi Liu, lo studioso, non aveva ancora attraversato il fiume e già sentiva annunciare l’alba.

Alla fine la gabbia finì sotto il tavolo della biglietteria. Gao Man promise di tenerla d’occhio e soltanto allora il cliente accettò di sedersi. Da dietro la tenda Azhao sentì tutto il tira e molla e le spalle, tese da mezza giornata, le si rilassarono di colpo. Prima dello spettacolo aveva pensato a tante cose che potevano andare storte. Un laccio che si sfilava, la gola di Lu Heniang che si stringeva, il piede destro di Han Rong che si impuntava nella fessura fra le assi. Non aveva previsto che la prima a presentarsi sarebbe stata una gallina che non voleva restare fuori. Tutti quelli che arrivavano in sala portavano con sé un pezzo della vita che facevano altrove.

Al colletto nuovo di Han Rong restava da cucire mezzo cun. A Zhao diede l’ultimo punto, tagliò il filo, ricontrollò ogni parte seguendo il quaderno e alla fine gli chiese dove avesse ancora fastidio. Lui disse che il fastidio ce l’aveva dentro. Quando lei alzò gli occhi, lui rise e disse che, se avesse saputo quanta paura avrebbe avuto in quel momento, non avrebbe fatto lo spaccone proponendosi per la parte dello studioso. A Zhao gli portò l’acqua tiepida che le aveva dato Xiaoman senza dirgli che poteva cucire anche quel punto. Aspettò che avesse bevuto, poi gli chiese di togliersi di tasca le monete di troppo, perché non si mettessero a tintinnare a metà dell’atto.

Abbassò la testa, tastò e ne trovò davvero due. Lu Heniang disse subito che le aveva sentite poco prima e le aveva prese per un nuovo accompagnamento musicale del letterato. Dalla sala filtrò un filo di risate. Prima che partisse il tamburo, tutti avevano ancora bisogno di qualche parola fuori copione per tenere a bada la paura. Xiaoman, in piedi di lato, chiuse gli occhi un istante e aspettò che battesse per primo il tamburo di Cai Heng, senza più incalzarlo col piede perché tenesse il tempo di Lu Zheng.

A-Zhao si ritirò dove si cambiavano i costumi. Da lì non vedeva tutto il palco. All’inizio del primo atto A-Heng traghettava al posto del padre. I passeggeri si lamentavano del vento forte, mentre il giovane Liu temeva che gli si bagnasse la borsa dei libri. Han Rong stringeva tanto quel fagotto di vecchi scritti che per poco non riuscì a liberare una mano per prendere la pertica. Lu Heniang lo vide in difficoltà e apposta allungò la pertica un po’ più lontano, perché decidesse lui come cavarsela. Dal pubblico qualcuno gridò di posare prima i libri. Un altro chiese come avrebbe fatto a dare gli esami con i libri bagnati. Han Rong sollevò il viso. Aveva sentito entrambe le voci, ma si limitò a chinare il capo verso la barcaiola e a pregarla di accostare di un cun.

Quel passaggio, alla fine, non seguì il passo alto di Gu Ming. Il nuovo interprete del giovane letterato Liu proteggeva prima i libri, poi allungava la mano: nell’impaccio restava un amor proprio che non voleva ammettere. A Zhao sentì le risate e smise di preoccuparsi per il ginocchio in quella pausa. Il suo corpo non era ringiovanito, ma per questo lo spettacolo non si era ridotto a un ripiego. La manica di Lu Heniang si rovesciò accanto alla pertica e ricadde proprio nel punto in cui la leggerezza scorreva più naturale. A Zhao non cercò di vedere se qualcuno avesse riconosciuto quella manica: guardò soltanto se chi recitava riusciva ad attaccare la battuta successiva.

Il primo cambio fu rapido. Gao Man era pronta dall’altro lato e, appena le dita trovarono il capo lungo del laccio singolo, lo sciolse senza aspettare che A-Zhao glielo indicasse. A-Zhao tenne ferma la fascia del copricapo. Lu Heniang si voltò e si sfilò lo strato esterno, le passarono il panno per asciugarsi il sudore e riposero il costume tolto nel suo scomparto. Solo un laccio a sinistra si era appiccicato alla nuca per il sudore. Gao Man tastò due volte senza trovarlo. A-Zhao sollevò la stoffa e il capo del laccio ricadde da sé. Il pubblico non si accorse di quel piccolo ritardo.

Nel secondo atto Xiaoman entrò in scena nella parte della madre di Aheng. Doveva persuadere la figlia a non accompagnare ancora il giovane Liu. Le strade a riva non erano come il loro battello, su cui potevano andare e venire a piacere. Nel testo vecchio c’era una battuta in cui le diceva che, se non le avesse dato ascolto, prima o poi avrebbe conosciuto il dolore. Dopo averla cambiata più volte, Xiaoman aveva finito per lasciare il dolore, ma prima chiedeva alla figlia se volesse che stavolta andasse con lei. Lu Heniang rispose di no con voce più bassa, senza impuntarsi cantando a piena voce. Xiaoman fece un passo avanti e poi tornò indietro. La sopravveste rammendata le rimase nel palmo.

