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Un volume tra le mani

Romanzo di viaggio e vita sociale in un'antichità immaginaria

Il bambino partirà con lei?

Ku Wuji · Creazione con IA · 11441 caratteri · circa 11 minuti

All’inizio del settimo mese, sotto le mani di A-Sheng il ritmo del tamburo diventò una gallina che non riusciva a stare dietro a sé stessa. Cai Heng gli insegnava un colpo a sinistra e due a destra, ma a forza di ascoltare il bambino finì per seguire con le mani il motivetto della sua canna di bambù, in una raffica di colpi forti e deboli che non c’entravano nulla. Il tamburino posò la mano sul bordo del tamburo e gli chiese che cosa volesse davvero imparare. Per paura di rispondere male, il bambino disse subito che voleva imparare tutt’e due le cose, ma continuava a guardare il davanzale.

Qin Xiaoman sedeva lì accanto a cucire un laccio interno e gli disse subito di concentrarsi. Il bambino rispose di sì, ma dopo poco perse di nuovo il ritmo. Più lo guardava, più le veniva l’ansia. Lei, un tempo, aveva finito per fare di tutto sulla barca della compagnia proprio perché non aveva imparato abbastanza presto un mestiere su cui contare. Adesso suo figlio aveva un bravo maestro di tamburo. Come poteva prendere le lezioni per un gioco e battere qualche colpo a casaccio? Cai Heng però si riprese le bacchette e disse che per quel giorno bastava. Doveva esercitarsi anche lui e non sarebbe rimasto seduto ad aspettare che al bambino tornasse la voglia di stare attento.

Xiaoman si scusò e, appena tornati nella stanza, fece per sgridarlo. A-Sheng andò senza dire una parola al tavolino a esercitarsi con i caratteri. Premette più forte del solito, quasi fino a bucare il foglio. Lei vide sul fianco del tavolino la vecchia scanalatura lasciata da Lu Zheng. Stava per dire «tuo padre, fin da piccolo…», ma si fermò di colpo. Il bambino aveva gli occhi sul suo foglio e lei gli aveva già messo davanti un’altra persona da rincorrere.

La lettera della madre arrivò proprio quel giorno. Diceva che, se durante l'estate Xiaoman era impegnata, poteva mandare Asheng a stare per un po' a Liuwan. Il maestro della via accanto prendeva bambini a lezione per insegnare loro a leggere i caratteri, e nel retro della bottega delle lanterne c'era posto. Non avrebbe dovuto stare ogni volta chino a scrivere al bordo del palco. Alla parola «maestro» Xiaoman si sentì tentata, poi il cuore le si fece pesante quando lesse della stanza sul retro. La proposta aveva le sue ragioni. Dietro il suo palco faceva caldo, c'erano chiasso e un gran daffare, e più volte il bambino si era svegliato nel bel mezzo di un verso cantato. Come poteva essere un male se avesse avuto davvero un tavolo in un posto tranquillo?

Eppure sua madre aveva di nuovo trovato le persone e la stanza per quella soluzione prima ancora di chiederle un parere. Riusciva perfino a immaginare A-Sheng trasferito là, con qualcuno a badargli di giorno e un pasto caldo la sera, e lei finalmente libera di salire sul palco senza chiedersi dove fosse suo figlio. L’idea di quel sollievo le fece dapprima tirare il fiato. Subito dopo le parve un tradimento, come se una volta avesse preferito rinunciare alla famiglia pur di cantare, e ora dovesse infine mandare il figlio proprio in quel posto più sicuro e dare ragione a sua madre.

Era molto arrabbiata con sé stessa per quel pensiero. Il bambino non era un pezzo di carta che decidesse chi aveva avuto la meglio nel litigio di allora, e forse sua madre non voleva soltanto riprendersi qualcosa. Ma se avesse detto di no, sarebbe stato perché per il bambino era meglio stare con la compagnia o perché, una volta mandato a Liuwan, lui avrebbe preferito restare con la nonna? In quel momento le era difficile distinguere le due cose. Ripiegò con cura la lettera, senza rispondere subito con un «assolutamente no».