Azhao ripensò alla prima volta che aveva visto Xiaoman, con accanto le scarpe che stava facendo per il bambino. Allora aveva visto soltanto una figlia che non piangeva. Ancora non sapeva che potesse invidiare chi stava nel punto più illuminato, che avesse tanta voglia di cantare la parte di Aheng e che a suo figlio sapesse dire parole simili a quelle di sua madre. La donna che aveva davanti non aveva cancellato nulla di tutto questo col canto, eppure gli spettatori sotto il palco tacevano già e perfino il pollo sotto il banco aveva finalmente ritirato la testa.

Durante il breve intervallo, uno spettatore abituale venne a chiedere perché il giovane Liu non portasse ancora via A-Heng. Disse che l’ultima volta non l’aveva sentita così. Sulla porta Gao Shoucheng sorrise per cortesia e lo pregò di aspettare, perché mancava ancora un atto. In realtà non ne era affatto sicuro. Si voltò verso la tenda e incrociò gli occhi di A-Zhao, che si ritrovò a stringere l’astuccio degli aghi. Lei non gli disse che il finale nuovo sarebbe stato senz’altro migliore. Avevano semplicemente provato fino a quel giorno il finale che desideravano recitare ancora, e al pubblico poteva comunque non piacere.

La lettera di Gu Ming era stata recapitata tre giorni prima. A Zhao l’aveva letta quella mattina e ora la teneva nella manica dell’abito quotidiano, senza averla portata al tavolo dei cambi di scena. A Xuncheng lui aveva sostituito una volta un interprete malato; scriveva di aver cantato due frasi troppo in fretta, ma di aver comunque ottenuto una data per un’altra vera esibizione. Liang Qiu le chiedeva se d’inverno avrebbe accettato alcuni vecchi abiti mandati da Lanting, con il compenso da concordare secondo il lavoro. In fondo alla lettera lui scherzava sul colletto che lei gli aveva modificato: adesso che era più largo, perfino abbassare la testa durante una sgridata era più facile.

Si era chiesta se, sentendo che a Gu Ming le cose andavano male, avrebbe tirato di nascosto un sospiro di sollievo. Quando vide quel po’ di orgoglio nella lettera, provò ancora una fitta, ma sperò anche che la volta dopo cantasse senza esitazioni. Il fatto che a lui andasse bene non glielo fece mancare di meno. E il fatto che lei fosse rimasta non la obbligava a stabilire, con gli spettacoli d’autunno, quale dei due avesse scelto la strada migliore. Quando Lu Heniang rientrò dietro le quinte per la seconda volta, Azhao le prese la manica, ripensò al colletto allentato e scoppiò a ridere proprio nel momento più concitato, rischiando di dimenticarsi di porgerle l’acqua.

Nell'ultima scena abbassarono le luci, lasciandone accese solo alcune per distinguere le assi e la corda. Liu Sheng tornava al vecchio traghetto ancora con la borsa dei libri in spalla, senza un alto copricapo né un gran seguito. Han Rong posò la borsa e la sua pausa durò un istante più del solito. Pareva accorgersi che la barca di Aheng era un po' cambiata e che qualcosa era andato avanti dal giorno in cui lui era partito. Lu Heniang sfiorò il bordo delle assi con la pertica e lasciò passare un momento prima di voltarsi. Finì di cantare il suo verso e solo allora lo riconobbe.

I due parlarono dapprima di qualche piccola faccenda senza niente di teatrale. Il letterato chiese il prezzo della traversata, la barcaiola gli chiese se gli desse ancora fastidio l'umidità. Lui rispose che ormai aveva già fatto asciugare tante volte i suoi scritti, e lei rise. Gao Shoucheng temeva che la scena risultasse piatta, eppure qualcuno in platea rise con lei e il cliente con la gabbia dei polli ribatté perfino che, se una cosa si bagna, la si fa asciugare, che sarà mai. Han Rong fece una pausa e raccolse la battuta. «Già, anche la mia vecchia scopa va messa all'aria.» Il pubblico rise di nuovo.

Alla fine lui le disse che avrebbe voluto invitarla a scendere a terra. La mano di A-Heng esitò sulla pertica. Si vedeva che voleva, eppure guardò ancora la barca. Nessuno spiegò al pubblico che così dimostrava di avere carattere. Nel canto diceva solo che l’indomani mattina c’erano ancora alcune persone da traghettare, che aveva fatto cambiare le assi alla vecchia barca del padre e che voleva continuare a condurla ancora per un po’. Liu Sheng le chiese se l’anno dopo avrebbe potuto prendere la sua barca. Lei rispose che dipendeva dal fatto che quel giorno ci fosse o meno e che il passaggio si pagava come sempre.