Azhao la vide assorta e le chiese se fosse successo qualcosa a Liuwan. Xiaoman le porse la lettera e andò ad attingere acqua per Asheng. Dopo aver letto, Azhao disse che era senz’altro una buona cosa avere un posto dove imparare i caratteri, ma che prima bisognava chiedere al bambino e al maestro cosa ne pensassero. Xiaoman, senza sapersene spiegare il motivo, la prese male e le chiese se anche lei pensasse che non sapesse badare al figlio nella compagnia. Azhao alzò lo sguardo e per un istante nei suoi occhi passò il fastidio di chi si sente messo alle strette. Solo allora Xiaoman capì di aver scaricato sulla persona che aveva accanto la rabbia per la lettera ricevuta.

Prima ancora che Azhao potesse spiegarsi, Xiaoman disse che non ce l’aveva con lei. Il viso di Azhao non si distese del tutto. Si limitò a rimettere a posto la lettera e tornò alla veste che aveva in mano. Guardandola di spalle, Xiaoman pensò all’improvviso che anche sua madre, quando a Lanting aveva provato a piegare un pezzo di tela azzurra ed era stata fermata con un «lascia stare», forse si era sentita di troppo. A volte, capì, si ha già dentro un punto che non si lascia toccare e chiunque si avvicini prende il primo colpo, anche se non è venuto per muovere un rimprovero.

Nel pomeriggio il bambino prese la tessera di legno sbagliata per ritirare la stoffa e lesse tre chi dove c’era scritto due. Gao Man non lo sgridò e gli disse di confrontare lui stesso i caratteri. Più guardava, più si confondeva, finché ammise che ricordava soltanto la lunghezza delle tessere e non sapeva leggere tutti i caratteri. Xiaoman, che ascoltava dalla porta, sentì avvamparsi il viso, poi si irritò con sé stessa. Perché mai continuava a prendere la capacità del figlio di leggere come prova di quanto fosse riuscita la sua vita? Gao Man riscrisse i pochi caratteri sulla tessera e gli disse di impararne ogni giorno alcuni che gli servissero davvero, senza credere di saper leggere tutti i libri solo perché riconosceva il proprio nome.

Più tardi portò il bambino da Shen Feng. Shen Feng aveva lavorato in vari teatri, suonando flauti e strumenti a corda. Da un paio d’anni non voleva più correre ogni giorno da un approdo all’altro. Era rimasto a Lanting, dove accordava piccoli strumenti e prendeva qualche bambino a cui insegnare a leggere la musica. Xiaoman lo conosceva di vista e non gli aveva mai chiesto un vero consiglio. Fino ad allora aveva pensato soltanto che A-Sheng dovesse cominciare seguendo le orme del padre. Quando aprì la porta, vide che gli altri erano già seduti, ciascuno a ripetere la propria parte, senza che nessuno chiedesse prima di quale mestiere sarebbero diventati maestri da grandi.

Shen Feng esaminò il pezzetto di bambù e rise. Disse che, se il bambino ancora non riconosceva tutti i fori, come pensava già di suonare una melodia lunga? A Sheng rispose che una volta gli era uscito un suono e volle riprovare tutto fiero, ma non produsse che un soffio. Il maestro non cercò il pretesto per chiamarlo un talento e non buttò via il bambù. Prese un flauto corto già finito, gli fece sentire due suoni e gli chiese di ripeterli con la bocca. Il bambino li imitò male, ma accostò l’orecchio e fu evidente che era più disposto ad aspettare di quando sedeva accanto al tamburo.

Guardandoli, Xiaoman provò ancora un poco di rammarico: anche il tamburo aveva le sue sfumature, com'era possibile che agli occhi del bambino il mestiere praticato da suo marito per metà della vita valesse meno di quel leggero tubo di bambù? Shen Feng le chiese che cosa volesse fargli imparare e lei fu sul punto di rispondere: un mestiere che gli desse da mangiare. Ma ripensò alla mano di Cai Heng che aveva fermato la bacchetta e disse invece che, per cominciare, doveva imparare i caratteri e il ritmo, senza affrettarsi a decidere che cosa gli avrebbe dato da vivere per tutta la vita.

Il maestro annuì e disse che le lezioni erano sei ogni dieci giorni, per trenta wen. La sera non riceveva, anche lui doveva riposare. Se la compagnia partiva e il bambino non poteva venire a tutte le lezioni, bastava avvisare per tempo. Non avrebbe tenuto tutti gli altri bambini ad aspettarlo. A sentirlo, Xiaoman si sentì più tranquilla. Aveva davanti qualcuno disposto a fare quel che poteva e capace di fermarsi, senza improvvisarsi benefattore pronto a crescerle il figlio. Pagò per i primi dieci giorni, senza prendere quell’accordo come un modo per lasciare tutto al maestro quando il lavoro si fosse accumulato.

Il maestro gli diede anche un ritaglio di carta usata e gli disse di cominciare copiando 水 e 木, i caratteri di «acqua» e «legno», prima di riempire il foglio di flauti di bambù. A-Sheng strinse la carta fino a sgualcirla, poi la lisciò da sé, pian piano.

Sulla via del ritorno A Sheng chiese se avrebbe imparato ancora il tamburo. Xiaoman disse che poteva impararlo e che, anche se non l’avesse fatto, doveva saper riconoscere quando gli altri davano l’attacco. Non poteva sedersi accanto al palco e lasciare sempre agli altri il compito di rimediare. Il bambino annuì. Dopo un po’ chiese se il maestro dalle parti della nonna fosse più severo. Xiaoman gli diede un’occhiata e solo allora si accorse che lungo il cammino non aveva pensato soltanto al flauto. Anche la bottega di lanterne di Liuwan aveva ormai un posto nel suo cuore.

Gli chiese se volesse andarci. Il bambino disse subito di sì, poi si affrettò ad aggiungere che voleva anche tornare alla Sala Sud, per paura che bastasse nominare un posto per perdere l’altro. Disse che a Liuwan il tavolo da pranzo era stabile e la nonna gli sapeva spiegare come si facevano i telai di bambù, ma alla Sala Sud c’erano il cagnolino d’argilla, zio Gu e la mamma. Aggiunse quest’ultima cosa senza particolare tenerezza, come se stesse completando l’elenco con quella presenza quotidiana che meno di tutte poteva mancare. A sentirlo, a Xiaoman si scaldarono gli occhi ancora più in fretta di quanto lui avesse impiegato a cavare dal flauto la sua prima nota.

«Quello che scegli oggi puoi anche cambiarlo più avanti» disse.

Appena lo disse, fu lei la prima a sentirsi poco abituata a quelle parole. Da piccola bastava fare una scelta sbagliata e sembrava che per giorni e giorni ci fosse qualcuno a chiedertene conto. Partire con la compagnia, sposare Lu Zheng, mettere al mondo A-Sheng. Per ogni scelta sembrava che, una volta fatta, non ti fosse più concesso sentirti stanca. Suo figlio aveva solo otto anni. Se anche il posto dove imparare qualche carattere diventava, per mano sua, una decisione su quale parte stare per tutta la vita, a cosa sarebbe servito dire che non voleva decidere per lui?

Al bambino non disse tutto questo. Gli disse soltanto di fare prima dieci giorni di lezione con il maestro Shen e che, quando la compagnia avesse fissato il suo itinerario, avrebbero deciso insieme come passare l’estate. Ad Asheng quella risposta non parve bella quanto un sì secco a Liuwan, ma non ne fu del tutto scontento. Corse a prendere il pezzetto di bambù e provò a lungo, con impegno, a imitare i due suoni appena sentiti. Alla fine smise di batterlo come se stesse rincorrendo delle galline.

Nella stanza A-Zhao stava rifinendo una cintura nuova per Gu Ming. La compagnia Changqing era ormai al teatro Qingxing e il responsabile voleva vederlo eseguire un pezzo da cima a fondo. Gu Ming aveva lasciato dov’era il nuovo completo della Chunhe e aveva chiesto a Gao Man di prestargli la vecchia veste già registrata, con le date del ritiro e della restituzione messe per iscritto. Vedendo A-Zhao china a sistemare ogni dettaglio, Xiaoman pensò subito di dirle di non mettersi a seguire un uomo per tutta la vita solo perché sapeva cantare due battute. Non aveva ancora aperto bocca che quel tono così familiare le punse il cuore.

Chiese invece ad A-Zhao se avesse ancora un po’ di tempo la mattina dopo. La ragazza disse che doveva prima consegnare una fodera a Lu Heniang e che forse sarebbe riuscita a uscire prima di mezzogiorno. Xiaoman aveva pensato di chiederle di accompagnare il bambino dal maestro al posto suo. Dopo averla ascoltata, disse che poteva andare anche lei. Non aveva fretta di riempire ogni momento libero di chi era disposto ad aiutarla. A-Zhao alzò lo sguardo e le sorrise appena. Poi tornò da Gu Ming a dirgli di non lasciare di nuovo il capo della cintura sotto la spada, senza interrompere il lavoro per ringraziarla di averle dato una cosa in meno da fare.