Come previsto, la borsa dei libri rimase accanto alla barca. Han Rong se ne accorse soltanto una volta a riva. Quando si voltò, Lu Heniang aveva già portato la borsa fin dove arrivava la corda. Le loro mani si toccarono sulla borsa. Lei tardò un poco a lasciarla e neanche lui si affrettò a prenderla. A-Zhao vide quell’attimo di esitazione e di colpo capì perché alle prove Lu Heniang avesse ripetuto che non poteva limitarsi a recitare il rifiuto di partire. Anche a lei quell’uomo piaceva. Quel sentimento, però, non aveva ancora deciso per lei tutti i giorni che le restavano da vivere.

Il tamburo tacque. In sala qualcuno applaudì e qualcuno chiese se fosse già finita. Passando vicino alla porta, quello spettatore abituale disse ancora a Gao Shoucheng che il finale gli sarebbe piaciuto di più se lui l’avesse portata a riva. Il capocomico si asciugò il sudore e gli disse di tornare a vedere la prossima volta. Dietro la cortina, Lu Heniang lo sentì e gli lanciò un’occhiataccia. Lui si affrettò ad aggiungere che intendeva rivedere quella versione, mica prometteva di ripristinare la vecchia. Solo allora lei sorrise e si tolse il copricapo. Quando si sedette, le tremavano ancora un po’ le mani.

Xiaoman le portò dell’acqua, senza bere prima lei stessa. Han Rong consegnò la borsa dei libri ad A Zhao, dicendo che, con dentro soltanto stoffa morbida, non sembrava abbastanza consistente quando la teneva fra le braccia: si poteva lasciare in futuro una sottile tavoletta di legno? A Zhao ne valutò prima il peso, poi ne imbottì bene gli spigoli e lo annotò nel registro. Lo spettacolo era finito, ma costumi e oggetti di scena richiedevano ancora modifiche; il fatto di aver potuto aprire le porte e incassare quel giorno non significava doverli riporre in fondo alle casse per sempre così com’erano.

Anche la seconda serata, a un giorno di distanza, si tenne come previsto. Nel giorno di mezzo non infilarono una recita per la locanda. Lu Heniang si riposò. La sua voce non aveva ancora la limpidezza dei giorni migliori di primavera, ma cantò fino alla fine. I posti erano quaranta. La prima sera ne vendettero trentasei, la seconda trentotto, per un incasso complessivo di millequattrocentottanta wen. Gli ottanta wen degli otto biglietti per la scena di prova del sesto mese erano già stati restituiti uno per uno e non si confondevano con l'incasso di questa volta per l'opera intera. Pagarono prima l'affitto del teatro, l'olio delle lampade, i facchini e i compensi concordati per i costumi, per un totale di settecento wen. I settecentottanta rimasti andavano ancora divisi fra varie persone sul palco e dietro le quinte e non bastavano a metterle al riparo dalle preoccupazioni dell'inverno.

A-Zhao ricevette tutti i centoquaranta wen per la modifica del costume di Han Rong e altri quaranta per il servizio ai costumi nelle due serate. Quei centottanta erano già compresi nei settecento di spese e non furono prelevati una seconda volta dal ricavo rimanente. Contò i fili e i ritagli da reintegrare e li consegnò a Gao Man. Mise a parte il proprio astuccio da cucito. Ye Zhen venne a vedere la seconda serata e, al momento di andarsene, disse che, se per un compenso del genere bisognava aspettare ogni anno gli spettacoli d’autunno, nel frattempo restava da cucire abiti di tutti i giorni. A-Zhao annuì e si accordarono per cominciare in ottobre, modificando insieme due giacche foderate.

Dopo lo spettacolo Xiaoman andò per prima cosa a prendere Asheng, che si riposava a casa del maestro Shen. Lu Heniang, già in abiti di tutti i giorni, voleva ancora uscire a comprare qualcosa da mangiare. Han Rong disse che gli doleva il ginocchio e chiese che gliene portassero un po'. Aver portato in scena l'opera intera non aveva dato a nessuno energie inesauribili. Mentre riordinava il tavolo, Azhao sentì nella manica la moneta da un wen di Sangqiao, quella che Gu Ming le aveva dato per mezza focaccia. La mise insieme alle altre monete e la usò per pagare un dolce all'imbocco della strada. Ne portò un cartoccio anche a chi era rimasto in sala.

Al ritorno, avevano già tolto più di metà delle lanterne. A-Zhao si sedette sotto la corda da bucato che aveva aggiunto e mangiò un boccone di dolce. I costumi erano ancora umidi e la mattina dopo Gao Man avrebbe dovuto girarli. Lei l’indomani sarebbe partita verso nord. Due giorni sul battello di linea per tornare a Liuwan, in tempo per chiudere il contratto con i Ding il ventisette. Annotò tutto sul margine del foglio. Solo quando quel poco di dolce le si fu spento piano in bocca sentì Han Rong canticchiare il finale nella sala vuota e sbagliare di nuovo un verso. Lo corresse da dietro la tenda. Risero entrambi, senza riaccendere tutte le lanterne.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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