La sera rispose a sua madre, senza cavarsela con un «ho da fare» o un «non serve». Le scrisse che A-Sheng aveva cominciato dieci giorni di prova dal maestro Shen per imparare i caratteri e il ritmo, e che del maestro di Liuwan voleva sapere fin dove arrivasse con le lezioni. Avrebbero deciso una volta definito l’itinerario estivo, per evitare che il bambino facesse avanti e indietro. Nella lettera incluse le misure dei suoi piedi per le scarpe. Le aveva prese due volte, perché sua madre non le facesse di nuovo strette basandosi sui ricordi della volta prima. Finito di scrivere, lasciò che A-Sheng firmasse in un angolo del foglio, senza correggergli i due radicali del bambù venuti disuguali.

Al momento di dormire il bambino chiese di colpo se a suo padre sarebbe dispiaciuto che non imparasse prima il tamburo. Xiaoman ritirò la mano dall’angolo della coperta e rispose che nemmeno lei sapeva che cosa avrebbe detto per prima cosa suo padre, se fosse stato lì. Ma quel giorno lì c’erano lei e lui, e non potevano chiedere l’assenso di chi era assente per ogni cosa. Glielo disse con poca dolcezza, ma il bambino ascoltò con attenzione. Poi appoggiò la corta canna di bambù sul tavolino, accanto alla vecchia scanalatura, senza nascondere nessuna delle due cose.

Quando spense la lampada, guardò i due oggetti. Uno pesante e l’altro leggero, uno vecchio e l’altro nuovo, stavano stretti sullo stesso pezzetto di tavolo senza che nessuno dei due dovesse sparire. Xiaoman liberò un passaggio accanto alla porta. L’indomani si sarebbe alzata presto per accompagnare il bambino alla prima lezione e avrebbe cantato come sempre la parte della madre sul palco. Tenne a mente quei due orari diversi e li affidò entrambi al mattino che poteva destare con le proprie mani.

· Fine del capitolo ·

Questo libro è stato scritto con l'assistenza dell'IA, ampliando «春江花月夜» (Notte di luna e fiori sul fiume di primavera) di Zhang Ruoxu e il racconto originale «借灯还舟» (Prendere in prestito una lampada, restituire una barca). Personaggi, geografia ed eventi sono immaginari; non si tratta di una riscrittura della poesia né di una biografia del poeta.

Indice del libro · 36 capitoli
  1. Tre trattative per il prezzo della barca
  2. La targa di rame e il traghetto vuoto
  3. Quella finestra della bottega di lanterne
  4. La strada nel baule di bambù
  5. Due tratti di viaggio sull’acqua
  6. La donna che scuce
  7. I costumi di scena e gli abiti che si portano addosso
  8. Il posto vuoto accanto al tamburo
  9. La lanterna torna sul banco
  10. Il nome di chi si è già fatto una famiglia
  11. Una nuova opera alla Sala Sud
  12. Il biglietto per la barca del nono giorno
  13. Un cipollotto dentro la porta
  14. Chi chiude la finestra di notte
  15. Due chi di stoffa ancora da scucire
  16. Quindici giorni con la barca a nolo
  17. Il rumore di un tavolaccio
  18. Riaprire il giromanica
  19. La piena del quarto mese
  20. Un atto intero dalla platea
  21. Il secondo pasto a Lanting
  22. Il prezzo delle scarpette
  23. Il vento passa dietro la cortina
  24. Il teatro del tempio si spostò in riva all'acqua
  25. Lo spettacolo ritirato
  26. I punti che trattengono qualcuno
  27. Due targhe a prua
  28. Il bambino partirà con lei?
  29. Non accettare quel biglietto per la barca
  30. Il vecchio dramma rimesso in prova nei giorni di calura
  31. Prima vedere, poi rispondere
  32. Consegnare il costume a chi lo indosserà
  33. Una porta lasciata aperta nella bottega delle lanterne
  34. Attraversare di nuovo il fiume
  35. L’ultimo filo degli spettacoli d’autunno
  36. La lanterna non deve restare accesa tutta la notte

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